Lo sciopero ferroviario tedesco e il fronte unico
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BERLINO, 16
Lo sciopero testé chiuso dei ferrovieri tedeschi, svoltosi contemporaneamente a quello dei dipendenti del Comune di Berlino, getta una luce nuova – quella dell0azione delle masse – su tutti i problemi tattici che attraggono oggi l’attenzione dei partiti comunisti.
Il primo insegnamento che discende da questa battaglia operaia è che un milione di proletari in lotta – e in marcia verso la vittoria – sono stati costretti alla ritirata dal sabotaggio dei dirigenti sindacali. I capi dell’organizzazione dei Sindacati tedeschi (A.D.G.B.) e del Sindacato nazionale dei ferrovieri avevano condannato e stigmatizzato lo sciopero in termini ingiuriosi, e, assecondando così il socialdemocratico Ebert, avevano aggiunto alla storia del movimento operaio una scandalosa pagina di tradimento. Il loro contegno permise a Ebert di pubblicare il suo «ukase» che «interdiceva rigorosamente agli impiegati, funzionari e operai dei trasporti l’abbandono del lavoro» e puniva lo sciopero di prigione e di una multa di 50 mila marchi. L’opera dei gialli dell’«Aiuto tecnico» si elevava in pari tempo al rango di una funzione di stato.
Più gravi ancora furono le conseguenze che doveva trarre dall’«ukase» di Ebert il signor Richter, prefetto di polizia socialdemocratico di Berlino. Il manifesto firmato da questo «socialista» minacciava la confisca immediata dei fondi degli scioperanti, la confisca dei loro registri, l’arresto dei loro militanti.
Questi due documenti mostravano già come i capi socialdemocratici, installati al potere insieme con i rappresentanti della borghesia e membri dei Consigli economici insieme con i capitalisti dell’industria, lavorassero apertamente per giungere alla soppressione del diritto di sciopero. I lavoratori si poterono render conto da questi primi documenti che i capi della socialdemocrazia non sono più che degli strumenti dello Stato nella mani di uno Stinnes e che essi sono pronti a reprimere il movimento delle masse operaie.
Quale fu in questo momento il contegno del Partito comunista? La sua critica colpì senza pietà e senza riguardi gli Ebert ed i Richeter e la gente del Vorwarts, che li appoggiava. Esso attaccò aspramente i capi sindacali che sconfessavano lo sciopero. Esso stigmatizzò il Consiglio direttivo dei ferrovieri il quale invitava i suoi organizzati a rimanere «con le armi al piede».
Ma in pari tempo esso non poteva accontentarsi di questo atteggiamento negativo. Esso chiamò le masse a sostenere senza riserve il movimento e a resistere ad oltranza al colpo di forza del signor Ebert. Affinché la parola d’ordine dell’appoggio senza riserve non fosse solamente una frase occorreva che il partito, il quale da tempo difendeva l’idea del fronte unico, desse l’esempio di una applicazione concreta di esso. Il Partito comunista tedesco non avendo però ancora raccolto nelle sue file la maggioranza dei proletari – e non esercitando ancora su di essi una influenza preponderante – era necessario presentare ai dirigenti della socialdemocrazia e dei Sindacati, sui quali erano fissi gli occhi del proletariato, delle rivendicazioni chiare e precise, sulla base delle quali potesse aver luogo la formazione di un fronte unico contro il capitale e contro lo Stato borghese.
Il primo febbraio il Comitato centrale del Partito comunista rivolgeva ai Comitati dei vari partiti socialdemocratici e all’Unione sindacale una lettera aperta invitandoli, in seguito alla minaccia rivolta contro il diritto degli organizzati, a «ricercare in comune i mezzi per obbligare il Governo a revocare i suoi decreti contrari alla legalità, ed a garantire ai lavoratori in generale ed agli impiegati in particolare l’esercizio del loro diritto di organizzazione».
Im pari tempo il Partito invitava le masse lavoratrici a esigere:
1. la revoca immediata degli «ukase» di Ebert e Richter.
2. il ritiro immediato dell’«Aiuto tecnico» (crumiri) e del servizio delle guardie delle vie;
3. il ritiro immediato della polizia e della truppa (Richswehr) dalle linee, dalle stazioni, ecc.
L’influenza di questo contegno del Partito fu molto differente sulle masse e sui capi. Questi ultimi elusero la nostra proposta – come gli indipendenti – o non risposero nemmeno ad essa. Le masse invece mostrarono di essere pronte allo sciopero di solidarietà. Allora i capi sindacali vibrarono al movimento una nuova pugnalata nella schiena. Il 4 febbraio essi denunciavano in un manifesto le «conseguenze nefaste» e «catastrofiche» dello sciopero e invitavano a «cessare immediatamente» da esso.
Ma le masse si muovevano da sé e volevano lo sciopero di solidarietà. I 270 mila ferrovieri che avevano iniziato il movimento erano seguiti in tutto il paese dai loro compagni. Il 7 febbraio la Federazione berlinese dell’Unione ferrovieri tedeschi (Deutsche Eisenbahnverband) entrava in lotta. La volontà dei dirigenti centrali, risoluti a impedire il movimento, si rivelava impotente.
Per la prima volta gli organizzati per andare alla lotta passavano sopra gli ordini dei loro capi. Malgrado la contraria volontà dei dirigenti centrali anche i dipendenti municipali di Berlino si univano allo sciopero con una maggioranza del 94.5 per cento. Il gas, l’elettricità, i tramvai, il servizio dell’acqua potabile cessavano di funzionare.
L’Unione berlinese dei funzionari delle poste e telegrafi (25 mila aderenti) si pronunciava per uno sciopero di solidarietà.
All’assemblea generale dei Consigli di fabbrica di Berlino, composta in maggioranza di socialdemocratici maggioritari e di indipendenti tra quarti dei votanti furono per lo sciopero generale.
Ognuna di queste adesioni allo sciopero dei ferrovieri fu una disfatta per i capi socialdemocratici. Socialdemocratici, indipendenti e operai organizzati senza partito, infischiandosi delle ingiunzioni dei cattivi pastori, sostenevano del loro meglio lo sciopero dei trasporti. Così, per la prima volta, dopo il colpo di mano di Kapp, l’unità di fronte del proletariato dimostrava una realtà. E questo risultato prezioso era senza dubbio raggiunto in gran parte per merito dei comunisti. Il Partito comunista, ponendo concretamente la questione del fronte unico, mettendo in mora con le sue richieste i traditori della classe operaia, aveva lavorato per screditare i riformisti e per sviluppare lo spirito rivoluzionario delle masse più di quanto non avesse fatto la pubblicazione di migliaia di opuscoli e con l’organizzazione di centinaia di riunioni.
Ora la lotta dei ferrovieri è terminata. Ancora una volta la burocrazia sindacale e la socialdemocrazia sono riuscite a ricondurre sulle loro direttive e a contenere un vasto movimento di resistenza delle masse alla miseria crescente e senza scampi. Ma la fortezza riformista e le posizioni del riformismo di fronte al comunismo non sono più oggi quelle che erano prima della lotta. Centinaia di migliaia di operai, di impiegati e anche di funzionari che formavano ieri la retroguardia tardiva del proletariato, sanno ora quali sono i responsabili della loro disfatta e a chi risale la colpa del fatto che essi sono gettai a migliaia sul lastrico.
Lo sciopero dei ferrovieri segna una nuova tapa nel processo di penetrazione nel proletariato tedesco delle concezioni rivoluzionarie.
Esso ha portato ormai ad un notevole aumento dell’influenza dei comunisti. Indipendenti, socialdemocratici, semplici organizzati, membri dei Consigli di fabbrica, militanti operai di ogni tendenza, nauseati dei tradimenti, si rivolgono al nostro Partito. I dipendenti comunali di Berlino e la loro Commissione sindacale hanno protestato con energia contro il turpe contegno dei loro funzionari. Nelle più grandi officine di Berlino e anche là dove i comunisti non erano che una piccola minoranza, sono stati votati ordini del giorno pieni disdegno contro i traditori del proletariato.
Orbene, questo non è che l’inizio: le conseguenze inestimabili saranno palesi fra qualche mese, durante le lotte che ineluttabilmente il proletariato dovrà condurre contro il caro dei viveri, contro la diminuzione dei salari, contro le odiose fiscalità e contro la dittatura dei Stinnes. Queste conseguenze staranno nello sviluppo della tattica del fronte unico.