Rilievi sulla conferenza di Berlino
Categorie: Third International
(Intervista col compagno Bordiga)
Ieri sera il compagno Bordiga capitò inatteso, nella redazione del Comunista. -Come mai! Già di ritorno? Credevamo che tornando da Berlino, ti saresti fermato a Genova.
-Perché mai avrei dovuto sostare a Genova?!
-Mah! Credo però che non ti stupirai anche se ti chiederò le tue impressioni sulla conferenza di Berlino.
Scarso progresso
– Le mie impressioni sono quelle che certo anche tu ai provato leggendo i giornali: la Conferenza di Berlino, per le opposizioni della seconda Internazionale e nonostante gli abili entusiasmi della secondo e mezzo, ha in verità segnato un progresso assai poco notevole verso la costituzione del così detto fronte unico socialista.
– Anche Radek ha riconosciuto ciò. Ma non è questo che io ti chiedeva. Io intendevo riferirmi ai lavori della Conferenza, per quel che concerne quei particolari che non abbiamo appreso attraverso i giornali.
– Tu sai, innanzi tutto, che io, in seguito alle difficoltà incontrate per ottenere il visto tedesco al passaporto, giunsi a Berlino precisamente nell’ultimo giorno della Conferenza. Non potetti quindi seguire dappresso che l’ultima parte dei suoi lavori. La quale però, è stata la più importante. Perché il conflitto fra la seconda Internazionale ed il progetto di risoluzione presentato da Adler, da un lato, e le discussioni avvenute in seno alla delegazione della terza Internazionale – alle quali io partecipai – dall’altro, tendenti a precisare fino a che punto fosse opportuno da parte nostra “mollare” sul terreno delle concessioni, rappresentarono il nocciolo della Conferenza di Berlino.
– Su quali punti, soprattutto, la seconda internazionale prese atteggiamenti di opposizione?
– Sulla questione del trattato di Versailles e sulla cosiddetta inopportunità di convocare la nuova conferenza mondiale dell’Internazionale, durante la conferenza di Genova. . .
– . . per motivi ben noti. E su quali punti del progetto di Adler si fermò l’attenzione della Delegazione comunista, per chiedere la modifica o la soppressione?
– Soprattutto su quelli che concernevano la Georgia e la questione del processo ai socialisti rivoluzionari. La discussione intorno a questi argomenti fu esauriente e vivace. Già durante tutta la giornata, vi fu una grande tensione, e parecchie volte sembrò che la Conferenza stesse per chiudersi con una brusca rottura. Ma i compagni che nella delegazione sostenevano il concetto della opportunità di condurre a termine la Conferenza senza addivenire a decisivi contrasti, dettero alle questioni una soluzione che lo stesso Lenin, in un articolo sulla Pravda. .
– Nel quale articolo. . .
– ne parleremo di qui a poco; soluzione dunque che lo stesso Lenin ha definita eccessivamente transigente. I nostri compagni che hanno voluto seguire questa tattica, sono i primi a riconoscere che essa ci ha condotto a fare delle ben dolorose concessioni. Ma essi sono convinti della necessità di fare intervenire ad ogni costo la seconda Internazionale alla nuova Conferenza mondiale, per dimostrare che tutti i comunisti han tentato allo scopo di creare il fronte unico, e che il fallimento di esso nelle forme oggi perseguite, non dipende che dalla irriducibile ostilità dei gialli. Ad ogni modo, la delegazione comunista chiese ed ottenne che venisse soppresso un accapo in cui il processo ai socialisti rivoluzionari veniva senz’altro liquidato in questa formula: “La Conferenza dichiara che i partiti proletari hanno il dovere di lavorare con ogni loro energia nei rispettivi paesi per la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici, particolarmente di quelli che si trovano sotto la minaccia di persecuzioni o condanne in seguito alla guerra civile”.
Nell’accapo seguente vennero proposte varie formulazioni: da parte nostra si respinse energicamente quella secondo cui la delegazione dell’Int. Com. avrebbe dovuto prendere impegno di fare pressioni sul Governo russo a favore degli imputati. Il testo definitivo è noto, e a me personalmente non sembra tuttavia felice. Su tale punto il Comitato ristretto composto di tre membri per ciascuna delegazione – Zetkin, Frossard e Radek per i comunisti – lavorò penosamente per ore e ore.
-E tu che parte prendesti alle discussioni?
– Pur essendo disciplinatissimo, naturalmente, nelle sedute plenarie della Conferenza – non assistetti d’altronde che all’ultima, durata appena mezzora, e nella quale infondo non si fece che prendere atto delle conclusioni del Comitato dei nove – alle decisioni prese dalla maggioranza della delegazione comunista, nelle discussioni avvenute in seno a quest’ultima, io dichiarai di attenermi personalmente al punto di vista del Partito comunista d’Italia.
Quando si trattò di votare le proposte di modifiche accettate da Radek, io mi astenni, perché l’alternativa era fra la formulazione di Adler e l’altra, nessuna delle quali personalmente condividevo.
– Fosti solo in quest’atteggiamento?
– No il compagno Frossard si astenne con me. Il compagno Radek rispose ribattendo sempre sul concetto cui già ti ho accennato: le concessioni debbono essere intese dialetticamente, in rapporto cioè allo sviluppo dell’atteggiamento nostro contrapposto a quello della seconda Internazionale. Ma l’articolo di Lenin sulla Pravda, e persino alcune frasi di Radek, dimostrano che in realtà, pur partendo da questa premessa, si possono giudicare eccessive le concessioni.
L’intransigenza di Serrati
– E dell’intransigenza. . . di Serrati, che ne dici?
– Sebbene alcuni compagni si siano mostrati abbastanza ben disposti verso la seconda Internazionale e mezzo, per l’atteggiamento da essa preso durante la Conferenza io credo – e questo affermai anche nell’affollatissimo comizio di Berlino – che è per noi assai più pericoloso l’atteggiamento opportunista e pseudo rivoluzionario dei socialdemocratici della due e mezzo, anziché quello della seconda Internazionale apertamente socialpatriota e riformista. Evidentemente questo giudizio vale anche per il buffonesco atteggiamento del signor Serrati che osa al suo solito, chiacchierare da massimalista a Berlino mentre agisce da socialtraditore in Italia. Basta notare il fatto che nella dichiarazione dei massimalisti italiani a Berlino si afferma la necessità di difendere strenuamente i salari, mentre in Italia hanno ufficialmente ratificata e sostenuta, come giornale e come partito, la tattica della Confederazione, che in tutti i modi si è opposta a qualunque tentativo che si proponesse sul serio la difesa del salario e delle altre conquiste proletarie. Ma Serrati ha sbagliato i suoi calcoli, questa volta che non ha perduto il treno. Perché ad esempio, la proposta da lui avanzata di ammettere nel Comitato per l’organizzazione della Conferenza socialista internazionale anche i rappresentanti di quei partiti proletari che non appartengono ad alcuna Internazionale non è stata presa in nessuna considerazione da nessuna parte.
– Che ne pensi di questo Comitato?
– Nel verbale delle discussioni della delegazione comunista io ho fatto inserire una mia dichiarazione nella quale mi ponevo contro la costituzione di qualunque organo permanente delle tre Internazionali. Radek ha obbiettato che non si tratta di organo permanente, ma di Commissione incaricata di preparare la Conferenza socialista internazionale. A parte altre considerazioni, sta di fatto che questo Comitato ha anche il compito di interessarsi del processo dei socialisti rivoluzionari e della Georgia.
Nessun dissidio tra i comunisti
-Dunque, c’è nulla di vero nell’affermazione recentemente fatta dalla stampa socialdemocratica, circa i presunti dissidi avvenuti nel seno della delegazione comunista?
-Assolutamente nulla. E’ inutile ripetere che le polemiche attualmente in corso nell’Internazionale comunista circa le vie per cui si dovrà pervenire al fronte unico di tutto il proletariato rivoluzionario, non partono da divergenze fondamentali, ma esclusivamente da diversa e nemmeno opposta maniera di giudicare le situazioni in rapporto alla tattica da usarsi per raggiungere un fine comune a tutti. Tutti i delegati comunisti, ad esempio, si trovano molto a disagio nella Conferenza di Berlino. Questo disagio od almeno stretto riserbo, non era provocato da motivi sentimentali, ma esclusivamente dalla coscienza che tutti quanti avevano di essere non per collaborare con i nemici del proletariato rivoluzionario, ma per tentare i mezzi più arditi per smascherarli e liquidarli definitivamente.
Un’ultima domanda: Come mai si spiega il fatto che la seconda Internazionale non ha voluto che la nuova Conferenza mondiale delle Internazionali coincidesse con la Conferenza di Genova; mentre ha accettato di partecipare ai comizi che il 20 corrente mese si terranno contro la Conferenza di Genova, in tutto il mondo?
– Questa accettazione, in linea di massima, può essere definita esclusivamente formale. Difatti i socialdemocratici di Berlino hanno, ad esempio, già dichiarato che non parteciperanno al comizio.