Preparando il congresso comunista
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Il nostro Partito, in questo primo anno di vita, ha avuta una organizzazione che può dirsi «sperimentale». Del resto, la organizzazione di un partito comunista, basata sopra principi fondamentali teorici e tattici, non è né può essere «definitiva». Essa si sforza di perfezionarsi perseguendo un’opera continua di polizia interna, di autopurificazione, nello stesso momento in cui tende a rendersi più snella ed agile, più accentrata ed omogenea.
Il primo Congresso di Livorno dette una «carta» alla nostra organizzazione di partito, una «legge disciplinare». Lo svilupparsi della attività comunista in Italia nel campo politico e sindacale, mise in luce le imperfezioni e le deficienze della nostra «legge»; e gli organi centrali del partito dovettero colmare con proprie disposizioni le lacune dello statuto. Alcune di tali disposizioni avevano carattere transitorio, altre avevano carattere di massima, e di queste si proporrà al Congresso la inclusione nel nuovo statuto.
L’accentramento
Uno dei caratteri fondamentali della organizzazione dei partiti comunisti è quello dell’accentramento. Noi siamo ancora lontani dall’affermare che il nostro partito abbia raggiunta la perfezione nella sua centralizzazione; ma possiamo dire che passi notevoli sono stati fatti sulla via che deve rendere il partito simile ad un organismo saldo e ben costituito, che agisca obbedendo ad un organo centrale, e sul quale l’organo centrale possa contare in qualunque momento. Abbiamo dovuto vincere radicate tradizioni democratiche, piccolo-borghesi ed individualistiche ereditate dal partito socialdemocratico; e la esperienza di questi primi dodici mesi di vita del nostro partito dimostra che i comunisti italiani si avviano a costituire un formidabile organo di avanguardia rivoluzionaria. La capacità accentratrice dei partiti comunisti non deve trovare ostacoli nelle norme statutarie che essi stessi hanno fissate.
Lo «statuto» non può mai contemplare tutti i casi della vita del partito e fissare per ciascuno l’atteggiamento che il Partito deve tenere. Esso deve, necessariamente, lasciare una certa libertà di movimento agli organi centrali, altrimenti lo sviluppo della attività del Partito rimarrebbe irretita in una inintelligente e pericolosa fissità.
Si comprende come l’obbedienza ad un corpo di norme statutarie accentratrici abbia spaventato parecchi di coloro che a Livorno vennero al nostro Partito per ragioni estetico-sentimentali, o per ragioni inconfessabili, o per rancori contro individui o gruppi rimasti nel Partito socialista. Il relatore sulla attività svolta dal Partito nel suo primo anno di vita dirà che parecchi aderenti del gennaio scorso, al neo Partito comunista, si allontanarono dalle nostre file nelle quali invece, affluirono operai e contadini in numero notevole e che oggi formano la quasi totalità (97 o 98 per cento) dei componenti del nostro Partito.
Il nostro Partito, oggi, si avvia sollecitamente ad essere un partito fortemente centralizzato. L’esperienza delle elezioni politiche – che sorpresero il nostro partito in un momento gravissimo per la sua costituzione e per la situazione generale del proletariato italiano – sono una prova magnifica di disciplina che il Partito impose coscientemente a sé stesso ed allo stesso corpo elettorale.
Le circoscrizioni federali
La struttura delle circoscrizioni federali ha una importanza eccezionale nella nostra organizzazione. Bisogna considerare in essa due elementi: quello degli organismi dirigenti federali e quello delle delimitazioni geografiche.
Il C.E. federale deve rappresentare un organo di attività organizzativa e propagandatrice al quale è affidata la cura di diffondere i principi teorici comunisti nelle masse lavoratrici, di organizzare queste sindacalmente ed in sezioni comuniste. Gli organi centrali del Partito fissano le linee della attività politica e sindacale del Partito, fissano le norme tattiche alle quali in una determinata circostanza, il Partito deve attenersi. È cura degli Esecutivi federali di volgarizzare e di attuare le disposizioni degli organi centrali. È perciò evidente che i segretari federali debbano essere compagni di fiducia dell’Esecutivo Centrale, del quale interpretano in ogni momento le disposizioni e le fanno eseguire.
Fino ad oggi noi abbiamo divise le Federazioni per province, tessendo la nostra organizzazione federale sul canovaccio delle circoscrizioni amministrative dello Stato italiano attuale. Le nostre attuali circoscrizioni federali si sono dimostrate spesso inadatte alla funzione che esse debbono svolgere, per la loro delimitazione provinciale o per gruppi di province. Una organizzazione politica comunista non può essere divisa artificialmente nelle sue Federazioni da linee arbitrarie quali sono assai spesso quelle che delimitano le province italiane, ma deve preoccuparsi delle vie di lavoro, di commercio e di traffico presso le quali sorgono i grandi o piccoli agglomerati umani. D’altro canto lo sviluppo notevole preso dalla nostra organizzazione politica in talune zone renderà forse necessario lo spezzettamento di alcune federazioni in federazioni di minore estensione territoriale, per rendere agevole la direzione ed il controllo del lavoro del Partito da parte degli Esecutivi federali. È opportuno abolire il criterio obbligatorio delle federazioni provinciali, e dare possibilmente alle nostre federazioni limiti naturali, qualora non possano prendersi in considerazione i più importanti segni delle strade di comunicazione, dei centri di lavoro industriali ed agricoli.
Sezioni e gruppi
Per necessità amministrative lo statuto provvisorio di Livorno disponeva che non si potesse costituire una sezione del Partito comunista se il numero dei soci fondatori fosse inferiore a 10. Tale disposizione ha tenuto lontani dal nostro Partito un notevole numero di lavoratori, specialmente contadini. È vero che lo stesso statuto invero avvertiva che i comunisti isolati, e che comunque non raggiungessero il numero di dieci in una stessa località, potevano inscriversi alla sezione esistente nella più prossima località, ma questa norma assai semplicistica non teneva calcolo di molte condizioni. Infatti in molte Federazioni il nostro movimento è arretrato, e la diffusione delle sezioni assai rarefatta. In questi casi la sezione comunista più vicina esistente in rapporto ai gruppi comunisti può essere distante parecchi chilometri, il che rende impossibile ai gruppi di frequentare le sezioni del Partito, e, quindi, di inscriversi al nostro Partito. Ciò porta ad un pericolo non insignificante. I gruppi di tre o quattro o sei lavoratori simpatizzanti, allo scopo di potersi costituire in sezione e di essere riconosciuti dal Partito, si danno alla ricerca di persone di buona volontà che vogliano, senza preoccupazioni, avere la tessera del Partito comunista ed allorché in tal modo il numero di dieci soci è raggiunto essi chiedono ai Comitati Esecutivi federali di essere riconosciuti quel sezione. Il Partito non deve in alcun modo agevolare la immissione di elementi inutili e dannosi nelle sue file contro i quali procede con tanta severità nella revisione degli inscritti. D’altro canto il Partito non può abbandonare quei proletari isolati che sono materialmente impossibilitati di seguire la vita del Partito fuori della loro abituale residenza. Il Partito deve, perciò, avere una organizzazione cellulare politica che vada oltre le sezioni, ai gruppi. Poiché il gruppo non può funzionare come sezione, mancando ad esso la possibilità di crearsi quegli organi necessari al suo funzionamento, esso si nominerà un «capo gruppo» il quale sarà direttamente responsabile verso il C.E. federale della attività dei membri alle sue dipendenze.
Il lavoro nei Sindacati
Ma dove l’attività del Partito trova una delle sue ragioni d’essere è nel campo sindacale. Il Partito non ha mancato di dare le norme sulla organizzazione del lavoro sindacale, ed a tal proposito creò un Comitato esecutivo sindacale a fianco del C.E. del Partito. Nessuna organizzazione comunista può dirsi viva e feconda se rimane come schema, come disegno, e non sviluppa una attività tra le masse lavoratrici. Il Partito ha creato i suoi Comitati sindacali federali e sezionali, i Comitati sindacali comunisti professionali, i gruppi comunisti nei sindacati e nelle aziende. Questo scheletro non è completo, né è dappertutto saldo, ma l’esperienza di questo anno trascorso ci dice che dove i Comitati sindacali lavorarono senza tregua tra le masse operaie e contadine, ivi il Partito raccolse frutti nel campo della organizzazione sindacale.
L’attività del Partito comunista deve particolarmente essere volta all’assorbimento delle masse organizzate, alla conquista delle grandi organizzazioni sindacali. Non basta creare un «gruppo» comunista in una fabbrica od in una lega, composto dei compagni comunisti che lavorano in quella fabbrica o sono inscritti in questa lega. Tale lavoro comincia con la costituzione del «gruppo comunista» e non già termina con questa costituzione. Il lavoro dei gruppi comunisti in seno alla fabbrica o nella organizzazione economica è il più difficile lavoro che è affidato ai comunisti, ma è quello che costituisce la base della loro attività. Migliaia di gruppi comunisti debbono costituirsi ovunque, disciplinati nel loro lavoro dal Partito, per mezzo delle sezioni e dei loro Comitati sindacali, ed obbedienti alle direttive che vengono trasmesse dal Comitato sindacale esecutivo.
L’inquadramento delle forze comuniste
Il nostro Partito, nato in ritardo, si è trovato nella condizione di dover darsi una organizzazione nello stesso momento in cui era costretto dagli avvenimenti a difendersi dalla reazione della classe borghese. La organizzazione dei primi mesi fu tumultuaria, affannosa, con caratteri di provvisorietà. Oggi, ai compagni che convengono al secondo Congresso del Partito possiamo dire che il Partito ha una struttura pressoché forte e salda, in moltissime parti già provata all’urto nemico, in altre parti nata dall’urto avversario. Non sappiamo, oggi, sino a quando al nostro Partito sarà concesso di vivere legalmente. Ma la vita stessa che noi conduciamo ci dimostra chiaramente che la legalità di cui disponiamo non ci dà nessuna garanzia per la sicurezza del nostro lavoro. Appena trascorso il periodo elettorale del maggio scorso il C.E. sentì la necessità di anticipare la organizzazione dell’inquadramento militare del Partito che già in alcune parti d’Italia era stato iniziato per suo conto dalla nostra Federazione giovanile e dettò le norme di esso, e spiegò gli scopi e le specifiche attività dei tre inquadramenti del Partito. Non ci occupiamo dell’inquadramento militare, del quale – per la sua stessa natura – tacerà lo statuto del Partito.
Lo statuto può chiamarsi la raccolta delle norme che disciplinano l’inquadramento politico del Partito nostro. Ma furono date a suo tempo le disposizioni per l’inquadramento che – certo imperfettamente – chiamammo civile e che tende a disciplinare l’attività di propaganda del Partito, intesa nei suoi molteplici aspetti. Non tutti i compagni, per condizioni di età, di sesso e fisiche, possono essere militarmente inquadrati per il combattimento. Ma tutti i compagni, di ogni condizione e di ogni sesso e di qualunque età debbono dare la loro attività per le cento altre forme di lavoro che costituiscono nel loro complesso l’attività generale di tutto il Partito, nel campo della propaganda e della sua sempre più forte organizzazione e dell’azione che esso svolge nel campo avversario. Tutti gli inscritti al Partito (adulti e giovani) debbono creare questo inquadramento.
«Esso – dicemmo – si realizza raggruppando i compagni che abitano lo stesso villaggio, lo stesso sobborgo, lo stesso rione o lo stesso gruppo di case, in numero variabile e che sono a disposizione del Partito per il lavoro di propaganda, di diffusione della stampa e di manifesti del Partito, per l’azione di proselitismo e per l’attività elettorale, per informazioni e per la preparazione di manifestazioni di Partito, ecc.». Questo inquadramento di tutte le forze del Partito, mette alla prova lo spirito di fedeltà e di attaccamento al Partito di tutti i compagni e non di quella parte sola di essi che è in grado di addestrarsi a combattere nella guerra civile. L’utilità di questo inquadramento – come avvertono le tesi sull’organizzazione approvate al terzo Congresso di Mosca – «deriva dal presupposto che un Partito comunista deve avere nelle sue file solamente dei membri attivi e deve esigere che ogni membro dedichi veramente la sua capacità ed il suo tempo alla vita del Partito».
Controllo e disciplina
Chi voglia tendere, come noi tendiamo, a rendere sempre più agile la organizzazione nostra deve mirare a rendere sempre più facili le funzioni del controllo evitando, per quanto sia possibile, il costituirsi in seno al Partito di una catena burocratica che a lungo andare intralcerebbe nei suoi movimenti il cammino del Partito. La semplificazione del controllo nei diversi organi si raggiunge concedendo libertà e fiducia ai C.E. e predisponendo una serie di severe sanzioni applicabili sollecitamente contro coloro che manchino ai doveri del Partito, od infrangano, comunque, la sua disciplina. La sanzione deve essere sollecita. Non si debbono nominare – salvo casi speciali – Commissioni di inchiesta, esistendo le Commissioni di controllo, in seno alle sezioni, le quali sono competenti, per le loro stesse funzioni, a giudicare il compagno che offese comunque la disciplina del Partito. Molte volte la punizione esemplare e rapida ha dei riflessi notevoli nella massa, non solo degli inscritti al Partito, ma di quei lavoratori che seguono le nostre direttive. Non siamo ancora giunti a tal grado di maturità, né ad avere una tale influenza sulle masse da poter eseguire la revisione dei nostri inscritti come avvenne quest’anno in taluni grandi centri della Russia: gridando i nomi dei comunisti al proletariato riunito ed accettando il voto di questo. Ma il reato contro la disciplina e contro i principi, punito tempestivamente impone al Partito il rispetto delle masse, ed a questo rispetto il Partito tiene in modo particolare.
Noi abbiamo il compito di dare alle masse lavoratrici il senso della disciplina. Contro la socialdemocrazia e l’anarchismo eclettici, il Partito comunista rappresenta anche una disciplina etica. Noi lottiamo contro una lunga tradizione di indisciplina, e non dobbiamo meravigliarci se nel nostro lavoro ci creeremo antipatie fra le stesse masse lavoratrici più arretrate, e ci sarà rivolta la beffa da coloro che per lungo tempo simularono di possedere una dottrina.
Ma perché il Partito comunista, che ha la fobia del demagogismo, possa imprimere con la sua propaganda e con la sua tattica una disciplina alle masse lavoratrici è necessario che esso abbia fra i suoi militi un culto intelligente (apparentemente dogmatico, sia pure) della disciplina. La «legge» scritta che il Partito deve rivedere in questo Congresso per migliorarla, e renderla più idonea alla situazione del Partito che si presenta dopo un anno di battaglie e di profonda elaborazione interiore con lo stesso numero, quasi, di membri che si staccarono l’anno scorso a Livorno dal vecchio ceppo socialista, deve dare maggiori garanzie che il Partito non subirà mai la immigrazione nelle sue file di elementi che ne attentino con la inazione o con la corruzione o con il loro piatto egoismo piccolo-borghese, la saldezza e la omogeneità.
Su questi caposaldi di centralizzazione, di disciplina, di sfruttamento al massimo grado di tutte le attività dei suoi membri, di tenacia nel lavoro e di fedeltà assoluta, di spirito di sacrificio e di disinteresse personale, il Partito comunista costituisce la sua organizzazione. Questi caposaldi sono, altresì, la base sulla quale furono preparate le tesi sulla struttura e la organizzazione dei partiti comunisti dai compagni Kuusinen e Koenen al terzo Congresso di Mosca, le quali già vennero pubblicate sull’Ordine Nuovo e che i compagni debbono riprodurre e diffondere. Le modificazioni allo statuto che il Comitato Centrale proporrà al secondo Congresso del Partito saranno ispirate a quelle tesi.
Nessuna azione può compiere il Partito comunista se la sua organizzazione non sia salda, se la disciplina dei suoi membri non sia ferrea, se ciascuno di noi non sia capace di uccidere in se stesso i reliquati della perniciosa educazione piccolo-borghese e socialdemocratica, e tendere, nella organizzazione del Partito, a foggiarsi una coscienza schiettamente comunista.
r.g.