Partito Comunista Internazionale

La discussione sul fronte unico al Convegno di Mosca

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La Conferenza di Mosca

MOSCA, 3.

(Rosta) – DANIEL RENAULD del Partito comunista francese ha così risposto al discorso pronunziato ieri da Zinoviev attorno al fronte unico:

«Il Partito comunista francese, pure avendo punti di vista particolari sul problema del fronte unico, tiene ad esprimere da principio lo spirito di disciplina di cui è animato e la sua profonda solidarietà verso la Terza Internazionale. Egli deplora che si sia proceduto nazionalmente ed internazionalmente alla soluzione del problema del fronte unico, ma una decisione non è ancora presa e quindi bisogna discutere. Si pretende che il III congresso del Comintern abbia già accettato il fronte unico con la sua parola d’ordine «nelle masse».

Questa è una interpretazione un po’ superficiale. Il Partito comunista francese ha accettato questa massima «nelle masse» e l’ha convertita in pratica. Ma oggi il problema si pone in due diverse maniere: Rivolgersi alle masse per certe azioni determinate e riguardanti le rivendicazioni della classe operaia intera; accordarsi temporaneamente e parzialmente coi capi socialdemocratici e coi capi confederali riformisti.

Nella prima forma il Partito comunista francese ha già accettato il fronte unico. Esso ha raddoppiato i suoi sforzi per andare aelle masse e guadagnare con la parola d’ordine «lotta per la difesa dei salari e lotta contro l’abolizione della giornata di 8 ore». Del resto il nostro Partito è sempre d’opinione che i comunisti devono porre innanzi tutto nella loro azione l’unità di tutti gli operai e di tutti gli sfruttati. Ma il proletariato comunista francese vuole coronare la sua azione con uno sforzo mettendo sempre avanti la sua propaganda per la conquista del Potere e per la rivoluzione. Il nostro Partito ha cura di agire nella sua campagna, che ha sempre le sue ripercussioni sulla tribuna parlamentare, in modo che non si possa accusarlo di tattica collaborazionista con la borghesia. Ma per conquistarci le masse non occorre affatto curarsi dei generali senza soldati. Le masse comuniste si irritano al solo pensiero di patteggiare per un’azione comune con i capi senza credito e senza capacità. Questo sentimento si fa dolorosamente strada e la forza attiva del Partito è minacciata. Frossard ebbe ragione di prevedere questa conseguenza. Zinoviev ha detto che bisognerà tener conto delle apprensioni che si sono impossessate degli elementi più sani del comunismo francese riguardo all’applicazione della tesi sul fronte unico. Quali sono le proposte precise che avete a farci per ottenere le garanzie necessarie? Sul terreno sindacale la situazione è più grave ancora. L’opposizione sindacale francese è contro gli autori della scissione, è contro il fronte unico in quanto questo significhi un avvicinamento ai capi.

Renauld legge un articolo relativo di Manmousson che dice: «I rivoluzionari hanno fatto grandi progressi nella Confederazione Generale del Lavoro e gli uomini che sono attorno a Jouhaux saranno ben presto come il partito di Renaudel, dei generali senza soldati. Occorre fare il fronte unico fra il Partito comunista e la opposizione sindacale in piena libertà delle organizzazioni.

Internazionalmente il Partito comunista francese è di opinione che si dovrà tener conto della diversità delle situazioni di ogni partito nazionale, ma esso pensa che dappertutto è inutile, anzi pericoloso, intendersi coi capi. La proposta che il partito laburista ed il Partito comunista inglese dovrebbero procedere d’accordo è inaccettabile. I compagni francesi ritengono pure inaccettabile il progetto di una conferenza internazionale di cui ha parlato Radek, alla quale dovrebbero riunirsi i rappresentanti della Terza Internazionale e quelli di Vienna ed Amsterdam.

Noi riteniamo che questa conferenza diventerà una forma di intendimento delle più spregevoli. I comunisti francesi reclamano invece che al posto di questo progetto sia intrapreso un piano di agitazione delle masse in occasione della conferenza. Per i francesi è insopportabile rivolgersi a Merrheim il quale ha combattuto sempre la Russia dei Soviet ed i sindacati francesi non prenderebbero parte a questa conferenza. Il Partito comunista francese in tutti i punti relativi a questo problema non assume un atteggiamento negativo e di opposizione; esso desidera di raggiungere in tutti i punti la più grande intesa possibile con l’Esecutivo».

I discorsi di Terracini e Roberto

Ha quindi avuta la parola TERRACINI.

«Il secondo congresso mondiale – egli ha detto – ha posto una prima condizione per la vittoria della rivoluzione: l’esistenza di partiti comunisti disciplinati. Il terzo congresso ha proclamato quale seconda condizione, la conquista delle masse. Questa parola d’ordine tiene conto del sentimento impossessatosi delle masse, del sentimento che è necessaria una azione comune del proletariato contro l’offensiva padronale. Le numerose lotte parziali provocate da questa offensiva hanno dato l’ammaestramento alle masse che occorre una azione generale. I comunisti devono approfittare di questa argomentazione per ottenere una sempre maggiore influenza sulle masse. Le masse non pensano ad una fusione dei singoli partiti, esse si limitano a desiderare un’azione comune. Sarà possibile questo con un accordo tra i partiti? È possibile che i comunisti ed i socialdemocratici si intendano per un certo fine da raggiungere? Sì. Ma quando si tratta della scelta dei mezzi da utilizzare, essi divergeranno. Innanzitutto sarà impossibile addivenire ad una intesa circa la collaborazione o meno dei socialisti al Governo. Anche nella tattica i socialdemocratici non ci faranno delle concessioni. Senza concessioni e senza unità formale del fronte unico coi socialdemocratici non può essere raggiunto. Ebbene dovremo rischiare questo quando noi possiamo influenzare sulle masse dei sindacati.

Il nostro Partito come ha combattuto per i bisogni concreti delle masse certamente aderirà alla proposta di invitare tutti i sindacati a nominare un comitato per la direzione dell’azione generale e comune. Tutto il Partito si metterà a disposizione per l’esecuzione di una tale azione. Se la proposta viene respinta, lo smascheramento dei capi è compiuto. Ma una azione comune politica è inconcepibile. I Partiti comunisti non devono abbandonare la loro posizione di partito della opposizione. Un’azione comune coi socialdemocratici sul terreno parlamentare susciterebbe una confusione tra le masse e verrebbe sfruttata dagli anarchici e dai confederalisti riformisti. Noi siamo conto l’invito fattoci da Vienna. «Alle masse, ma senza avvicinarsi ai partiti» ecco la parola d’ordine che condurrà alla vittoria».

Dopo Terracini, ROBERTO, ha fatto le seguenti dichiarazioni:

«Noi siamo d’accordo con l’Esecutivo che ci troviamo di fronte ad una offensiva padronale, che questa offensiva non potrà essere risolta che o con la dittatura proletaria o con quella borghese e che vi sia una forte aspirazione nelle masse per la costituzione del fronte unico nazionale ed internazionale. La differenza è nella conclusione. Noi diciamo che il fronte unico non consiste nell’alleanza dei capi, ma nell’alleanza delle masse. Noi temiamo che la va propostaci da Zinoviev produrrà degli errori che non potranno più essere rettificati. I comunisti italiani non fanno una differenza tra problemi economici e problemi politici, ma essi vogliono andare alle masse solo coi mezzi dei sindacati e non in compagnia dei socialdemocratici. Noi scorgiamo un grande pericolo in ogni passo verso l’alleanza coi nemici del proletariato e vogliamo il fronte unico nella sola forma possibile con le masse e per le masse».

BOBS (Svizzera) ha detto:

«Il problema del fronte unico viene trattato da qualche compagno come a suo tempo, e in occasione del secondo congresso mondiale, è stato trattato da Serrati il problema della rivoluzione proletaria. Serrati ha voluto difendere una teoria socialista particolarmente pura non volendo fare nessun compromesso alla tesi agraria ed alle tesi delle nazionalità. Nello stesso modo i compagni comunisti italiani temono ora per la purezza del comunismo. In Svizzera la tattica del fronte unico è molto vecchia. Già il vecchio partito socialdemocratico ha proceduto alla soluzione di determinati problemi intendendosi con partiti coi quali si è generalmente combattuto.

Dopo lo sciopero generale perduto del 1919, si è parlato del problema del fronte unico. In principio dell’anno scorso, il Comitato Esecutivo del Partito comunista svizzero ha lanciato un appello per la formazione del fronte unico, ma la direzione del Partito socialdemocratico e la confederazione generale del lavoro svizzera hanno respinta la proposta.

Sul terreno sindacale il Partito cercherà di adempiere al suo compito ed ai suoi doveri e cioè utilizzerà gli elementi rivoluzionari raccolti attorno ad un centro per la lotta difensiva contro l’offensiva padronale. Sul terreno politico, il fronte unico si è formato dove i comunisti, socialdemocratici, grutleani e la federazione impiegatistica del personale dello Stato si sono trovati assieme. La forma ed il contenuto della tattica del fronte unico si sono evidentemente cambiati dai primi momenti nei quali se ne è parlato.