Partito Comunista Internazionale

Per il fronte unico proletario

Categorie: PCd'I, Union Question

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Nelle masse proletarie, e fra i ferrovieri medesimi, sotto l’imperversare della bufera reazionaria, va rapidamente maturandosi la coscienza della improrogabile necessità del fronte unico proletario, necessità che il Partito comunista aveva sostenuto e dimostrato fin dall’agosto dello scorso anno nel suo appello alla Confederazione Generale del Lavoro, all’Unione sindacale ed al Sindacato ferrovieri. Ciò spiega come i dirigenti sindacali anticomunisti, che fino a ieri derisero e boicottarono in tutti i modi questa concezione tattica della lotta di classe, che sola ormai può dare garanzia di difesa al proletariato, oggi si diano d’attorno a combinare intese e patti fra le varie organizzazioni, allo scopo di dare alle masse aspettanti l’illusione che anch’essi sono per il fronte unico e che per virtù loro questi stia per costituirsi senz’altro.

I comunisti, però, non possono lasciar passare cotesto nuovo e più pericoloso tentativo del demagogismo mistificatore ed antirivoluzionario dei capi sindacali riformisti, socialdemocratici, sindacalisti ed anarchici, tale da compromettere i supremi interessi della difesa proletaria e da ingannare la più grande aspirazione delle masse in questo momento, – l’unità di classe – senza una protesta ed una denuncia.

Perché è vano andare celebrando fra i lavoratori e fra i ferrovieri in particolar modo, come una vittoria della tattica unitaria di classe, come la realizzazione del fronte unico proletario quella specie di «intesa», quella inafferrabile ed indefinibile forma di «accordo» contenuta nella deliberazione presa a Roma il 14 scorso dicembre dai dirigenti il Sindacato ferrovieri, la Federazione del lavoratori del mare, il Sindacato tramvieri, la Federazione postelegrafonica con l’adesione della Federazione degli addetti ai trasporti e le organizzazioni portuarie, nonché con l’intervento della Confederazione Generale del Lavoro che volle avocare a sé l’onore della geniale iniziativa. Questa deliberazione non è che una rinnovata inoppugnabile prova dello spirito corporativista, anticlassista ed antiproletario degli uomini che la redassero e sottoscrissero, nonché della loro incapacità a capire le esigenze del momento ed a fronteggiarle, e della loro impreparazione più pericolosa e colpevole come dirigenti di masse e come organizzatori in periodo di lotta di classe guerreggiata ed intensiva.

Infatti, mentre in essa costoro riconoscono che «da parte dei datori di lavoro – Stato e privati – si tenta giungere ad una diminuzione delle conquiste economiche e morali conseguite fino ad oggi», per far fronte a questa minaccia in corso di realizzazione non trovano di meglio che decidere «di impegnarsi reciprocamente (entro l’ambito segnato dalle deliberazioni dei rispettivi congressi sindacali, federali e confederali) alla più completa solidarietà in tutti i casi di lotte sindacali che sorgeranno in avvenire, salvo stabilire volta per volta e di comune accordo in quali forme e con quali mezzi tale solidarietà debba essere manifestata».

Ecco, se tutto ciò non fosse ripugnante, sarebbe semplicemente ridicolo. Eppure vi è qualcuno che osa descrivercelo come una realizzazione del fronte unico fra i lavoratori dei trasporti!

Una solidarietà vincolata da deliberazioni precedenti di congresso, subordinata caso per caso e volta per volta a particolari esami e a singoli parziali giudizi, che garanzia può essa mai dare ad una qualsiasi categoria in lotta?

Gli accordi, se accordi si devono prendere, devono essere preventivi, ben precisati, con vincoli riconosciuti e non infrangibili. Il fronte unico proletario non dev’essere un argomento da trattarsi con colpevole leggerezza e mandarinesca improvvisazione, o tale impiantarvi su le solite demagogiche speculazioni pseudo rivoluzionarie e abiettamente verbose. Egli deve esprimere un’azione tattica della lotta di classe in piena guerra civile, quale oggi travolge i due terzi d’Italia.

Il Comitato sindacale comunista ferroviario denuncia quindi ai ferrovieri italiani, ed al proletariato tutto, questa nuova bluffistica speculazione, e li chiama a vigilare. In un accordo del genere nessuna fiducia è possibile riporre né è possibile attendersi alcuna garanzia di tutela per l’azione e per la lotta inevitabile.

Noi comunisti poniamo ancora una volta nettamente e categoricamente il problema del fronte unico proletario. Esso è possibile soltanto a questa condizione: se le organizzazioni sindacali agenti sul terreno della lotta di classe si vincolano, senza riserve, ad elevare a questioni di principio, sulle quali nessuna transazione o riduzione venga ammessa, l’integrità delle otto ore di lavoro, il rispetto dei concordati ed al valore globale dei salari e degli stipendi, l’integrità del diritto d’organizzazione e di sciopero, l’assicurazione del diritto all’esistenza ai licenziati. Elevare questi punti a questione di principio significa vincolarsi senza scappatoie e sospensive, all’immediato sciopero generale nazionale di tutte le categorie organizzate appena una qualunque di esse in qualsiasi momento venga assalita dalla reazione statale o padronale sui detti capisaldi.

Soltanto se i capi sindacali accettano questa tesi – che dalle masse già è stata accolta non soltanto a parole, ma anche a fatti (sciopero generale di Roma, della Liguria, della Venezia Giulia, ecc.) – il fronte unico proletario sarà una realtà possente e grandiosa capace di garantire a tutti i lavoratori il diritto alla vita, anziché un povero cencio slavato da sventolarsi con mano tremante da un pugno di sacrestani timorosi ed incerti in faccia al Moloche borghese.

I ferrovieri comunisti sono incaricati di dibattere la questione in tutti i comizi di classe, e di proporre ed esigere chiari, precisi pronunziamenti al riguardo.

Il Comitato sindacale comunista ferroviario