Partito Comunista Internazionale

Dopo il congresso dei ferrovieri

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È il “panciafichismo” che ha vinto

Siamo soliti a parlare chiaramente alle masse lavoratrici, ed il nostro giudizio sul risultato, ben da noi preveduto, del decimo Congresso del Sindacato dei ferrovieri italiani lo esprimeremo senza peli sulla lingua.

In quel congresso il fronte unico anticomunista si è realizzato. Anarchici, sindacalisti, socialisti, repubblicani e “senza partito”, si sono incontrati a sostenere lo stesso criterio negativo: la autonomia del Sindacato, non solo dai partiti politici, ma dagli stessi organismi sindacali nazionali ed internazionali della classe lavoratrice; mentre i comunisti, solo i comunisti, presentavano una proposta precisa, completa, ben inquadrata nella mozione che più sotto testualmente riportiamo, vigorosamente sostenuta nei discorsi di Azario, di Gnudi e di altri nostri compagni: Adesione alle direttive rivoluzionarie della Terza Internazionale ed alla sua tattica sindacale, e per conseguenza entrata nella Confederazione Generale del Lavoro per associarsi all’opposizione comunista, militante contro i dirigenti, nel seno di questa, adesione alla Internazionale dei sindacati rossi di Mosca.

Solo 22 delegati si sono affermati su tale mozione. La prevalenza (74 voti) l’ha avuta l’ordine del giorno dei socialisti per l’autonomia assoluta da ogni organismo nazionale ed internazionale, mentre 58 voti otteneva l’ordine del giorno dei sindacalisti-anarchici per la costituzione di una “Federazione dei trasporti” e per mandare una delegazione a Mosca con questo mandato: aderire alla Internazionale sindacale rossa solo se questa abbia come caposaldo la indipendenza del Sindacato da ogni partito politico.

Le obiezioni contro la chiara e sicura impostazione della tattica comunista sono state demolite dai nostri oratori. Tenerezza per la Confederazione? Ed allora perché i socialisti che ne sostengono l’attuale indirizzo sono contro la tesi di entrarvi? Perché gli autonomisti hanno urlato come calandre quando i nostri scarnificavano la traditrice politica dei confederalisti? Difficoltà di conquistare la maggioranza confederale e necessità di dover subire la disciplina dei suoi capi controrivoluzionari? Ma forse in tutte le situazioni dell’anteguerra e del dopoguerra non hanno dovuto i ferrovieri spintisi all’avanguardia subire questa disciplina disfattista per la forza dei fatti, costretti a disarmare quando alla Confederazione piacque, restando esposti alle rappresaglie, constatando che non si lotta, specie quando il conflitto assurge a proporzioni politiche, se si ha solo una organizzazione di una categoria, anche importantissima? E non è stata forse questa la vera ragione delle delusioni del proletariato ferroviario che lo spingono, da una posizione di avanguardia rivoluzionaria, ad una deplorevole tendenza corporativa? Pericolo per l’unità del Sindacato? Ma sono forse i comunisti in procinto di uscirne perché la loro tesi è caduta? E non potevano e dovevano gli autonomisti, se l’unità della categoria li preoccupa più dell’unità di classe, assumere uguale impegno di rispettare in pratica le decisioni della maggioranza del Congresso? Soggezione ad un partito politico, socialista o comunista, secondo che si contenderanno la dirigenza confederale? Ma questo proprio risponde al concetto comunista rivoluzionario dello sviluppo della coscienza proletaria, e se la obiezione è logica in quanto la formulano gli anarchici, è ridicola da parte di socialisti che negano di essere dei riformisti, tanto più in quanto per ora proprio il loro partito sarebbe agevolato formalmente dal passo che farebbero i ferrovieri entrando nella Confederazione, e rafforzandola, mentre è ancora alleata del partito socialista. Ma a costoro non preme tanto la forza della Confederazione, quanto la garanzia del suo monopolio da parte della burocrazia reazionaria daragoniana.

Contro la logica compiutezza della nostra tesi restano miserevolmente inconcludenti le opportuniste posizioni avversarie. Val la pena di discutere la tesi dei socialisti che votano per la non entrata nella Confederazione, tanto amica del loro partito? Ma ha questo detto una sola parola ai suoi iscritti in questa occasione? Si è la direzione del partito pronunziata, almeno nel senso di dare un consiglio ai ferrovieri socialisti? Silenzio di tomba! Sotto tutto ciò, compagni ferrovieri, non c’è una tesi decente, ma solo un giochetto evidentissimo. Nelle assemblee locali i socialisti hanno sostenuta l’adesione alla Confederazione, per confondere le carte e spingere i simpatizzanti comunisti ed estremisti alla tesi opposta dell’autonomia, legando le mani ad alcuni nostri compagni. Al Congresso hanno poi eseguita la parola d’ordine dei socialdemocratici confederali: evitare ad ogni costo l’entrata dei ferrovieri nella Confederazione. Quale migliore riprova della bontà della tattica comunista?

E la tesi anarco-sindacalista? Che gli estremisti di sinistra (?) si incontrino con quelli di destra nel negare l’adesione a Mosca, mentre gli uni e gli altri se ne sono, quando conveniva, gridati fedeli seguaci, che si associno a quelli nelle tesi che “il sindacato deve essere indipendente dal partito politico di classe” (tesi che non giova ripetere ancora una volta come sia la quintessenza dell’antirivoluzionarismo) transeat… Ma sostenere la indipendenza anche da ogni organismo sindacale nazionale ed internazionale, dalla stessa organizzazione secessionista italiana, l’Unione Sindacale, dalla stessa eventuale Internazionale sindacalista che potrebbe contrapporsi a quella comunista (e tacciamo la proposta ridicola della “Federazione dei trasporti”, caduta anche per l’adesione dei lavoratori del mare alla Confederazione, e che non farebbe, caso mai, che allargare il criterio di categoria, senza pervenire alla unità di classe) questo è il colmo dell’inconsistenza di principi e di tattica.

Sì, i sindacalisti, anarchicheggianti più o meno, sostengono che, non il partito politico, ma un organismo sindacale secessionista ed estremista deve guidare la lotta rivoluzionaria proletaria. Ma mai si sono sognati di dire che questa tesi si contrapponga al concetto di unità sindacale, di cui noi siamo fautori nel preciso senso più volte prospettato, perché voglia lasciare le singole categorie isolate tra loro! Una organizzazione comprendente una parte di tutte le categorie organizzate, come l’Unione Sindacale, contrapposta alla Confederazione, in cui le rimanenti parti delle stesse categorie sono organizzate, è un criterio comprensibile, se pure criticabile come falsamente rivoluzionario. Ma il concetto di separare un sindacato di categoria da tutti gli altri, non è una tesi, non è una opinione, non è un metodo, è solo una evidente deplorevole prova di opportunismo conservatore.

Sotto il paludamento socialdemocratico o sotto quello anarcoide non sono state portate all’aperta luce del conflitto nel Congresso dei ferrovieri concezioni precise e rispettabili; ma qualche cosa di ben diverso. E questo qualche cosa è il peggiore veleno per il proletariato che tende alla sua emancipazione di classe, è lo spirito di categoria, l’egoismo corporativo, il concetto: siamo organizzati per la lotta economica, pei benefici materiali, e basta, è l’errore colossale che questi benefici stessi siano conseguibili al di fuori della solidarietà di tutto il proletariato, che la solidarietà nella lotta possa essere altro che compattezza organizzativa.

Il blocco anticomunista si è battuto a Bologna sotto le bandiere del peggiore opportunismo panciafichista. Ecco la verità. Da socialisti e da anarchici non si è messo il Sindacato che organizza integralmente tutto il proletariato al di sopra del partito in cui può militare ciascun proletario; ma si è bassamente messa la sorte del ferroviere, delle sue paghe, delle sue pensioni, della sua – talvolta – possibile posizione di privilegio rispetto ai fratelli lavoratori di tutte le altre categorie, al di sopra delle sorti della generale battaglia rivoluzionaria del proletariato.

Noi non facciamo ai ferrovieri, che tante prove hanno dato, pur tra alcuni errori, di sapersi sacrificare nobilmente per la causa proletaria, il torto di chiamarli responsabili delle colpe della loro burocrazia sindacale dirigente. Anch’essi hanno una rete che li immobilizza e da cui devono liberarsi per assurgere alla libertà di azione che li porrà a lato delle più audaci energie proletarie, ed un estremismo di princisbecco non deve ingannarli su questa verità. In questa lotta il partito comunista, coi suoi immutabili metodi, tende loro una mano fraterna e disinteressata. Compagni ferrovieri comunisti al lavoro! Contro le piccole viltà di tutti gli opportunismi, per portare nei ristretti orizzonti dell’azione puramente sindacale il soffio rinnovatore del programma rivoluzionario del nostro partito e della Internazionale Comunista!