Partito Comunista Internazionale

Anche i comunisti francesi lottano per il fronte unico

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PARIGI, 7.

(Pesci). Il Partito comunista francese sta preparando il suo congresso nazionale. Le assisi del partito saranno tenute quest’anno a Marsiglia, fra poche settimane e i compagni di Francia vi si preparano degnamente. Riunioni preliminari sono tenute, tra le organizzazioni politiche e le organizzazioni minoritarie sindacali, in cui si discutono i capisaldi dell’ordine del giorno da svolgere davanti alla attenzione del proletariato di Francia che attende dal prossimo congresso la parola d’ordine di un’azione che sarà destinata a segnare una tappa molto importante della sua ascensione.

Già sono stati radunati i migliori compagni delle organizzazioni politiche e delle organizzazioni economiche perché sentissero dalla viva voce dei delegati del congresso mondiale di Mosca l’eco di quante discussioni si fecero alla presenza dei rappresentanti dell’Internazionale Rossa. E quelle accolte di compagni hanno seminato per tutte le regioni della Repubblica il buon seme della parola comunista. Giorno sono a Bellevilloise si sono radunati di nuovo di membri del Comitato esecutivo del Partito comunista e i dirigenti delle organizzazioni sindacaliste rivoluzionarie onde studiare i preliminari di un’intesa pratica nella azione sindacale e nell’azione politica.

Una lucida relazione è stata apprestata e da essa si può rilevare quali idee chiare ed opportune abbiano i proponenti. Sindacati e partito debbono agire di conserva, rispondendo a un unico sentimento: quello di convogliare il proletariato verso la rivoluzione.

In Francia più che in ogni altro paese il sindacalismo, o l’ideale di radunare sotto le stesse bandiere tutti gli uomini aventi interessi comuni, indipendentemente dalla loro fede politica, era arrivato a staccare dal Partito socialista le organizzazioni. «Azione di ventre e parole di fuoco» ecco la definizione che uno dei migliori uomini del Partito socialista francese ha dato ai riformisti della Confederazione generale del lavoro. Ma il fuoco delle parole ha lasciato il fumo delle disillusioni e non per nulla ora i minoritari hanno conquistato buona parte del proletariato.

Il sindacalismo riformista francese aveva fatto credere agli operai che vi potesse essere lotta di classe senza lotta politica. I nostri compagni, non giunti al comunismo attraverso le convenienze elettorali, ma attraverso una esperienza di dolori e di disillusioni che hanno ingenerato oltre che una convinzione profonda anche una profonda persuasione che non vi può essere accordo tra le ideologie piccole borghesi e le ideologie della rivendicazione del lavoro produttore, sono decisi a trarre nel campo della battaglia generale tanto le organizzazioni economiche quanto le organizzazioni politiche. Essi vedono, e giustamente, che salva la tattica particolare dei conflitti materiali, uno solo deve essere il lievito delle battaglie tutte del proletariato; la fiducia e l’idea di arrivare al momento opportuno alla rivoluzione sociale che sradichi e strappi le propaggini del privilegio di classe. In questo ideale debbono confondersi i combattenti delle sezioni e delle leghe. Fronte unico in ogni lotta. Sacrifici e speranze comuni a tutti coloro che credono nella rivoluzione. Scioperi, dimostrazioni ,serrate, boicottaggi, elezioni stesse debbono avere un solo scopo: trarre a noi elementi e formare coscienze che, all’occorrenza, contribuiscano alla riuscita della rivoluzione.

Il congresso del Partito comunista francese tratterà in primo luogo e precipuamente l’argomento del fronte unico che le altre organizzazioni sfruttano solo quando si deve procedere alle elezioni.

Il vergognoso spettacolo dato dall’ultimo congresso del Partito socialista francese, sezione della Internazionale operaia, cioè della II Internazionale, mostra infatti quale sia la preoccupazione di coloro che sostengono la necessità di dividere le competenze. Solo i dirigenti dei partiti politici che speculano sulla rivoluzione in continuo divenire e non mai attuabile, sono teneri per la neutralità e l’indipendenza delle organizzazioni operaie dai partiti politici, in quanto temono che, se la politica penetra nelle file dei sindacati, i dirigenti di questi diventino immediatamente i concorrenti più temibili alle cariche elettive. Giova ad essi il dire che i sindacati debbono star fuori dalle competizioni politiche onde il campo rimanga intenso e la messe sia loro risparmiata. Al massimo i dirigenti politici si erigono a protettori delle organizzazioni quando giova far delle chiacchere e a moderatori allorquando occorre sfuggire a responsabilità.

Il fronte unico è voluto dai comunisti in due sensi: nella pratica quotidiana delle agitazioni, nelle quali lo sconquasso delle file proletarie è dovuto alla mancanza di solidarietà ideale delle organizzazioni riformiste; e nella considerazione generale di principio che lo sfruttato è tale davanti a sé stesso e davanti a tutti i suoi simili coi quali ha di comune la miseria e il diritto di uscirne.

Ancora ieri Paul Louis, nel campo pratico, ha preso le mosse dalla triste prova del Nord per richiamare con queste parole i compagni al fonte unico:

«Da un campo all’altro del mondo, il capitalismo continua la sua offensiva contro la classe operaia. Questa offensiva, che cerca insieme di infliggere alla classe operaia divenuta minacciante, un grave scacco e a sottrarre gli sfruttatori da una crisi economica, si esercita contro i salari guadagnati e contro la giornata di lavoro ridotta.

Il capitalismo, da una parte, riduce del 25-30 per cento le risorse proletarie sfruttando la crisi mondiale della disoccupazione per esercitare la sua dittatura; e d’altra parte pretende 9-10 ore di lavoro a rischio e nella speranza di accrescere la disoccupazione.

Accresciuta la disoccupazione, esso la invocherà in seguito per ridurre nuovamente le paghe ed utilizzerà le riduzioni supplementari delle tariffe per prolungare ancora la giornata. Il sistema capitalista rinchiude il proletariato in una specie di circolo infernale. Bisogna chiedersi se di fronte alla formidabile aggressione padronale le masse proletarie hanno opposta la resistenza che conveniva. Come in queste condizioni difendere il principio dell’isolamento assoluto del comunismo da una parte e del sindacalismo dall’altra? La classe operaia vorrà ancora battersi in ordine sparso contro la massa compatta della classe dirigente? Ecco i veri termini della questione».

E stamani sull’Humanitè, il compagno Amedeo Dunois ritorna sull’argomento scrivendo esplicitamente che «la cura della sua dignità spirituale, il sentimento che è l’espressione della più alta coscienza rivoluzionaria del proletariato impongono al Comunismo di non tenersi alla porta dei sindacati, come un mendicante nell’atrio di una chiesa. Perché vi sono dei comunisti nei sindacati, noi domandiamo loro di comportarsi semplicemente da comunisti. Noi riprendiamo, onde guidarli, il programma dell’Internazionale comunista. Esso è noto ed è un programma capace di raccogliere attorno a sé non solo i comunisti, ma anche i sindacalisti rivoluzionari stessi».