Partito Comunista Internazionale

Gli imbroglioni confederali

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Molto si è discusso e molte falsità sono state dette intorno alla iniziativa della costituzione della Internazionale sindacale rossa aderente alla Terza Internazionale.

La relazione che pubblichiamo più oltre dovuta al compagno Murphy, membro dell’Ufficio centrale della Internazionale sindacale rossa, stabilisce in modo inoppugnabile i precedenti della quistione e soprattutto dimostra che la riunione tenuta a Mosca con l’intervento dei rappresentanti della Confederazione del Lavoro italiana, ebbe il preciso obiettivo di costituire la organizzazione internazionale delle forze sindacali che intendevano staccarsi ed opporsi al segretariato sindacale internazionale di Amsterdam, e si concluse con l’impegno di abbandonare Amsterdam da parte dei partecipanti.

I riformisti italiani, colla maggiore impudenza e sfacciataggine, sostengono che la loro partecipazione a tale iniziativa e l’aver sottoscritto la convenzione che ne uscì non li impegnasse ad abbandonare immediatamente Amsterdam. Questo è il primo trucco, la prima frode, la prima menzogna. Ma ve n’è una seconda e forse peggiore: è di avere se non dichiarato almeno lasciato intendere a mosca di aver già troncato il contatto con Amsterdam, pel fatto stesso che la confederazione italiana era legata col partito socialista aderente a Mosca.

Su questa pagina equivoca e spregevole della attività dei confederalisti italiani si deve molto insistere nella propaganda continua contro di essi nel seno delle organizzazioni, mettendola in rapporto alle gesuitiche decisione di Livorno circa il problema internazionale.

I massimalisti del partito e Serrati erano allora per il boicottaggio ad Amsterdam, anzi vantarono che questa questione fosse superata dal rivoluzionarissimo movimento politico e sindacale italiano; dopo, quando han visto impossibile varare i riformisti alla D’Aragona nel seno della Internazionale Comunista, hanno rinculato e, legandosi sempre più quelli, hanno sostenuta la loro tesi della permanenza ad Amsterdam e a Mosca contemporaneamente. Più tardi ancora, soprattutto dopo la scissione del partito e la loro esclusione dalla Terza Internazionale, hanno fatti altri passi a destra e hanno sostenuta la gesuitica soluzione uscita dal congresso confederale e a grande sollazzo dell’olandese Fimmen e dei suoi amici controrivoluzionari di tutto il mondo.

Perché l’ordine del giorno prevalso a Livorno sulla situazione internazionale, e votato da tutti i socialisti senza distinzione di tendenza, è redatto in modo volpino per ingannare le masse, ma rappresenta la diserzione dall’impegno di Mosca.

Che cosa dice infatti questo ordine del giorno che molti non hanno ben considerato per scrutare il vero senso della sua insidiosa formulazione?

«Il congresso delibera … l’adesione incondizionata alla INIZIATIVA PER LA CREAZIONE dell’Internazionale dei sindacati rossi (dunque non adesione alla Internazionale sindacale rossa né al suo consiglio provvisorio di cui i capi confederali ACCETTARONO DI FAR PARTE!) coll’impegno di conservare comunque i rapporti col P.S.I. (COMUNQUE, ossia anche a costo di romperla definitivamente con Mosca se questa non rimangerà il suo atteggiamento verso i fuoriusciti italiani: e siccome questa ipotesi è assurda, cade senz’altro la adesione eventuale avvenire a Mosca) e purché venga riconosciuto per l’Italia il principio della unità sindacale confederale (queste parole di colore oscuro vogliono dire che Mosca dovrà sconfessare l’Unione Sindacale Italiana se questa non accetterà di entrare nella Confederazione. I furbi capi di questa sanno che creeranno tali difficoltà per questa entrata da renderla impossibile!)».

Dunque da questa prima parte dell’ordine del giorno (che reca la firma del massimalista Ramella) si deduce che LA CONFEDERAZIONE NON E’ ADERENTE A MOSCA e si è posta in condizioni tali che non lo sarà giammai. Ossia la firma della famosa convenzione è stata rimangiata definitivamente da quei falsari che vi parteciparono, pronubo Serrati, che sudava quattro camice a comunistizzare i riformistoni confederali, riuscendo solo a scomunistizzre se stesso, dato che comunista fosse mai stato.

Chiariti così i rapporti con Mosca come escono dal congresso confederale, passiamo a quelli con Amsterdam. Seconda parte dell’ordine del giorno trappola: «il distacco dalla Internazionale sindacale di Amsterdam (ah, è dunque fatto! hanno gridato tutti i frettolosi lettori, e chi sa quanti frettolosi delegati votanti all’ultimo momento del tumultuoso congresso! Un momento, amici; aprite bene le orecchie) IN SEGUITO AI DELIBERATI CHE SARANNO PRESI AL CONGRESSO DI MOSCA». Avete ben capito? Dunque il distacco di Amsterdam NON E’ AVVENUTO, esso è stato deliberato … per l’avvenire, rinviato e dopo il congresso di Mosca a cui la confederazione interverrà, perché non perderà nulla ad intervenirvi, ma per porre quelle tali condizioni che si sa già che non saranno accettate. E quindi non solo cadrà l’adesione a Mosca, ma altresì il distacco da Amsterdam.

Ecco dunque il senso del deliberato varato dagli imbroglioni di Livorno: si resta con Amsterdam, non si va con Mosca. Si va a Mosca, ecco tutto, per non fare il gioco troppo scoperto, e per sabotare la costituzione di una internazionale sindacale rivoluzionaria.

Riflettano su tutto ciò i lavoratori, confrontino la sporca politica dei riformisti colle chiare, recise, oneste, coerenti dichiarazioni dei comunisti nel congresso confederale ed in ogni occasione; e ci diano tutto il loro concorso nella lotta senza quartiere che dobbiamo condurre contro i lestofanti della Confederazione del Lavoro fino a che non li avremo totalmente liquidati.

I primi due mesi di attività della Internazionale dei Sindacati Rossi

La rivoluzione sociale ha esercitato sui sindacati di tutti i paesi una influenza non meno profonda che sui partiti politici. Esprimendo fedelmente il movimento essenziale delle masse mettendosi in armonia con il suo cammino, i sindacati riflettono tutti gli sforzi che si producono nella lotta economica della classe operaia.

Milioni d’operai entrano oggi giorno nei sindacati, che essi considerano come il loro rifugio naturale. Oggi i sindacati partecipano più attivamente ai grandi scioperi ed agiscono più energicamente che per il passato.

La loro entrata decisiva nella lotta economica li ha posti di fronte alla realtà politica, forzandoli ad assumere funzioni nuove, a modificare i loro scopi ed a divenire, infine, un’arma nelle mani del proletariato rivoluzionario.

Gli scioperi parziali degenerano in scioperi generali ed il loro numero cresce così rapidamente che essi lanciano ormai una vera sfida al potere governativo.

D’altra parte il flutto degli avvenimenti, determinati dalla guerra intestina che si fanno tra loro gli imperialisti, raggiunge i sindacati, ad un tempo campo di battaglia e punto di appoggio per i diversi partiti. Di fronte a questi fatti, le masse entrate nei sindacati, si trovano nella necessitò di scegliere tra i riformisti ed i rivoluzionari e d’iniziare così una lotta senza tregua per il nuovo orientamento dei sindacati.

Questo problema è tanto internazionale, quanto nazionale. Noi sappiamo che il Bureau sindacale di Amsterdam, che serve in questo momento quale centro di raccolta ai riformisti, è in realtà un potente strumento fra le mani dei capitalisti internazionali. I capi di questi sindacati hanno ingannato gli operai durante la guerra e continuano la loro politica di tradimento dopo la firma della pace imperialista.

La guerra ha fatto crollare la II Internazionale, ed ha dato vita alla III Internazionale Comunista. Ciò che la II Internazionale era per il movimento politico della classe operaia, l’Internazionale di Amsterdam lo è divenuta per i sindacati. Vedendosi impotenti a resuscitare la II Internazionale ed a farne una forza reale contro i lavoratori, i capi della borghesia ed i loro agenti subalterni hanno concentrato tutta la loro attenzione sui sindacati, nella speranza di farsene una leva per incanalare il movimento operaio nella via del riformismo e disfarsi così dei militanti rivoluzionari. È per questo che l’Internazionale Sindacale rappresentata dalla Centrale di Amsterdam è divenuta completamente inutile come arma del proletariato, inquantochè essa si è trasformata in un fortilizio della borghesia contro le masse rivoluzionarie.

Da questo momento i sindacati rivoluzionari si trovano in una situazione simile a quella nella quale si trovarono i partiti rivoluzionari socialisti della II Internazionale quando, liberatisi dall’influenza riformista decisero finalmente di creare l’Internazionale Comunista. Diversi sindacati rivoluzionari avevano d’altronde abbandonato l’Internazionale d’Amsterdam prima che la storia contemporanea ci avesse condotti a questo momento critico. Si tratta, ben s’intende dei sindacati più rivoluzionari. Divenendo la lotta sempre più viva, essi si sentono rafforzati nella loro risoluzione di tenersi fuori dell’Internazionale d’Amsterdam e si vedono spinti sempre più fortemente all’organizzazione d’una nuova Internazionale sindacale. Di fronte a questa tendenza nettamente pronunciata ed all’evidente necessità dell’unione di tutti questi sindacati, la questione dell’orientamento da scegliere si pone in modo preciso e diviene urgente: immediata decisione di rimanere nell’Internazionale di Amsterdam o di abbandonarla.

Portare i sindacati rivoluzionari ad aderirvi (per quanto essa sia pronta a riceverli) sarebbe impossibile; d’altra parte noi vediamo che la burocrazia reazionaria che del riformismo se ne fa una duplice difesa, è fortissima in seno al movimento sindacale, tanto nelle sue organizzazioni nazionali quanto nelle sue organizzazioni internazionali ed essa potrebbe ritardare per un tempo più o meno lungo la concentrazione delle forze rivoluzionarie. Bisognerebbe dunque impiegare, innanzi tutto, queste ultime a cacciare dalle sue posizioni la burocrazia sindacale internazionale. La rapidità con la quale l’azione economica della classe operaia si rivoluziona, ci incita a chiamare senza ulteriori ritardi i lavoratori sotto le bandiere della rivoluzione. I sindacati son organizzazioni di masse. Così, la vittoria in seno all’organizzazione nazionale, l’uscita di questa organizzazione nazionale dal Bureau d’Amsterdam ed il suo riallacciamento ad un nuovo centro dirigente, riducono immediatamente la forza del riformismo e segnano un aumento della potenza rivoluzionaria.

La via che i partiti rivoluzionari hanno scelto al momento della creazione dell’Internazionale comunista, deve essere riconosciuta come la sola che possano seguire le masse organizzate per la rivoluzione.

Noi siamo così, in presenza di compiti ben precisi. Si tratta d’unire le forze sindacali rivoluzionarie che si trovano fuori del Bureau d’Amsterdam, a quelle che potranno essere staccate da quest’ultimo, non appena i loro scopi e le loro tendenze avranno assunto un carattere rivoluzionario. L’unione di tutte le forze «della sinistra» sindacale contro «la destra» diviene la parola d’ordine dell’ora attuale. Le forme d’organizzazione sono infatti di minore importanza degli scopi e dei compiti, e quanto ai pregiudizi conservatori si possono trascurare, quando si è davanti ad una vera attività rivoluzionaria.

Tutto ciò era stato previsto dal primo congresso dell’Internazionale Comunista, spettava al secondo (1920) iniziare il periodo dell’azione diretta.

I delegati designati per il II Congresso giunsero in Russia nel giugno 1920. Il Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista colse l’occasione del soggiorno in Russia delle delegazioni sindacali e le invitò ad una conferenza speciale, che riunì i delegati della Gran Bretagna, dell’Italia e della Russia. Essi dovevano decidere dell’applicazione delle loro idee circa il movimento sindacale internazionale.

Presero parte a questa conferenza: i compagni Zinoviev, presidente del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista, A. Losowsky, M. Tomsky, G. Tsiporovitch, V. Schmidt (membri del Bureau del Consiglio Centrale dei Sindacati di Russia), G. Melnitehausky, membro del Consiglio provvisorio dei Sindacati di Mosca, D’Aragona e Giuseppe Bianchi, della Confederazione Generale del Lavoro d’Italia; Dugoni, membro della Federazione dei lavoratori della terra d’Italia; Emilio Colombino, membro del sindacato dei metallurgici italiani; Robert Williams, membro dell’Unione dei Trasporti della Gran Bretagna e A.A. Purcell, rappresentante del Congresso delle trade-unions inglesi.

Il compagno Zinoviev espose il punto di vista del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista. Egli mise in rilievo il pericolo che presenta per il movimento proletario internazionale in tutti i paesi il lavoro distruttore dell’Internazionale d’Amsterdam che raccoglie ancora intorno a sé milioni d’operai. Il compagno Zinoviev disse che l’Internazionale gialla d’Amsterdam non è solamente una organizzazione tecnica nel movimento sindacale internazionale. Col concorso dei conciliatori quali Legien, Jouhaux, Appleton e C., essa si trova legata alla Società delle Nazioni attraverso il Consiglio del Lavoro di Washington. L’Internazionale d’Amsterdam è una arma politica terribile nelle mani dell’Intesa, che continua a farla servire ai suoi scopi. Quest’arma il proletariato rivoluzionario deve strapparla all’Intesa e spezzarla. Il compagno Zinoviev pose in evidenza la necessità della creazione di un’Internazionale Sindacale Rossa, che agisce d’accordo con l’Internazionale Comunista e militi sotto la bandiera del Comunismo. Egli esortò i compagni a riunire tutte le loro forze contro l’Internazionale di Amsterdam. Il compagno Zinoviev dichiarò che l’ora di questa lotta era già suonata e che egli era d’avviso di creare fin d’allora una sezione sindacale chiamata a regolare ed a dirigere, lavorando d’accordo con l’Internazionale Comunista, il movimento sindacale internazionale. Egli aggiunge che importava fosse questo un fatto compiuto prima della convocazione del secondo Congresso dell’Internazionale Comunista.

Numerosi sindacati d’altronde restano fuori della Centrale d’Amsterdam. Il III Congresso panrusso dei sindacati ha già aderito alla III Internazionale; diversi sindacati di vari pesi ci hanno dato egualmente la loro adesione. La creazione di una sezione per la opposizione all’Internazionale Sindacale gialla, non solo renderebbe più precisa l’attitudine dei sindacati riguardo alla dittatura del proletariato, ma accrescerebbe considerevolmente l’esodo delle masse operaie dall’Internazionale gialla le cui forze sono impiegate esclusivamente a sostenere l’Intesa controrivoluzionaria.

La conferenza riconobbe la necessità d’una simile organizzazione e decise la creazione di un comitato provvisorio e la convocazione di un congresso dei Sindacati rossi.

Questa conferenza fu seguita poco dopo da altre deliberazioni alle quali oltre ai partecipanti della prima Conferenza, presero parte numerosi delegati dei sindacati di Spagna, Jugoslavia, Bulgaria, Francia e Georgia. Tutti i delegati, meno i compagni Williams e Purcell ai quali i loro mandati non permettevano di partecipare alla fondazione della nuova Internazionale, accettarono di far parte del Consiglio Provvisorio dell’Internazionale sindacale Rossa.

I dibattiti che si svolsero in seguito rivelarono tosto divergenze di vedute considerevoli fra i partecipanti. Queste divergenze si accentuarono ancor più quando i sindacalisti si trovarono appoggiati dai delegati dei Shop Steward Committees inglesi e da quelli dei I.W.W.. Essi erano tutti del parere che le prime proposizioni relative alla costituzione di un Consiglio Provvisorio e alle condizioni di ammissione dell’Internazionale racchiudevano concessioni ai riformisti ed impedivano da altra parte l’unione con le organizzazioni sindacaliste della sinistra, Consigli e comitati di officina e di fabbrica, I.W.W., ecc.. Questo disaccordo si appianò ed essendosi chiuso il congresso dell’Internazionale Comunista, si costituì il Consiglio Provvisorio dell’Internazionale Sindacale Rossa con i rappresentanti dei Sindacati che avevano partecipato al Congresso. Ecco la lista:

Tomsky (Russia), Chablin (Bulgaria), il compagno Pestano (Spagna), Milkitch (Jugoslavia), A. Modsen (Norvegia), Yaroiochikharo (I.W.W.), i compagni Colombino, Bianchi e D’Aragona (Confederazione Generale del Lavoro d’Italia), Murphy (Comitati di fabbrica e d’officina inglesi), Mikadze (Georgia), Maring (Federazione degli operai dei trasporti d’Olanda), S Sturm (Sindacalisti tedeschi), Marinfi (operai dei trasporti delle Indie Orientali olandesi), e A. Rosmer (sindacalisti francesi).

Il Comitato Esecutivo provvisorio venne costituito dai Compagni Tomsky, Rosmer e Murphy.

Si deliberò infine di inviare, per radio, un appello ai sindacati di tutti i paesi. L’assemblea votò in seguito lo statuto provvisorio.