Partito Comunista Internazionale

Modena, sabato 6 aprile. Solidarietà di classe

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Il processo che vede imputato il Coordinatore nazionale del SI Cobas è parte del complessivo attacco che il regime borghese sta portando contro il movimento di lotta che si è sviluppato da ormai dieci anni nella logistica e che il SI Cobas ha saputo organizzare e rappresentare.

Attraverso dure lotte – fatte di veri scioperi, non cronometrati, senza preavviso né termine predefinito, con picchetti per bloccare le merci e combattere il crumiraggio – migliaia di operai hanno ottenuto importanti vittorie, miglioramenti salariali e normativi, andando controcorrente rispetto ad altre categorie che da anni subiscono sconfitte e arretramenti, vedendo peggiorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.

L’obiettivo del padronato è quello di impedire l’estensione di questo movimento di lotta oltre i confini del settore della logistica. Questo allargamento del fronte di classe infatti potrebbe portare i lavoratori a risollevarsi dallo stato di rassegnazione in cui li hanno condotti i sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil, Ugl), spezzando l’egemonia di queste organizzazioni concertative, schierate in difesa dell’economia nazionale, cioè degli interessi del padronato e dello Stato. Questi sindacati di regime hanno mostrato più volte di costituire un ingranaggio fondamentale dell’azione repressiva contro i lavoratori più combattivi. Sono essi che sabotano gli scioperi, firmando accordi al ribasso con le aziende per cercare di fermare la lotta, così offrendo la giustificazione alle forze dell’ordine per attaccare e sgomberare i picchetti.

La repressione contro gli operai in lotta è condotta infatti in primo luogo dai padroni sul posto di lavoro, con richiami disciplinari, sospensioni, trasferimenti ed altre misure che preludono spesso il licenziamento, ma quando questi mezzi ed il gioco sporco del sindacalismo concertativo non bastano, interviene in prima persona il regime borghese, cioè lo Stato, che ormai ad ogni sciopero schiera davanti ai magazzini, alle fabbriche, ai cantieri, carabinieri e poliziotti in assetto di guerra.

Lo scorso dicembre il Parlamento ha convertito in legge il cosiddetto Decreto Sicurezza teso a colpire gli immigrati, che rappresentano una parte rilevante della classe lavoratrice, ma anche ad attaccare i picchetti, la possibilità di manifestare, insomma la libertà di sciopero. Un provvedimento dunque contro tutta la classe lavoratrice, immigrata o meno. Naturalmente anche questo provvedimento di legge non è un fulmine a ciel sereno bensì un ulteriore inasprimento di un processo repressivo contro l’intera classe lavoratrice e le sue espressioni di lotta, portato avanti dal padronato e dai vari governi con continuità nel corso del tempo.

A tutto ciò si è aggiunta la magistratura che a gennaio ha condannato delegati e dirigenti del SI Cobas, ed alcuni solidali, per aver partecipato ad un picchetto alla DHL di Settala (Milano) nel 2015 ed ora conduce il processo contro Aldo Milani. Il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario fanno fronte comune nella difesa del regime borghese.

Il proletariato contro questo schieramento avversario può e deve contare solo sulle sue forze. L’unica solidarietà che costituisca una difesa lungimirante, non effimera, che sia di premessa al passaggio all’offensiva futura contro il capitalismo ed il suo regime politico, è quella dell’estensione della lotta operaia e del rafforzamento del sindacalismo di classe, delle sue correnti e delle sue organizzazioni.

La solidarietà proveniente dal vago mondo dei “sinceri democratici”, dalle “personalità” degli ambienti della cultura, della giurisprudenza, degli accademici non deve illudere i lavoratori in merito alla natura della democrazia che, alla prova della crisi economica e della ripresa della lotta proletaria, sta rivelando, oggi come ieri, il suo vero volto: quello della dittatura del capitale sulla classe lavoratrice.

Occorre invece lavorare alla ricerca dell’unità d’azione delle organizzazioni e delle correnti del sindacalismo conflittuale quale via maestra per sconfiggere l’opportunismo sindacale che oggi domina nei sindacati di base i quali, per la loro frammentazione e per gli indirizzi e i metodi di lotta delle maggioranza delle attuali dirigenze, non sono in grado di sconfiggere i sindacati di regime.