L’ordine in Ungheria
Categorie: Hungarian Revolution
Un compagno, che ha recato notizie dirette della situazione ungherese, afferma che il destino di quel paese disgraziato dipende completamente dalla situazione internazionale, in specie dall’atteggiamento degli operai inglesi. Le truppe romene impediscono ogni azione diretta degli operai ungheresi, e il terrore bianco1 che infierisce oggi laggiù è il più terribile di quanti mai siano stati al mondo. Tutti coloro che hanno partecipato al governo del Soviet sono perseguitati; per citare un esempio, dell’ufficio di propaganda del Soviet, il direttore è scomparso, i suoi otto assistenti sono in prigione e due sono già stati fucilati. Gli operai ungheresi desiderano con ardore il ritorno dei loro Soviet, e li restaurerebbero con entusiasmo, se non lo impedissero le truppe estere di occupazione. All’inizio della rivoluzione gli operai erano tutti per il Comunismo e per il Soviet: poi venne l’intiepidimento. Nelle cinque o sei settimane precedenti la caduta del Soviet la carestia era generale, e si disse agli operai che se essi avessero abbattuto i Soviet, l’Intesa avrebbe con abbondanza provvisto agli approvvigionamenti. Si disse che a Vienna, dove non c’era il Soviet, i viveri abbondavano, mentre si sa che a Vienna vi era abbastanza da mangiare per i ricchi, ma i poveri morivano di fame.
Oggi, nonostante la caduta dei Soviet, i poveri muoiono anche a Budapest. Nella città vi sono viveri per 20.000 persone e la popolazione è di due milioni. I 20.000 borghesi hanno da mangiare e i poveri son lasciati morire. Almeno al tempo dei Soviet i viveri erano divisi in modo uguale.
A Budapest vi era pure scarsità di abitazioni, stante l’aumento della popolazione, raddoppiatasi durante la guerra. I soviet perciò avevano stabilito che nessuna famiglia potesse occupare più di tre locali. Caduti i Soviet i poveri furono cacciati dalle case; questo è un esempio tipico del modo come si sono svolti i fatti.
Negli ultimi tempi sono stati arrestati e fatti morire di fame mille socialisti. Non è vero che Szama si sia suicidato, come ne fu data notizia ufficiale: egli fu torturato e impiccato dalla polizia senza nessun precedente giudizio. Lo stesso avvenne di altri sette cosiddetti suicidi. Anche numerosi socialisti dell’ala destra sono stati messi in prigione, torturati, uccisi. Solo a Budapest vi sono più di 3500 prigionieri politici. A Odenburg 20 operai sono stati arrestati per semplice sospetto.
Si compiono terribili atti di crudeltà anche contro gli ebrei, di qualunque tendenza politica essi siano. Volkemberg, agente di polizia a Budapest, dichiarò apertamente che l’Ungheria può essere salvata solo mediante i “progroms”. Il capo del governo Friedrich, proclamando l’Ungheria uno “Stato cristiano” aggiunse esca alle rivolte anti-semite e ora bande armate percorrono la città con la “sacra missione” di sterminare i figli di Israele. Durante i massacri ebrei e comunisti subiscono lo stesso destino. A Marziali i massacri durarono otto giorni e otto notti. In un altro luogo si fermarono tutti i treni, e si trucidarono tutti gli ebrei ch’erano su di essi. Naturalmente anche persone di altra razza subirono la stessa sorte degli ebrei. A un corrispondente dell’Arbeiter Zeitung che gli parlava di questo orrori il ministro ribatté: “mi rincresce dover ammettere che simili fatti sono realmente avvenuti. E’ da notare l’ipocrisia di quel “mi rincresce”, perché il suo governo ha ordito le più brutali repressioni contro la classe operaia. Da un rapporto del ministero della guerra di Budapest si ricavano le informazioni seguenti:
“Le truppe rumene di occupazione limitano la loro attività al mantenimento dell’ordine e all’arresto dei comunisti nascosti; ma nei villaggi non occupati la guardia bianca requisisce parecchie cose e dove incontra opposizione applica senz’altro la pena capitale”. Nello stesso rapporto, a proposito del contegno delle truppe nei dintorni di Polgárdi: “i soldati della guardia bianca governano il distretto e i luoghi vicini col terrore. Essi requisiscono per conto loro. Un ebreo, invece di essere appiccato, fu multato di 20.000 corone. Il contegno delle truppe ha prodotto un preoccupante disagio nella popolazione”. Il governo locale e le missioni alleate hanno nelle loro mani molti altri documenti di questo genere.
I muri della capitale sono coperti di affissi che incitano il popolo ad atti di violenza contro la razza odiata. I viveri costano ora molto di più che sotto i Soviet, talora perfino dieci volte tanto. Molti ebrei convertiti, cercarono di sfuggire alla strage mostrando i loro certificati di battesimo, ma invano, perché in un angolo dei certificati erano le lettere “i.d.p.” significanti che il certificato è “invalido durante i progroms”. Anche la Chiesa dunque, pur accogliendo gli infedeli nel suo seno, cerca di non lasciar sfuggire nessuna delle vittime predestinate.
I banchieri ebrei però hanno protestato e ora tutti i ricchi israeliti, battezzati o no, sono sicuri. Continuamente esposti a persecuzioni sono solo i proletari che non hanno ancora appreso a far uso di ciò che i capitalisti conoscono così bene: la solidarietà internazionale.
Note:
- Errroneamente nell’articolo pubblicato sul giornale l’articolista ha scritto “terrore rosso”(e da noi corretto in bianco) poiché nel novembre del 1919 i controrivoluzionari bianchi appoggiati dagli imperialisti dell’Intesa detenevano il potere politico in Ungheria avendo i socialdemocratici tolto l’appoggio ai Consigli ungheresi e a Béla Kun il 1° agosto 1919. ↩︎