I comunisti e l’”Alleanza del lavoro”
Categorie: CGL, PCd'I, Union Question
Questo articolo è stato pubblicato in:
Il giornale della Confederazione del Lavoro seguito ad occuparsi dei comunisti, che ama descrivere arrabbiatissimi perché perdono o «temono di perdere» terreno. Ci piace molto questa seconda espressione, prudenzialmente adoperata dalla redazione mandarinesca, e che dimostra come per ora chi veramente teme di perdere … pardon, perde terreno, sono proprio i confederali, tormentati dalla fervida attività comunista in tutti i meandri della vita sindacale.
Si tratta di una rubrichetta intitolata: «a colpi di fioretto». È in questa sede che dobbiamo ritenere di aver avuta una risposta ufficiale della Confederazione del Lavoro alla richiesta di rappresentanza della minoranza confederale comunista nel Comitato nazionale della «Alleanza del lavoro»? A parte la scarsa importanza che i padreterni confederali danno alle esigue forze comuniste, ci pare in verità che troppa poca essi ne diano alla iniziativa della Alleanza proletaria, di cui vogliono farsi una benemerenza! Terza pagina, corsivo neo-maltusiano, titolo eccentrico, firma originale: Filippo Argentelli, che veramente, come il suo ispiratore dantesco, «in sé medesimo» si volge coi denti, o se vuoi coi colpi di fioretto e le corbellerie che dice.
In ogni modo vogliamo prendere sul serio le ragioni invocate in questo spiritosissimo scritto per il rifiuto opposto alla concessione di una rappresentanza comunista nella «Alleanza del lavoro». Si tratta di miserabili pretesti, che non erano affacciati nella prima lettera confederale: questa si limitava a fare la quistione di chi dovesse nominare i delegati confederali, non di chi dovessero essere gli stessi. Ma poiché il Comitato sindacale comunista ha rinnovato la richiesta di una sua rappresentanza, lasciando alla Confederazione la scelta dei medesimi, si allegano in così ufficiale sede altri ridicolissimi pretesti.
Si comincia col dire che i comunisti che ora vogliono la rappresentanza sono in contraddizione col fatto di non essere intervenuti alla riunione preliminare di Roma. È facile rispondere che a quella riunione di partiti politici fu il Partito comunista a non intervenire, pur comunicando di essere favorevole ad una alleanza sindacale, mentre la ripetuta richiesta di rappresentanza nel convegno dei sindacati e nel comitato dell’Alleanza viene dal Comitato Sindacale comunista. Nel primo caso si trattava della rappresentanza degli inscritti politici al Partito comunista, nel secondo di quella della minoranza comunista tra gli organizzati sindacali della Confederazione, ossia della rappresentanza di centinaia di migliaia di lavoratori italiani e analogamente per il Sindacato ferrovieri.
Ma è ancora più facile chiedere ai confederali estensori di così brillanti saggi di letteratura giornalistica (l’elefante che balla il valzer …) una cosa molto semplice: se il Comitato Esecutivo del Partito comunista fosse intervenuto al convegno dei partiti, avrebbero le minoranze sindacali comuniste avuto la rappresentanza nel convegno dei sindacati?
È evidente di no, e da questo non sappiamo se più rifulge il settarismo o l’ipocrisia dei riformisti, o il loro piano di trarre le castagne collaborazioniste dal fuoco anche con lo zampino del partito comunista firmante cambiali in bianco per una azione avrebbero poi condotta gli altri; i mandarini gialli con l’aiuto troppo ingenuo dei libertari. Ma se non è evidente questo, e se a quella condizione si sarebbe data la rappresentanza ai comunisti nell’Alleanza sindacale, allora cadono tutte le altre storte ragioni che il foglio confederale tenta di allineare per dimostrarci che nella Alleanza del lavoro devono essere rappresentati i funzionari riformisti a preferenza dei lavoratori rivoluzionari.
I comunisti, dice il mandarinetto giornalistico di belle speranze, hanno sempre rifiutato di partecipare al Consiglio direttivo confederale per lasciare alla maggioranza socialista la responsabilità della dirigenza della organizzazione. Dunque non sono coerenti pretendendo che della rappresentanza alla Alleanza del lavoro sia investito non il Consiglio direttivo socialista, ma una delegazione proporzionale.
La differenza tra i due casi è evidente. Nell’Alleanza del lavoro non si tratta di una fusione organizzativa dei sindacati, quale del resto i comunisti propugnano con ogni loro forza, anche a costo che la direzione ne resti ad elementi di destra. L’Alleanza del lavoro è una unione che tende a far convergere su di un terreno di comune azione sindacale tutte le correnti che sono nel seno del proletariato. Se vi si accede in buona fede e come veri fautori dell’unità effettiva, si deve lavorare ad eliminare tutti gli ostacoli che rendono impossibile l’unione, o la lasciano sorgere ma condannandola alla sterilità. Non partecipando al convegno politico e proponendo la rappresentanza proporzionale delle frazioni sindacali i comunisti hanno voluto mostrare al Sindacato ferrovieri, iniziatore della unione, la più sgombra di ostacoli per raggiungere il massimo risultato. Non fare incontrare i partiti politici perché la incompatibilità dei loro programmi impedisce una comune azione qualsiasi, ma creare un organo che risponda effettivamente alla composizione politica del proletariato, facendone convergere le forze sul terreno della azione diretta sindacale con un effettivo impegno da parte di tutti.
Se questa formola così poco settaria e così capace di dare al fronte unico della massa un vero contenuto di azione girando l’ostacolo dei contrasti programmatici e ideologici, viene respinta anche da sindacalisti e libertari, ciò vorrà dire soltanto che essi si rendono involontariamente complici di un gioco degli opportunisti: elevare il proprio prestigio innanzi alle masse comparendo come fautori della unità per la lotta, e sbarrare il passo al divenire di quello sviluppo di azione che solo può condurre alla riscossa proletaria. Se, come dalla citazione di Battaglie Sindacali ci è dato desumere, il quotidiano anarchico trova che i comunisti col loro atteggiamento fanno del confusionismo, staremo a vedere tra poco se non facciano più confusionismo i sempliciotti che, credendo di andare sulla via maestra della rivoluzione reggono i corbelli alla libidine dei funzionari sindacali in fregola di divenir ministri di sua maestà.
Inoltre la Confederazione, secondo questo suo avvocatino erariale, ha diritto a cinque posti colla intesa di affidarli alle maggiori federazioni. Ma, che si sappia, nemmeno le federazioni come tali delegano rappresentanti nel Comitato direttivo confederale: perché avrebbe più diritto una federazione, poniamo, con centomila soci, del Comitato sindacale comunista che ne inquadra oltre mezzo milione?
D’altra parte vi è anche qualche federazione diretta da comunisti a cui si potrebbe dare la rappresentanza, anche se fa comodo dimenticarsi che nelle più importanti federazioni vi sono minoranze comuniste i cui effettivi turbano gravemente il sonno dei bonzi che andranno a pontificare nell’Alleanza.
Ripetiamo: quando si dovrà ritenere che la risposta ufficiale confederale sia del genere di quella del brillante trafilettista di cui ci occupiamo, e quando si conoscerà finalmente (rispondere è cortesia …) se uno stesso atteggiamento è tenuto dai capi del Sindacato ferrovieri, iniziatori premurosi di contatti e di intese, allora il partito nostro chiarirà con un suo manifesto al proletariato quale dovrebbe essere la rete direttiva del fronte unico per dargli un contenuto di capacità effettiva e non di sola apparenza. Per ora gli arzigogoli dei riformisti equivalgono al siluramento del fronte unico, e confermano la nostra accusa aperta e diretta, che essi si vogliono fare di tal formole solo un mezzo per la scalata al potere borghese.
È naturale che a costoro secchi che vi è chi apre gli occhi al proletariato, e che a loro faccia tanto comodo poter citare i giornali anarchici che dicono che noi comunisti facciamo della confusione. Il problema dell’unità, secondo la logica anarchica, è tanto semplice! Si dovrà proprio dire li avremo avvertiti invano su tutti i toni, questi ardenti estremisti, che è tanto semplice essere fregati?