Partito Comunista Internazionale

Sindacati, Consigli di fabbrica, Soviet

Categorie: Russian Revolution, Third International

Sindacati e Consigli di fabbrica

I.

1. – I Sindacati, creati dalla classe operaia nel periodo del pacifico sviluppo del capitalismo, erano organizzazioni della mano d’opera allo scopo di lottare per l’aumento del prezzo della forza di lavoro sul mercato del lavoro e per il miglioramento delle sue condizioni d’impiego. I marxisti rivoluzionari tendevano mercé la loro influenza a metterli in contatto col partito politico del proletariato, il Partito Socialista, in vista della lotta comune per il socialismo. Per le stesse ragioni per cui il Socialismo internazionale si è, con poche eccezioni, rivelato non come strumento della lotta rivoluzionaria del proletariato per l’abbattimento del capitalismo, ma come un’organizzazione che nell’interesse della borghesia trattiene il proletariato dalla rivoluzione, così anche i sindacati si sono rivelati durante la guerra nel maggior numero dei casi, come parte dell’apparato bellico della borghesia e l’hanno aiutata a spremere dalla classe operaia la maggior quantità possibile di sudore, onde condurre più energicamente la guerra per gli interessi del profitto capitalistico. I sindacati, i quali abbracciavano precipuamente i lavoratori qualificati, meglio pagati dagli imprenditori, che nella grettezza della loro coscienza sindacale, vincolati da un apparato burocratico avulso dalle masse, furono traviati dai loro opportunistici capi, hanno tradito non solo la causa della rivoluzione sociale, ma anche la causa della lotta per il miglioramento delle condizioni di vita degli operai, da essi organizzati. Essi hanno preso le mosse dal punto di vista della lotta sindacale coll’imprenditore e l’hanno sostituito con un programma di accordi pacifici ad ogni prezzo coi capitalisti. Una simile politica è stata condotta non solo dai Sindacati liberali di Inghilterra e d’America, non solo dai sindacati liberi sedicenti «socialisti» di Germania e di Austria, ma anche dalle Federazioni sindacaliste di Francia.

2. – Le conseguenze economiche della guerra, la completa disorganizzazione dell’economia mondiale, il pazzesco rincaro, l’estesissimo impiego del lavoro femminile e giovanile, il peggioramento delle condizioni di abitazione, tutto ciò spinge le grandi masse del proletariato sulla via della lotta contro il capitalismo. Questa lotta è, per la sua estensione e per il carattere che assume ogni giorno più, una lotta rivoluzionaria che distrugge obbiettivamente le basi dell’ordinamento capitalistico. L’aumento del salario oggi ottenuto mercé la lotta economica da questa o da quella categoria di operai sarà già annullato domani dal rincaro. Questo deve necessariamente salire, perché la classe capitalistica dei paesi vincitori, mentre distrugge con la sua politica di rapina l’Europa media e orientale, non solo non è in grado di organizzare l’economia mondiale, ma la disorganizza senza posa. Per conseguire il successo nella loro lotta economica, le grandi masse operaie che finora sono state fuori dei sindacati, si riversano in poderosa corrente nelle loro file. In tutti i paesi capitalistici si può constatare un gigantesco sviluppo dei sindacati, che già oggi non sono più un’organizzazione della parte progredita soltanto del proletariato, ma bensì delle sue grandi masse. Affluendo nei sindacati, queste masse cercano di farsene la loro arma di combattimento. I contrasti di classe che si acutizzano obbligano i sindacati ad assumere la direzione degli scioperi, che in ampie ondate si spandono per tutto il mondo capitalistico ed interrompono continuamente il processo della produzione capitalistica e dello scambio. Le masse operaie, elevando le loro pretese parallelamente al crescente rincaro e al loro proprio esaurimento, distruggono la base di ogni calcolo capitalistico, questo presupposto di qualunque economia bene ordinata. I sindacati che durante la guerra erano diventati organi per influire sulle masse operaie nell’interesse della borghesia, diventano così organi per la distruzione del capitalismo.

3. – Questa trasformazione del carattere dei sindacati è in ogni modo ostacolata dalla vecchia burocrazia sindacale e dalle vecchie forme di organizzazione dei sindacati. La vecchia burocrazia sindacale cerca in molti luoghi di mantenere i sindacati come organizzazione dell’aristocrazia operaia, essa mantiene in vigore le norme che rendono impossibile alle mal pagate masse operaie l’accesso alle organizzazioni sindacali. La vecchia burocrazia sindacale tenta oggi ancora di sostituire alla lotta dei lavoratori a base di scioperi, che assume ogni giorno più il carattere di una lotta rivoluzionaria tra borghesia e proletariato, una politica di accordi coi capitalisti, una politica di concordati a lunga scadenza, che già solo in considerazione degli ininterrotti fantastici sbalzi di prezzo hanno perduto ogni senso. Essa cerca di imporre ai lavoratori la politica delle associazioni operaie dei Consigli industriali misti e di ostacolare legalmente con l’aiuto dello stato capitalistico la condotta degli scioperi.

Nei momenti di lotta più tesa, questa burocrazia semina la discordia nelle masse degli operai in lotta e impedisce che la lotta delle varie categorie operaie si unifichi in una lotta dì classe generale. In questi tentativi essa è appoggiata dalla vecchia organizzazione dei sindacati di mestiere, che divide i lavoratori di un ramo d’industria in gruppi professionali separati, quantunque il processo dello sfruttamento capitalistico li fonda insieme. Essa si appoggia alla potenza della tradizione ideologica della vecchia aristocrazia operaia, benché questa sia di continuo indebolita dal processo di eliminazione dei privilegi dei singoli gruppi del proletariato in seguito al generale sfacelo del capitalismo, al livellamento della situazione delle classi operaie, al generalizzarsi della loro miseria e insicurezza.

In questo modo la burocrazia sindacale divide la poderosa corrente del movimento operaio in tenui ruscelli, cambia i fini rivoluzionari generali del movimento in parziali rivendicazioni riformistiche e in generale frena la trasformazione della lotta del proletariato in una lotta rivoluzionaria per l’annientamento del capitalismo.

4. – In considerazione dell’affluire di possenti masse operaie nei sindacati e del carattere obbiettivamente rivoluzionario della lotta economica che queste masse conducono in contrapposto alla burocrazia sindacale, i comunisti di tutti i paesi devono entrare nei sindacati allo scopo di farne degli organi di lotta consapevoli per l’abbattimento del capitalismo e per il comunismo. Essi devono prendere l’iniziativa della formazione di sindacati là dove questi non esistono.

Ogni volontario appartarsi dal movimento sindacale, ogni artificioso tentativo di creare dei sindacati speciali (particolari) senza esservi costretti sia da atti eccezionali di violenza da parte della burocrazia sindacale, (scioglimento di gruppi rivoluzionari locali di sindacati da parte degli opportunistici organi centrali), sia dalla sua angusta politica aristocratica, che sbarra l’ingresso nelle organizzazioni alle grandi masse dei lavoratori poco qualificati, rappresenta un enorme pericolo per il movimento comunistico. Ciò minaccia di consegnare nelle mani dei capi opportunisti, che fanno il gioco della borghesia, gli operai più avanzati e più coscienti. Le deficienze delle masse operaie, la loro indecisione spirituale, la loro accessibilità agli argomenti dei capi opportunisti possono venire superate solo nell’ulteriore processo di acutizzazione della lotta, a misura che i larghi strati del proletariato imparano a comprendere dalla loro esperienza, dalle loro vittorie e sconfitte che sulla base del sistema economico capitalistico non possono più raggiungere condizioni umane di vita, a misura che gli operai comunisti progrediti imparano ad essere non solo gli araldi delle idee del comunismo nelle leghe economiche, ma anche i condottieri più decisi della lotta economica e dei sindacati. Solo in tal modo sarà possibile allontanare dai sindacati i loro opportunistici capi, solo in tal modo i comunisti possono mettersi alla testa del movimento sindacale e farne un organo della lotta rivoluzionaria per il comunismo. Solo in tal modo essi possono impedire lo spezzettamento dei sindacati e sostituirli con federazioni d’industria, eliminare la burocrazia avulsa dalle masse, e sostituirla con un Consiglio di Commissari di fabbrica, nel quale agli organismi centrali sono riservate solo le funzioni più indispensabili.

5. – In quanto essi pongono il fine e l’essenza dell’organizzazione sindacale al disopra della forma, i comunisti nel movimento sindacale non debbono arretrare dinanzi ad una scissione delle organizzazioni sindacali stesse, qualora la rinuncia alla scissione volesse dire rinuncia al lavoro rivoluzionario nei sindacati e al tentativo di fare di essi uno strumento di lotta rivoluzionaria e rinuncia all’organizzazione delle parti più sfruttate del proletariato. Ma anche se una tale scissione dovesse dimostrarsi necessaria, essa deve compiersi solo se i comunisti riescono, con una lotta senza posa contro i capi opportunisti e la loro tattica, con la più attiva partecipazione alla lotta economica, a persuadere le grandi masse operaie, che la scissione è effettuata non per i lontani fini rivoluzionari che esse ancora non possono comprendere, ma per i concreti e prossimi interessi che hanno le classi operaie nello sviluppo della loro lotta economica. Nel caso che una scissione si renda necessaria, occorre che i comunisti incessantemente e attentamente ricerchino se la scissione non li condurrà ad isolarsi dalle masse.

6. – Colà dove la scissione fra il movimento sindacale opportunistico e quello rivoluzionario si è già prima verificata e dove, come in America, accanto ai sindacati opportunistici esistono federazioni a tendenze rivoluzionarie, anche se non comunistiche, i comunisti hanno il dovere di appoggiare questi sindacati rivoluzionari, di aiutarli a liberarsi dai pregiudizi sindacalistici e a porsi sul terreno del comunismo, che solo può servire di bussola sicura nelle complicazioni della lotta economica. Dove nei quadri dei sindacati o fuori di essi, nelle fabbriche, si formano organizzazioni come gli shop-stewards, consigli di fabbrica che si propongono come fine la lotta alle tendenze controrivoluzionarie della burocrazia sindacale e l’appoggio alle azioni dirette spontanee del proletariato, colà i comunisti devono, s’intende, sostenere con tutte le energie queste organizzazioni. Ma l’appoggio ai sindacati rivoluzionari non deve significare uscita dei comunisti dai sindacati opportunistici che si trovano in stato di fermentazione e che passano sul terreno della lotta di classe. Al contrario, aiutando questa rivoluzione delle masse sindacali che si trovano sulla via dalla lotta rivoluzionaria, essi possono rappresentare la parte di un elemento che unisce spiritualmente e organizzativamente gli operai sindacati nella lotta comune per la distruzione del capitalismo.

7. – Nell’epoca dello sfacelo del capitalismo, la lotta economica del proletariato si trasforma in politica molto più rapidamente di quanto non possa avvenire nel periodo del pacifico sviluppo del capitale. Ogni grande urto economico può porre gli operai direttamente dinanzi al problema della rivoluzione. È perciò dovere dei comunisti, in tutte le fasi della lotta economica far presente agli operai che questa lotta può riuscire vittoriosa solo se la classe operaia vince in campo aperto la classe capitalistica e intraprende per via l’opera di costruzione socialista. Muovendo di qui, i comunisti devono tendere a realizzare una completa unità fra i sindacati ed il partito comunista, a subordinare i sindacati all’effettiva direzione del partito come avanguardia della rivoluzione operaia. A questo scopo i comunisti devono dappertutto formare nei sindacati e nelle officine dei gruppi comunisti, mediante i quali essi si impadroniscono del movimento sindacale e lo guidano.

II

1. – La lotta economica del proletariato per l’elevamento del salario e il miglioramento generale delle condizioni di vita della massa operaia si caccia ogni giorno più in un vicolo cieco. Lo sconcerto economico, che in proporzioni sempre più estese invade un paese dopo l’altro, mostra perfino agli operai più arretrati che non basta lottare per l’aumento del salario e per la riduzione della giornata di lavoro, che la classe dei capitalisti è ogni giorno meno in grado di restaurare l’economia pubblica e di assicurare ai lavoratori anche solo il livello di vita che esso offriva loro prima della guerra. Da questo crescente riconoscimento delle masse operaie scaturisce la loro tendenza a creare organizzazioni che possono assumersi la lotta per salvare l’economia mediante il controllo operaio dei Consigli di fabbrica sulla produzione.

La tendenza a creare dei Consigli di fabbrica, che abbraccia ogni giorno più gli operai di vari paesi, ha il suo punto di partenza nelle cause più diverse (lotta contro i controrivoluzionari e la burocrazia, scoraggiamento dopo sconfitte sindacali, tendenza a creare una organizzazione che comprenda tutti i lavoratori), ma finisce per sboccare nella lotta per il controllo dell’industria, compito storico speciale dei Consigli di fabbrica. È perciò un errore quello di voler organizzare i Consigli di fabbrica solo con operai che si trovano già sul terreno della dittatura del proletariato. Per contro, è compito del partito comunista di organizzare tutti i lavoratori sulla base dello sfacelo economico e di portarli alla lotta per la dittatura del proletariato mercé l’allargamento e l’approfondimento della lotta, ad essi tutti intelligibile, per il controllo operaio sulla produzione.

2. – Il partito comunista potrà assolvere questo compito se, con la lotta dei comitati di fabbrica, esso radica nelle masse la coscienza che la metodica restaurazione dell’economia sulla base della società capitalistica, la quale significherebbe un nuovo soggiogamento da parte dello Stato a favore della classe capitalistica, è oggi impossibile. Un’organizzazione dell’economia corrispondente agli interessi delle masse operaie sarà possibile solo allorché lo Stato si troverà nelle mani della classe dei lavoratori, allorché la dittatura operaia procederà con mano ferma alla soppressione del capitalismo e alla costruzione del nuovo edificio socialistico.

3. – La lotta dei Comitati di fabbrica contro il capitalismo ha come suo fine prossimo generale il controllo operaio sulla produzione. I lavoratori di ciascun ramo d’industria soffrono, indipendentemente dalla loro professione, del sabotaggio della produzione da parte dei capitalisti, i quali spesso ritengono più vantaggioso rinunziare a continuare la produzione per costringere con la fame gli operai ad accettare le condizioni di lavoro più opprimenti, oppure per non fare nuovi investimenti di capitali in tempi di generale rincaro. La difesa contro questo sabotaggio della produzione da parte dei capitalisti ha collegato gli operai indipendentemente dalle loro opinioni politiche e perciò i consigli di fabbrica eletti da tutti gli operai di una data azienda sono le organizzazioni proletarie più ampie di tutte. Ma la disorganizzazione dell’economia capitalistica è il risultato non solo della volontà cosciente dei capitalisti, ma anche e in grado molto maggiore dell’insostenibile sfacelo del capitalismo. Perciò i Consigli di fabbrica dovranno nella loro lotta contro le conseguenze di questo sfacelo varcare i confini del controllo sulla fabbrica singola e i Consigli delle singole fabbriche si troveranno ben presto dinanzi al problema del controllo operaio su interi rami d’industria e sul loro complesso. Siccome, però, al tentativo dei lavoratori di controllare i rifornimenti di materie prime della fabbrica e le operazioni finanziarie degli imprenditori, la borghesia ed i governi capitalistici risponderanno con le più energiche misure contro la classe operaia, così la lotta per il controllo operaio sulla produzione conduce alla lotta per la presa di possesso del potere da parte della classe operaia.

4. – L’agitazione per i Consigli di fabbrica deve essere condotta in modo che, nella coscienza delle vaste masse popolari, anche se esse non appartengono direttamente al proletariato di fabbrica, si radichi la convinzione che la colpa dello sfacelo spetta alla borghesia, mentre il proletariato, diramando la parola d’ordine del controllo operaio sull’industria, lotta per organizzare la produzione per eliminare la speculazione, la disorganizzazione e il rincaro. Compito dei partiti comunisti è quello di lottare per il controllo della produzione sul terreno delle più scottanti questioni del giorno, come la penuria dei combustibili e la crisi dei trasporti, riunendo le singole parti del proletariato fra loro e attirando dalla loro parte larghe sfere della piccola borghesia, di quella piccola borghesia che ogni giorno più viene proletarizzata e soffre veramente in modo inaudito dello sfacelo economico.

5. – I Consigli di fabbrica non possono sostituire i Sindacati. Solo nel processo della lotta essi possono unirsi oltre la cerchia delle singole fabbriche e officine secondo i rami di produzione e creare un organismo generale per la direzione dell’intera lotta. I sindacati sono già adesso organi di lotta centralizzati; benché non abbraccino masse operaie così grandi come quelle che possono abbracciare i comitati di fabbrica che sono un’organizzazione non rigida, aperta a tutti gli operai dell’azienda, la divisione dei compiti fra i comitati di fabbrica ed i sindacati è un risultato dello sviluppo storico della rivoluzione sociale.

I sindacati organizzano le masse operaie per lottare in base a rivendicazioni di aumenti di salario e di riduzione della giornata di lavoro sopra un terreno che abbraccia tutto lo Stato. I comitati di fabbrica si organizzano per il controllo operaio sulla produzione, per la lotta contro lo sfacelo economico e comprendono tutti gli operai delle imprese, ma la lotta può solo gradatamente estendersi a tutto lo Stato. Solo nella misura in cui i sindacati riescono a superare le tendenze contro-rivoluzionarie della loro burocrazia e a diventare consapevolmente organi della rivoluzione, i comunisti devono appoggiare la tendenza di fare dei consigli di fabbrica i gruppi di fabbrica dei sindacati.

6. – Il compito dei comunisti consiste nel riempire sia i sindacati che i Consigli di fabbrica di un eguale spirito di lotta decisa, capace di riconoscere e di comprendere i metodi di questa lotta, cioè dello spirito del comunismo. Nell’eseguire questo compito occorre che i comunisti subordinino realmente i Consigli di fabbrica e i sindacati alla direzione del partito comunista, e in questo modo creino un organo delle masse proletarie, base per un potente partito centralizzato del proletariato, che abbracci tutte le organizzazioni della lotta proletaria e tutte le guidi per la stessa strada alla vittoria della classe operaia mercé la dittatura del proletariato, al comunismo.

7. – Facendo dei sindacati e dei Consigli di fabbrica armi potenti della rivoluzione, i comunisti preparano queste organizzazioni di massa al grande compito che loro toccherà dopo l’istituzione della dittatura proletaria, al compito di essere l’elemento principale nella riorganizzazione della vita economica su base socialistica. I sindacati organizzati come federazioni d’industria, appoggiati dai consigli di fabbrica coma loro organizzazioni di fabbrica, faranno allora conoscere alle masse operaie i loro compiti produttivi, faranno dei lavoratori più esperti i direttori delle fabbriche, prenderanno sotto il loro controllo gli specialisti tecnici e insieme coi rappresentanti dello Stato operaio tracceranno ed eseguiranno i piani della politica economica socialista.

III.

I Sindacati tendevano già in tempo di pace all’unione internazionale, giacché i capitalisti si appigliavano negli scioperi al partito di far venire dei lavoratori da altri paesi come «spezzatori di scioperi» (Streik-brecher), ma l’Internazionale dei sindacati non aveva prima della guerra che un’importanza secondaria. Essa si proponeva l’appoggio finanziario reciproco fra i sindacati e l’organizzazione di una statistica sociale, non però l’organizzazione della lotta comune, giacché i sindacati guidati da opportunisti cercavano di evitare ogni conflitto rivoluzionario di portata internazionale. Gli opportunistici condottieri del proletariato, che durante la guerra furono, ognuno nel suo paese, i lacchè della borghesia, mirano ora alla ricostituzione dell’Internazionale sindacale e tentano di fare di essa un’arma del capitalismo. Sotto la direzione di Legien, Jouhaux. Gompers, essi creano presso la Lega delle Nazioni un Ufficio del Lavoro di questa organizzazione della pirateria capitalistica internazionale. Essi cercano in tutti i paesi di incatenare il movimento degli scioperi mercé leggi che obbligano gli operai a sottomettersi ai giudizi arbitrali dei rappresentanti dello Stato capitalistico. Essi cercano ovunque di ottenere mediante accordi coi capitalisti delle concessioni per gli operai qualificati onde spezzare in tal modo la crescente unità della classe operaia.

L’Internazionale sindacale di Amsterdam è cosi un surrogato della fallita Seconda Internazionale di Bruxelles. I lavoratori comunisti che devono in tutti i paesi appartenere ai sindacati, tendono invece a creare un fronte di lotta internazionale dei sindacati. Si tratta qui non di appoggio finanziario in caso di sciopero ma di far sì che nel momento di un pericolo minacciante la classe operaia di uno Stato i sindacati degli altri stati, come organizzazioni delle grandi masse, corrano in sua difesa, e impediscano alla borghesia del proprio paese di prestare aiuto a quella di un altro paese, la quale si trovi in lotta con la classe operaia. La lotta economica del proletariato diventa in tutti i paesi ogni giorno più una lotta rivoluzionaria. Perciò debbono i sindacati impiegare consapevolmente tutte le loro forze per sostenere ogni lotta rivoluzionaria sia nel proprio paese che negli altri. A tale scopo essi debbono non solo mirare alla maggior centralizzazione possibile della loro lotta in ogni altre paese, ma debbono far ciò sopra una scala internazionale, entrando nell’Internazionale Comunista ed unendosi per formare un esercito, le cui varie parti conducono in comune la lotta, dandosi uno scambievole appoggio.

Carlo Radek

La Costituzione dei Soviet

1. – I Consigli (Soviet) dei deputati operai sono apparsi per la prima volta in Russia nel 1905, nel momento in cui il movimento rivoluzionario degli operai russi era al suo apogèo. Fin dal 1905 il Consiglio dei delegati operai di Pietrogrado prendeva le prime misure per impadronirsi del potere; ma a quel tempo il Soviet di Pietrogrado era troppo isolato per aver qualche probabilità di conquistare il potere politico. E dal momento in cui la controrivoluzione ebbe riunite tutte le sue forze e in cui il movimento operaio si rilassò, il Soviet, dopo un breve periodo di inerzia cessò di esistere.

2. – Quando nel 1916, al principio della nuova e terribile onda rivoluzionaria, riapparve nuovamente in Russia l’idea dell’organizzazione immediata dei Consigli di delegati operai, il Partito bolscevico sconsigliò agli operai la formazione immediata dei Soviet, sostenendo che essa sarebbe stata matura solo quando la Rivoluzione fosse già stata iniziata e nel momento stesso della lotta diretta per il potere.

3. – All’inizio della Rivoluzione del febbraio 1917, quando i Consigli dei deputati operai furono trasformati d’un sol tratto in Consigli di deputati operai e soldati, essi rappresentarono, nella sfera della loro influenza, la più lunga maggioranza del popolo e acquistarono immediatamente una straordinaria autorità, perché la forza reale era al loro fianco, nelle loro mani. Ma quando la borghesia liberale si riebbe dalla subitaneità delle prime tempeste rivoluzionarie, e quando i social-traditori menscevichi e social-rivoluzionari, si posero in aiuto della borghesia russa per la riconquista del potere, l’imponenza dei Soviet incominciò a diminuire. Non fu che dopo le giornate di luglio e dopo lo scacco della campagna contro-rivoluzionaria di Kornilof, quando la grande massa del popolo si sollevò e il ripiegamento del Governo contro-rivoluzionario di coalizione borghese fu quasi consumato, che i Soviet riacquistarono la loro potenza, e da allora acquistarono una influenza decisiva su tutto il paese.

4. – La storia delle rivoluzioni tedesca e austriaca contiene i medesimi insegnamenti. Quando le masse popolari si sollevarono, quando l’onda rivoluzionaria s’innalzò così potente da sommergere e scalzare le fortezze delle monarchie degli Hohenzollern e degli Asburgo, i Consigli dei delegati operai e soldati si formarono con una rapidità prodigiosa, in principio la forza reale era al loro fianco e i Soviet erano sulla buona strada per conquistare di fatto il potere. Ma dacché in seguito a tutta una serie di condizioni storiche, il potere passò alla borghesia e ai social-democratici contro-rivoluzionari, i Soviet declinarono rapidamente e perdettero ogni importanza. Nel momento del fallito colpo di Stato controrivoluzionario di Kapp e di Luttwitz in Germania, i Soviet ripresero nuovamente la loro attività; ma quando la lotta terminò con la vittoria della borghesia e dei social-traditori, i Soviet che avevano appena rialzata la testa, disparvero ancora una volta.

5. – Tutti questi fatti dimostrano che per il consolidamento dei Soviet sono necessarie alcune condizioni preventive, ben definite. Per organizzare dei Consigli di delegati operai e trasformarli in Consigli di delegati operai e soldati, è necessaria la presenza di tre condizioni:

a)una forte ondata rivoluzionaria nella maggioranza degli operai e operaie, dei contadini e dei lavoratori in generale;

b)una crisi economica e politica acuta che raggiunga un tal grado che il potere de sé medesimo sfugga dalle mani del potere capitalista;

c)infine: nelle file di una considerevole massa di lavoratori, e soprattutto nelle file del Partito Comunista, la ferma decisione di intraprendere una lotta definitiva, sistematica e metodica, per la conquista del potere.

6. – In mancanza di tali condizioni, i comunisti possono e debbono, in maniera sistemativa e perseverante, propagare l’idea dei Soviet, renderla popolare fra le masse, dimostrare alle folle che i Soviet sono la sola forza efficace di Governo durante il periodo di transizione verso il Comunismo integrale. Ma procedere all’organizzazione diretta dei Soviet in assenza delle suddette tre condizioni, è impossibile.

7. – Il tentativo dei social-traditori di Germania per castrare i Soviet, alterarne il carattere e quindi introdurli nel sistema costituzionale democratico borghese, è un tradimento alla causa dei lavoratori e un inganno verso i lavoratori stessi. I veri Soviet non sono possibili che come una forma di organizzazione di Stato che prenda il posto della democrazia borghese, la rovesci, per sostituirla con la dittatura del proletariato.

8. – La propaganda dei leaders di destra degli Indipendenti (Hilferding, Kautsky e altri), tendente a dimostrare la compatibilità del sistema soviettista con l’Assemblea costituente borghese, è: o un errore totale nella comprensione delle leggi di sviluppo d’una rivoluzione proletaria, o un inganno cosciente della classe operaia. I Soviet sono la dittatura del proletariato. La assemblea costituente è la dittatura della borghesia. Unire e conciliare la dittatura dei lavoratori e quella dei borghesi, è impossibile.

8. – I tentativi dei gruppi comunisti separati in Francia, in Italia, in America, in Inghilterra per costituire dei Soviet che non abbracciano le grandi masse, e conseguentemente incapaci di entrare nella lotta diretta per il potere, non può che essere pregiudizievole alla preparazione attuale di una Rivoluzione soviettista. Ciò che di meglio può capitare a questi Soviet artificiali e privi di forza, è di presto trasformarsi in piccole associazioni per la propaganda soviettista; ciò che di peggio può capitare a questi Soviet anemici, è di non avere per effetto che compromettere l’idea soviettista agli occhi della grande massa popolare.

10. – I Soviet senza la Rivoluzione sono impossibili. I Soviet senza una rivoluzione proletaria sono inevitabilmente caricature di Soviet. I veri Soviet popolari, sono la forma storicamente elaborata della Dittatura del Proletariato. Tutti i partigiani sinceri e seri del potere soviettista, debbono trattare con prudenza l’idea soviettista e, pur facendo per essa una propaganda infaticabile fra le folle, non debbono procedere alla realizzazione diretta dei Soviet che in dipendenza delle tre condizioni precedentemente stabilite.

GREGORIO ZINOVIEF