Partito Comunista Internazionale

Argentina è il mondo: Milei mette a nudo il tradimento dei vertici sindacali

Categorie: Argentina, Latin America, South America, Union Question

Questo articolo è stato pubblicato in:

Il nuovo governo Milei sta rumorosamente attuando un pacchetto di aggiustamenti economici e di riforme dello Stato con un approccio “shock”. In sostanza il governo intende trasferire tutti gli oneri dello Stato al settore privato e rimuovere le restrizioni al libero mercato. Questo pacchetto è spacciato per una lotta contro le “caste” politiche e i loro privilegi.

Naturalmente, come ogni programma borghese, si sostanzia in un aumento dello sfruttamento dei salariati. Il piano borghese per la ripresa dell’economia va direttamente contro gli interessi immediati della classe operaia.

L’inflazione e la svalutazione del Peso sono alle stelle e non ci sono aumenti salariali a compensarla. L’Argentina ha chiuso il 2023 con un’inflazione annua del 211% superando in America Latina persino il Venezuela (193%). Le stime degli istituti finanziari indicano che la situazione economica peggiorerà nel 2024, con un calo del PIL, un’inflazione stimata intorno al 280% e un dollaro che potrebbe raggiungere i 1.700 pesos.

Inoltre il governo ha annunciato licenziamenti: si stimava che entro il 31 marzo sarebbero satati risolti 70.000 contratti di lavoro nella pubblica amministrazione. Anche nel settore privato si stanno preparando migliaia di licenziamenti nell’industria.

In parlamento anche le opposizioni sono d’accordo e solo si distinguono nella forma e nelle modalità di attuazione del cosiddetto Decreto di Necessità e Urgenza che il governo ha presentato all’approvazione. I critici ipocriti del governo lo accusano di avere tendenze fasciste, ma sono disposti a sostenere il suo pacchetto di misure, solo a patto che modifichi alcuni dettagli.

La CGT ha organizzato una marcia di massa verso i tribunali, dove ha presentato un’ingiunzione contro il Decreto, e aveva annunciato uno sciopero generale per il 24 gennaio. Ma lo sciopero non è stato né generale né a tempo indeterminato né ha paralizzato la produzione o i servizi minimi, ed è servito ai bonzi sindacali per aprire uno spazio nei negoziati tra le diverse correnti parlamentari.

Sebbene il governo abbia anticipato che agli scioperanti avrebbe detratto la paga dell’intera giornata, questo non ha influito sulla partecipazione dei lavoratori del settore pubblico. Ma lo sciopero si è limitato a manifestazioni, che a Buenos Aires ha raccolto dai 40.000 ai 130.000 partecipanti. Le centrali sindacali non hanno promosso nemmeno una timida mobilitazione e nel resto della città le attività si sono svolte quasi normalmente. Le centrali non hanno annunciato né il prolungamento dello sciopero né nuove mobilitazioni né uno sciopero generale. Solo piccole frazioni del movimento sindacale hanno proposto l’estensione delle mobilitazioni e verso lo sciopero generale.

Il movimento che si sta sollevando in opposizione alle politiche del governo si muove sotto slogan opportunisti come “Il Paese non è in vendita” o accusando i parlamentari di “tradimento del Paese”, il che rende difficile per i lavoratori condurre una lotta coerente per le loro richieste.

Dopo lo sciopero artificioso di gennaio, le centrali sindacali si sono limitate a dichiarazioni e a trattative fra i banchi del Parlamento. Nel frattempo i lavoratori hanno messo in atto proteste isolate, ma finora non ci sono state azioni forti di lotta contro i licenziamenti e in difesa dei salari.

Questa situazione ha messo in luce il ruolo infido delle centrali e delle federazioni sindacali argentine. Qualunque sia il colore, lo stile o le pagliacciate dei governanti (tutti attori al servizio dei capitalisti), i salariati dovranno necessariamente organizzarsi alla base per riprendere l’unità di classe nella lotta per gli aumenti salariali e contro i licenziamenti, sulla base di uno sciopero a tempo indeterminato, senza servizi minimi e unendo le energie dei lavoratori della pubblica amministrazione e delle imprese private.