Partito Comunista Internazionale

Un tentativo di attuare l’unità sindacale in Italia fallito per colpa dei dirigenti sindacali

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Il n. 5 del Sindacato Rosso dedica una intiera pagina alle trattative svoltesi tra l’Internazionale Rossa dei Sindacati e i massimi organismi sindacali italiani, allo scopo di raggiungere l’unità del movimento proletario.

Il problema dell’unità, cioè della fusione del proletariato rivoluzionario in un unico organismo nazionale, è il problema basilare per la ripresa della lotta e per l’avanzata verso la rivoluzione della classe lavoratrice italiana. Senza la preventiva risoluzione di tale problema sarà reso impossibile ai sindacati operai e alle organizzazioni in genere di compiere quella concentrazione di forze e quell’accentramento di direzione, in difetto del quale, ogni azione di forze e quell’accentramento dei lavoratori è destinata al fallimento.

L’Internazionale comunista, il Congresso costitutivo dell’Internazionale dei Sindacati Rossi e, per quanto riguarda la propria zona di influenza, il Partito comunista d’Italia, hanno ben compreso tutto ciò e per conseguire questo fondamentale risultato essi non tralasciarono alcun mezzo e fecero, anzi, concessioni; ma finora i loro sforzi furono frustrati dai ripicchi delle pregiudiziali, dalle gelosie dei dirigenti i massimi organismi nazionali.

E diamo ora la importantissima documentazione.

Per chiarezza dei lettori spieghiamo come i documenti traggano origine dalla venuta in Italia di un compagno che aveva ricevuto dall’Internazionale Sindacale rossa l’incarico di tentare l’applicazione delle deliberazioni del Congresso costitutivo dell’Internazionale dei S.R. e cioè, la effettuazione dell’unità proletaria e l’adesione alla I.S.R..

Il convegno del 9 ottobre

Il giorno 9 ottobre ebbe luogo una riunione tra questo compagno e i dirigenti della C.S.I.L..

Di questa riunione alla quale era presente anche G.M. Serrati, diamo integralmente il resoconto, perché meglio che da ogni commento risulta da esso quale è stati il contegno dei bonzi confederali.

X. (rappresentante dell’I.S.R.), chiede di tenere con sé un traduttore, non conoscendo egli la lingua italiana, ma il Consiglio direttivo confederale non lo permette. Il rappresentante russo protesta per questo trattamento e dopo ciò entra a spiegare la ragione della sua venuta in Italia, cioè vedere di porre in pratica le deliberazioni prese a Mosca. Chiede intanto spiegazioni circa le 50.000 lire di Amsterdam e le 30.000 deliberate pro affamati russi; domanda spiegazioni sul voto dei metallurgici a Lucerna; vuole risposte precise e chiede alla C.G.d.L. che dimostri la sua buona volontà verso Mosca. In realtà si riscontra il contrario; voi, dice il X., eseguite gli ordini di Amsterdam, voi finanziate Amsterdam. Chiede se vogliono fare l’unità proletaria e in che modo.

D’Aragona dà le solite spiegazioni sulle 50.000 lire; avverte poi che la Confederazione non può prendere nessuna decisione sull’adesione o meno a Mosca fin dopo il Congresso Socialista. Per l’unità risponde che entro un mese sarò convocato il Consiglio nazionale.

X. chiede perché i metallurgici si sono astenuti dal voto su la Missione dei russi al Congresso internazionale professionale.

Buozzi, spiega che i metallurgici si sono astenuti per una questione delicata.

X. chiede: Come mai è possibile escludere un’organizzazione nazionale? e perché voi che volete l’unità proletaria non avete protestato agli effetti di questo? Noi protestiamo anche perché siamo un’organizzazione di sinistra.

Buozzi ricorda che a Berna i metallurgici italiani hanno votato a favore dei russi.

X. avverte che a Lucerna il Comitato Esecutivo Metallurgico ha deliberato che chi aderisce a Mosca sia escluso dall’Internazionale (mese di marzo), gli italiani non hanno votato contro tale mozione come si rileva dal processo verbale.

D’Aragona dice: ad Amsterdam sono briganti e va bene; poi volete entrare nella Federazione, ma Fimmen, brigante ad Amsterdam, come diventa buon camerata a Berna coi metallurgici.

X. risponde che c’è differenza tra una Federazione Internazionale di mestiere e una Confederazione; se la C.G.d.L. italiana dovesse aderire a Mosca ciò avrebbe ripercussioni in tutti i paesi. È necessario che cessiate di aver solo buone parole per noi, non aspettate ad aderire quando gli altri organismi abbiano aderito.

D’Aragona chiede: Se ricevete ordini da Mosca e da Amsterdam quale mettete in pratica?

X. Noi obbediamo a Mosca e voi ora mettere in pratica quanto delibera Amsterdam.

Serrati. Per voi l’unità proletaria è un mezzo o uno scopo?

X. Perché mettete questa questione? Essa non è né marxismo né teoria, né dialettica. L’unità proletaria è il mezzo per arrivare allo scopo: vi sono masse proletarie, e dei dirigenti ovunque, che dell’unità proletaria ne fanno un feticcio. Dopo la guerra giustamente i dirigenti il movimento sindacale e i partiti socialdemocratici hanno fatto la campagna per l’unità proletaria, ma hanno sacrificato lo spirito rivoluzionario delle masse per il formalismo e abbattuto nello stesso tempo il movimento rivoluzionario. Per esempio voi mettete in pratica le risoluzione d’Amsterdam, ma esse sono contro lo spirito rivoluzionario delle masse; il motivo che adduce la C.G.d.L. per rispondere a noi non è serio, per me non ha ragion d’essere, esso riguarda voi solo: io respingo questo motivo e vi prego di convocare più presto possibile, il Congresso per decidere in merito.

E si passa a discutere per l’unità proletaria.

Serrati sostiene che l’unità in Italia è un fatto compiuto, non essendo ormai l’Unione sindacale che un organismo politico che non arriva ai centomila aderenti.

D’altra parte i ferrovieri sono contrari all’unità. Nel loro ultimo Congresso hanno votato per l’autonomia; essi sono dei corporativisti e non vi avessero male informati sulle cose d’Italia lo dovreste sapere.

X. Fa osservare che è solo questione di buona volontà. L’ultimo Consiglio nazionale dell’U.S.I. ha, in linea di massima, accettato il principio dell’unità; lo sorprende quanto dice Serrati circa l’U.S.I. e i ferrovieri; chiede a lui che è italiano se sa che i ferrovieri hanno deliberato di mandare un loro rappresentante a Mosca; osserva infine che gli argomenti addotti da Serrati sono degni di un politicante, ma non di un organizzatore. Voi non potete non tener calcolo di centinaia di migliaia di organizzati.

D’Aragona. Ammette che la fusione delle forze è probabile, chiede però quale partito politico deve dirigerle.

X. Egli comunista vorrebbe fosse il P.C. ma come rappresentante l’Internazionale sindacale deve dire che le cose non stanno così. Fa osservare che Lososchy non ha atteso che si aderisse al P.C. per creare l’Internazionale sindacale; propone in conclusione una confederazione fra Conf., l’U.S. e i ferrovieri.

Serrati. Sotiene che l’U.S.I. non ha forze, che è un organismo politico e che se si vuole unificare le forze entri nella C.G.d.L. accettandone lo statuto.

Il Consiglio direttivo della C.G.d.L. si riserva di rispondere in merito.

Il rifiuto della Confederazione

In seguito a questo colloquio veniva fissata dal rappresentante dell’I.S.R. un convegno nel quale la questione dell’unità avrebbe dovuto essere esaminata dalla C.G.d.L., dall’U.S.I. e dal Sindacato Ferrovieri. Le prime due organizzazioni sarebbero state rappresentate da tre, l’ultima da due delegati. Si dava comunicazione delle norme e dello scopo del convegno ai tre organismi con lettere in data 12, 14 e 15 ottobre.

Il convegno avrebbe dovuto aver luogo il 20 ottobre.

Ma in data 16 ottobre il Consiglio direttivo della Confederazione rispondeva con una lettera, la quale si risolveva in un vero e proprio rifiuto di proseguire nelle trattative.

Diceva infatti questa lettera:

Al Compagno rappresentante i Sindacati Rossi in Italia – Milano.

Questa Confederazione ha ricevuto la vostra comunicazione circa il convegno per il venti per l’unità sindacale. Non arriviamo a comprendere chi possa essersi sentito autorizzato a fissare il numero dei rappresentanti senza interpellarci, ma in ogni modo vi facciamo presente che di tale fissazione non teniamo conto alcuno – come della convocazione del Convegno – se prima le parti non si impegnino:

1) A dar conto – con possibilità di controllo – delle forze vere che esse rappresentano in Italia come organismi e come organizzati.

Sarà da questa preliminare constatazione che scaturirà la composizione numerica della rappresentanza.

2) Ad impegnarsi su una base di discussione chiara e precisa.

3) A sottometter gli impegni stessi ai consessi autorizzati per le decisioni (Consigli Nazionali o Congressi).

Inoltre, vista che la lettera del 13 corrente della Unione Sindacale esclude la rappresentanza dei partiti politici, avvertiamo che ogni possibilità di soluzione della Unità Sindacale è per parte nostra sovrastato dalla pregiudiziale di accettazione del patto di alleanza col Partito Socialista Italiano. Chiariti questi punti saremo a disposizione per le trattative.

Fraterni saluti.

Firmato: D’ARAGONA.

Ricevuta questa lettera il rappresentante dell’I.S.R. non poteva che rispondere a questo modo:

Milano, 19 ottobre 1921.

Alla Conf. Gen. Del Lavoro – Milano.

In risposta alla vostra lettera del 16 ottobre sono spiacente di dovervi comunicare che, in seguito alle pregiudiziali da voi sollevate, la conferenza per trattare dell’unità proletaria in Italia che avrebbe dovuto avere luogo domani venti corrente, non sarà tenuta.

Lo spirito ed il testo della vostra risposta denotano chiaramente come in voi non siavi alcun desiderio di realizzare l’unità proletaria nel campo sindacale. Non è serio infatti da parte vostra porre come condizione pregiudiziale, avanti l’inizio delle discussioni, l’accettazione del patto di alleanza fra codesta Confederazione ed il Partito Socialista Italiano da parte di altre organizzazioni sindacali.

Il Convegno avrebbe dovuto avere carattere informativo perché le parti conoscessero esattamente le difficoltà che si frapponevano alla realizzazione della unità proletaria. Nell’uno e nell’altro campo si sarebbe poi discusso queste difficoltà e, agendo ciascuna parte spassionatamente, si sarebbe certamente arrivati a raggiungere un accordo completo.

Non hanno quindi nessuna ragione di essere le vostre preoccupazioni circa il numero dei rappresentanti che era stato fissato in base a considerazioni tutt’affatto estranee e diverse. I punti secondo e terzo erano impliciti nello scopo per cui la conferenza venne convocata; nessuna obbiezione su di essi.

Io voglio sperare che al vostro prossimo Consiglio Nazionale porrete la questione dell’unità proletaria e che le risoluzioni di esso Consiglio possano segnare l’inizio di serie trattative perché l’unità proletaria nel campo sindacale in Italia, desiderata ardentemente dall’Unione Internazionale dei Sindacati Rossi nel solo interesse della classe lavoratrice italiana e al disopra di particolari considerazioni politiche, diventi fra breve tempo un fatto compiuto.

Con i migliori saluti.

IL RAPPRESENTANTE DEI SINDACATI ROSSI IN ITALIA.

Il tentativo doveva così considerarsi come fallito. La colpa della Confederazione risultava palese.

Il rappresentante dei Sindacati Rossi si trovava costretto a comunicare all’U.S.I. e al S.F. che la conferenza non poteva più aver luogo e a ripartire portando con sé la prova della malafede di quei capi che ogni giorno predicano l’unità, ma praticamente fanno quanto possono per tenere divise le forze proletarie.

Dai documenti risulta tutta la malafede e l’assoluta mancanza di volontà tanto da parte della Confederazione del lavoro, come da parte dell’Unione Sindacale e del Sindacato Ferrovieri – di raggiungere tale scopo.

L’importanza di questo fatto non sfuggirà a nessuno.