Partito Comunista Internazionale

Dal “18 Brumaio” al… 25 Aprile

Categorie: Democratism, National Question, Opportunism

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L’opportunismo ha sostituito il Comunismo con la Democrazia.

L’aspirazione al mondo nuovo libero dal lavoro salariato, e l’insurrezione per esso – con la difesa dello status quo politico.

La Rivoluzione – con la Difesa della democrazia dal ritorno del fascismo.

La Bandiera rossa – col Tricolore.

Per esso, la classe lavoratrice deve gemere per sempre inchiodata al capitalismo, giacché sarà sempre disponibile una carrettata di figuri da far passare come “minaccia fascista”, allorquando il capitalismo inizia a manifestare la sua insostenibilità storica, immiserendo sempre più larghe masse di lavoratori e precipitandosi nella guerra.

Il Fascismo non è una carrettata di figuri di turno, ma la natura reale, intima e profonda del regime politico borghese, mascherata, fintanto serve, dalla Democrazia, coi suoi Parlamenti e le sue Costituzioni.

“Ora e sempre resistenza” è lo slogan che esprime questa condanna politica, la cui comminazione al proletariato è la ragion d’esistere dell’opportunismo: per sempre sulla difensiva della maschera democratica del Fascismo – mai all’offensiva contro il regime politico della borghesia.

* * *

I contrasti fra le fazioni della classe borghese sono persistenti all’interno dello Stato politico. La borghesia non è e non può essere una “classe generale” in grado di guidare l’intera società in maniera armonica, come ama rappresentare il proprio dominio.

Marx individuava a metà dell’800 nella repubblica parlamentare il mezzo attraverso il quale la borghesia poteva contemperare, non senza un faticoso travaglio, gli interessi distinti e contrastanti presenti nel suo seno, dando forma a un suo schieramento e indirizzo generale. Ne “Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte”, del 1852, aveva già espresso questo concetto: «La repubblica parlamentare era il terreno neutrale su cui le due frazioni della borghesia francese, i legittimisti e gli orleanisti, la grande proprietà fondiaria e l’industria, potevano vivere l’una accanto all’altra a parità di diritti. Era la condizione indispensabile del loro dominio comune, l’unica forma di Stato in cui il loro interesse generale di classe potesse subordinare a sé tanto le pretese delle sue frazioni, quanto tutte le altre classi della società».

Marx in quel passo descriveva tuttavia la situazione che precedeva il passaggio traumatico al dispotico regime di Napoleone III, rappresentante di fatto degli interessi delle banche, della grande finanza.

I contrasti interni alla classe borghese comunque permangono e conoscono fasi di particolare attrito, che sembrano scuotere l’ordinamento costituzionale e mandare in frantumi il quadro democratico, benché, come spiega Lenin in “Stato e rivoluzione”, rimanga «il migliore involucro possibile per il capitalismo».

Tali momenti critici non di rado, specialmente nei paesi anelli più deboli della catena imperialistica, sfociano in crisi istituzionali, se non in colpi di Stato, che per una determinata fase manifestano la realtà nascosta, perché la forma istituzionale democratica è ormai, appunto, solo un involucro della reale tirannica dittatura del grande capitale, dei grandi capitalisti, su tutte le classi della società.

Eppure alla forma e mistificazione democratica tende ogni fase di “normale amministrazione” del capitale che, sempre per Lenin, su questo involucro «fonda il suo potere in modo talmente saldo, talmente sicuro che nessun cambiamento, né di persone, né di istituzioni, né di partiti nell’ambito della repubblica democratica borghese può scuoterlo». Quest’ultimo aspetto è talmente importante che anche il carattere intimamente fascista della fase imperialistica del capitalismo appare affatto compatibile con la democrazia, che, nella sua evoluzione corporativa e totalitaria, si presenta come una sua forma ulteriormente perfezionata.

Eppure alla forma e mistificazione democratica tende ogni fase di “normale amministrazione” del capitale che, sempre per Lenin, su questo involucro «fonda il suo potere in modo talmente saldo, talmente sicuro che nessun cambiamento, né di persone, né di istituzioni, né di partiti nell’ambito della repubblica democratica borghese può scuoterlo». Quest’ultimo aspetto è talmente importante che anche il carattere intimamente fascista della fase imperialistica del capitalismo appare affatto compatibile con la democrazia, che, nella sua evoluzione corporativa e totalitaria, si presenta come una sua forma ulteriormente perfezionata.