Partito Comunista Internazionale

Regno Unito Scioperi e il congresso degli IWW

Categorie: IWW, UK, Union Activity, Union Question

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Nelle ultime edizioni del nostro giornale abbiamo trattato della ripresa della lotta di classe nel Regno Unito mettendo in evidenza la capacità di alcuni sindacati, che in Italia diremmo “di base”, nati al di fuori della grande Confederazione di regime, la Trade Union Congress (TUC), di condurre lotte particolarmente agguerrite, ricorrendo spesso alle armi autentiche del sindacalismo di classe. Il rifiuto dell’aziendalismo, il riconoscimento del ruolo dei dirigenti del TUC quali agenti della classe padronale in seno alla classe operaia, nonché il ricorso allo sciopero con lo scopo di infliggere il massimo danno al nemico, hanno permesso di incanalare queste lotte su un sentiero genuino che, se continuerà ad essere seguito, non potrà prima o poi non riflettersi sulla crescita dell’intero movimento della classe lavoratrice.

Segnali incoraggianti in tal senso sono forniti da questo inizio 2019: gli autisti di Uber hanno occupato in maniera irruenta e decisa la sede del TFL (Transport for London); i fattorini (riders) delle consegne pasti a domicilio hanno scioperato a Bristol il 18 gennaio e due volte a Manchester (14 e 26 febbraio).

Le guardie di sicurezza, gli addetti alle pulizie e al portierato del Ministero della Giustizia, organizzati con il sindacato UVW (United Voices of the World) hanno rilanciato la lotta con un nuovo sciopero, trovando anche il sostegno dei lavoratori del sindacato PCS (Public and Commercial Services Union) in quello che è stato il primo sciopero congiunto di sempre di una sigla TUC e di una non TUC. Solo il ricorso a crumiri ha consentito al ministero di non chiudere i battenti nelle 48 ore di sciopero, che hanno comunque seriamente ostacolato lo svolgimento delle attività.

Infine, il 26 febbraio scorso la Independent Workers’ Union of Great Britain (IWGB), la United Voices of the World, la Public and Commercial Services Union e la Rail, Maritime and Transport Workers (RMT, sindacato dei ferrovieri, dei marittimi e dei trasporti) hanno proclamato unitariamente uno sciopero a Londra coinvolgendo tutti i loro lavoratori “outsourced”, ovvero esternalizzati, principalmente addetti ai servizi di pulizia, mensa e sicurezza, organizzando anche una manifestazione per le vie della capitale.

Un sindacato che sembra incarnare al momento una sintesi dei caratteri positivi di questo rinascente sindacalismo di classe sono gli Industrial Workers of the World (IWW). Nel Regno Unito e in Irlanda l’organizzazione è suddivisa in 18 strutture territoriali che coprono le diverse aree del paese. Esiste un centro di coordinamento a Cardiff, mentre Londra ha due strutture.

L’ultimo anno ha registrato una crescita delle categorie dove il sindacato è riuscito a penetrare ed in alcuni centri non sono più i fattorini – com’era in origine – la componente di maggioranza. In particolare a Birmingham hanno aderito all’organizzazione diversi lavoratori del locale polo industriale, composto per lo più da fabbriche automobilistiche e chimiche. A Manchester, dove si trova la struttura del Nord-Ovest, vi è stata una crescita del 50% degli iscritti nell’ultimo anno. In genere i numeri sono contenuti ma in rapido aumento.

Sul finire di ottobre dello scorso anno si è tenuto a Sheffield il congresso degli IWW del Regno Unito, cui hanno presenziato i nostri compagni. La giornata si è aperta con un intervento di un delegato del Trade Union Congress (TUC) di Sheffield. Il TUC è una confederazione che riunisce la grande maggioranza dei sindacati di regime del Regno Unito. La sua politica è in evidente conflitto con il sindacalismo di classe che informa gli IWW.

L’intervento era volto ad invitare i membri degli IWW a sostenere i delegati del TUC nelle loro iniziative di lotta ogniqualvolta ce ne fosse bisogno. La ragione di ciò, secondo il relatore, andava ricercata negli atteggiamenti diversi di questi delegati rispetto alle dirigenze dei loro sindacati, aderenti al TUC. Anche se va registrato che un numero crescente di delegati di organizzazioni del TUC premono per una maggiore combattività dei propri sindacati e rifiutano l’aziendalismo, come testimoniano alcuni scioperi che hanno attraversato il paese di recente, non ultimo quello dei ferrovieri della RMT, la reazione della maggioranza dei presenti all’assise IWW di Sheffield è stata negativa.

La giornata è proseguita con l’attività di diversi gruppi di lavoro. In uno di questi i membri di una delle due strutture di Londra hanno raccontato il loro lavoro organizzativo in una zona industriale della City. È interessante sapere che questi lavoratori dichiaratamente si ispirano a ciò che il SI Cobas ha realizzato in Italia nel settore della logistica, a testimonianza di come i positivi esempi di lotta di classe abbiano la forza di travalicare i confini nazionali.

Il gruppo di questi militanti sindacali, pur facendo parte a tutti gli effetti degli IWW, è anche noto col nome di Angry Workers of the World. Ha concentrato la sua attività su di un’area nei pressi dell’aeroporto di Heathrow, il cosiddetto Western corridor, corridoio occidentale, dove viene preparata e confezionata la maggior parte degli alimenti che vanno a finire sugli scaffali dei supermercati londinesi. La gran parte dei lavoratori di questo polo industriale è costituita da immigrati.

Le difficoltà nel lavoro di organizzazione sindacale sono legate a condizioni d’impiego relativamente migliori rispetto ai loro fratelli di classe in Italia e alle differenze interne alla forza lavoro – sapientemente usate dal Capitale secondo il classico motto divide et impera – come quelle tra lavoratori temporanei e fissi e tra le diverse nazionalità. Ad esempio i lavoratori polacchi tendono ad accettare gli straordinari forzati con meno riluttanza, vista la speranza di tornare nel proprio paese dopo un tempo da emigrati non troppo lungo. I lavoratori indiani invece sono avvantaggiati dal conoscere la lingua del Paese, ciò che rende più facile la promozione ad incarichi meglio remunerati, spesso di controllo degli altri lavoratori.

Nonostante questi ed altri problemi in molti hanno aderito al sindacato e gli sforzi organizzativi naturalmente continueranno.

La riunione si è conclusa con una discussione generale ed un riassunto della giornata, durante le quali sono stati sollevati vari punti. Fra questi il problema del rapporto tra i diversi sindacati conflittuali, con le possibili divisioni, considerate un problema che deve essere evitato, così da raggiungere al massimo grado l’unità d’azione della classe lavoratrice, necessità vitale per la resistenza allo sfruttamento e all’immiserimento oggi, e per la lotta offensiva politica per il superamento dello sfruttamento domani.

Riguardo a questo non secondario aspetto c’è da rilevare che nel Regno Unito i sindacati combattivi – e talvolta non solo quelli – tendono all’unità d’azione più frequentemente che in Italia. Non solo scioperano insieme (anche se gli scioperi sono ancora sporadici e con poca forza) ma si scambiano informazioni e non omettono di fare propaganda l’uno per l’altro. In alcuni casi operano addirittura in simbiosi, come fanno la Independent Workers’ Union of Great Britain (IWGB, Sindacato dei Lavoratori Indipendenti del Regno Unito) e gli IWW, che gestiscono congiuntamente la Couriers Network, ovvero la rete di coordinamento nazionale dei facchini Deliveroo e UberEats.