L’internazionale comunista e il fronte unico Pt.6
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III – Il Nazionalismo nelle Internazionali gialle
E passiamo alla terza caratteristica. Io credo che le voci correnti intorno ad attriti che si sarebbero manifestati nel seno della Internazionale Due e mezzo, e perfino nei loro stati maggiori, siano molto serie, non per il fatto che quei signori abbiano d’un tratto cominciato ad ingiuriarsi reciprocamente, ma in quanto ciò rivela la presente situazione. Io credo che in ultima analisi gli attriti ed i conflitti che vengono a galla alla Conferenza di Washington abbiano una stretta parentela coi conflitti e con gli attriti esistenti nella Seconda Internazionale ed in quella di Amsterdam. Forse tali conflitti non si inaspriranno che fra uno o due anni. Ma noi sappiamo che i capi di quelle Internazionali sostengono la loro borghesia e il loro Governo, e sappiamo pure di vivere in un’epoca di nuovi trattati segreti, che sono i germi di conflitti e di guerre future. Fra qualche tempo noi vedremo riflettersi questi conflitti nei rapporti esistenti fra i dirigenti delle Internazionali sopra nominate. Questi fatti non devono sfuggire alla nostra attenzione.
Si osserva ancora che specialmente nella Seconda Internazionale e nella Seconda e mezzo accennano a farsi strada tendenze di sinistra. Io credo che ciò sia vero, ma come conseguenza di quel processo generale di cui abbiamo già parlato.
Le illusioni riformiste nei nuovi strati operai
In una conversazione privata col compagno Lenin fu rilevato come alcuni strati della classe operaia, i quali per la prima volta prendono parte alla vita politica – e tali tratti si rinnovano sempre, – trascinati in essa dalla situazione generale, debbono passare attraverso il periodo delle illusioni riformiste; debbono direttamente conoscere, attraverso alle proprie esperienze, le vie del riformismo in cui sono condotti.
In Germania
Nell’esaminare la situazione internazionale, comincio con la Germania, che in questo momento è il paese più importante per la rivoluzione; poiché ivi la rivoluzione è più vicina che in ogni altro luogo. Nell’ultimo anno il nostro Partito ha subito varie trasformazioni. È umano che, dove ciò avviene, non tutti siano capaci di percepire immediatamente l’aspetto generale dei fatti, e si fermino all’esame delle questioni concrete, particolari e perfino personali: non è facile veder subito la direzione del movimento. Ma già fino da oggi appare che la lotta svoltasi nel Partito fu un fatto di grande importanza, in cui si trattò di principi fondamentali, e non già di minuzie, non già di futili discussioni che non costituirono il punto principale dei contrasti.
Voi tutti avete letto la risoluzione del Comitato Centrale, con cui il Partito comunista tedesco entrò decisamente in campo per il fronte unico rivoluzionario ed ammise perfino la possibilità di partecipare, sotto date condizioni, ad un Governo operaio. Noi abbiamo visto allora Levi ed il suo gruppo opporsi, se io non mi inganno (Radek: No). Non proprio in modo chiaro, ma essi si sforzarono di presentare la risoluzione del C.C. come qualche cosa di inaudito per il Comunismo e per le nostre direttive. Non scendo ai dettagli. È sufficiente rilevare come il Partito Comunista tedesco, una delle più importanti Sezione della Internazionale comunista, abbia approvato a grande maggioranza una tale linea tattica e ciò non affatto in conseguenza – come dice Levi – del decadere del Comunismo in Germania. Si nota anzi presentemente un processo innegabile di sviluppo del Comunismo nella Germania attuale.
Perciò l’atteggiamento del Partito comunista tedesco non è il frutto del pessimismo e della disperazione: al contrario, appunto perché ha la sensazione di una nuova ripresa del movimento, il Partito avanza un’audace parola d’ordine che può segnare l’inizio di un nuovo movimento delle masse.
La situazione in Italia
Caratteristica è la situazione in Italia, più che in altri paesi. In Italia il processo a cui abbiamo accennato si sviluppa in tutta la sua chiarezza. Vi è in Italia un giovane Partito comunista, che ha condotto delle grandi battaglie contro il Centrismo, il Semicentrismo, ecc. Esso è affetto da un certo dottrinarismo, è molto insofferente di tutto ciò che non sia comunismo puro e talora, sotto questo rapporto, ha commesso anche qualche errore. Chi legge i suoi giornali trova ch’essi sono molto teorici. Tuttavia, tutti i compagni apprezzano ora il Partito comunista italiano più che al tempo del Congresso. Il Partito comunista italiano per quanto un poco affetto da dottrinarismo, attraverso alle sue lotte dei Sindacati e contro il fascismo è giunto – da principio forse più che altro istintivamente – a porre come perno della sua agitazione la parola d’ordine del fronte unico. Chi segue la stampa italiana riconosce gli sforzi compiuti in questo senso dal Partito, che conduce la sua agitazione in nome del fronte unico della classe operaia. La lotta, recentemente combattuta al Convegno sindacale di Verona, fu condotta su questa direttiva. Ciò che prova la parola d’ordine del fronte unico è nell’aria, che essa non è una creazione artificiale, ma che si è sviluppata naturalmente. Tale è la situazione in Italia.
Negli altri paesi
Differente è la situazione negli altri paesi dove i comunisti hanno, o sembrano avere, la maggioranza. Così in Francia, dove noi abbiamo la maggioranza fra gli organizzati politicamente. I compagni francesi si manifestarono contrari ad un’azione comune per l’assistenza degli affamati russi. La causa di ciò non consiste nel fatto che essi siano migliori marxisti, ma nella maggioranza che essi posseggono. Simile a quella della Francia è la situazione in Cecoslovacchia e in Norvegia ed in altri paesi dove i compagno credono opportuno che si proceda più direttamente. Secondo me essi hanno torto. Anche là dove abbiamo la maggioranza, noi dobbiamo sostenere la stessa parola d’ordine.
Dall’Inghilterra ci è giunta per telegramma la notizia che nei circoli di Londra del «Labour Party» la maggioranza è favorevole all’ammissione dei comunisti nel «Labour Party». Durante il Secondo Congresso Internazionale noi ci dichiarammo favorevoli ad entrare nel «Labour Party». Un certo numero di compagni, fra cui Serrati, era contrario. Fu deciso l’intervento, ma Henderson dichiarò allora che egli non era tanto sciocco da lasciarci entrare. Improvvisamente ci è ora comunicata la deliberazione favorevole al nostro ingresso. È molto probabile che si tratti di quello stesso processo unitario che abbiamo rilevato: l’impulso verso l’unità si manifesta in quest’altra forma. Noi dobbiamo consigliare al Partito Comunista inglese di lanciare la parola d’ordine dell’unità.
In Svizzera con la tattica di una «lettera aperta» è stata ottenuta la convocazione di un Congresso Sindacale con la parola d’ordine: Fronte unico contro la disoccupazione, se sono esatte le informazioni pervenutemi dalle relazioni di Plattens e della stampa.
Notevole è la situazione in America, dove, a quanto pare, vi è un movimento unitario per la organizzazione di un’ala sinistra nei Sindacati ed anche nel movimento politico: in America l’ala destra è così corrotta da Gompers, che l’ala sinistra può avere un grande sviluppo. Indubbiamente il fenomeno che noi abbiamo giudicato generale appare anche nell’America.