Partito Comunista Internazionale

L’opportunismo internazionale

Categorie: Opportunism, Russian Revolution, Third International

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A Mosca Serrati non faceva che ripetere a Lenin: i nostri riformisti, i Turati, Treves, Modigliani, D’Aragona, Dugoni, non sono in alcun modo paragonabili ai vostri menscevichi. Noti dovete credere che essi siano o possano essere i sabotatori della rivoluzione, I compagni russi pensano invece, con noi, che nessuna differenza corra tra gli uni e gli altri.

Ecco che ce ne cade sotto gli occhi un’altra prova:

La “Giustizia” reggiana del 24 dicembre ha pubblicato una relazione del Comitato centrale del partito mensceviko, adottata il 12 maggio 1920, in merito alla ricostruzione dell’Internazionale. La “Giustizia” dichiara di sottoscrivere “la maggior parte delle affermazioni teoriche fatte dai mensceviki” con una sola riserva sulla proposta di costituire la IV Internazionale. “Bisogna invece entrar nella III per lavorare concordi perché le decisioni prese nel secondo congresso di Mosca vengano modificate, permettendo alla Internazionale di raccogliere tutte le forze socialiste in un sol fascio”.

Questo programma dell’opportunismo mondiale, penetrare cioè nella III Internazionale per toglierle il vero carattere e contenuto storico, che è nel selezionamento severo delle “forze socialiste”, sarebbe certo accettato anche dai mensceviki, se tuttavia non fosse stata loro già sbattuta la porta sul viso. Lasciate che quelli della “Giustizia” ricevano analogo trattamento e vedrete che anch’essi saranno per la IV, o II e mezzo, Internazionale; come del resto diceva quella tale “nota” della “Critica Sociale” data da noi nel numero scorso.

Ma una coincidenza di pensiero tra opportunisti italiani e russi è particolarmente interessante.

La “Giustizia” si entusiasma per la dichiarazione menscevika che “il procedere dello sviluppo rivoluzionario segue e seguirà in ciascun paese il suo proprio cammino a seconda del grado di sviluppo etc…”. Non vede, la miope “Giustizia”, quale saporoso valore prenda questa affermazione, quando è in bocca ai destri russi. Questi affermano, d’accordo con gli opportunisti di tutto il mondo, che la Internazionale Comunista vuole imporre a tutti i paesi la copia della tattica rivoluzionaria russa. Ma questi signori scoprono ingenuamente il proprio gioco, in quanto essi sono coloro che anche in Russia, proprio in Russia, hanno avversata la tattica rivoluzionaria comunista, sostenendola inapplicabile ad un paese cosi arretrato. E i riformisti occidentali a loro volta scoprono il gioco loro, riprendendo dai mensceviki quel motivo delle differenti condizioni nazionali, ma applicandolo alla rovescia, contro il metodo rivoluzionario che sostengono i comunisti rivoluzionari dei loro paesi.

Dunque le vantate diversità mentre non tolgono che in ogni paese sorgano e rinvigoriscano ogni giorno più i partiti comunisti, omogeneamente inseriti nell’organismo della III Internazionale, non tolgono neppure che in ogni paese fiorisca lo stesso opportunismo, forte degli stessi equivoci argomenti – e che una infallibile caratteristica degli opportunisti sia appunto la tesi famosa delle differenze ambientali e delle necessarie conseguenti autonomie, di cui ogni partito dovrebbe servirsi per approvare tutte le rivoluzioni, fuorché quella in casa propria; per conservare il diritto di accettare i principi comunisti, e la dittatura proletaria, e schierarsi poi contro di questa nel momento supremo; soltanto perché non è il tempo e non è il luogo!

Confrontate il ragionamento dei riformisti reggiani con quello dei menscevichi russi e ne scaturisce evidentissima questa conclusione: entrambi agiscono in modo da riservarsi di essere contro la tattica rivoluzionaria comunista, per ragioni contingenti o locali, sfuggendo però a precise dichiarazioni di principio antirivoluzionarie. Ed è in ciò che consiste l’opportunismo – in attesa che per questo interessante fenomeno storico si trovi una parola più esattamente appropriata.

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Un altro importante rilievo. Anche gli opportunisti del centro italiano (socialisti comunisti unitari) si fanno forti della tesi delle differenti situazioni e condizioni nazionali. Ma anche per essi si verifica che i loro specifici argomenti contro una rigida applicazione all’Italia delle decisioni della Internazionale, sono gli identici argomenti degli opportunisti d’altri paesi. Ciò è stato più volte notato. Ma eccone un altro esempio.

È noto che un cavallo di battaglia dei comunisti unitari é l’argomento Zimmerwald-Kienthal trasformato in una leggenda che in questo stesso numero un articolo di C.N. riduce alle vere sue proporzioni. Un altro è la benemerenza di aver “difesa la Rivoluzione Russa”. Orbene, udite come il “Populaire” di Parigi, organo anti-comunista di Longuet e degli espulsi di oggi dall’Internazionale, speculi anch’esso sullo stesso motivo polemico, per valorizzare la conferenza tenuta a Berna dai “ricostruttori”:

“L’assemblea era altamente rappresentativa dei migliori elementi socialisti del mondo intero, di uomini di cui alcuno nella grande prova dal 1914 al 1918 non ha piegato un solo istante, di militanti che, in mezzo alle universali défaillances, hanno tenuta alta e salda nella tormenta la rossa bandiera del Socialismo Rivoluzionario internazionale, che furono gli organizzatori delle conferenze di Zimmerwald e Kienthal e i primi difensori della Rivoluzione Russa”.

Accidenti alle differenze! Quelli che, nei vari paesi, ne sono gli assertori, cantano poi in perfetto accordo internazionale la stessa filastrocca anticomunista. Ed è qui la prova migliore del valore universale di ciò che costituisce il cardine del nostro metodo, la risultanza delle esperienze del presente periodo storico; il processo rivoluzionario marxistico colla rivoluzione violenta e la dittatura proletaria; il passaggio alla difesa borghese e alla controrivoluzione del socialismo di destra che quel processo contesta; la divisione netta tra i comunisti della nuova Internazionale e gli elementi che, secondo le tradizioni dell’antica, anche quando a parole la rinnegano, fanno da puntello al traballante capitalismo. Tutto ciò è fatto dì ogni paese, ed è in un vero spirito marxista, lavorando su una congerie difatti eloquentissimi fornitici dalla storia contemporanea di tutte le nazioni, che il Congresso Internazionale ha elaborato le norme generali che servono ovunque a garantire l’organizzazione dei comunisti dalle insidie dell’opportunismo.

Le ulteriori esperienze – e proprio le opposizioni e le proposte riserve alle condizioni di ammissione – confermano come tale provvedimento fosse vitale e inderogabile, e ci forniscono gli elementi per instaurare una sempre maggiore severità nell’avvenire – man mano che i contraddittori di tutti i paesi si inoltrano sotto i nostri occhi lungo la spirale implacabile che si chiude al centro nella controrivoluzione.