Partito Comunista Internazionale

Genova, venerdì 5 aprile: Per l’unità nella lotta dei lavoratori del porto, di tutta la classe lavoratrice e del sindacalismo conflittuale

Categorie: CGIL, CISL, Cobas, Italy

Questo articolo è stato pubblicato in:

Lavoratori del porto!

Oggi Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Usb Mare e Porti e SI Cobas vi hanno chiamati a uno sciopero di 24 ore a sostegno delle rivendicazioni per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro e per porre un primo fermo “No” alla riforma dei porti (legge 84/1994) che mira ad aprire una breccia in cui far entrare la precarietà per aumentare lo sfruttamento e, quindi, i profitti.

Dal 1980 al 2022, la merce movimentata nei porti italiani è aumenta del 26% mentre i portuali sono diminuiti del 24% (5.330 lavoratori in meno). Negli ultimi 20 anni la produttività del lavoro è aumentata del 45%. Questi dati danno la misura di quanto sia cresciuto lo sfruttamento dei lavoratori, di quanto siano cresciuti i profitti di armatori e terminalisti, aumentati i carichi e i ritmi di lavoro, mentre nel frattempo il potere d’acquisto dei salari è diminuito, prima lentamente, poi, con l’inflazione degli ultimi 3 anni, in modo più netto. Inoltre, grazie alla pandemia gli armatori hanno realizzato profitti ancora più esorbitanti, estendendo il loro controllo sulla catena logistica, con acquisizioni dai terminal fino alle compagnie aeree.

Nonostante questi risultati, la sete di profitto di queste gigantesche imprese non si può placare, perché nelle leggi economiche del capitalismo è insita la necessità della continua accumulazione del capitale – costi quel che costi! – nel quadro della concorrenza fra aziende e Stati e sulla base del crescente sfruttamento dei lavoratori.

Per questo ai portuali, come a tutta la classe lavoratrice, li attendono attacchi sempre più duri alle condizioni di lavoro e di vita: dal rigetto alle richieste di aumento salariale, alla riforma dei porti, all’automazione per ridurre ulteriormente il numero di addetti, a sempre maggiori carichi e ritmi di lavoro, all’autoproduzione.

La rivendicazione di aumento salariale del 18% avanzata da Filt, Fit e Uilt è calcolata sul 4° livello lordo, corrisponde a 180 euro lordi, è da dividere nel TEC (Trattamento Economico Complessivo) cioè fra salario in busta e welfare aziendale, e in ogni caso sarebbe concessa con il metodo consolidato e accettato da Cgil Cisl e Uil di suddivisione in tranche, per cui l’aumento integrale si riceve dopo tre anni. La rivendicazione avanzata da Usb di un aumento del 21%, analoga a quella del SI Cobas, calcolata sul 4° livello netto, pari a 300 euro netti, da destinarsi integralmente al TEM (Trattamento Economico Minimo), da corrispondere subito in un’unica tranche, è adeguata a recuperare il potere d’acquisto del salario perduto.

Le segreterie nazionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti inizialmente, il 22 marzo, avevano programmato solo 2 ore di sciopero per turno, per tre giorni (dal 3 al 5 aprile), con possibilità a livello territoriale di concentrare le ore di sciopero nella giornata di oggi. Il 25 marzo l’Usb ha proclamato lo sciopero di 24 ore per oggi. Nei giorni successivi anche Filt Fit e Uilt hanno deciso per lo sciopero di 24 ore.

I 400 lavoratori portuali riunitisi in assemblea l’altro ieri presso la Sala Chiamata hanno chiaramente indicato di volere scioperi non di poche ore ma dell’intera giornata e, se sarà necessario, di 48 o 72 ore. È stata la pressione dei lavoratori e dei delegati sindacali combattivi a spingere Filt Fit e Uilt a promuovere lo sciopero di 24 ore e ad organizzare la stessa assemblea dei lavoratori, che non veniva convocata da questi sindacati da ben 24 anni!

È dall’unità d’azione fra i delegati combattivi in Cgil con il sindacalismo conflittuale dell’Usb – a discapito dell’unità sindacale collaborazionista fra le segreterie di Filt Fit e Uilt – che può scaturire la guida necessarie a condurre lotte con la forza e la determinazione adeguate. Altrimenti si procederà sempre col freno a mano tirato!

Inoltre è necessario unire le diverse battaglie per i rinnovi contrattuali mantenute separate da Cgil Cisl e Uil. Oltre ai portuali sono interessati dai rinnovi contrattuali milioni di lavoratori, a cominciare da metalmeccanici, logistica, ferrovieri, autoferrotranvieri… Unire queste lotte in scioperi e manifestazioni comuni significa moltiplicarne la forza. I portuali hanno un grande potere contrattuale perché tengono in pugno un collo di bottiglia vitale della circolazione della produzione capitalistica. Ma questo può non bastare di fronte ai giganti del mondo padronale portuale e allo Stato borghese che è dalla loro parte. Uniti alle altre categorie della classe lavoratrice riceverebbero e darebbero forza, aiutando a elevare le condizioni anche di quei settori tradizionalmente più sfruttati. Come sempre la forza dei lavoratori e nella loro unità e questa cresce non restando chiusi nel reparto, nella fabbrica, nella categoria ma superando questi fittizi confini, col chiaro obiettivo di puntare all’unità internazionale con gli scioperi, estremamente necessaria anche per i portuali, e a tutta la classe lavoratrice per impedire la guerra verso cui ci sta portando il capitalismo.