Partito Comunista Internazionale

Il partito e i sindacati

Categorie: Russian Revolution, Union Question

Questa relazione, presentata dal compagno Zinoviev a una Conferenza del Partito Comunista e dei Sindacati di tutta la Russia tenuta a Pietrogrado nell’ottobre 1919, è giù apparsa nell’Avanti!.Uno scrittore del gruppo di funzionari sindacali che, senza mandato di Congresso, ha tentato capricciosamente di promuovere nel movimento degli operai organizzati azioni contrastanti con le idealità rivoluzionarie delle masse, ha scritto che le tesi di Zinoviev contrastano … con le tesi dell’Ordine Nuovo,mentre coincidono con le tesi di Battaglie Sindacali.La discussione è dall’Ordine Nuovoimpostata in questi termini: – Invitiamo i compagni comunisti a far approvare dalle Sezioni del Partito e dalle assemblee sindacali risoluzioni in cui siano svolte le tesi di Zinoviev sull’«eguaglianza dei diritti», sulla costituzione di gruppi comunisti in seno ai Sindacati, sulla necessità che il Partito diriga l’azione economica oltre a quella politica; e invitiamo questi compagni a leggere, e a spiegare in tutte le sue conseguenze, l’articolo pubblicato da Battaglie Sindacaliper il Congresso di Bologna sulla posizione storica del Partito e dei Sindacati nel momento attuale.

Che cos’è un Sindacato?

Per farsi un’idea chiara dei rapporti reciproci, che debbono esistere tra il Partito e i Sindacati, bisogna, innanzi tutto, definire esattamente che cosa si intende sotto il termine Sindacato. Dal punto di vista del marxismo rivoluzionario, un Sindacato non è soltanto «una unione di operai allo scopo di conservare e far salire i salari» (definizione di Webbs). Il nostro Partito non ha mai dato il suo consenso a questa frase, così come non la diede mai all’altra che definisce il Sindacato una unione di operai «avente per iscopo di aiutare i suoi soci in tempo di disoccupazione e di tutelare i loro interessi con l’aumento dei salari». (definizione di Brentano e di Sombart.;

Inoltre il Partito dei bolscevichi non ha mai fatta sua la formula, che fu in generale accettata dalla Seconda Internazionale; formula che definisce il Sindacato «l’unione duratura di salariati d’una industria allo scopo di migliorare le condizioni di lavoro e combattere il loro peggioramento entro i limiti, posti dall’economia capitalistica»(definizione del noto sindacalista austriaco Adolfo Braun).

Il Partito bolscevico diede nel 1913 – durante le sue discussioni coi menscevichi – la seguente definizione del Sindacato: «Un Sindacato è una duratura unione degli operai d’un ramo dell’industria (non dunque soltanto di un’industria), che dirige la lotta economica degli operai, e, in costante collaborazione col Partito politico del Proletariato, prende parte alla lotta della classe operaia per la sua emancipazione, per l’abolizione della schiavitù del salario, per la vittoria del socialismo».

Per questa ragione il Sindacato non fu mai considerato dal Partito bolscevico come una organizzazione, che aspiri soltanto a riforme e a diversi miglioramenti delle condizioni di lavoro entro i limiti della società capitalistica. All’opposto, il Partito bolscevico, in piena armonia con la dottrina di Marx, vide sempre nel Sindacato uno dei principali organismi operai, chiamato alla lotta per il socialismo in unione col Partito politico, e per conseguenza favorevole alla Dittatura proletaria.

Dopo il 1913, però, si sono compiuti importanti cambiamenti in Russia. Il potere è passato nelle mani della classe operaia. La borghesia è stata espropriata. Il proletariato non ha più bisogno di vendere la sua forza lavoratrice ai diversi imprenditori che lo sfruttano.

Se noi consideriamo tutto ciò, ci risulterà subito evidente che le funzioni dei Sindacati in Russia sono state sottoposte a modificazioni sostanziali.

La risoluzione, approvata nel 1918 al primo Congresso panrusso dei Sindacati, dice: «La rivoluzione dell’ottobre, che fece passare il potere dalla borghesia alla classe operaia e ai contadini poveri, ha creato nuove condizioni per tutte le organizzazioni operaie, specialmente per i Sindacati. Il moderno Sindacato non può più essere considerato come il difensore del lavoro salariato, venduto al padrone. Il padrone di prima, il compratore della forza lavoratrice, non esiste più. Nelle condizioni, che regnano oggi in Russia, non è più necessario per i Sindacati di raccogliere fondi per scioperi, di organizzare scioperi economici, ecc.».

Quali sono le reali funzioni dei Sindacati nella Russia odierna?

A questa domanda così risponde la stessa Risoluzione del primo Congresso panrusso dei Sindacati: «I Sindacati debbono trasferire il centro di gravità della loro azione nel campo della costruzione economica». In risposta alla domanda che cosa sia un Sindacato nelle attuari condizioni della Russia, si deve necessariamente dichiarare:

«Oggi in Russia un Sindacato è una duratura unione di tutti gli operai di una data industria, e forma una delle principali basi organizzatrici della Dittatura proletaria. Prefiggendosi come meta una energica partecipazione a tutti gli sforzi del proletariato per la ricostruzione comunistica della Società e l’abolizione delle classi sotto la guida del Partito comunista, il moderno Sindacato trasferisce il centro di gravità della sua azione nel campo della organizzazione economica:

1. Generale partecipazione alla organizzazione della produzione su base comunistica;

2.Restaurazione della forza produttrice del paese, che fu sconvolta dalla guerra e dalla crisi attuale;

3. Calcolo e distribuzione del lavoro in tutto il paese;

4. Organizzazione dello scambio fra la città e la compagna;

5. Istituzione del lavoro obbligatorio;

6. Aiuto agli organi statali dell’alimentazione;

7. Soluzione della crisi dei combustibili, ecc.;

8. Appoggio in ogni modo alla organizzazione dell’Esercito Rosso;

9. Contemporaneamente alla difesa degli interessi economici della classe operaia, lotta contro le miopi e individualistiche tendenze di quella parte della classe operaia, che, in seguito alle sue condizioni retrograde, è tuttora abituata a vedere nell’odierno stato proletario l’antico padrone, ecc., ecc.

Essendo scuole di Comunismo per le più larghe masse del proletariato e del semi-proletariato, i moderni Sindacati diventeranno, a poco a poco, una parte integrante del meccanismo statale generale, diventeranno uno degli organi dello Stato operaio, che si sottopone ai Soviet soltanto come a gestori, storicamente necessari, della Dittatura proletaria.

Il Partito e i Soviet

I Sindacati lavorano insieme col Partito e coi Soviet. L’attività di queste tre istituzioni è strettamente collegata. Per chiarire i reciproci rapporti fra i Sindacati e il Partito operaio, non si deve dimenticare che nell’odierna Russia i Soviet comprendono masse maggiori che non gli stessi Sindacati, e che contemporaneamente i Soviet hanno assunto alcuni dei compiti dei Sindacati.

L’VIII Congresso del Partito comunista russo diede la seguente definizione del Partito e dei Soviet:

«I Soviet sono le organizzazioni statali della classe operaia e dei contadini poveri, che esercitano la Dittatura del proletariato durante il periodo, in cui muoiono tutte le forme di Stato. I Soviet, riuniscono nelle loro file dieci milioni di operai e debbono procurare di riunire, a poco a poco, in sé tutta la classe operaia e tutti i contadini poveri.

«Il Partito comunista è una organizzazione, che riunisce nelle sue file soltanto l’avanguardia del proletariato e dei contadini poveri: quella parte di queste due classi, che coscientemente lotta per tradurre in atto il programma comunista. Il Partito comunista si prefigge il compito di ottenere una influenza predominante e pienamente guidatrice in tutte le organizzazioni operaie, nei Sindacati, nelle Cooperative, nei Comuni rurali, ecc. Il Partito comunista cerca, in particolar modo, di introdurre il suo programma e di raggiungere pieno dominio nelle organizzazioni dello Stato odierno, nei Soviet.

Non vi può essere dubbio che, nell’avvenire, tutte le specie di organizzazioni operaie finiranno per fondersi in una. È inutile rompersi già oggi la testa per vedere quale delle forme presenti si mostrerà la più duratura. Al giorno d’oggi il nostre compito consiste piuttosto nel fissare gli esatti reciproci rapporti, che debbono esservi fra Partito, Sindacati e Soviet».

Il lato negativo del moderno movimento sindacale

Persino nella parte migliore della vecchia Internazionale era molto diffusa l’opinione che il Partito dall’una parte e i Sindacati dall’altra fossero organizzazioni di eguali diritti ed eguali valori; organizzazioni, che nelle questioni importanti lavorano insieme a modo di due parti, aventi concluso un trattato. Al Partito incombe la direzione economica. Così, p.e., la socialdemocrazia tedesca approvò una risoluzione, appoggiata anche da Augusto Bebel, nel senso che, se fosse necessario ricorrere all’arma dello sciopero generale, la questione non potrebbe essere risolta che mediante accordo fra la Direzione del Partito e la Commissione generale dei Sindacati.

Dalpunto di vista comunistico non si può giudicare plausibile un tale deliberato. La «teoria dell’eguaglianza dei diritti» è stata sempre combattuta dai marxisti rivoluzionari.

Dal punto di vista del marxismo rivoluzionario, il Partito è la suprema sintesi di tutte le forme della lotta della classe operaia per la sua emancipazione dal giogo capitalistico. Il Partito comunista dispone di un completo arsenale di armi per combattere questa lotta. La lotta politica è indissolubilmente unita con quella economica. Il Partito segna la via tanto alla lotta politica quanto a quella economica. Il Partito è l’avanguardia del Proletariato. Con la fiaccola del comunismo esso illumina tutti gli svolti della via della emancipazione proletaria. Perciò il lavoro, che i comunisti fanno nei Sindacati, è soltanto una parte del lavoro fatto dal Partito comunista come tale.

In un periodo di Dittatura, quale quello che noi stiamo ora attraversando, non si può affatto parlare di compromessi con la «teoria della eguaglianza dei diritti». Il menomo deviamento in questo senso deve essere combattuto tanto nella teoria quanto nella pratica.

I Sindacati odierni non sono formalmente sottoposti al Partito comunista. Tutti gli operai, uomini e donne, vengono accettati senza riguardo al loro partito, alla loro confessione. Un operaio, non appartenente al partito, ha pieno diritto di entrare nei nostri Sindacati.

I comunisti però, i quali lavorano nei Sindacati, non dovrebbero, in nessun caso, trascurare il carattere conservatore dei membri non inscritti al partito. I comunisti e il Gruppo comunista nei Sindacaci debbono proclamare apertamente il Comunismo. I dirigenti dei Sindacati debbono sempre rinnovare agli operai l’ammonimento che i nemici del Comunismo, speculando sulla loro non appartenenza al Partito, tentino di traviarli. Essi debbono spiegare agli operai perché i Sindacati, che formalmente non sono Sindacati di Partito, appoggiano il Partito comunista, riconoscono la Dittatura proletaria e sono favorevoli al Potere dei Soviet e alla Rivoluzione mondiale.

Il Partito comunista otterrà influenza sui Sindacati soltanto con un quotidiano, pratico, tenace lavoro entro i Sindacati, col lavoro dei loro più valenti e più fedeli membri, che occupano posti d’importanza nei Sindacati stessi. Solo una tale influenza, fondata su un pratico lavoro di anni, può essere duratura.

I Sindacati moderni fanno un lavoro enorme e facilitano in sommo grado la lotta del Partito comunista e del Potere dei Soviet per il socialismo. Ma nello stesso tempo vi è, nell’odierno periodo di transizione, un lato oscuro nella attività dei Sindacati. Se. p. es., alcuni operai del Sindacato dei lavoratori dei dock sul Volga difendono le miopi, individualistiche richieste di salario dei loro membri (senza sostenere il Potere dei Soviet nella loro lotta contro gli inauditi furti commessi dai lavoratori del cantiere), essi danno un attestato del loro regresso, della loro incapacità di servarsi al di sopra di gretti gruppi d’interessi. Se certe Leghe di impiegati e commessi di negozio mandano nelle istituzioni dei Soviet persone che non sono in grado di eseguire i lavori a loro affidati; se queste Leghe si associano a tutti i postulati dei loro membri, dimenticando che non hanno più a fare con padroni ma con lo Stato proletario, allora mostrano pure di non comprendere il movimento sindacale.

La lotta contro questo lato negativo del movimento operaio è uno dei compiti principali dei comunisti nei Sindacati.

Critiche al sindacalismo

In un’epoca, in cui i migliori elementi del sindacalismo francese sono in procinto di finirla con le loro aberrazioni d’una volta e di volgersi verso il Comunismo, nell’istante in cui essi accolgono il postulato «Tutto il Potere ai Consigli»,ci sono in Russia singoli gruppi e circoli, che tentano di far rivivere i lati peggiori del sindacalismo. Il Partito dei socialrivoluzionari di sinistra approvò, nella sua recente Conferenza, una risoluzione riguardante la politica del lavoro, nella quale si chiede: «Il passaggio di tutta quanta la amministrazione dell‘Industria e delle Comunicazioni ai Sindacati nella persona del Comitato Centrale dei Sindacati (punto 3° della Risoluzione) ed azione comune con le Organizzazioni sindacali di tutto il mondo, allo scopo di impadronirsi, durante l’attuale processo della Rivoluzione mondiale, mediante un’unione sindacalistica dei Sindacati, dell’amministrazione dell’industria edei mezzi di trasporto del mondo intero».

I comunisti, che lavorano nei Sindacati, debbono opporsi nel modo più energico a siffatte tendenze sindacaliste.

Similmente è necessario far fronte contro le tendenze note sotto il nome di «Industrialismo»,propugnate da alcuni membri del movimento operaio russo. (Membri dell’Amministrazione della Lega panrussa metallurgica). Gli industrialisti vogliono edificare tutta la nostra opera sugli operai industriali, non tenendo conto di tutta la massa che non ha imparato un mestiere. La guerra ela rivoluzione hanno, indubbiamente, prodotto profondi mutamenti nella struttura sociale dello stesso proletariato. Su ciò non vi può essere alcun dubbio. L’odierno operaio delle fabbriche è indubbiamente la parte più evoluta del proletariato. Ma compito dei comunisti, degli uomini del movimento operaio, non può assolutamente esser quello di scegliere gli operai, che hanno imparato un mestiere, i quali sono la minoranza della classe operaia. Le idee comuniste non hanno nulla di comune con la propagazione di una aristocrazia operaia. Il compito dei comunisti, degli uomini del movimento operaio, consiste invece nell’aiutare le parti più progredite degli operai industriali, ad organizzare, a poco a poco, tutta quanta la massa proletaria, compresi gli operai che non hanno imparato un mestiere, chiamandoli all’opera della costruzione statale. La politica dello «Industrialismo»,che, sulle prime, pare essere radicale, è,nella pratica, la politica opportunista dei capi dell’aristocrazia operaia. Alla fin fine questa politica si ridurrebbe ad essere la politica dei socialtaditori.

Nella Risoluzione, approvata dal Congresso panrusso dei Sindacati nell’anno 1918, è già stato stabilito che: «il Congresso è convinto che il processo svolgentesi ora nei Sindacati, li porterà a trasformarsi in organi dello Stato socialista, perciò l’inscrizione nel Sindacato è un obbligo statale per tutti gli operai appartenenti a quel rispettivo ramo dell’industria».(Punto 9° della Risoluzione).

Questa convinzione del Congresso panrusso si fonda su fatti. I Sindacati assumono, a poco a poco, le funzioni di organi di Stato. Se i Sindacati fanno una mobilitazione di tutti i loro membri, se essi concentrano operai in una data città, se essi trasferiscono operai dall’uno all’altro punto della Russia, se essi danno il loro voto decisivo intorno a questioni di salario, se essi, per mezzo della loro rappresentanza, esercitano un’influenza decisiva sull’attività del Supremo Consiglio Economico, in realtà essi agiscono allora come organi dei poteri dello Stato.

Appunto perché questo processo di trasformazione dei Sindacati in organi statali si compie a poco a poco in via normale, non vi èmomentaneamente nessuna necessità di forzare questo processo e proclamare, da un minuto all’altro, la trasformazione dei Sindacati in organi statali. I comunisti, che lavorano nei Sindacati, hanno perciò tutte le ragioni per aderire, in questi rispetti, alla Risoluzione del primo e secondo Congresso panrusso dei Sindacati.

L’azione politica nell’interno dei Sindacati

In ogni Sindacato ci dovrebbe essere un groppa comunista severamente organizzato e disciplinato. Igruppi comunisti locali propongono i deliberati del Gruppo centrale e del Consiglio panrusso dei Sindacati in fatto di questioni economiche. Nessuna concessione è permesso fare al cosiddetto localismo. La politica dei salari, le questioni della durata del lavoro, dell’alimentazione, ecc., tutto deve assolutamente essere trattato dal punto di vista della generalità.

Del resto, qualsiasi gruppo del Partito entro un Sindacato non è che il «nocciolo del Partito» della organizzazione locale. Tutto il gruppo cittadino dei Sindacati locali è completamente sottoposto al Comitato locale del Partito, mentre il Gruppo panrusso dei Sindacati è sottoposto al Comitato Centrale del Partito.

La distribuzione degli operai, la loro mobilizzazione per i bisogni dell’Esercito Rosso in una data città, tutto questo è esclusivamente affare delle organizzazioni locali del Partito, sotto la direzione generale del Comitato Centrale del Partito. Nella mobilitazione degli operai il Comitato del Partito deve mettersi d’accordo col Gruppo comunista dei Sindacati. II voto decisivo, però, spetta all’Organizzazione del Partito.

L’Organizzazione del Partito dirige tutta quanta la parte costruttrice della attività dei Sindacati, ma non ricorrerà mai a una gretta azione tutoria sui Sindacati.

Uno dei compiti principali dell’attuale movimento operaio in Russia è la organizzazione degli operai rurali. È necessario aiutare con tutti imezzi passibili le Leghe dei contadini già esistenti. I comunisti, che sono attivi nel movimento operaio, debbono mettere tutta la loro ambizione nell’organizzare gli operai rurali. Occorre dedicare a questo compito una sufficiente quantità di energia e di forze.

In seguito a certe peculiarità dello sviluppo del movimento operaio nella Europa occidentale, ci sono false idee intorno alla natura dei Sindacati fra i comunisti tedeschi ed i comunistidci altri paesi. Il nostro Partito è d’avviso che è impossibile andare avanti senza iSindacati. Nel corso della Rivoluzione proletaria i Sindacati si scinderanno, così come si sono scissi i Partiti socialisti. Le esperienze del movimento operaio tedesco ci hanno mostrato che già ora i Sindacati berlinesi si emancipano dalla rovinosa influenza della socialdemocrazia scheidemanniana. Il movimento sindacale russo deve prendere l’iniziativa della fondazione di una Internazionale Rossa dei Sindacati, così come il Partito Politico ha fatto sul campo politico. Al Congresso dell’Internazionale comunista debbono essere rappresentate, non soltanto le Organizzazioni del Partito, ma anche Organizzazioni dei Consigli. Cooperative e Sindacati comunisti, che approvino la Dittatura del proletariato e il Potere dei Soviet. Intanto è necessario creare l’unione internazionale di quei Sindacati, che stanno sul terreno della Internazionale Comunista.

ZINOVIEV