I problemi dell’internazionale comunista
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La riunione dell’Esecutivo allargato
Sempre più stretti vengono allacciati i legami che uniscono i partiti comunisti dei vari paesi. Sempre più saldi e regolari divengono i rapporti dei vari partiti colla Terza Internazionale ed il suo Esecutivo. E così si può più rapidamente e meglio stabilire l’atteggiamento della Internazionale Comunista nelle più importanti ed acute quistioni della politica mondiale. Il merito di ciò deve essere attribuito, specie dopo il terzo Congresso, all’Esecutivo, mentre d’altra parte non dobbiamo nascondere, ma invece rimarcare e spiegare le mancanze e debolezze che si sono verificate nell’azione dei singoli partiti durante azioni internazionali. Questo esame critico delle azioni internazionali dovrà esser largamente trattato nella Conferenza che si sta adunando a Mosca affinchè si possano effettuare in modo migliore e più preparate le future grandi lotte internazionali della classe lavoratrice.
L’azione iniziata, subito dopo il terzo Congresso, per impedire l’ultima aggressione rumeno-polacca contro la Russia dei Soviet, non si sviluppò nella misura voluta. L’immediatezza con cui questo pericolo divenne, nel settembre 1921, acuto per la Russia proletaria, pose i partiti europei di fronte alla prova di mobilizzare subito e con decisione le masse operaie dei singoli paesi per manifestazioni di simpatia ed azioni di solidarietà per la Russia dei Soviet. Quasi nessuno dei partiti in causa ha superato in modo soddisfacente la prova. Nessuno potrò trovar questo un giudizio troppo aspro. Anche il tentativo fatto, dopo l’appello dell’Esecutivo, da alcuni partiti di ottenere con una conferenza convocata rapidamente a Vienna una azione più attiva e serrata dei partiti dell’Europa Centrale di fronte al pericolo rinnovato di guerra non ebbe alcun effetto in quanto il pericolo era ormai stornato da altri fattori, da un cambiamento di situazione.
Molto meglio finora è riuscita invece la prima azione internazionale della Internazionale Comunista: l’aiuto per gli affamati di Russia. Di fronte alla estensione gigantesca del disastro che ha colpito la regione del Volga il risultato pratico raggiunto da questa azione proletaria è in realtà di poco conto, ma non si deve svalutare l’importanza del suo valore morale e politico.
Dopodichè fu raggiunta nella conferenza di Berlino del dicembre, cui parteciparono anche le Internazionali di Amsterdam e di Vienna, un accordo abbastanza pronunciato delle masse operaie d’Europa per questa speciale azione, è da aspettarsi che la conferenza di febbraio dell’Esecutivo allargato darà da Mosca un nuovo vivace impulso a questa azione proletaria. Si deve anche presumere che i partiti comunisti dei vari paesi anche in seguito faranno i maggiori sforzi per estendere ancor di più, unificare ed intensificare il movimento.
Una posizione chiara, netta e decisa ha preso la Internazionale Comunista nei riguardi della Conferenza imperialista di Washington. Riallacciandosi alle relazioni ed alle decisioni del terzo Congresso l’Esecutivo dette per tempo le norme che caratterizzano in modo esatto questa Conferenza. Lo svolgersi della Conferenza pel disarmo ha confermato su tutti i punti queste tesi.
È perciò maggiormente da deplorarsi che la maggior parte dei partiti comunisti con troppo ritardo abbiano profittato di queste perfette tesi sugli avvenimenti tanto importanti e significativi di Washington.
Passarono settimane prima che i compagni, anche nei principali partiti della Internazionale, facessero attenzione alle tesi sulla Conferenza di Washington. Cosicchè si ridusse a qualche articolo di giornale in ritardo ciò che avrebbe potuto essere una campagna pratica internazionale su vasta scala. È stata invece felice la mossa per una azione internazionale contro la pace vergognosa di Versailles con lo scambio reciproco di vedute tra i comunisti di Francia e di Germania. In una conferenza ristretta, cui parteciparono anche i partiti del Belgio e del Lussemburgo, fu trovato il terreno d’intesa per una azione comune nei riguardi del problema delle riparazioni.
Appelli comuni, manifestazioni gigantesche ed azione parlamentare rappresentano l’inizio di un movimento che non dovrà né indebolirsi, né arrestarsi, ma dovrà invece trovare nuovo incitamento dalle ripercussioni disastrose che questo problema delle riparazioni provoca di continuo.
La Conferenza di Mosca dovrò appoggiare questa azione e prepararne l’ulteriore sviluppo.
Le difficoltà del problema delle riparazioni, la cui insolubilità diviene sempre più manifesta, obbligano oggi i capitalisti a coinvolgere anche la Russia nei loro piani di ricostruzione dell’Europa. Così il problema delle riparazioni assurgerà al disopra di un conflitto franco-tedesco ad un problema di portata internazionale. E se i governi capitalistici di Europa invitano tutti i paesi interessati ad una Conferenza a Genova, essi debbono immediatamente vedersi d’incontro il fronte unico delle masse proletaria d’Europa.
La preparazione di grandi manifestazioni, abbraccianti tutti i proletari d’Europa, contro i tiranni capitalisti che intendono pronunciare la loro parola di forza a Genova, ecco il compito principale della Conferenza di febbraio a Mosca.
Sarà discussa animatamente la creazione di un fronte unico del proletariato internazionale. Bisogna far presente a tutti quei partiti che sono tuttora assenti o sono ostili al principio del fronte unico, che il proletariato d’Europa non può, né intende restare per altri tre anni passivamente sotto il peso spaventoso del trattato di Versailles e dell’isolamento della Russia.
Il fronte unico non deve esser considerato come «manovra comunista» che si tenta alla meno peggio o si fa per mero dovere di disciplina, ma deve essere riconosciuto come una necessità elementare per il proletariato, dei cui interessi i partiti comunisti debbono essere sempre i genuini rappresentanti.
Le vedute disparate su questa necessità tattica saranno dibattute a Mosca con vivacità e passione. Vari forti partiti affacciano preoccupazioni serie, perché i contrasti politici e sindacali hanno nei vari paesi d’Europa create differenti situazioni nei rapporti tra le varie organizzazioni operaie.
Mentre in alcuni paesi i comunisti sono già i trascinatori delle masse, in altri stanno ancora in dura lotta per ottenere la direzione di queste masse ed in altri infine non sono altro che piccoli gruppi che debbono lottare ancora per il loro riconoscimento. Eppure al disopra di tutta queste differenziazioni, si deve creare praticamente il fronte unico proletario internazionale.
Il 3° Congresso ha, per i vari paesi, fissato il principio della lotta comune del proletariato per determinati postulati parziali o di transizione. Si è visto che, il fare ciò, sebbene dopo l’azione di marzo in misura minore, è possibile tuttora. Ma nel campo pratico questa tattica si è mostrata per vari partiti di assai difficile attuazione. Certe volte ciò è dipeso da insufficiente maturità dei singoli partiti, altra da «ostinazione» di sinistra, altre volte infine, come nel caso della scissione dei Leviti in Germania, ad un’azione opportunista riformista.
Ora riusciremo colla conferenza di Mosca ad iniziare malgrado tutte le difficoltà i primi passi pratici per il fronte unico proletario e per la lotta internazionale. La prova che farà questa tattica nei riguardi della Conferenza di Genova ed i risultati dei passi sulla via del fronte unico internazionale del proletariato faciliteranno grandemente il compito del quarto Congresso, che sarà quello di risolvere anche dal punto di vista teorico questo tanto dibattuto problema.