Partito Comunista Internazionale

Disciplina

Categorie: Communist Abstensionist Fraction of the PSI

Nell’ordine del giorno fissato dalla Direzione del Partito per il prossimo congresso di Firenze c’è un comma che dice: Modificazioni allo Statuto. L’argomento è gravissimo quanto l’altro per cui il congresso prossimo assume importanza decisiva per l’avvenire del comunismo in Italia. Diciamo anzi, che la costituzione di un vero partito comunista non può essere iniziata senza una ferrea legge che richiami, sin dal principio, dirigenti o gregari ad una severa e profonda valutazione della necessità della disciplina, indispensabile perché un partito rivoluzionario, possa affrontare con sicurezza di vittoria la battaglia cui è chiamata combattere. In senso lato, comunismo e disciplina hanno la stessa significazione.

Noi arzigogoliamo volentieri intorno la parola disciplina. I capi la invocano allorché debbono farsi obbedire e la dimenticano allorché occorra obbedire. Gli iscritti al partito, i cosiddetti tesserati, la prendono cordialmente in giro anche perché hanno la sicurezza della impunità. Di fronte ai partiti borghesi ( esistono davvero i partiti borghesi?) è certo che la nostra disciplina appare ferrea: di contro alla disorganizzazione – sintomo di disfacimento-anche più elementare segno di disfacimento è una forza che impaura. Ma noi che viviamo nel nostro partito ed abbiamo coscienza del nostro divenire, dei compiti cui siamo chiamati, della responsabilità enormi che pesano sul noi, ci accorgiamo – provando sdegno e dolore – che la nostra disciplina, la disciplina del Partito Socialista è un bluff cui solo possono credere gruppi avversari della classe decadente. Il Turati, che è soprattutto l’uomo sincero, avvertiva a i “reggiani”, nell’ultimo convegno, che è impossibile, infantile, parlare di disciplina in un partito che contiene in sé realmente due partiti distinti, con due programmi diversi: ciò noi dicevamo da lungo tempo; e la vita quotidiana ci ha dato e ci da prove continue della impossibilità di creare un saldo partito disciplinato con elementi si eterogenei quali quelli che attualmente compongono il Partito Socialista Italiano.

L’equivoco unitario impedisce onestamente il crearsi di una forza rivoluzionaria capace di vincere la classe nemica.

E l’unitarismo, oggi, non ha più senso, dato che i comunisti, se sconfitti, si staccheranno dall’attuale partito per formare il Partito comunista italiano; il quale soltanto sarà riconosciuto dalla Terza Internazionale, traendo seco un numero considerevole di compagni, e provocando l’inevitabile scissione che noi sappiamo necessaria ed urgente. Ma la stessa concezione elitaria del Serrati provoca una ben più profonda scissione con eliminazioni a destra e a sinistra: tende alla formazione di tre partiti. Rafforza l’equivoco nella passione di chiarirlo.

La scissione del partito e, quindi, in ogni caso inevitabile.

Bisogna che i compagni fin d’ora si decidano a prendere posizione netta. I romantici dell’unitarismo, i sentimentaloni dell’sambrassons-nous, sanno che l’unità che essi vogliono difendere, è sino ad ora spezzata. Salvare il grosso è una buona tattica per un comandante di eserciti; pessimo gioco per chi subordina ad una profonda questione di principio, vitale per rivoluzione, il desiderio del numero, la gioia di essere i più.

La costituzione del Partito comunista italiano, la quale in ogni caso deve avvenire, richiede la formazione di un nuovo statuto di partito, formulate con i criteri del massimo accentramento e della soppressione di quelle forme democratiche che contrastano con la necessità di snellire e rendere sollecito il lavoro oneroso della preparazione rivoluzionaria. La frazione comunista presenterà al prossimo Congresso di Firenze un progetto di statuto. Essa sarà improntato al criterio della più stretta centralizzazione, con ampi poteri al C.E. della direzione del partito, con la introduzione del periodo di candidatura, per i nuovi iscritti e delle revisioni periodiche (la prima delle quali sarà fatta appena dopo il congresso). L’osservanza di statuto fugherà molti opportunisti dal nuovo partito, e determinerà una spontanea purificazione delle file comuniste. In tal modo ci libereremo dal peso morto in un primo momento graviterà dalla nostra parte. Occorre sopprimere la tendenza individualistica, personalistica che vive e si sviluppa oggi fra noi. Occorre saper obbedire per essere obbediti. Accettare le condizioni imposte dalla Terza Internazionale ai partiti ad essa aderenti, per esigere dai gregari il rispetto alle norme dei congressi degli statuti nazionali.

I comunisti vogliono eseguire degli ordini.