Partito Comunista Internazionale

È nostro dovere

Categorie: Italy, Military Question, PCd'I

Voglio parlare di uno dei doveri più sacri che la gioventù comunista deve compiere: quello di penetrare assiduamente e con metodo di propaganda e di azioni determinati in mezzo alle masse giovanili dei soldati, di coloro che per volontà della borghesia devono lasciare la famiglia e casa e dover indossare la divisa grigioverde. Dobbiamo parlare di questo dovere, molto e a lungo,    perché altrimenti il nostro inquadramento e l’avvenire rivoluzionario del proletariato italiano mancherebbe di una delle parti di valore vitale, dell’essenza, di quello che il P.C. intende per inquadramento del proletariato.

Risultati ottimi si ebbero nell’autunno e nell’estate del 1920, quando si cominciò a fare un’opera organica di penetrazione nell’esercito regio, questa fatica non rimase sterile solo perché l’azione si fece subito sentire e in molte città d’Italia i giovani soldati costituirono i loro Consigli che funzionarono egregiamente. E nel mentre i socialdemocratici scagliarono i loro bugiardi anatemi contro questa “nuova forma di concezione” la borghesia correva ai ripari aumentando la sua propaganda patriottarda tra le file dei militari.

Il metodo, in quel tempo, di organizzare era così sicuro che non si ebbe a riscontrare nessuna misura reazionaria contro uno, perché nessuno venne mai colto in flagrante di essere un gregario dei Consigli.

Oggi la situazione è cambiata, molto cambiata, e il P.C. ha compilato il suo chiaro programma di azione e di disciplinamento delle forze proletarie.

L’inquadramento va rapidamente formandosi anche nei luoghi ove non vi esistono ancora sezioni comuniste, per opera di pochi ma buoni compagni, questa è alla luce del giorno, lo conosce bene anche la grassa borghesia italiana, che dopo l’orgia e il saturnale di sangue delle bande fasciste, vede con terrore la revanche delle squadre d’azione comuniste, le quali in poco tempo hanno fatto molto, portando nella sfera di simpatia del P.C. grandi masse operaie e contadine che, prima incerta, ma poi, dinanzi ai fatti, [testo illeggibile] decisamente attaccate al P.C., al partito che in tutte le situazioni politiche ed economiche è ora dimostrato non solo con la teoria ma anche con la pratica il vero depositario dei supremi interessi della classe operaia.

Ma questo non basta, dobbiamo lavorare ancora e molto, dobbiamo compiere un dovere: mettere in pratica quello che l’Internazionale Giovanile ci detta per la sistematica penetrazione nelle file dei soldati. Lavorare il soldato, è uno dei principali compiti della gioventù comunista, la quale conoscendo bene l’importanza del problema, nei suoi congressi alla parola diserzione ha sostituito penetrazione.

Dobbiamo organizzare i nostri Consigli, perché la situazione nel nostro paese cambia continuamente, in un momento esagitato, che fa presentire una serie di avvenimenti che forse potranno decidere la sorte e il destino del proletariato italiano.

I giovani della classe 1902 non entrino nella caserma cantando gli inni sovversivi. Rimanga nel cuore la fede e l’entusiasmo. Non facciano le piccole dimostrazioni coreografiche di rivoluzionarismo perché così si segnano da soli e danno campo ai manutengoli dello Stato di ingrossare le compagnie di disciplina e di aumentare il numero dei disgraziati compagni dell’isola di Ponza.

Lentamente ma energicamente, con prudenza ma con costanza, noi dobbiamo conquistare l’esercito.

Sarà una delle più belle conquiste, sarà la conquista della parte integrale della difesa dello Stato comunista. Si continui il nostro inquadramento santificato dal sangue di tanti martiri, ma si allarghi la nostra azione nella massa dei proletari che vestono la divisa.

Così, soltanto così, formeremo la Guardia Rossa!

Vittorio Da Vitto