PiSdC – Firenze, venerdì 3 maggio, sciopero RFI: Rafforzare la lotta con l’unità dei lavoratori oltre i confini di settore, azienda e categoria e con la costruzione di un nuovo sindacato di classe
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Lavoratori RFI,
dopo il pieno successo dei primi due scioperi promossi dall’Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzioni (ANLM) insieme ai sindacati di base Cobas e Usb – il 12 febbraio e il 13 marzo – l’azienda ha mostrato d’aver paura ed è ricorsa a piene mani alle intimidazioni.
È aiutata dai sindacati firmatari dell’accordo del 10 gennaio: quelli di regime (Cgil, Cisl, Uil, Ugl) e quelli autonomi (Fast, Orsa) che, dopo aver pugnalato alle spalle i lavoratori tenendoli all’oscuro della trattativa e della firma, ora fanno terrorismo inventandosi azioni unilaterali dell’azienda e scenari peggiori dello stesso accordo del 10 gennaio nel caso in cui esso non venisse applicato nelle DOIT, come nel frattempo sono riusciti a fare a Cagliari, Reggio Calabria e Genova!
La forza dei lavoratori deriva solo dai lavoratori: dall’unità sempre più estesa della loro lotta al di sopra degli steccati fra reparti, aziende, categorie, località, Stati nazionali. Questa unità richiede organizzazioni di lotta indipendenti dalla classe padronale e dal suo Stato. Se vi sono sindacati passati in mano al nemico di classe, necessariamente occorre ricostruire genuine combattive organizzazioni sindacali di classe. L’ANLM è un passo in questa direzione, così come lo sono i sindacati di base, nati dalla fine degli anni ‘70 a seguito del definitivo tradimento della Cgil.
A prescindere dalla forma che assumerà la futura organizzazione sindacale i fattori fondamentali sono:
– la massima partecipazione dei lavoratori alla vita sindacale, come avvenuto in questi 4 mesi di lotta;
– l’unità d’azione degli organismi esistenti, nel rispetto del principio dell’unità dei lavoratori nella lotta sindacale;
– il rifiuto dei metodi organizzativi che compromettono il sindacato col padronato, come quello del pagamento delle quote sindacali col metodo della delega, non a caso voluto da Cgil Cisl e Uil, che mette in mano dell’azienda i soldi del sindacato e l’elenco degli iscritti;
– il principio che i lavoratori si difendono con la lotta, non col sindacalismo collaborazionista che ha prodotto il peggioramento delle condizioni di vita per tutti i lavoratori di questi ultimi decenni;
– il rigetto delle limitazioni alla libertà di sciopero, volute da Cgil Cisl e Uil e introdotte con le leggi 146/1990 e 83/2000.
Oggi l’ANLM, insieme ai sindacati di base Cobas e Usb, a cui questa volta si è aggiunta anche la Cub, hanno convocato il terzo sciopero nazionale e una seconda manifestazione a Firenze, dopo quella riuscitissima di Roma del 13 marzo scorso. L’obiettivo dello sciopero è sempre lo stesso: il ritiro dell’infame accordo del 10 gennaio!
Ma al centro della manifestazione è posta la questione della sicurezza dei lavoratori e dei viaggiatori, per questo è stata convocata sotto la sede della Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie.
Naturalmente questo è un gravissimo problema che riguarda tutta la classe operaia, con le ripetute stragi (Brandizzo, 30 agosto: 5 morti; Firenze, 16 febbraio: 5 morti; Suviana, 9 aprile: 7 morti) e i 3-4 operai morti al giorno, senza contare chi si ammala o resta invalido per la vita. Abbassare i salari, aumentare i carichi e i ritmi di lavoro, ridurre i riposi, introdurre il lavoro notturno, sono tutti mezzi per alzare i profitti, che abbassano le condizioni di sicurezza e aumentano le morti di lavoratori. Nel capitalismo conta il profitto, non la vita degli operai.
La lotta degli operai di RFI riguarda tutta la classe lavoratrice perché tutti i lavoratori hanno un interesse vitale a ridurre orario e ritmi di lavoro e ad alzare i salari!
È perciò agli altri lavoratori che gli operai di RFI devono guardare, non solo perché è giusto ma anche perché è necessario per vincere questa battaglia e quelle future! Un passo in questa direzione già è compiuto, con la collaborazione col personale viaggiante dei treni, macchinisti e capitreno, anch’essi organizzati nella Assemblea nazionale PdM-PdB e sostenuti dai sindacati di base. Occorre poi non lasciar nulla di intentato per cercare di coinvolgere gli operai delle ditte in appalto, rivendicando per essi l’assunzione, l’internalizzazione delle attività, o l’applicazione dello stesso contratto di lavoro per chi lavora sulle infrastrutture ferroviarie. Un ulteriore passo in avanti è infine quello di rivolgersi ai lavoratori dei settori affini, quali ad esempio porti, logistica, autoferrotranvieri, tutti scesi in sciopero in queste settimane.
Occorre rompere il cerchio che isola i lavoratori e le loro lotte nella singola azienda e categoria, con scioperi e manifestazioni comuni. È in questo modo che i lavoratori troveranno la forza per spezzare l’arroganza e la resistenza padronale.