Partito Comunista Internazionale

C’è uno spettro in Europa Pt.2

Categorie: Third International

Sono quattro anni che fiumi di odio e di menzogne si rovesciano sul regime proletario di Russia. Le vicende ancora una volta complicatesi ed alternanti della lotta proletaria hanno reso possibile che il baluardo rivoluzionario di Russia fosse isolato in un feroce assedio delle forze del passato, e alle masse degli altri paesi fosse impedito di proseguire direttamente l’opera della prima vittoria. Le classi dominanti riprendono un po’ di speranza. Se non è stato possibile uccidere il mostro bolscevico, sarà possibile ad esse renderlo innocuo? E’ credibile che esse possano addomesticarlo?

Alla leggenda di un comunismo materiato di criminalità e assetato di sangue e di distruzione, artefice volontario di lacrime e di morte, distruttore avanti tutto delle sue stesse creazioni, oggi che il potere del primo Stato proletario si è solidificato come un fatto indemolibile, viene sostituendosi la sciocca leggenda di un comunismo smorzato ed autocastrato, che viene per questo accettato nei cenacoli della gente per bene.
I rappresentanti della Repubblica dei Soviet sono invitati a convegno coi potenti ufficiali del mondo perché avrebbero rinunziato ai termini irriducibili del rivoluzionarismo comunista e muoverebbero a riconciliarsi cogli istituti della società odierna, a riconoscere la vitalità del sistema capitalistico contro cui erano mossi in guerra. Questa ragione nella propaganda filistea della stampa gialla viene sostituita a quella, ben più evidente al sicurissimo istinto delle moltitudini, che non si è potuto spezzare il fronte delle baionette e dei cannoni dell’armata rossa, né aggirarlo portando il veleno dell’insidia controrivoluzionaria nel seno stesso della organizzazione del nuovo Stato proletario.

Quando la borghesia capitalista dopo aver denunziato come criminoso il principio della associazione sindacale proletaria dovette riconoscerlo e legalizzarlo, essa segnò in quel momento una tregua apparente, ma sentiva che in tal modo dava nuova base a più tremende lotte delle forze rivoluzionarie contro di essa. Non poteva però fare altrimenti, e per le mille sue voci gridò di avere ammansito il mostro della rivoluzione inquadrandolo nelle sue leggi e nei suoi istituti. Per vie complesse che non è qui il caso di seguire, la forza rivoluzionaria riprese la sua via e preparò ben altre tempeste.

Accogliendo a Genova i delegati della Repubblica dei Soviet nei quadri delle sue legali rappresentanze, la Internazionale degli Stati capitalistici subisce un fatto ineluttabile; mai ai suoi mille organi tra cui primeggia la stampa gialla fa dire che le forze della rivoluzione sono venute a Canossa. Ma vi è in questo una situazione analoga a quella ora accennata e a quella mille volte ripetutasi delle alternative nella lotta di classe mondiale, che mai non hanno dissipato lo spettro della rivoluzione integrale. E se l’analogia non è completa, le differenze militano a tutto favore dei più pronti sviluppi rivoluzionari della situazione attuale. Uno Stato costituito e organizzato, diretto fermamente dal Partito Comunista, se deve piegare alle necessità dello svolgimento storico lo fa con libertà di iniziativa mille volte maggiore delle organizzazioni del movimento proletario fino a ieri soggette a mille fattori di incertezza nel loro difficile divenire. L’onda di ristagno dell’offensiva rivoluzionaria provocata da un momentaneo confluire della politica dominante con le forze che il proletariato ha potuto organizzare dalle sue file, potrà essere molto più rapidamente invertita in un nuovo assalto oggi che si tratta di un potere costituito e sovrano nella organizzazione e direzione delle sue forze.

Non era collaborazione né tradimento per i dirigenti delle forze proletarie l’accettare che il movimento sindacale del proletariato fosse legalizzato. Se essi si fossero opposti a che le prime associazioni professionali clandestine e illegali diventassero pubblicamente e legalmente la base dell’immenso movimento sindacale odierno, avrebbero fatta una politica senza alcun senso e paralizzato il logico divenire delle forze rivoluzionarie.
Collaborazione e tradimento era quello dei social-nazionali del 1914 che inquadravano le masse a loro affidate nel meccanismo di guerra degli Stati borghesi, come collaborazione e tradimento è ogni atto che inserisce l’azione delle organizzazioni proletarie nella funzione del Governo capitalista, mentre non lo è il tenere una manifestazione pubblica quando l’autorità borghese lo abbia consentito, e non lo fu l’accettare di partecipare alle elezioni per gli organismi ufficiali dello Stato, allorché le classi dominanti si decisero a concedere il diritto elettorale alle masse popolari. Il rifiuto borghese, così nel caso del diritto elettivo, che in quello di associazione sindacale come in quello del riconoscimento della Repubblica dei Soviet, era un fattore rivoluzionario. Ma da quando questo rifiuto cade non è rivoluzionario ma semplicemente idiota il volerlo sostituire con un rifiuto nostro al riconoscimento formale di quello che è purtroppo e da lunga pezza un fatto che non si tratta di “non riconoscere” ma di saper eliminare nella realtà della lotta: il potere dei nostri nemici.

La Delegazione dello Stato operaio che viene a Genova a contatto coi delegati degli Stati Capitalistici non fa nulla di diverso da quello che fa l’organizzazione che dirige un sindacato riconosciuto dalla legge o il deputato socialista o comunista che va in Parlamento.

L’essenziale per l’uno e per l’altro dal punto di vista rivoluzionario è il garantire la indipendenza dell’inquadramento delle forze proletarie e il non aggiogarle al carro del potere borghese. In questo senso diciamo che il fatto storico dell’incontro di delegati del proletariato e del capitalismo in una tregua formale, può più rapidamente risolversi nel riaccendersi della lotta aperta quando l’organismo proletario di cui si tratta è uno Stato fortemente costituito e armato, che quando esso è un sindacato o un partito politico.

Queste cose sono state e saranno meglio discusse nelle trattazioni della stampa comunista mondiale. La nuova leggenda borghese del nostro bolscevismo addomesticato e del comunismo venuto a Canossa non regge più di quella circolata fino a ieri sulle criminali atrocità dei dittatori rossi che solo col ferro e col fuoco andavan trattati. Lo spettro del comunismo sarebbe scomparso se le armi fossero cadute delle mani di Trotski e dal Kremlino non si dirigesse ancora una parte della superficie terrestre assai più vasta dell’Europa. Nascondere questo spettro dietro lo sparato bianco indossato da Cicerin è solo un ridicolo tentativo della ipocrisia borghese.

A furia di rettifiche e riconoscimenti che essa ammanta col pretesto che si rende omaggio alle sue istituzioni, la classe dominante giungerà simulando fino al punto fatale in cui le forze dell’avvenire potranno dire di non voler riconoscere il suo potere per la sola ragione valevole dinanzi allo spirito di realtà della politica rivoluzionaria del comunismo, quello cioè di aver rovesciato di tale potere gli ultimi baluardi, non cogli isterismi simbolici di curiose negazioni di fatti concreti, ma colla effettiva forza delle armi rivoluzionarie.

C’è più che mai uno spettro in Europa e nel mondo. Più che mai questo misterioso fantasma prende forma e materia di realtà. Non solo esso appare e riappare malgrado ogni forma di scongiuri sul fronte delle folle tormentate e martoriate, sempre più precisandosi nelle file del loro organamento rivoluzionario, ma altresì, assunta una sagoma saldissima nelle armate del primo Stato proletario, vigila sul gioco protocollare dei dibattiti di Genova attendendo il momento di mostrare che non il gesto e simbolo, ma le ragioni supreme della Forza, aprono le vie della storia.