Partito Comunista Internazionale

Impressioni e risultati del Congresso di Marsiglia

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TORINO, 3.

Al compagno Tasca, appena tornato da Marsiglia, ci siamo rivolti perché ci esponesse i probabili risultati del congresso tenuto dal Partito comunista di Francia.

– Non ho partecipato al Congresso – egli ci ha detto – altro che nella seduta in cui ho parlato; ma ne ho seguito attentamente i lavori allo scopo di rendermi conto della posizione del Partito nella politica generale della Francia, ed in quella dell’Internazionale.

Il Congresso non è stato brillante, sono mancati i grandi duelli oratori; non si sono aperte le cateratte della eloquenza, cosicché il discorso del compagno Bordiga ha rappresentato veramente una parentesi durante la quale i compagni colà raccolti hanno potuto assurgere alla considerazione dei problemi integrali della lotta comunista. Nell’entusiasmo dei congressisti entrò in quel momento in gran parte la soddisfazione di chi respira a pieni polmoni un’aria nuova e vivificante …

– Era il messaggio della Terza Internazionale; si capisce quindi che lo abbiano inteso con animo commosso …

– L’elemento decorativo c’è entrato per poco. Solo i giornalisti borghesi presenti al congresso, che si erano maledettamente annoiati fino ad allora hanno rilevato il lato romantico della «apparizione» del nostro compagno che portava la luce dell’Oriente. È bene però rilevare che la terza Internazionale non ha alcun debole per i «colpi di scena» e non tiene certo a conservarsi il prestigio rivolgendosi alla immaginazione dei popoli. Il successo del discorso di Bordiga è stato dunque un successo dovuto al suo contenuto, alla presentazione seria e oggettiva ch’egli ha fatto della situazione generale, delle condizioni in essa fatte al proletariato di tutti i paesi, e della giustificazione che ne deriva alla dottrina ed alla tattica comunista.

– È vero che il tono del congresso è stato un po’ terra terra?

– Il Partito comunista francese si è, nell’anno che ha trascorso dal congresso di Tours, appena orientato.

Un partito non si forma in un giorno, ed in Francia non era possibile, in un anno, raggiungere un risultato molto diverso. È questo uno dei punti più evidenti, che derivano non solo dall’esame del congresso ma da quello della attività in genere dei compagni francesi: essi dovranno ancora compiere un certo cammino e lavorare molto prima di raggiungere la attrezzatura spirituale e materiale necessaria ad un Partito comunista che debba agire in Francia.

Nel paese dove la reazione capitalistica ha preso le forme più accanite (la Francia è un paese di medio capitalismo, di un capitalismo «parvenu», e quindi più feroce, più ossessionato dalla idea di proteggersi dal pericolo bolscevico), nel paese del capitalismo militante e corruttore il Partito comunista ha dei compiti di una gravità estrema. Deve lottare contro il conservatorismo delle tradizioni, contro i fantasmi del «jusqu’au boutisme», che sorgono dal teatro ancora caldo della guerra, contro la corruzione profonda della burocrazia, della stampa, della vita pubblica in genere e parlamentare in specie, contro la leggerezza che cerca troppo spesso di riscattare con una generosità di marca letteraria la insofferenza dei compiti modesti e duri che sono propri dei partiti proletari: pericoli interni ed esterni che si intrecciano e rendono tutt’altro che facile il lavoro.

Ma appunto perciò i compagni italiani hanno il dovere di rendersi conto delle enormi difficoltà che il Partito comunista di Francia trova sulla propria strada, e solo pensando alla estrema importanza che giustamente viene data all’opera sua, è possibile giungere ad una valutazione serena degli sforzi che quei compagni fanno per non essere inferiori alla situazione.

– Cosa dici degli ultimi incidenti, delle pretese ostilità per Souvarine e del «centrismo» che parrebbe uscire vittorioso?

– Non è possibile ammannire – ai lettori dei quotidiani comunisti – la cronaca dei contrasti di carattere personale, alcuni dei quali hanno fornito la materia, anche troppo abbondante, per i primi due giorni di congresso. C’è ancora un notevole residuo del «costume» del vecchio partito socialista che costituisce un passivo e che deve essere eliminato.

Ci sono suscettibilità eccessive ed intense che solo la lotta seria e quotidiana eliminerà gradualmente, ma tutto ciò non ha una grande importanza e non può assolutamente essere considerato come una «caratteristica» del congresso. C’è da farne una indigestione di «scampoli», ma noi non vogliamo esimerci dal dovere di vedere più in fondo, di capire meglio, e i compagni francesi meritano di essere giudicati da un punto di vista più serio.

Quanto alle tendenze affermiamo tranquillamente che esse esistono in modo assai impreciso e che l’orientamento teorico e tattico dei compagni francesi non rivela ancora linee differenti ben marcate e continue.

Se si segue la discussione avvenuta per la preparazione del congresso presso la Federazione della Senna, si osserva che nelle votazioni delle singole tesi i vari gruppi si spostano, la «destra» e la «sinistra» si scambiano attorno ad un «centro» che non è mai lo stesso. Il «rivoluzionario» che vota perché nelle tesi agrarie si accentui la nota della espropriazione, protesta poi contro l’accentramento dei poteri direttivi nel Comitato Esecutivo.

Il «destro» che formula delle proposte sulla questione elettorale da far accapponare la pelle del nostro Bordiga, sulla questione sindacale si inginocchia, insieme col sindacalista rivoluzionario Mayaoux, davanti alla carta di Amiens.

Il che vuol dire, insomma, che i compagni francesi stanno elaborando i motivi fondamentali della loro tattica in relazione alla complessa situazione del loro paese, e che da questo lavorio di ricerca, per molte parti pregevole e coscienzioso, non traspaiono ancora i caratteri comuni sufficienti alla definizione di vere e proprie tendenze.

– L’azione del Partito ne uscirà indebolita da questo lavorio?

– Noi, dopo esserci resi conto in misura scrupolosa delle necessità proprie della situazione francese riteniamo che il partito si farà non solo in ragione del suo sviluppo numerico e della importanza dei suoi mezzi tecnici, ma anche secondo il grado di sicurezza che avrà acquistato nell’affrontare i problemi generali della vita sociale del suo paese alla luce dei concetti critici della dottrina comunista.

In questo senso le «tesi» di Marsiglia, se anche imperfette, e certo rivedibili, rappresentano un grande passo per il solo fatto di essere state poste, di aver contribuito a rivolgere l’attenzione oggi, e domani l’attività del Partito, sui problemi concreti dell’azione comunista e di aver costituito la base in una azione che ha trascurato per la prima volta in Francia l’eterno proscenio parlamentare per rivolgersi ai Sindacati, alla organizzazione dei contadini e alle cooperative.

Su questo terreno non si potranno che fare dei passi preziosi i quali serviranno a raccogliere intorno al Partito i consensi della massa operaia e a moltiplicare i legami con essa, e faranno di esso il partito politico della classe lavoratrice.

– Le tesi presentate dal Comitato direttivo subiranno importanti modificazioni?

– Il Comitato Esecutivo della Terza Internazionale ha fatto pervenire osservazioni sulle tesi, osservazioni che in genere si riferiscono a particolari di dettaglio, ma che tendono nella parte essenziale a garantire una linea logica di sviluppo tra la posizione attuale del Partito e quella successiva.

Il C.E. «fa credito» al partito comunista francese; ma ne esige dei pegni per un serio lavoro, che ci auguriamo si compia senza indugio, perché indispensabile e doveroso.

– E sui rapporti tra Partito e sindacati che importanza ha la relazione Dunois, che è stata approvata?

– Mi tratterrò particolarmente su questo argomento in un articolo sul Sindacato rosso.

La deliberazione del convegno di Parigi dei C.S.R. che rappresenta l’ultimo periodo della lotta contro la Confederazione del lavoro riformista, è di una importanza estrema. Fra pochi mesi avremo in Francia la scissione nel campo sindacale ma riteniamo che nei sindacati si ripeterà il fenomeno di Tours: la grande maggioranza passerà nel nuovo organismo che, liberato dai traditori qualificati del proletariato, potrà riprendere le sue tradizioni di battaglia.

Era tempo che ciò avvenisse, e se la scissione lascerà, come speriamo e crediamo, quasi intatti i quadri del movimento sindacale, essa non contrasterà con la tattica del fronte unico, ma la renderà invece possibile.

Si apre così per il proletariato francese un periodo di estrema importanza: da esso dovrebbe uscire una organizzazione sindacale che riprenderà le tradizioni rivoluzionarie del migliore periodo sindacalista, e la formazione di un forte Partito comunista permetterà al proletariato di uscire dalla cerchia e di allacciare il rinnovato sindacalismo con l’azione generale politica per la conquista dello Stato.

Se questo duplice processo di sviluppo sarà condotto sempre più avanti, la lotta di classe in Francia entrerà in una fase che farà di quel paese uno dei punti più interessanti e più importanti del fronte dell’esercito proletario impegnato in una lotta a fondo contro il capitalismo mondiale.

Il discorso del compagno Bordiga

Bordiga porta anzitutto il saluto dell’Internazionale e inizia il suo discorso premettendo di esaminare le condizioni della lotta di classe dal punto di vista mondiale. Parlando della Rivoluzione russa, dice che questa si deve considerare come il primo capitolo della Rivoluzione mondiale, da cui non la si può separare per poterla giudicare. Dal punto di vista economico, certamente, vi è più che un arresto; è anzi una specie di rinculo di fronte ad alcune quistioni, ma da questo fatto si possono trarre conclusioni in favore del comunismo. Infatti noi abbiamo visto rinascere in Russia alcune forme capitaliste ma questi fenomeni economici sono connesso allo Stato proletario che non è stato colpito. Considerando il bilancio della Rivoluzione russa, dal punto di vista politico, il compagno Bordiga nota come essa consista soprattutto in questo: il ritorno del movimento proletario, disgregato dalla guerra, alla vera dottrina rivoluzionaria. Questo, egli dice, si deve all’opera ammirevole d’educazione svolta dalla Rivoluzione russa; alla sua resistenza accanita e vittoriosa alla reazione mondiale unita contro il Comunismo. Si può parlare, è vero, di compromessi, ma è forse colpa dei rappresentanti della Repubblica dei Soviet che tali compromessi hanno dovuto firmare, se non abbiamo fatto la Rivoluzione? (Applausi).

Bordiga prospetta in seguito la differenza fra la Dittatura dei Governi borghesi e la Dittatura dei Governi del proletariato che sostituirà lo Stato borghese, non deve aver nulla di comune con lo Stato avverso, e che il Partito politico di classe deve essere strumento di lotta, l’armata della rivoluzione. L’oratore osserva intanto che i marxisti non hanno mai affermato che la lotta per le esigenze immediate della classe lavoratrice è secondaria. Essa è la lotta di classe allo stato molecolare, ma compito del Partito è di fare passare l’azione proletaria da questa base alla lotta politica contro lo Stato. È per questo scopo che bisogna cercare nelle masse proletarie quell’unità di cui il Partito è l’espressione.

E per rispondere all’azione unita del capitalismo – fondata sullo Stato – occorre l’inquadramento armato del proletariato mondiale. Ma una parte del proletariato è ancora legata al Partito dei socialtraditori. Bisogna ricondurre a noi questi compagni che hanno smarrito la retta via rivoluzionaria. Giudicando la scissione di Tours, dice che questa fu benefica – lo si può constatare facilmente – poiché i dissidenti si sono volti rapidamente verso la borghesia. Proseguendo rileva che ormai un abisso si è scavato tra questa gente ed i comunisti. Rivolto ai congressisti afferma: Voi dovete ora smascherare i dirigenti della Destra, voi dovete costringerli a confessare che essi non possono difendere le esigenze quotidiane del proletariato. Bordiga conclude su questo punto, chiamando tutto il proletariato alla lotta generale per la difesa dei salari, delle otto ore e delle organizzazioni. Dover aver ricordato l’azione del Partito italiano e detto che il fronte unico costituisce la possibilità di dare ai proletari del mondo un’unica parola d’ordine, così continua:

«Ho detto abbastanza per stabilire che, allorché si parla di una nuova politica, quando non vi è una nuova tattica, ma una vera linea marxista, questi fatti non autorizzano nessuno a parlare di rinunce e di attenuazione del programma rivoluzionario o comunista. (Applausi). Questo è una rivoluzionarismo che non si limita soltanto a delle forme astratte, ma che conduce al fronte della lotta anche l’ultimo compagno e che colle forze si lancia nella battaglia suprema. (Applausi).

Bordiga parla in seguito più particolarmente del Partito comunista francese. Si congratula col Congresso dell’accoglienza fatta al messaggio dell’Internazionale. Riconosce l’opera svolta dopo Tours e crede che il compito del Congresso di Marsiglia debba essere ancora più importante.

Le tesi presentate soddisfano l’Internazionale, quella soprattutto molto importante della quistione agraria; ma questo lavoro formidabile è insufficiente; bisogna legare la propaganda all’azione e all’azione l’organizzazione, poiché la propaganda sarebbe sterile se non avesse per risultato l’organizzazione. Ora, l’organizzazione non è soltanto quella interna; bisogna collegare la grande massa del Partito francese al centro internazionale. L’Internazionale sa le difficoltà, e segue il Partito francese come il Partito francese deve seguire l’opera di tutti gli altri partiti.

Venendo a parlare della tattica sindacale del Partito francese, Bordiga dichiara di salutare con simpatia i sindacalisti rivoluzionari francesi; ma il sindacalismo rivoluzionario, egli dice, non è una dottrina comunista. Bisogna chiarire davanti al proletariato le differenze fra queste due dottrine. Si è parlato di subordinazione del Sindacato al Partito; ciò non esiste ed è ridicolo, ma non vi è certamente nessun comunista che possa disinteressarsi del Sindacato. Noi siamo unitari nei Sindacati. Finora in Francia, l’unità è stata mantenuta perché i Sindacati sono stati diretti dai sindacalisti rivoluzionari. Noi non abbiamo nessun condizione porre per l’unità, ma dobbiamo dappertutto far penetrare lo spirito comunista e rivoluzionario.

Il delegato dell’Esecutivo dell’Internazionale non dubita che questo Congresso traccerà un programma nel quale il proletariato troverà la sua unione. Infine, avviandosi alla conclusione, Bordiga pronuncia una perorazione magnifica che solleva l’entusiasmo di tutti i congressisti.

Al disopra dei vostri lavori, noi abbiamo, egli dice, la speranza immensa e la convinzione che voi vi uniate ai comunisti del mondo intero. Compagni, i nostri avversari invocano la disfatta della rivoluzione. Mostriamo loro che l’Internazionale è una forza potente, ch’essa sarà alla testa del proletariato, ch’essa è reale e trionferà.

Uno scrosciante applauso saluta Bordiga che discende dalla tribuna, mentre tutti i congressisti in pieni cantano l’Internazionale. La commozione è vivissima e viene infine decisa la pubblicazione del discorso.