Partito Comunista Internazionale

Sindacati-Chiese-“Sinistri” reparti di riserva borghesi

Categorie: Capitalist Wars, Kosovo

Questo articolo è stato pubblicato in:

Cgil-Cisl-Uil si sono affrettate a revocare gli scioperi, i pochissimi che indicono, per non intralciare, dicono, le operazioni militari e gli spostamenti di persone funzionali ai bombardamenti sulla Serbia, definiti “una contingente necessità”. In un documento congiunto con la Confindustria invitano i lavoratori a devolvere la paga di un’ora di lavoro in favore dei profughi dal Kosovo. Quindi, sebbene affermino che preferirebbero che la guerra non ci fosse e sebbene chiedano sommessamente che vi venga messo fine “da entrambe le parti”, nello stesso tempo si dichiarano e sono a disposizione della patria in guerra, alla quale sono prontissimi a sacrificare ogni rivendicazione operaia. Ovviamente di mobilitazioni contro la guerra non se ne parla nemmeno, semmai il contrario, se è una “contingente necessità”, e alla manifestazione a Bari nel primo pomeriggio di mercoledì 7 non si sa chi ci sia potuto andare visto che nessuno sciopero è stato indetto.

Il Partito della Rifondazione Comunista, strutturalmente nato per fare il paracadute alla versione governativa dell’ex‑Pci, ricopre il ruolo assegnato del “rivoluzionario” nei confronti dei “socialdemocratici”. Il riferimento al ’14, al voto dei crediti di guerra, alle “due sinistre” e alla scissione dai riformisti dimentica solo che da quel tradimento nacque una Terza Internazionale in un processo di separazione che avrebbe dovuto essere irreversibile. Oggi invece Bertinotti continua a lavorare per D’Alema e per l’”unità delle sinistre”. I tradimenti sono irreversibili: si può continuare a tradire, ma indietro non si torna. Nel ’39 i penati sia dei D’Alema sia dei Bertinotti ri‑tradirono. E nel ’99, ne siamo certi, pure. Di “sinistre” non ce ne sono più due, e neppure una, ma solo due bande messe lì a far da gioco di specchi per i proletari.

È sempre in televisione Bertinotti (quello deve fare): denuncia la guerra ma invita a confidare la difesa dei “diritti dei popoli”… nei “negoziati” e nell’Onu! Vorrebbe “Kofi Annan a Belgrado” e una “Conferenza internazionale”. Conferenza di chi? dei massimi capitalisti che, con la minaccia delle armi, potrebbero ottenere di peggio che con la guerra stessa.

Il Vaticano sembra, con tutta cautela, ovviamente, tifare per le borghesie europee, un po’ dalla parte di quelli che gridano “Fuori l’Italia dalla Nato” o “No alla guerra della Nato”. Perché, se la guerra fosse “contro la Nato”? I proletari più che contro la Nato sono contro la guerra borghese. L’Europa sembra oggi meno bellicista degli Usa solo perché i suoi Stati non hanno ancora scelto da che parte mettersi (visto che nemmeno si delineano due “parti”). Però alla guerra Nato ci partecipano senza scrupoli perché sanno che c’è da razziare per tutti. Il Papa recita che “nella guerra ci sono solo sconfitti”. E’ vero il contrario: per le borghesie l’essenziale non è vincerla, la guerra, ma farla, e in questo senso vincono tutte; sconfitti, Santo Padre, sono solo i proletari, se non si rivoltano prima.

Come in occasione della guerra del Golfo di otto anni fa, il cosiddetto “movimento pacifista” raccoglie nelle piazze le dimostrazioni in opposizione alla guerra ed avanza oggi la richiesta che si metta fine ai bombardamenti della Nato. La composizione di forze e di classi è dichiaratamente la più varia, e di questo si van (segue a pag.4) tano gli organizzatori assumendo che sia un elemento della sua forza. Notoriamente il nostro punto di vista comunista non è così semplicistico.

La guerra per i marxisti si determina per le necessità di classe della borghesia ed è indispensabile per la sua sopravvivenza. L’alternativa alla guerra è, oggettivamente, la rivoluzione proletaria, la negazione sociale della borghesia. Tutti i partiti borghesi e piccolo borghesi, che oggi si schierano contro la guerra perché ancora sussiste la possibilità per la società presente di ritardarla ancora, domani, quando la guerra diverrà un ingombrante dato di fatto, inevitabilmente dovranno passare nell’altro campo, non potranno far altro che puntare tutte le loro speranze sulla vittoria del proprio Stato nella guerra imperialista. Quindi si dovranno disciplinare e non è detto che molti ex‑pacifisti non diventino i più ferventi interventisti.

A tutte le “componenti” del pacifismo, a Rifondazione, ecc, si deve quindi chiedere: voi dite di essere per la pace e contro la guerra. Ma continuerete voi ad esser contro la guerra dopo che essa sia scoppiata, quando i giovani proletari verranno richiamati nelle caserme e inviati al fronte? sarete ancora contro la guerra quando questo significherà la rottura del “fronte interno” nel nostro paese, il chiamare al disfattismo al fronte e nelle retrovie? il contribuire alla sconfitta del nostro paese? Noi sappiamo la risposta: no. Solo la classe operaia, classe internazionale e senza patria, dalla guerra dei propri padroni ha solo da perdere e nulla da guadagnare. Inoltre è la sola classe che, distruggendo il capitalismo, può far venir meno anche le ragioni della guerra imperialista.

L’opposizione alla guerra da parte del proletariato si può configurare quindi non come partecipazione individuale o in piccoli gruppi al generico ed interclassista movimento pacifista, che sappiamo tradirà, ma come espressione del movimento operaio strutturato e mobilitato, allenato alla lotta, nei suoi organi di difesa sindacale come salariati e di cosciente prospettiva politica nel partito.

Oggi sappiamo che il movimento operaio sta ancora ricostruendo, con non poche difficoltà, la sua rete di organizzazioni economiche sindacali ed è totalmente scollegato dal partito di classe, ridotto ad un piccolo numero di militanti. Però le crisi sempre più profonde e ricorrenti, economiche, sociali, politiche e militari del mostruoso nostro nemico storico, che fanno piazza pulita di tutte le illusioni progressiste e pacifiste, ci preparano sempre più terreno per preparare quella riorganizzazione di classe. Le imprese guerresche dei borghesi, che i proletari e i comunisti condanneranno come di rapina, antioperaie e anticomuniste, a questo ci servano, alla estensione dell’organizzazione operaia, alla diffusione della dottrina del partito comunista, che unica spiega e risponde alle convulsioni agoniche del capitalismo mondiale.