L’internazionale comunista al proletariato italiano
Categorie: Communist Abstensionist Fraction of the PSI, Party History, Second Congress
Alla Direzione del Partito, a tutti i membri del Partito, a tutto il proletariato rivoluzionario
La vostra delegazione al II Congresso Universale dell’Internazionale Comunista vi rimetterà tutti i deliberati e tutto il materiale di questo Congresso. Il Comitato Esecutivo considera inoltre indispensabile indirizzarvi la presente lettera che commenta taluni punti delle risoluzioni concernenti direttamente la Sezione Italiana della Associazione Internazionale dei proletari rivoluzionari comunisti.
I rapporti ufficiali dei vostri delegati, i giornali ed altro materiale che ci è stato portato, le numerose interviste che noi abbiamo avuto con tutti i compagni italiani venuti qui, ci hanno permesso, noi lo speriamo, di farci una esatta idea dello stato attuale delle cose nel Partito Italiano. Il progetto della presente lettera è stato sottoposto nelle sue grandi linee a tutti i delegati italiani coi quali abbiamo esaminato dettagliatamente tutti i problemi che vi sono sollevati. In questa lettera il Comitato Esecutivo si propone, con sincerità tutta proletaria, di attirare l’attenzione di tutti i membri del vostro partito su taluni lati deboli della politica del partito.
Il Comitato Esecutivo considera che questo non è soltanto suo diritto ma anche suo primo dovere. Il proletariato militante non è affatto interessato a mascherare per mezzo di procedimenti diplomatici e burocratici le colpe e gli errori che commettono le sue organizzazioni. Il nostro interesse di noi tutti, non è di farci dei complimenti reciproci, ma quello di istruirci approfittando dell’esperienza che ci offre il movimento di tutti i paesi per l’emancipazione del lavoro.
Nell’attacco internazionale contro il capitale, il proletariato italiano ed il suo partito marciano in prima fila. Il vostro partito è entrato fra i primi nella Terza Internazionale; gli è pertanto maggiormente indispensabile stabilire la linea della propria tattica con una nettezza assoluta e di vincere al più presto possibile la resistenza nefasta sorgente dalle colpe volontarie e involontarie del partito.
Compagni, noi attiriamo soprattutto la vostra attenzione sopra la situazione internazionale. È chiaro per tutti che noi entriamo nel periodo della lotta suprema contro il capitale. La guerra della Polonia capitalista contro la Russia proletaria, guerra nella quale la Polonia si trova sostenuta dal mondo intero, si trasforma inevitabilmente in una lotta europea fra il capitale e il lavoro.
Perciò il primo dovere di ogni partito che accetta non soltanto a parole, ma a fatti la dittatura del proletariato, è di prepararsi a gettare al momento opportuno sulla bilancia tutto il peso dell’energia rivoluzionaria del proletariato. Nulla è più falso attualmente che la tattica dell’attesa indeterminata della rivoluzione negli altri paesi. Se taluni compagni italiani pretendono che bisogna attendere una rivoluzione in Germania e in Inghilterra, perché l’Italia non potrebbe fare a meno di carbone importato, i compagni di altri paesi presentano argomenti analoghi.
In Germania si dice che è impossibile impadronirsi del potere per timore dell’Intesa; in Austria perché l’America e le sue colonie troncheranno ogni relazione commerciale, ecc. È chiaro che in tal modo si forma una assicurazione mutua dei capitalisti contro la rivoluzione, ritardando la rivoluzione internazionale, precisamente nel momento in cui è necessario attivarla e svilupparla.
Il Comitato Esecutivo lo sa: vi sono dei momenti in cui il proletariato ha più interesse ad aspettare che le sue forze si accrescano e quelle della borghesia diminuiscano. Ma non bisogna dimenticare che ogni ora di sosta è guadagnata ed impiegata dalla borghesia anch’essa all’organizzazione delle proprie forze per creare un esercito bianco borghese per l’armamento dei figli di papà, dei contadini ricchi, ecc.
È evidente che la borghesia italiana è lontana oggi dall’essere tanto male organizzata quanto lo era un anno fa. Essa raccoglie febbrilmente le sue forze, s’arma e nello stesso tempo cerca di scompaginare e demoralizzare il proletariato italiano con l’aiuto dei riformisti.
Il pericolo è grande, se la borghesia italiana si rafforzerà ancora ci mostrerà i denti. Impaurendo gli operai italiani con lo spettro dell’Intesa taluni leaders italiani li inducono volontariamente o involontariamente in errore. Contro la classe operaia italiana sollevata e che abbia vinto la propria borghesia, l’Intesa non potrà inviare oggi i propri eserciti. Gli avvenimenti che si svolgono attualmente in Inghilterra in seguito al tentativo degli imperialisti inglesi di sostenere attualmente la Polonia bianca ne sono una prova evidente. Gli operai inglesi sono animati da sentimenti rivoluzionari. La borghesia francese non oserà inviare i suoi eserciti per soffocare la rivoluzione proletaria in Italia, e se essa arrischiasse, si romperebbe il collo in questa avventura. Se anche taluni dirigenti spaventano gli operai italiani colla possibilità di un blocco dell’Italia in caso di una insurrezione vittoriosa del proletariato, ciò avviene per una errata impostazione del problema. Dato pure che un tal blocco fosse possibile, potrebbe essere questo un argomento contro la rivoluzione?
È chiarissimo che in nessun paese del mondo la vittoria del proletariato è possibile senza sofferenze e senza privazioni per gli operai. La Russia soviettista non sopporta forse da tre anni il blocco?
Se la rivoluzione non si svolgerà presto negli altri paesi, è probabile che al proletariato italiano sia riservato un periodo altrettanto difficile ed aspro quanto quello attraversato dal proletariato russo dal giorno della grande rivoluzione dell’ottobre 1917.
Ma vi sono assai più probabilità perché il cammino della rivoluzione italiana non sia così difficile. La Russia soviettista ha dovuto lottare molto tempo da sola contro tutto il mondo borghese. La rivoluzione proletaria italiana non sarà in ogni caso più sola.
La classe operaia d’Italia è di una unanimità meravigliosa. Il proletariato italiano è tutto per la rivoluzione. La borghesia italiana non potrebbe contare sulle sue truppe regolari: nel momento decisivo queste truppe passeranno dalla parte degli insorti. Il proletariato agricolo è per la rivoluzione.
La più grande parte dei contadini è per la rivoluzione. L’ultima parola spetta al partito operaio italiano. La borghesia italiana sente venire la tempesta, non è per nulla che essa crea tanto febbrilmente la sua guardia bianca. I continui eccidi e scontri tra operai e gli sbirri della borghesia (per esempio Ancona) dimostrano che la guerra civile si accentua. In una tale situazione ogni incertezza sulla condotta, ogni esitanza nell’interno del partito possono essere per la classe operaia sorgente di incalcolabili disastri.
Invece di assicurare i capitalisti contro la rivoluzione è necessario assicurare il successo di questa: ma non si può arrivare che accentuando la marcia della rivoluzione non con delle insurrezioni parziali e male organizzate, ma colla rivoluzione stessa.
Il Comitato Esecutivo attira la vostra attenzione sopra un altro pericolo derivante dal fatto di trascinare artificialmente in lungo l’esplosione della rivoluzione. Tutta l’Europa si trova talmente economicamente esausta che le riserve che rimangono del regime capitalista diminuiscono con una rapidità catastrofica. Tuttavia è proprio di queste riserve, frutto della lunga fatica degli operai, che il proletariato vincitore dovrà vivere durante il primo periodo del proprio dominio. È per questo che, al pari di tutte le altre condizioni, ogni giorno di inutile ritardo rappresenta un immenso ostacolo di più per la dittatura proletaria.
Lo ripetiamo ancora: «Noi siamo contro ogni provocazione artificiale di sommosse. Noi siamo contro le insurrezioni isolate ed inconsiderate. Ma non vogliamo neppure che il partito proletario si trasformi in un corpo di pompieri destinato a spegnere la fiamma della rivoluzione quando questa prorompe da tutti i pori della società capitalista».
L’Italia presenta oggi tutte le condizioni essenziali garantenti la vittoria di una grande rivoluzione veramente popolare. Bisogna comprenderlo e questo deve essere il punto di partenza. Tale è la constatazione della Terza Internazionale. Ai compagni italiani spetta di decidere tutto ciò che resta a loro a fare in seguito.
Crediamo che da questo punto di vista il Partito Socialista Italiano ha agito ed agisce con troppa esitanza. Ogni giorno ci apporta la notizia di nuovi disordini in Italia. Tutti i testimoni compresi i delegati italiani stessi, assicurano, lo ripetiamo, che la situazione in Italia è profondamente rivoluzionaria. Tuttavia il partito, in molti casi, si tiene da parte, ed in altri, si contenta di contenere il movimento invece di sforzarsi a generalizzarlo, a dargli la parola d’ordine, dargli un carattere sistematico e organizzato, trasformarlo nell’assalto decisivo contro la fortezza del capitale. In questo caso il partito abbandona, in talune località, le masse nelle mani degli anarchici, esponendosi così al pericolo di perdere la propria autorità. Tale tattica è piena di conseguenze deplorevoli delle quali è difficile misurare la portata del male che possono cagionare. Così non è il partito che conduce le masse, ma sono le masse che spingono il partito: questo non fa che trascinarsi a rimorchio degli avvenimenti, cosa che è assolutamente inammissibile.
Se noi esaminiamo le cause di un tale stato di cose, scorgiamo che la principale consiste nel fatto che il partito è contaminato da elementi riformisti o liberali borghesi, i quali nel momento della guerra civile si trasformano in veri agenti della controrivoluzione, nemici della classe proletaria.
È assurdo e ingenuo confondere la correttezza e l’onestà personale di questi individui con il danno obiettivo che essi compiono. I signori Turati, Modigliani, Prampolini, e tutti quanti, possono essere personalmente onestissimi, ma obiettivamente, essi sono i nemici della rivoluzione e come tali, non debbono punto trovar posto nel partito del proletariato comunista. Ogni discorso parlamentare, ogni articolo,ogni opuscolo riformista, è per sua essenza un’arma intellettuale per la borghesia contro il proletariato. È impossibile preparare le masse per la dittatura proletaria se nelle proprie file si hanno degli avversari, come non è possibile preparare le masse a un energico attacco quando nelle proprie file vi sono dei nemici per principio (aperti o segreti) di una tale lotta. E’ impossibile preparare le masse ad una rivoluzione violenta se ci sono nelle proprie file dei nemici della rivoluzione e dei partigiani della pacifica penetrazione del socialismo. Ma siccome questa gente continua ad essere presentemente nel partito italiano, si capisce che la tattica di questo non può essere uniforme.
La frazione parlamentare trascina seco l’ingombrante zavorra del riformismo e questo impedisce ad essa di avere una linea di azione veramente rivoluzionaria. L’utilizzazione della tribuna parlamentare è necessaria al proletariato. Ma per questo è necessario che tutta l’attività della frazione parlamentare del proletariato esprima la tattica rivoluzionaria del proletariato. Disgraziatamente non si potrebbe dire che ciò avvenga da parte della frazione parlamentare italiana. Questo stato di cose genera all’interno del partito una tendenza all’astensionismo. Tale tendenza ha torto, ma essa ha perfettamente ragione di esigere l’esclusione dei riformisti dal vostro seno.
Più grave ancora è la situazione nei Sindacati. Il proletariato non può vincere senza una regolare direzione di queste organizzazioni da parte del partito. Tuttavia taluni dei posti più importanti sono tenuti da elementi riformisti, da una cricca burocratica che detiene l’apparecchio direttivo sindacale e compie ogni sforzo per frenare lo sviluppo della rivoluzione.
Per caratterizzare la tattica di questi signori basti dire che essi non hanno riunito il Congresso dei sindacati da più di sei anni, temendo di vedersi sfuggire il timone dalle loro mani piccolo-borghesi.
Gli operai sono per la rivoluzione e i Sindacati operai sono contro la rivoluzione. I Sindacati professionali italiani, alleati al vostro partito rimangono ancora parte costitutiva della Internazionale gialla e traditrice di Amsterdam, agenzia evidente degli imperialisti. I dirigenti dei vostri Sindacati, come D’Aragona ed altri riformisti, collaborano colla borghesia nelle sue commissioni create dai capitalisti per la lotta contro la rivoluzione. Simile situazione è assolutamente inammissibile. Non è così che si prepara la dittatura del proletariato. Il Partito deve escludere dal proprio seno i capi riformisti e mettere al posto di quelli che fanno il giuoco della borghesia, i veri capi della rivoluzione proletaria.
Il Partito deve aiutare gli operai a trasformare i Sindacati in cittadelle della rivoluzione proletaria.
Il secondo Congresso dell’Internazionale Comunista, non meno del primo Congresso costituente, si è pronunciato favorevolmente ad un riavvicinamentodi tutti gli elementi veramente rivoluzionari e i proletari del sindacalismo, dell’anarchismo, dei shop stewards Committee e dei I.W.W. Effettuando questo riavvicinamento, il Congresso ha giovato grandemente al movimento operaio. Deve avvenire la stessa cosa in tutti i paesi ed in Italia specialmente. Le decine di migliaia di proletari rivoluzionari i quali, per errore o per ignoranza, fanno ancora parte dei sindacati diretti dagli anarchici sindacalisti (Unione-sindacale) ci sono mille volte più vicini che i riformisti che consentono di essere considerati quali membri della Terza Internazionale, ma che in realtà ostacolano ogni passo in avanti della rivoluzione proletaria.
Non si può vincere l’anarchismo che dopo averla finita totalmente col riformismo. I compagni italiani non lo dimentichino e ne traggano conclusioni nette ed ardite intorno ai compiti dei veri rivoluzionari in epoca rivoluzionaria. Le eliminazioni degli elementi riformisti dal partito e la collaborazione cogli elementi migliori proletari dei sindacalisti e degli anarchici durante la lotta rivoluzionaria, tale è l’attuale nostra divisa.
Lottare senza mercé contro gli elementi di destra (riformisti) che sostanzialmente sono nostri nemici e nemici della classe proletaria: una propaganda costante fra le masse operaie che sono orientate verso il sindacalismo e l’anarchismo per illuminare i loro errori, l’avvicinamento sistematico nell’opera rivoluzionaria, tale è il nostro metodo.
Tutta l’arte della strategia proletaria è basata sul legame del partito colle grandi masse operaie, perciò è indispensabile che il partito presti la più seria attenzione all’importantissimo movimento dei Consigli di fabbrica e di officina; il partito deve dirigere attivamente questo movimento dal centro e sul posto, e non astenersene col pretesto sdegnoso che questo movimento porta un carattere spontaneo, infantile, non organizzato. Il dovere del partito è quello precisamente di porre rimedio a questi difetti, di aiutare il movimento a prendere la sua massima efficienza ed incanalarlo nel torrente della rivoluzione. La sorte dell’intero movimento dipende in modo considerevole dalla giusta soluzione di queste questioni. I nemici della classe proletaria si rendono perfettamente conto della situazione. Il corrispondente del giornale borghese francese L’Information ha avuto perfettamente ragione di dire che la chiave dei destini della rivoluzione in Italia si trova nelle mani del partito socialista italiano: se il partito si impegna nella via indicatagli da Turati, il capitalismo è salvo; se il partito prende la strada della lotta rivoluzionaria, il capitalismo è finito. I dirigenti in vista del vostro partito, ci hanno detto che ogni giorno in Italia gli organi influenti della borghesia italiana fanno assolutamente le stesse dichiarazioni.
Queste non sono affermazioni accidentali. In quasi tutta l’Europa sono i riformisti, i gialli e i socialisti all’acqua di rosa che costituiscono il principale sostegno della borghesia. In Germania sono gli Scheidemann, i Kautsky che salvano la borghesia, in Austria sono i Bauer e i Renner; in Svezia i Branting ed i Palmschern; nel Belgio di Vanderweld e i De Bruckere; in Olanda i Troelstra ed i Vligen; in Polonia i Darscinski ed i Pilsudski, ecc. Non è per nulla che la borghesia cerca dovunque dei ministri “socialisti”, non è per nulla che la borghesia italiana è pronta a prendere come ministri i signori Modiglioni, Duroni e consorti. Non è per nulla che il governo italiano attira sistematicamente nelle sue Commissioni i riformisti e i leaders del movimento sindacale. Il destino del capitalismo italiano dipende oggi dalla condotta del vostro partito. Il Comitato Esecutivo esprime la certezza che il Partito non prolungherà di un giorno la esistenza del capitalismo.
Perciò, in nome della solidarietà internazionale e della rivoluzione universale il Comitato Esecutivo domanda al Comitato Centrale del Partito Socialista di mettere tutte queste questioni all’ordine del giorno in tutte le organizzazioni del Partito e di risolverle, nel Congresso del Partito, il più presto possibile. Il Comitato Esecutivo crede indispensabile di dichiarare che esso considera la questione della epurazione (purificazione) del Partito e delle altre condizioni di ammissione alla Terza Internazionale in modo ultimativo. Esso non saprebbe altrimenti assumere tutta la responsabilità dinanzi al proletariato internazionale per la sua Sezione italiana. Il Comitato Esecutivo spera che il valoroso proletariato italiano non permettendo a nessuno di disertare il proprio posto occuperà nella imminente battaglia delle classi che si impegna, uno dei primi posti ed assicurerà dal canto suo il potere inflessibile della dittatura proletaria.
Il secondo Congresso della Internazionale Comunista ha deciso che i partiti comunisti debbono essere formati sul principio di una centralizzazione assoluta, e deve regnarvi una disciplina di ferro, che i Comitati Centrali debbono avere da un Congresso all’altro il più largo potere, ecc., altrimenti è impossibile diriger la guerra civile, la quale come tutte le guerre esige una disciplina ed una forte pressione di tutti gli elementi della lotta.
Ma la disciplina proletaria seria non è possibile nel Partito italiano fino a che i posti influenti siano occupati da elementi semi-borghesi.
Ogni discorso, ogni atto dei Turati, dei Modiglioni ed altri porta un colpo alla disciplina del vostro partito. La presenza stessa di questa gente nel seno del vostro partito è per se stessa la negazione di ogni vera disciplina proletaria. Il nemico è nelle vostre stesse case. È impossibile di soffrire [intendi: sopportare – n.d.r.] in questo Partito proletario gli avversari convinti e coscienti della rivoluzione proletaria. L’Internazionale Comunista ve ne supplica, operai italiani, suoi fratelli: liberate il Partito dall’elemento borghese ed allora, allora soltanto, la disciplina di ferro del proletariato e del Partito condurranno la classe operaia all’assalto delle fortezze del capitale.
Il Partito degli indipendenti di Germania il quale conta un milione di membri, il Partito Socialista francese, così come altri partiti, si sono indirizzati alla Terza Internazionale. Essi vogliono entrare nell’Internazionale Comunista. Alla loro ammissione noi abbiamo posto una serie di condizioni ultimative (21 condizioni) e noi non li accetteremo se non adempiono a queste condizioni. Noi non permetteremo di fiaccare la nostra organizzazione di combattimento. Noi non vogliamo avere delle catene ai piedi. Noi non lasceremo entrare i riformisti nelle nostre file. Queste condizioni sono obbligatorie per tutti noi ed anche per il Partito Italiano.
La battaglia decisiva si avvicina. L’Italia sarà un paese soviettista. Il Partito Italiano sarà un Partito comunista. Il proletariato italiano sarà il migliore distaccamento dell’esercito proletario internazionale.
Viva il Partito Comunista d’Italia!
Viva la Repubblica Soviettista Italiana!
Viva la rivoluzione proletaria d’Italia!
Pietrogrado/Mosca, 27 agosto 1920
Il Presidente del C.E. della Internazionale Comunista ZINOVIEFF
I membri della C.E. della Internazionale Comunista BUKARIN, LENIN