L’internazionale comunista e il fronte unico Pt.5
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II – Relazione di Zinoviev
Alle tesi approvate dal Comitato Esecutivo dell’Internazionale facciamo seguire il testo del discorso tenuto dal compagno Zinoviev nella riunione dello stesso Comitato Esecutivo. In esso è contenuto un esame della situazione internazionale; che può essere considerato come una premessa alle discussioni sul fronte unico.
Compagni, voi sapete che così per la questione della fame in Russia come per la questione degli aiuti ai proletari jugoslavi e spagnoli noi ci siamo rivolti alla Internazionale di Amsterdam. Tutti abbiamo la sensazione che questo passo deve essere ancora una volta esaminato. Chi scorre in questo momento la stampa comunista dei vari paesi, constata che attualmente l’attenzione generale è rivolta alla formazione del fronte unico operaio. Voi tutti ricorderete che già questa estate noi affrontammo la questione con un manifesto, che sferzava con pungenti parole, ed a ragione, le manovre unitarie della Seconda Internazionale e della Seconda Internazionale e mezzo. Ma già in quel manifesto noi richiamavamo l’attenzione sul fatto che nel problema della unità del fronte proletario occorre distinguere due aspetti: da un lato si deve considerare la diplomazia, per non dire la ciarlataneria, dei capi della Seconda Internazionale e della Seconda Internazionale e mezzo, che sfruttano la parola d’ordine del fronte unico per i loro fini controrivoluzionari; e dall’altro si deve esaminare il processo di unificazione che presentemente si manifesta e si sviluppa nei più profondi strati della classe operaia, acquistando un’importanza ed un valore particolari.
Ondate rivoluzionarie e ondate riformiste
In linea generale si può dire che durante il terzo Congresso, e forse anche nei due mesi seguenti l’ondata rivoluzionaria scese al suo livello più basso, l’indifferentismo raggiunse il suo grado più alto nelle file della classe operaia. Per usare una espressione volgare, si può dire che dominò nell’ambiente operaio una certa tendenza verso destra. Noi siamo ora all’inizio di una nuova ondata; appariscono già i segni di una lenta conversione, se pure non sempre chiarissima, verso sinistra, da parte della classe operaia. Le cause determinanti questa conversione sono di natura economica, e si riassumono nel tentativo fatto su tutto il fronte dal capitalismo di ridurre i salari, di abbassare il tenore di vita della classe operaia. Nell’anno che seguì la fine della guerra la classe operaia si era spontaneamente orientata in un senso rivoluzionario. Ma già nel 1920 potemmo constatare il principio di una nuova ondata riformistica. Il riformismo riprese a fiorire sebbene con una estate di San Martino, poiché larghi strati della classe operaia, in parte esausti dai lunghi anni di lotta, ricadevano nell’illusione che fosse possibile risolvere con mezzi pacifici, abbandonando l’aspro terreno della lotta, le questioni da cui dipende la sorte della classe operaia.
La storia riabiliterà l’azione tedesca del marzo 1921
Appunto in questo momento, alcuni Partiti, come il tedesco nell’azione di marzo, e in certo modo anche l’italiano, ed altri, che costituivano soltanto una avanguardia della classe operaia, per combattere la crescente indifferenza ed il crescente riformismo si appigliarono a mezzi eroici, e qualche volta con l’apparenza di una certa leggerezza un poco avventurosa. Tuttavia io credo che oggi possiamo considerare l’azione di marzo ed altre azioni simili sotto un’altra luce. Ora appare chiaro alle masse che tanto poco vi era da fidarsi del riformismo nel 1920 quanto nel 1914. Ora gli operai lentamente cominciano a valutare in tutt’altro modo gli episodi simili a quello del marzo tedesco; ed a comprendere, che i comunisti si batterono quando essi giacevano nella indifferenza o credevano di poter difendere la loro esistenza con mezzi pacifici. Io credo che la storia riabiliterà il combattimento di marzo, e che i nostri partiti finiranno per rivendicare questo capitolo della loro storia. Oggi in Germania, il più semplice, il più comune operaio comprende che i comunisti, per quanto grandi errori abbiano commesso, hanno combattuto per lui e che senza lotta nulla si può ottenere. Sempre più chiaramente appare questa verità.
Le 3 caratteristiche del momento attuale:
I – Lenta conversione a sinistra
La prima caratteristica del momento attuale è una certa tendenza lenta, ma percettibile, verso sinistra; una comprensione ancora molto elementare ma per la quale le masse riconoscono che senza la lotta non è possibile migliorare le condizioni della vita, che diventano insostenibili.
II – Aspirazione all’unità proletariato
La seconda caratteristica è una certa aspirazione verso l’unità. Aspirazione è dir poco: la classe operaia vuole l’unità. Noi abbiamo richiamato l’attenzione su questo fatto nel nostro manifesto di questa estate, su questo fatto che ha la sua spiegazione storica. Il riformismo e la borghesia sono riusciti a scindere la classe operaia; molte battaglie sono state perdute; i comunisti sono andati incontro a grandi sacrifici. Alla classe operaia non poteva sfuggire questo fatto elementare. Il più semplice, comune operaio, che non prende parte alla vita politica o vi prende parte solo passivamente, comprende che le masse debbono agire unite. Dopo tutto ciò che è avvenuto durante e dopo la guerra, è molto comprensibile un tale impulso verso l’unità. Noi stessi in Russia, durante la nostra lotta di 15 anni contro il menscevismo, abbiamo qualche volta constatato un simile impulso. Perciò, se seguendo i discorsi dei signori della Seconda Internazionale e della Seconda e mezzo, coi loro inviti all’unità, abbiamo diritto di essere diffidenti e di ridere, non dobbiamo limitarci all’esame superficiale della questione, che un fondamento molto serio.
Nella classe operaia si sviluppa una profonda aspirazione verso la lotta unitaria contro il padronato, aspirazione che deve essere ben compresa e utilizzata per il Comunismo.