Partito Comunista Internazionale

Governo Draghi: Democrazia apparente. Fascismo regnante

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Le condizioni di vita degli operai e di tutti i lavoratori salariati sono da anni, decenni, in continuo peggioramento, sottoposte, in perfetta continuità, agli attacchi di tutti i successivi governi. Al di sopra delle alchimie parlamentari ogni governo dello Stato borghese è necessariamente avverso agli operai.

Questo perché il vero detentore del potere non è il governo di turno, bensì quelli che oggi, con ipocrita pudore, chiamano i “poteri forti”, e che altro non sono che la borghesia industriale, finanziaria e fondiaria, nazionale e internazionale.

I partiti dell’arco parlamentare sono bande che si atteggiano a rappresentanza elettorale degli interessi di ceti e classi in contrasto, ma i fili di questi burattini sono nelle mani del grande Capitale: oltre certi limiti le dispute per spartirsi il plusvalore estorto alla classe operaia non possono andare e debbono disciplinarsi alla tutela dell’interesse comune di tutta la classe dominante, quello di garantire il mantenimento del sistema produttivo fondato sullo sfruttamento della classe lavoratrice.

La vicenda dell’insediamento di Mario Draghi a capo del governo ne è la patente conferma. Chi meglio di quel banchiere internazionale può impersonare le attuali stringenti esigenze generali della borghesia italiana?

Urge l’ora, e tutti i guitti e mestieranti del politicantismo mediatico-parlamentare devono farsi da parte o inginocchiarsi e ubbidire, pagliacci utili solo alla messinscena di un’apparente democrazia, recitata solo per mascherare il fascismo che, dietro le quinte, è vivo e imperante ovunque.

La classe operaia non è quindi interessata a schierarsi pro o contro la formazione di questo governo. La democrazia, maschera della dittatura del capitale, non va difesa, ne va denunciato il ruolo e messo a nudo il vero volto del nostro nemico. Il nuovo governo – tecnico o politico che sia – si adopererà contro le condizioni di vita della classe salariata, in perfetta continuità con i precedenti.

Ciò che invece è necessario è ricostruire la forza di un vero sindacato di classe per dispiegare dei veri scioperi. Questo è l’unico mezzo che hanno i proletari per frenare il peggioramento delle loro condizioni.

La firma, il 5 febbraio, del nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici è la conferma di questa urgente necessità. Fiom, Fim e Uilm in 12 mesi di vertenza hanno chiamato la categoria a sole 4 ore di sciopero nazionale, ottenendo infine un aumento salariale ben al di sotto di quanto da loro richiesto: 82 euro su 153.

Cgil, Cisl e Uil sono sindacati collaborazionisti e di regime che impediscono ai lavoratori di tornare a lottare. D’altro canto i sindacati di base non rappresentano ancora una valida alternativa, anche in ragione delle loro divisioni, conseguenza della piccineria delle loro dirigenze.

Per questo il compito ineludibile dei comunisti e dei lavoratori combattivi sui posti di lavoro e nel movimento sindacale è oggi quello di battersi per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale – sindacati di base e opposizione in Cgil – per vincere l’opposizione delle attuali dirigenze opportuniste, primo passo pratico verso la rinascita di un vero sindacato di classe, fuori e contro i sindacati di regime.

Solo sulla base di un rinato movimento operaio, sempre più numerosi lavoratori torneranno a militare nel partito comunista rivoluzionario, che è l’arma fondamentale della classe per l’abbattimento del capitalismo e del suo regime politico, insieme a ogni suo fetido figurante.