I risultati del Convegno per la costituzione dell’Alleanza del Lavoro
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Bassa diplomazia
Il «Sindacato rosso», organo sindacale del nostro Partito, pubblica una interessante documentazione sul contegno tenuto dal nostro Comitato sindacale e dai dirigenti la Confederazione riguardo al Convegno convocato per costituire l’«Alleanza del lavoro». Come è noto, questo Convegno è stato convocato per iniziativa dei dirigenti il Sindacato Ferrovieri e sugli scopi di esso e sul valore effettivo della proposta abbiamo già avuto modo di esprimere il nostro parere sviluppando la nostra concezione del fronte unico sindacale.
Quantunque in base a questa concezione noi siamo ben lontani dal giustificare e dal valorizzare gli equivoci tentativi dei capi sindacali per raggiungere l’«unità», il nostro Comitato Esecutivo Sindacale ritenne utile e appunto per ottenere che nel convegno fossero esposte e sviluppate le nostre idee, le quali sono condivise da 500 mila organizzati della Confederazione generale del lavoro, inviare alla Confederazione la seguente lettera:
Milano, 11 febbraio 1922
Alla Confederazione Generale del Lavoro
Milano.
Sappiamo che per il 15 febbraio è indetta a Genova una riunione delle grandi organizzazioni sindacali italiane per costituire una alleanza nella lotta contro l’offensiva del padronato.
Vi domandiamo se ad una riunione così importante e dalla quale deve uscire una effettiva intesa per l’azione comune di tutte le organizzazioni affiliate alle centrali sindacali, non crediate opportuno invitare una rappresentanza molto larga e nominata sulla base proporzionale rispetto alle frazioni esistenti nel seno della Confederazione. Non dubitiamo che aderirete a questo concetto e vi domandiamo ufficialmente di demandarci la nomina dei delegati per la minoranza che fa capo al nostro Comitato e che si affermò al Consiglio Nazionale di Verona sulle nostre proposte, sicuri che non troverete ingiustificata una simile richiesta.
F.to: Nicola Cilla.
Urgentemente dopo tre giorni la Confederazione rispose in questi termini:
CONFEDERAZIONE GENERALE DEL LAVORO
Milano, 14 febb. 1922
Al Partito Comunista d’Italia
Milano
Lo statuto della Confederazione Generale del lavoro stabilisce quali sono gli organismi che la rappresentano. Non è possibile dare ad un Comitato politico il diritto di nominare i rappresentanti della Confederazione. Se ciò consentissimo per voi dovremmo consentirlo anche per tutti gli altri Comitati politici che si sono costituiti o che si vorranno costituire, annullando così ogni autorità e possibilità di funzionamento degli organi responsabili.
Al Consiglio Nazionale di Verona vi furono rappresentanti di Camere del lavoro e Federazioni nazionali, che votarono pro e contro l’attuale indirizzo confederale; nessun Comitato vi ha potuto partecipare e votare non essendo ciò consentito dallo Statuto.
I rappresentanti della Confederazione non possono essere nominati che dagli organi responsabili stabiliti dallo Statuto.
F.to: D’Aragona.
Questa lettera è un documento di ipocrisia.
Rileviamo innanzi tutto come il segretario confederale confonda ed alteri i veri termini della questione. Non è stato un Comitato politico che si è rivolto alla Confederazione del lavoro, ma un Comitato sindacale il quale agisce sul terreno sindacale, come gliene dà ampio diritto lo Statuto della Confederazione; e su questo terreno ha saputo raccogliere, al Consiglio Nazionale di Verona, circa mezzo milione di aderenti.
Il tentativo di sfuggire alle proprie responsabilità trincerandosi dietro la scusa di un Comitato politico, cade, quindi, nel vuoto.
Rileviamo del pari l’ammissione che a Verona ci fu una minoranza contraria all’attuale indirizzo confederale. Ora, se è giusto che gli organi responsabili scelgano i rappresentanti della maggioranza, è altrettanto giusto che il Comitato che esprime il pensiero della minoranza scelga, proporzionalmente alla forza numerica rappresentata, i rappresentanti propri. Speriamo che non si voglia giungere all’assurdo che la maggioranza abbia pure il diritto di scegliere i rappresentanti di minoranza! Ammenoché non si paventi il controllo di coloro che non condividono il pensiero degli alti papaveri e non si intenda di chiudere le orecchie alla voce delle masse.
Ed è appunto questo che vogliono i funzionari della Confederazione del lavoro.
Le presunte disposizioni statutarie non sono che un volgarissimo pretesto, per sfuggire il dibattito, giacché quando loro fece comodo, non solo essi vi passarono sopra, ma si misero sotto i tacchi delle scarpe perfino dei precisi deliberati di Congressi.
La richiesta del Comitato Sindacale Comunista tendeva a dare un carattere di serietà e di consistenza effettiva alla riunione intersindacale. Siccome i deliberati di quella riunione interesseranno non solo la maggioranza, ma dovranno essere subiti pure dalla minoranza, era doveroso, era onesto il sentire anche il pensiero di questa.
I funzionari sindacali introducono, invece, in seno alle organizzazioni operaie i sistemi più dispotici: vogliono, cioè, costringere una grandissima parte dei lavoratori a sopportare le conseguenze dei loro deliberati senza neppure intenderne le ragioni. Ma si trattasse almeno di genuini rappresentanti della maggioranza! Nossignori; si tratta solo di funzionari stipendiati i quali scelgono a rappresentanti della Confederazione chi a loro pare e piace.
Questi chiarissimi fatti, se servono a lumeggiare una volta di più che valore abbia, in bocca ai funzionari, la fraseologia democratica, dimostrano ancor meglio quale significato possa avere per essi la cosiddetta «Alleanza del lavoro». Chiuse fuori della porta le masse, tappatisi fra quattro muri, cautelatisi contro ogni opposizione, essi dimostrano di voler ridurre il fenomeno grandioso del fronte unico proletario ad un mero espediente di bassa diplomazia. Nessuna azione in favore del proletariato potrà uscire da simile conciliazione. Quali possano essere le deliberazioni che verranno scritte su di un ampolloso ordine del giorno, egli è certo che non sarà mosso un dito per stroncare l’offensiva del padronato e preparare alla classe lavoratrice il terreno adatto alla riscossa.
Ciò però non deve assolutamente indurre i compagni a rallentare la battaglia iniziata. La richiesta del Comitato Sindacale, ha messo gli uomini della Confederazione con le spalle al muro: essa è valsa a dimostrare indirettamente di quanto odio sia permeata la casta dei funzionari contro tutte le masse che intendono discutere i propri problemi e non delegarne ad altri la risoluzione; ha dimostrato come tra funzionari e organizzati si vada scavando sempre più profondo l’abisso e come sia necessario infrangere la potenza dei primi se si vuole che i sindacati divengano realmente strumenti di vittoria nelle mani del proletariato e non nuclei di reazione alle dipendenze del capitale.
Una dichiarazione dei delegati dell’U.S.I.
Le riunioni per la costituzione dell’Alleanza del Lavoro hanno avuto luogo nei giorni di sabato e domenica, alla sede della Federazione del Libro.
Non si conoscono ancora i particolari delle discussioni: risulta però, da quanto pubblica Umanità Nova che i rappresentanti dell’Unione sindacale italiana hanno precisato il loro punto di vista ed il loro atteggiamento pratico su la seguente dichiarazione:
«La Commissione dell’U.S.I. incaricata di incontrarsi con le rappresentanze delle altre organizzazioni operaie, allo scopo di esaminare la proposta del Sindacato Ferrovieri per la costituzione di una Alleanza del Lavoro per la difesa comune dei diritti operai;
conformemente alle istruzioni ricevute dal C.E. dell’U.S.I. che le ha conferito l’incarico delibera di informare la propria linea di condotta alle seguenti considerazioni:
1: L’U.S.I. mentre si dichiara lieta che le rappresentanze di alcuni partiti politici si siano incontrati precedentemente, manifestando in tal modo il proprio intendimento di contribuire al necessario disarmo degli odi fra tutte le frazioni proletarie, aderendo al Convegno dell’A.d.L., ubbidisce unicamente ai propri precedenti in materia di accordi proletari per l’azione: precedenti che vanno dalle del ….. l’U.S.I. fatte al primo convegno per l’unità a Roma nel 1919 (e cioè di costituire un’alleanza per l’azione che allora si prospettava di attacco e vittorioso) alla risposta data al Comitato Sindacale Comunista quando nell’agosto scorso ventilò la proposta di un fronte unico sindacale, infine ad una proposta recentissima che l’U.S.I. ha rivolto a tutti gli organismi proletari in seguito alle feroci condanne inflitte ai valorosi difensori delle fabbriche nell’occupazione del settembre 1920.
2. L’U.S.I. aderendo alla A.d.L. non intende con ciò risolvere né pregiudicare o annullare nessuna delle ragioni di principio e di critica per le quali essa ha considerato i problemi della lotta proletaria nelle tragiche situazioni seguitesi dopo il 1914 (guerra, attacco rivoluzionario, fascismo) attraverso un suo angolo visuale distinto, classista e rivoluzionario.
3. L’U.S.I. rileva il contegno contraddittorio dei dirigenti il Partito comunista, i quali mentre si pretendono a monopolizzatori dell’unità proletaria attribuendo atteggiamenti disunitari a coloro che come l’U.S.I. intendono l’unità nell’azione e nella indipendenza da ogni egemonia di partito, squalificano poi i tentativi di attuazione di un accordo di azione sol perché non subordinato alla dirigenza del loro partito, prendendo pretesto dall’incontro di circostanze politiche parlamentari quale le attuali. Non pertanto l’U.S.I. dichiara di dare alla propria adesione alla A.d.L. esclusivamente il carattere che ha dato o darebbe, in qualunque altro momento, ad una tale coalizione: quello di rendere possibile un proletariato forte E NON UN GOVERNO FORTE; valorizzando i metodi di azione diretta del proletariato per la difesa di tutte le libertà proletarie che nessuna frazione della borghesia può mai seriamente voler difendere.
L’Unione Sindacale Italiana tuttavia dichiara di non pretendere che le altre frazioni ed organizzazioni chiamate a costituire l’A.d.L. aderiscano con le stesse idee, né reclama da esse la rinuncia per conto loro e per ciò che le riguarda, ai loro particolari metodi di azione; ma di voler concordare con esse in ciò che può unire le forze del proletariato per riprendere con possibilità di adeguata difesa oggi e di offesa domani la via ascendente che conduce alla emancipazione prioletaria».
Armando Borghi – Riccardo Sacconi – Pauselli Giuseppe – Sbrana Angelo.
I risultati del Convegno
Sui risultati del Convegno è poi stato diramato il comunicato che segue:
Per iniziativa del Sindacato ferrovieri, che si era preventivamente assicurato l’appoggio dei partiti politici che hanno influenza sul movimento sindacale, si sono incontrate a Roma, nei giorni 19, 20, 21 febbraio, le rappresentanze delle organizzazioni operaie che agiscono sul terreno della lotta di classe allo scopo di gettare le basi di un piano comune di azione difensiva delle libertà politiche e sindacali straziate dalla infuriante violenza reazionaria.
Al Convegno hanno partecipato: Carlo Azimonti, anche in rappresentanza degli on. D’Aragona e Baldesi impegnati nei lavori di altre Commissioni, per la Confederazione del lavoro; per la Unione Sindacale Italiana: Borghi, Sacconi, Sbrana e Pauselli; per la Unione Italiana del Lavoro: Galbiati, Bartolini, Dorico; per il Sindacato dei Ferrovieri: Giusti, Mosca, Borghesi; per la Federazione nazionale dei lavoratori dei porti: Corradetti, Tenerani e Gagliardi.
La situazione politica italiana e quella del movimento sindacale vennero esaminate ampiamente. La discussione, iniziatasi in forma cordialissima, si svolse costantemente in una atmosfera di serenità e di obiettività.
Dopo maturato esame di tutti i particolari, i convenuti si affermarono unanimemente sul seguente ordine del giorno:
«I rappresentanti delle organizzazioni operaie che agiscono sul terreno della lotta di classe (Confederazione generale del lavoro, Unione Sindacale Italiana, Unione Italiana del Lavoro, Sindacato dei Ferrovieri e Federazione nazionale dei lavoratori dei porti);
Premesso che l’unione delle forze del lavoro nella lotta contro il capitalismo è condizione essenziale per il raggiungimento dell’emancipazione proletaria;
Considerato che detta unione maggiormente si impone nei momenti (quale è quello che attraversiamo) in cui la violenza organizzata delle forze reazionarie si abbatte ciecamente sulle organizzazioni dei lavoratori allo scopo di distruggerle, privando così il proletariato dello strumento della propria difesa e della propria conquista;
Deliberano di opporre alle forze coalizzate della reazione l’alleanza delle forze proletarie, avendo di mira la restaurazione delle pubbliche libertà e del diritto comune, unitamente alla difesa delle conquiste di carattere generale della classe lavoratrice tanto sul terreno economico che su quello morale».
Per il raggiungimento degli scopi di cui sopra, i convenuti reputano opportuno di addivenire alla costituzione di un Comitato nazionale composto di rappresentanti di tutte le organizzazioni alleate col preciso incarico di attendere al coordinamento e alla disciplina dell’azione difensiva della classe lavoratrice.
Il Comitato nazionale inizierà il suo funzionamento con la compilazione di un programma pratico di attività (senza esclusione di alcun mezzo di lotta sindacale compreso lo sciopero generale) che valga a risollevare le depresse energie del proletariato e a trasfondere in esso la persuasione che, mediante l’unione combinata dei propri sforzi, si renderà prontamente possibile la ripresa del libero esercizio delle proprie funzioni sindacali e politiche.
Il Comitato sarà composto di due rappresentanti per ciascuna organizzazione alleata, fatta eccezione per la Confederazione generale del lavoro che ne nominerà cinque, tenuto conto della entità numerica dei propri aderenti e della necessità di far posto nel Comitato stesso alle rappresentanze delle più importanti categorie confederate.
I rappresentanti saranno nominati dalle rispettive organizzazioni.
Le deliberazioni del Comitato, quando siano prese coll’unanime consenso dei delegati, impegnano tutte le organizzazioni alleate.
Le organizzazioni comunicheranno con la massima sollecitudine i nomi dei propri rappresentanti al Sindacato ferrovieri con sede a Bologna il quale provvederà alla convocazione della prima seduta del Comitato nazionale.