Partito Comunista Internazionale

La questione del fronte unico in Francia

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PARIGI, 26.

Il Partito comunista francese sta discutendo la questione del fronte unico proletario. Non appena posto il problema si sono delineate due correnti: una favorevole e l’altra contraria al fronte unico. Sono favorevoli al fronte unico certuni che passano per estremisti e certi altri che estremisti non sono affatto. Sono contrari ugualmente dei compagni che non condividono, forse, allo stesso modo la rigidezza dei punti della terza internazionale. Tra i favorevoli, anzi a capo di essi, sono Carlo Rappoport e Loriot, tra i contrari sono Frossard e Cachin.

Si tratta del fronte unico proletario francese, ben s’intende, e gli uni come gli altri si basano nello scegliere i loro argomenti su condizioni di fatto che dicono inoppugnabili.

Credo che le ragioni addotte dai due gruppi assumano valore se messe in relazione con le circostanze in cui si trova il partito comunista francese.

I favorevoli al fronte unico allegano che la tattica comunista può essere adottata anche in Francia senza pericolo di confusionismo, poiché non è detto che col volgere del tempo non sia il caso di appoggiarsi ad elementi affini per la difesa del proletariato. Come si sono avuti contatti durante periodi elettorali o durante azioni sindacali così non deve ripugnare che se ne abbiano dei nuovi e più profondi, basta che il Partito conservi tutta la sua fisionomia. Premono in questo senso i Rappoport che furono fino a ieri considerati come dei fornicatori con i centristi ed i serratiani e non meno strenuamente difendono questa tesi i Loriot che al Congresso di Marsiglia apparvero malcontenti perché sembrava loro che il Partito si scostasse da Mosca.

Gli avversari del fronte unico asseriscono invece che un contatto con i capi delle organizzazioni sindacali maggioritarie e con coloro che combattono nelle file della seconda Internazionale e della seconda e mezzo porrebbe subito il Partito di fronte a questi due enormi pericoli: 1. il Partito perderebbe tutte le simpatie dei lavoratori che si sono separati, in nome della rivoluzione, dai gialli; 2. i capi del Partito socialdemocratico direbbero alle masse: vedete, ieri fummo scomunicati perché non eravamo d’accordo con loro, adesso che il loto metodo è miseramente fallito, ritornano a riconoscere che avevamo ragione noi.

I compagni Cachin e Frossard temono che seguendo questa tattica il Partito si voterebbe alla rovina e che anche alla terza Internazionale deriverebbe quindi un grave danno. Essi sostengono poi che se in Francia vi è un partito che conti alcunché, esso è proprio il partito comunista, mentre né i socialisti né i sindacalisti hanno largo seguito attuale o fondate speranze di farsene. Il mantenere la propria fisionomia potrà costare sacrifici e tempo, ma è per dare risultati migliori che non il confondersi di nuovo con i detrattori della causa bolscevica e con i traditori della rivoluzione.

Non posso passare in rassegna tutti gli argomenti avversi; tuttavia devo notare che la situazione proletaria in Francia non differisce da quella degli altri paesi.

Anche qui, come dappertutto, si sta preparando l’inizio di un movimento reazionario il quale assumerà forme di aperta violenza, non dissimili dal fascismo italiano, e dalle analoghe organizzazioni di altri paesi. L’atteggiamento che il Partito comunista deciderà di tenere di fronte alle masse non può quindi mancare di interesse.

Il voto della Direzione del Partito comunista francese sarà espresso a Mosca dai delegati che si sceglieranno fra la maggioranza.