L’internazionale comunista e il fronte unico Pt.1
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Tesi sul fronte unico proletario e sull’atteggiamento da adottare verso gli operai aderenti alle Internazionali 2 e 2 ½ e a quella di Amsterdam, come verso gli operai aderenti alle organizzazioni anarchiche e sindacaliste.
(Adottate all’unanimità dall’Esecutivo dell’Internazionale Comunista il 18 dic. 1921).
1. Il movimento operaio internazionale attraversa in questo momento un periodo di transizione che pone davanti all’Internazionale comunista e alle sue sezioni nuovi e importanti problemi tattici. Questo periodo è principalmente caratterizzato dai fatti seguenti:
La crisi economica mondiale si aggrava. La disoccupazione aumenta. In quasi tutti i paesi il capitale internazionale ha scatenato contro la classe operaia un’offensiva sistematica tendente soprattutto a ridurre i salari e a peggiorare le condizioni di vita dei lavoratori. Il fallimento della pace di Versailles appare sempre più evidente. Una nuova guerra imperialista e anche parecchie guerre simili, sembrano inevitabili, a meno che il proletariato riesca a vincere la borghesia. La Conferenza di Washington ha messo in luce più evidente questo stato di cose.
2. Un certo rifiorire di illusioni riformiste tra le grandi masse operaie che si era iniziato in rapporto a tutta una serie di circostanze, viene sostituito sotto i colpi della realtà da una altro stato di spirito. Le illusioni democratiche e riformiste, condivise da una parte degli operai più privilegiati, e dall’altra da quelli più arretrati e che hanno minore esperienza politica, si dissipano ancora prima di essersi formate. E i risultati ulteriori della Conferenza di Washington vi porteranno un colpo decisivo. Se, circa 6 mesi fa, si poteva parlare ragionevolmente di un’orientazione a destra delle masse operaie dell’Europa e dell’America, si può constatare in questo momento, senza dubbio, l’inizio di un movimento a sinistra.
3. D’altra parte sotto l’influenza dell’offensiva crescente del capitale, si è destata in seno alle masse operaie, una tendenza spontanea all’unità, in una maniera istintiva e irresistibile e pari con la maggior fiducia che ora le masse operaie sentono verso i comunisti. Strati sempre più larghi di operai cominciano ad apprezzare il valore dell’avanguardia comunista che ingaggiò la lotta per la difesa degl’interessi proletari in un’epoca in cui le grandi masse erano ancora indifferenti, se non ostili al Comunismo. Elementi sempre più numerosi della classe operaia si sono formata la convinzione che i comunisti hanno realmente difeso, spesso a costo dei più grandi sacrifici e nelle circostanze più difficili, gl’interessi economici e politici dei lavoratori. Il rispetto e la fiducia nell’avanguardia intransigente che costituiscono i comunisti, ricomincia ad aumentare di nuovo, poiché anche i lavoratori più arretrati riconoscono finalmente la vanità delle speranze riformiste e comprendono che all’infuori della lotta non può esservi salvezza dal brigantaggio capitalistico.
4. I Partiti comunisti possono e devono raccogliere ora il frutto delle lotte che essi hanno condotto ultimamente tra l’indifferenza delle masse. Ma benché i lavoratori sentano ora una fiducia maggiore verso i comunisti più intransigenti, nel loro insieme però essi sentono una tendenza fortissima all’unità, sconosciuta finora. Gli strati più arretrati della classe operaia, svegliati ormai a una vita più attiva sognano la fusione di tutte le organizzazioni proletarie. Essi sperano in questa maniera di accrescere la loro capacità di resistenza. Degli operai che fino ad oggi non si sono mai interessati attivamente alle lotte politiche, sono condotti dalla propria esperienza alla critica dei piani politici del riformismo. Inoltre numerosi operai aderenti ai vecchi partiti socialdemocratici, non ammettono più senza protestare le campagne di calunnie dei socialdemocratici e dei centristi contro l’avanguardia comunista. Essi cominciano anzi a domandare una intesa coi comunisti. Questi lavoratori tuttavia non si sono ancora completamente emancipati dalle credenze riformiste e molti sono coloro che conservano il loro appoggio alle Internazionali socialiste a quella di Amsterdam. Senza dubbio le loro aspirazioni non sono nettamente formulate, ma è certo che tendono oggi imperiosamente alla formazione di un fronte proletario unito e all’unione dei partiti della II Internazionale e dei Sindacati di Amsterdam ai comunisti, contro l’offensiva capitalistica. Queste aspirazioni costituiscono un progresso. La fede nel riformismo è scossa. Nelle circostanze generali nelle quali il movimento proletario si trova attualmente, ogni azione seria di masse, anche se ha come punto di partenza delle rivendicazioni parziali, deve necessariamente porre all’ordine del giorno le altre questioni più vaste e fondamentali della rivoluzione. L’avanguardia comunista non ha che da guadagnare dall’esperienza di nuovi strati di proletari condotti a convincersi da sé sugli effetti disastrosi di una politica di compromessi e ad abbandonare le illusioni riformiste.
5. Quando cominciò la protesta organizzata e cosciente dei lavoratori contro il tradimento dei capi della II Internazionale, questi erano i padroni di tutto il meccanismo delle organizzazioni operaie. Essi invocarono l’unità e la disciplina operaia per soffocare la protesta dei proletari rivoluzionari e per consegnare senza ostacoli tutta la potenza della classe operaia al servizio dell’imperialismo nazionale. In queste condizioni la sinistra rivoluzionaria era obbligata di conquistare da sé, ad ogni costo, la propria libertà d’azione e di propaganda, cioè la libertà di spiegare alle masse operaie il tradimento perpetrato e che continuano a perpetrare i partiti e i sindacati formati dalle masse operaie stesse.
6. Dopo essersi assicurata una completa libertà d’azione e d’influenza, i partiti comunisti si sforzano oggi in tutti i paesi di realizzare un’unità delle masse operaie più larga e intelligente che sia possibile nell’azione politica. I partigiani di Amsterdam e quelli della II Internazionale sostengono anch’essi l’unità, ma a parole; i loro atti sono profondamente diversi dalle parole. Non essendo riusciti a soffocare nelle organizzazioni la protesta e l’appello rivoluzionario, i riformisti, avidi di compromessi, cercano ora di uscire dall’imbarazzo in cui si sono cacciati, seminando la disorganizzazione, la scissione e facendo l’ostruzionismo in tutte le lotte del proletariato. Attualmente, uno dei compiti più importanti dei comunisti è di divulgare e smascherare queste nuove forme del tradimento riformista.