Croazia: Il razzismo contro gli immigrati per tenere bassi i salari
Categorie: Immigration, Racial Question
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I media croati di recente hanno riferito di diverse aggressioni ai danni di lavoratori immigrati a Zagabria. Il primo caso risale al 3 gennaio, quando un lavoratore nepalese è stato aggredito davanti al suo posto di lavoro, un supermercato nella parte orientale della città. Pochi giorni dopo una donna filippina è stata minacciata nel centro cittadino.
Questi sono sintomi di come in Croazia negli ultimi anni sia cresciuto il sentimento razzista e xenofobo in seguito al forte incremento di lavoratori stranieri, provenienti prevalentemente dal Nepal, dall’India e dalle Filippine. I social media sono infestati da pagine di odio, diffuso attivamente dai politici nazionalisti nell’intento di seminare la discordia tra i lavoratori locali e gli stranieri. Purtroppo, in mancanza di un forte movimento operaio e di un forte partito comunista, questo tipo di retorica indegna sta prendendo piede tra gli elementi più arretrati del proletariato croato.
La Croazia è stata per secoli una terra di emigrazione e lo è tuttora. Se nel 2022 ha registrato un saldo migratorio positivo – per la prima volta dopo decenni – ciò è stato possibile solo grazie al grande afflusso di rifugiati ucraini, in seguito alla guerra con la Russia.
Per contro i croati che hanno lasciato il paese in modo più o meno permanente nel 2022 sono stati 46.287, il secondo numero più alto degli ultimi dieci anni, dato che il record si era avuto nel 2017 con 47.352 emigrati. Questo significa che negli ultimi anni la tendenza dei lavoratori croati a trasferirsi negli Stati dell’Europa occidentale – in particolare la Germania e l’Irlanda – è rimasta praticamente invariata.
Tuttavia, questo esodo di lavoratori dalla Croazia ha lasciato diversi settori economici – in particolare il turismo, i servizi e l’edilizia – in una situazione di carenza di manodopera. Onde evitare di offrire salari più alti, la borghesia croata ha fatto pressione sul governo affinché allentasse i requisiti necessari per ottenere i permessi di lavoro. Il risultato è stato un aumento vertiginoso del numero di lavoratori immigrati: nel 2022 sono stati rilasciati circa 109.000 permessi di lavoro temporanei a lavoratori extracomunitari, e il numero ha probabilmente superato i 150.000 nel 2023, anche se le statistiche esatte non sono ancora disponibili. Mentre molti di questi lavoratori provengono ancora dai “tradizionali” paesi di origine nei Balcani (Bosnia, Serbia, Macedonia…), ora un numero crescente di lavoratori arriva dall’Asia.
I lavoratori asiatici in Croazia sono generalmente trattati in modo vessatorio e disumano dai loro padroni. Sono diffusi in tutto il paese i racconti dell’orrore sugli alloggi sovraffollati in cui al disagio abitativo si uniscono pessime condizioni igieniche, sui salari non pagati e sugli abusi sul posto di lavoro. I salari dei lavoratori immigrati sono spesso mantenuti al minimo legale, se non al di sotto, attraverso una miriade di espedienti truffaldini. Le ore di lavoro spesso superano il massimo legale e le agenzie che li impiegano “in somministrazione” li sottopongono a costanti ricatti.
Qualsiasi tipo di organizzazione sindacale per difendere i loro interessi, o anche soltanto la denuncia delle orribili condizioni di vita, possono portare alla revoca del permesso di lavoro, che li costringerebbe a lasciare il Paese “volontariamente” o tramite deportazione da parte dello Stato. Questi rimpatri forzati significano per loro la completa rovina, dal momento che per arrivare in Europa hanno dovuto contrarre debiti fra i 3.000 e i 10.000 euro, cifre che non potrebbero in alcun modo restituire con i salari che guadagnerebbero in Asia. Spesso devono lavorare per anni in Europa per ripagare questi debiti mentre su di loro grava, oltre al proprio sostentamento, anche il mantenimento delle famiglie rimaste in patria.
Fortunatamente, non tutte le notizie sono negative. Mentre i politici di destra cercano di convincerci che i lavoratori stranieri non meritino salari più alti e i politici di sinistra affermano che, purtroppo, non è “realistico” ottenere aumenti di paga, i lavoratori immigrati hanno incominciato a organizzarsi da soli. Nell’aprile del 2023, alcune decine di lavoratori nepalesi hanno tenuto una riunione a Zagabria, in cui hanno dichiarato la loro intenzione di lottare per ottenere migliori condizioni di lavoro e la loro volontà di organizzarsi avvalendosi dell’aiuto di alcuni fra i sindacati più radicali della Croazia, come il Novi Sindikat.
L’esodo dei lavoratori croati e l’afflusso di lavoratori stranieri sono entrambi causati dalle esigenze dell’accumulazione capitalistica, la quale negli ultimi anni ha subito un notevole rallentamento a causa dell’approfondirsi della crisi. I capitalisti croati e i rappresentati dallo Stato croato, desiderano vogliono aumentare l’accumulazione della loro ricchezza e quindi devono mantenere bassi e stagnanti i salari dei lavoratori. Questo spinge i lavoratori indigeni a spostarsi dove i salari sono più alti, e dunque devono essere sostituiti da lavoratori immigrati. Lo Stato capitalista favorisce questo processo, mantenendo gli immigrati in una condizione più ricattabile rispetto ai loro compagni di classe autoctoni. I media borghesi fanno di tutto per diffondere l’odio tra lavoratori autoctoni e stranieri, frapponendo nuovi ostacoli al dispiegarsi della loro reciproca solidarietà.
Per noi comunisti, tutti questi fatti portano alla necessità di adottare rivendicazioni e strategie di lotta che possono essere utili a tutti i proletari, indipendentemente dalla loro origine. I proletari croati, soprattutto quelli già organizzati nei sindacati più combattivi, devono rifiutare le menzogne razziste e nazionaliste dello Stato e dei media, e devono estendere la loro solidarietà ai compagni immigrati per lottare uniti per aumenti generalizzati dei salari e per sostanziali miglioramenti delle condizioni di lavoro per tutti.
Questo insieme di atteggiamenti e di azioni devono comprendere anche la lotta contro tutte le forme particolari di oppressione sul posto di lavoro che vengono imposte agli immigrati. Un movimento sindacale di classe di questo tipo è l’unico in grado di garantire migliorie concrete per i lavoratori, dato che una quota crescente della forza lavoro è composta da lavoratori migranti.
L’aumento della presenza della polizia o degli eserciti alle frontiere, così come le regolamentazioni draconiane delle migrazioni, sono strumenti contro la classe operaia, utilizzati per dividere i lavoratori immigrati dagli autoctoni e sfruttare meglio entrambi. Per difendere le loro condizioni economiche, i lavoratori croati devono aiutare i lavoratori immigrati a organizzarsi in sindacati e devono lottare per ottenere le stesse condizioni di lavoro e gli stessi diritti sociali e politici. Devono cioè lottare per l’unità della classe operaia, per l’unità delle lotte e per condizioni di vita migliori per tutti i lavoratori, perché solo così potranno resistere oggi allo sfruttamento capitalistico e domani abbattere l’ignobile regime politico e sociale basato sullo sfruttamento.