Partito Comunista Internazionale

Anarchici

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È ben curioso che in questi giorni chi ha detto una parola esatta sul terrorismo è stato, nientemeno!, quel ricordo-uomo di Guido Podrecca, e proprio nell’organo fascista. A parte la teorizzazione del terrorismo, propria degli anarchici individualisti (la filosofia individualista anarco-borghese trova una magnifica applicazione nella guerra; ragione per cui moltissimi individualisti anarchici furono interventisti), il terrore è un mezzo di offesa che vien applicato in certe situazioni storiche, indifferentemente da qualunque aggregato politico il quale debba difendere o offendere per intimorire l’avversario. Le escursioni aeree del periodo bellico, miranti alla distruzione di popolazioni non partecipanti direttamente alla guerra, sono comune patrimonio di tutti gli eserciti che scesero in lizza negli anni 1914-18. il loro scopo era quello di intimorire le popolazioni civili, e determinare uno stato d’animo di depressione che agisse, per riflesso, sullo stato d’animo delle truppe operanti. Non si può deplorare l’eccidio singolo di un bombardamento aereo, senza deplorare la guerra che lo determina. La stampa di Francia, o di Germania, d’Inghilterra o d’Italia, la quale malediceva gli assassini dell’aria, si serviva di un motivo sentimentale per mettere l’opinione pubblica contro il presunto nemico. Ma tutte le nazioni uccisero, con i loro mezzi di distruzione, i civili delle nazioni nemiche, ed il bombardamento aereo di Padova ha l’eguale nel bombardamento italiano su Lubiana.

Il terrore bianco – cui noi oggi siamo sottoposti in Italia – è un sintomo della grave situazione sociale che angoscia l’umanità proletaria intera. Deprecare il fascismo evitando di inquadrare il fenomeno fascista nella cornice della situazione generale rivoluzionaria, significa ignorare o non sentire il momento storico che attraversiamo.

È perciò noi – che non avremmo mai assunto la paternità di un gesto come quello compiuto al Teatro Diana di Milano, né lo avremmo consigliato – non volemmo deplorare l’accaduto, né favorire la speculazione borghese che del fatto ne fece a proprio uso. Ed abbiamo dovuto sentirci dire da alcuni sovversivi (del giudizio borghese ci curiamo ben poco) che noi – con il nostro atto di differenziazione dal contegno di tutti gli altri partiti avevamo solidarizzato con gli uccisori delle vittime del Diana. Trascurando di rispondere a coloro i quali non intesero rompere la loro solidarietà dagli assassini che condussero il proletariato italiano alla guerra borghese, ed a coloro che ignorano profondamente la gravità della situazione rivoluzionaria e recano incensi e viole al Sacerdote Onan schiavi della loro impotenza critica, dobbiamo dire che abbiamo ancora una volta dovuto constatare le mediocre mentalità anarchica, manifestatasi attraverso il pensiero di Errico Malatesta, di Luigi Fabbri e del Comitato di Corrispondenza dell’U.A.I.

Sapevamo che l’anarchismo è privo di ogni contenuto scientifico e vive permeando tutte le società, sino al punto di diventare domani un movimento controrivoluzionario, a similitudine di quello da tempo iniziato nella Russia Meridionale dal Macno. Ma pensavamo che gli anarchici, assai meglio di noi, interpretassero obbiettivamente l’eccidio del Diana, mettendolo in raffronto, se non alla situazione di disordine generale del regime borghese, per lo meno al movimento di protesta sorto tra le folle contro le vittime politiche. Gli anarchici ci hanno detto che la violenza è bandita dai loro testi. Essi guardano l’avvenire e dimenticano che per giungere a conquistarlo bisogna superare difficoltà sanguinose. Noi potremmo dire altrettanto: che il regime comunista è la negazione della violenza, ed aggiungere che la violenza è frutto della esistenza delle classi, che per giungere al Comunismo quanta violenza è necessaria e santa!

E gli anarchici ciò non possono provare. Si tratterebbe, dunque, di distinguere violenza da violenza, violenza buona da violenza cattiva: Eh, via! Non sempre si può disciplinare interamente la violenza di classe; e quella che resta disciplinata alla volontà di chi la usa lascia ai margini una violenza bruta, cieca, incosciente. Non possiamo pensare che un borghese di Francia dell’89 abbia ordinata la mutilazione orrenda della Lamballe. Non pensiamo che Luigi Fabbri o Errico Malatesta abbiano consigliato la strage del Diana. La nostra deplorazione va a tutto il disordine borghese che provocherà nefasti più orribili di quelli compiuti giorni or sono a Milano. Bisogna instaurare l’ordine nuovo, l’ordine comunista, se si vuole por fine al caos in cui l’umanità lavoratrice si dibatte.