Partito Comunista Internazionale

La tattica dell’Internazionale Comunista Pt.1

Categorie: Third Congress, Third International

I.

Si manifesta da molte parti un vivo interessamento per l’indirizzo tattico che il movimento internazionale comunista va assumendo nella attuale fase della crisi mondiale, e non è male chiarire alquanto tale questione sia per rassicurare compagni che sembrano preoccuparsi degli indizi di un supposto “nuovo” atteggiamento dell’Internazionale, sia per confutare, ed è molto facile, avversari che tentano speculare su una revisione dei metodi che riavvicini quelli dei comunisti a quelli aspramente stigmatizzati e combattuti degli opportunisti di ogni specie. Esporremo adunque da una parte lo stato della questione nei dibattiti e nella preparazione internazionale e il vero senso delle proposte tattiche che sono state enunciate, e dall’altra il punto di vista del nostro partito in materia.

Sarà utile premettere che la decisione sull’argomento è dal punto di vista internazionale allo stato di studio e di discussione, ed ogni decisione è riservata alla riunione del Comitato Esecutivo allargato che si terrà a Mosca il 12 febbraio, e che le opinioni del Comitato Centrale del nostro partito si possono desumere dal testo delle tesi sulla tattica da esso adottate e che contengono gli elementi di contributo organico alla soluzione del problema attuale della tattica. Non è da escludersi che il punto di vista del partito italiano possa essere dissimile da quello di altri partiti comunisti, ma ciò non vuol dire che le sciocchezze dette al proposito dagli opportunisti non possano e debbano da noi essere appunto dissipate, mostrando come mai l’ignoranza e la insincerità di costoro appaiano più ridicole, di quando si applicano alla risibile ostentazione di un puritanesimo artificiale o quando confondono i risultati della magnifica e superiore esperienza del movimento comunista con un ritorno e un omaggio verso le scemenze che essi masticano da tempo, pronti alle basse quote della loro insipienza ed impotenza e del loro triste mestiere di agenti di pubblicità delle diffamazioni manipolate nei circoli controrivoluzionari.

Il terzo congresso dell’Internazionale comunista non si è pronunciato sul problema tattico delle proposte di “fronte unico” proletario da parte dei partiti comunisti sulla piattaforma di rivendicazioni immediate e contingenti. La discussione del congresso intorno alla tattica fu caratterizzata da un aspetto piuttosto negativo: la critica dell’azione di marzo in Germania e della cosiddetta tattica dell’offensiva. Dal giudizio su questa azione e sul suo risultato il congresso venne ad una serie di conclusioni circa i rapporti tra il partito comunista e la massa del proletariato, che nel loro spirito informatore sono patrimonio comune di tutti i comunisti marxisti, quando sian tradotte in una sana e felice applicazione. Andare verso le masse, è la parola d’ordine del terzo congresso, ed essa significa confutazione di tutte le insinuazioni degli opportunisti, che il punto di vista magnificamente realistico della Terza Internazionale non ha nulla di comune con un illusionismo rivoluzionario che affidi il rinnovamento della società al compito volontaristico e romantico di una schiera di precursori eletti al sacrificio e all’esempio. Il Partito Comunista sarà lo Stato Maggiore della rivoluzione se saprà raccogliere attorno a sé l’esercito proletario condotto dagli sviluppi reali della situazione ad una lotta generale contro il regime presente. Il Partito comunista deve avere attorno a sé la più grande parte del proletariato. Affidate questi concetti ad elementi che non posseggano la profonda dialettica di critica e di applicazione propria del marxismo – elementi che possono esservi anche nelle file dell’Internazionale Comunista ma che non sono certo tra i suoi dirigenti anche se scioccamente taluno li giudichi uomini di destra – e ne vedrete trarre erronee conclusioni alle quali solo si deve se può parlarsi di passo verso la destra e il ripiegamento verso attitudini sorpassate. Bisogna avere le masse, e bisogna avere il partito comunista saldo, adatto alla lotta rivoluzionaria esente da tara socialdemocratica e centrista: sono due condizioni che è forse, o certo, difficile realizzare perché è tremendamente difficile risolvere i problemi da cui uscirà la trasformazione di un mondo, ma sono due condizioni che non si escludono, in modo che sarebbe follia una piatta interpretazione democratica della espressione di Lenin: “Dobbiamo, avere la maggioranza nel proletariato”, quella che corresse a spostare le basi del partito comunista e ne alterasse il carattere e la funzione perché solo così è possibile includervi subito la maggioranza delle masse.

Il contenuto innegabilmente marxista del pensiero dell’Internazionale è invece l’opposto, che la conquista delle masse e la formazione di partiti comunisti veramente tali sono le due condizioni che lungi dall’escludersi combaciano perfettamente, cosicché svolgendo la sua tattica verso l’inquadramento dei grandi strati proletari l’Internazionale Comunista non rinnega ma razionalmente sviluppa e utilizza la sua opera di scissione del movimento politico proletario che doveva essere liberato dai traditori e dagli inetti.

Un altro concetto fondamentale messo in luce dal terzo congresso risale anch’esso alle più genuine fonti del nostro pensiero marxista e della nostra esperienza rivoluzionaria, e può essere sembrato una novità solo a coloro che intendono il rivoluzionarismo nel senso in cui si può concludere che esiste un solo mezzo sicuro di preservarsi dai contagi venerei, ed è la masturbazione, e per salvare gli organi della propagazione della specie si rinunzia alla loro funzione a ragion d’essere. Vogliam dire del concetto che il partito rivoluzionario deve partecipare ai movimenti dei gruppi della classe lavoratrice per i loro interessi contingenti. Il compito del partito è la sintesi di questi moti iniziali nell’azione generale e suprema per la vittoria rivoluzionaria: a ciò si giunge non disprezzando e negando puerilmente quegli stimoli primordiali all’azione, ma assistendoli e sviluppandoli nella logica realtà del loro processo, armonizzandoli nella loro confluenza all’azione generale rivoluzionaria. In questi problemi rifulge il contenuto dialettico del nostro metodo che risolva; nel loro fecondo sviluppo le apparenti contraddizioni che presentano i successivi stadi di un processo, e che scorgendo nella sua vita e nella sua dinamica il cammino storico della rivoluzione non teme di dire che il domani negherà l’oggi, ma non cessa per questo di esserne il figlio: il che vuol dire qualcosa più che il successore.

I pericoli che presenta un simile lavoro sono evidenti: i comunisti sono unanimi nel giudicare che per sorpassarli bisognava appunto costituire dei veri partiti rivoluzionari liberi da ogni pecca opportunista. La formula con cui l’Internazionale Comunista stritolerà il riformismo val molto più di quella di un dignitoso rifiuto a mettere i piedi sul terreno che quello calpesta. Avete dunque questa ricetta? Sembrano domandare in aria di dubbio i sollazzevoli campioni della sinistra “intransigente” del partito riformista italiano. E ben si può ad essi rispondere che la stiamo elaborando avendo intanto assodato quale sia il primo e più importante degli ingredienti: liquidazione dell’equivoco centrista e serratista.

Tutti gli elementi di una simile discussione, e della prova che in quei fondamentali capisaldi tattici non vi è nulla che il più ortodosso ed estremista tra noi non possa sottoscrivere, emergeranno sempre meglio dalla preparazione ai dibattiti del nostro congresso sul problema della tattica.

Ritornando ora allo svolgimento presente della tattica dell’Internazionale, ricordiamo che la tattica detta del fronte unico, se non è stata codificata dal terzo congresso, si è però affacciata anche prima di esso, con la nota “lettera aperta” del partito comunista tedesco a tutti gli organismi politici ed economici del proletariato per una azione comune intesa alla realizzazione di una serie di postulati rispecchianti problemi di interesse immediato delle masse. Oggi il partito tedesco appare disposto a spingersi più oltre, ponendo il problema sul terreno della politica di governo e prospettandosi il suo atteggiamento dinanzi alla costituzione di un governo proletario su base parlamentare, e di ciò parleremo nel seguito di questa della trattazione.

In attesa però delle decisioni che prenderà l’Internazionale Comunista, che indubbiamente preciseranno in modo felice il senso e i termini di questa tattica, e prima di indicare in quale senso tale soluzione è da noi concepita, e possiamo dire anche tentata nella pratica dell’azione del nostro partito, vogliamo avvalerci del testo del discorso che il compagno Zinovief ha pronunciato in una riunione dell’Esecutivo Internazionale il 4 dicembre 1921 intorno all’argomento di cui ci occupiamo, per trarre da questo stesso discorso del presidente dell’Internazionale la dimostrazione che non si può parlare a nessun titolo di attenuazioni o di rettifiche di tiro, di contraddizione anche minima tra l’indirizzo odierno e tutta la gloriosa tradizione del movimento comunista mondiale.

Il compagno Zinovief esamina innanzi tutto lo stato della questione nei vari partiti dell’Internazionale e quindi spiega il significato della formula del fronte unico in rapporto agli aspetti della situazione attuale in tutto il mondo, per stabilire la base dello studio di una applicazione su scala internazionale di una simile tattica.

Dalle dichiarazioni di Zinovief si deduce in modo lampante che tutte le considerazioni di ordine tattico che si svolgono in questo momento si poggiano sulla piattaforma delle fondamentali affermazioni del comunismo, su cui si è effettuata la rinnovazione dell’Internazionale.

Più che mai oggi tutti i militanti comunisti sostengono la necessità di avere come organo primissimo di lotta un centralizzato ed omogeneo partito comunista, e sono pronti per raggiungere tale scopo alle più severe misure di disciplina organizzativa, più che mai essi sostengono che solo la lotta armata rivoluzionaria e la dittatura proletaria sono le vie della rivoluzione, più che mai sono convinti che attraversiamo una crisi rivoluzionaria della società capitalistica. Inserire nello sviluppo di questo coll’azione del partito comunista la lotta per la dittatura, ecco il problema, per il quale potremmo trovare e proporre diverse soluzioni, ma che resta per tutti noi il solo e diretto obiettivo dei nostri sforzi.

Quale che sia la tattica che proporremo – dice Zinovief – la condizione prima per la sua utile applicazione e la salvaguardia della assoluta indipendenza dei nostri partiti. Non proponiamo dunque fusioni. E si vedrà che non proponiamo nemmeno blocchi o alleanze. Si tratta di sfrondare pazientemente il semplicismo di certi giudizi, e di porre in evidenza i casi in cui tale semplicismo cela una colpevole e insidiosa doppiezza – contrapponendogli la leale complessità dei nostri metodi nel loro giuoco di mezzi e finalità.

Zinovief, dice anche più, rispondendo direttamente alle speculazioni degli opportunisti su certe nostre affermazioni. Noi siamo anche pronti a fare altre scissioni, se fosse necessario, lungi dal rimpiangere le antiche, poiché solo queste hanno aumentato la nostra libertà di azione permettendoci di sfidare più difficili tournants della situazione lavorando in essa senza mai smarrir la visione della nostra meta rivoluzionaria, mille volte barattata dagli opportunisti nei bassi servizi resi alla borghesia, magari al riparo delle più sperticate proclamazioni demagogiche di fiera indipendenza e dirittura.

Lungi dal modificare il punto di vista comunista circa l’impiego della forza armata e militare nelle battaglie rivoluzionarie, lo scritto del nostro compagno rivendica l’azione tedesca di marzo come una vera azione rivoluzionaria feconda di buoni risultati. Tutte le sue considerazioni e gli sviluppi che egli prospetta come possibili derivazioni di esse sono guidate dal concetto che si tenta di affrettare e potenziare la preparazione della lotta suprema per la dittatura proletaria, e che utilizzare per questo il movimento spontaneo anche di quella gran parte di lavoratori che ancora non scorge con chiarezza l’ultimo obiettivo, non vuol dire desistere dal denunziare come traditore del proletariato chi diffonde la illusione che esistono altre vie per la emancipazione dei lavoratori.

Noi continuiamo, dice Zinovief, nella opera di cristallizzazione dei nostri partiti, dove la menzogna socialdemocratica non può avere cittadinanza, e non rinunciamo nemmeno per sogno alla critica degli opportunisti delle varie internazionali gialle. Ed egli afferma chiaramente che il nostro giudizio sulla situazione attuale, caratterizzata dalla offensiva capitalistica, è che essa presenta evidenti sviluppi rivoluzionari cosicché la proposta di una tattica difensiva di tutto il proletariato non ha affatto il senso: rinunciamo alla lotta rivoluzionaria per contentarci di mantenere l’attuale condizione di trattamento fatta al proletariato, ma vuol invece dire che a questo problema immediato noi ci sentiamo di innestare un ritorno controffensivo delle masse che le porrà direttamente sulla via di quella azione, sempre sostenuta dai partiti comunisti, e solo da essi. Non per nulla i signori riformisti gradualisti e unitari sono oggi contro le nostre modeste “rivendicazioni immediate” e sabotano il fronte unico della massa: essi sanno che noi vogliamo tutto questo perché per tale via tendiamo allo sviluppo del nostro programma attraverso lo stritolamento dei loro metodi e della loro organizzazione imbelle e disfattista.

Non basta dimostrare che Zinovief dichiara di essere coerente a quelle comuni nostre fondamentali posizioni, ma si può e si deve – e sarà oggetto di un successivo nostro articolo – mostrare come egli abbia il diritto di dichiararlo e sia coerente e logico nelle deduzioni che trae, anche se noi ci sentiamo di proporne di diverse nei dettagli di applicazione.