Partito Comunista Internazionale

Radek e Mac Manus per il fronte unico

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MOSCA, 6.

Dopo la risposta di Lunaciarski ai delegati italiani, ha parlato Radek il quale ha detto:

La tattica del fronte unico è la tattica formulata nelle tesi del terzo Congresso mondiale del «Comintern». Solo l’idea di una conferenza in comune è una idea nuova. La borghesia occidentale è riuscita a respingere il primo attacco della classe operaia. La rivoluzione non è ancora incominciata in Occidente, ed in questa prima fase della lotta, le masse non si mettono in movimento con una parola d’ordine: democrazia e dittatura; ma per rivendicazioni parziali.

Dopo la scissione coi social patrioti, dobbiamo fare il primo passo per l’unificazione con le masse, e questo primo passo, sarà tradotto in pratica secondo le condizioni dei diversi paesi. Il metodo invece deve essere internazionale.

Il Partito comunista italiano è un buon partito, ma ha bisogno di allargare le sue basi.

I comunisti francesi hanno conquistato la maggioranza del vecchio partito ma essi non hanno dietro di loro la maggioranza del proletariato. Se l’Internazionale comunista si oppone alle grandi masse da unirsi, essa diventa una setta. Dobbiamo diventare i capi della lotta pratica del proletariato.

È vero che i social patrioti non vogliono lottare, ma le masse che stanno dietro di loro lo vogliono. Lo hanno provato le ultime lotte in Inghilterra, in Germania, in Cecoslovacchia.

Noi comunisti russi non abbiamo timore dei menscevichi e dei socialrivoluzionari che si presenteranno alla Conferenza Internazionale. Chiederemo agli operai se essi preferiscono la violenza per difendere una Repubblica degli operai e contadini o la violenza della difesa della borghesia.

Non ci occorrono tante tesi per il fronte unico, ma una deliberazione pratica. Non dobbiamo essere ansiosi per la nostra virtù comunista: se ci incontreremo coi socialdemocratici noi mostreremo la nostra virtù nella lotta.

Dopo la scissione coi social patrioti il nostro primo compito è di unire quelle masse che vanno ancora con loro e di guadagnare la loro simpatia. Siamo nella imminenza di un’altra conferenza di Versailles che dovrà risolvere due problemi cardinali: quello russo e quello tedesco. È inevitabile che l’Internazionale comunista debba raccogliere le forze del proletariato internazionale per una contro dimostrazione. Nel caso che la conferenza socialista internazionale non avesse luogo, proveremo che gli Scheidemann ne hanno la colpa.

Si dice che i menscevichi e i socialrivoluzionari prenderanno parte a questa conferenza e che vi presenteranno dei documenti che ci compromettono. Anche noi possiamo mostrare i nostri documenti e presenteremo i conti di Carlo Leibknecht e di Rosa Luxemburg e per la vita di centinaia di spartachiani.

Ho accennato a questo nel mio colloquio con Adler, ed egli mi ha pregato, col ramo di ulivo nelle mani, come l’angelo della pace, dal desistere dal sollevare certi problemi alla conferenza.

Mac Manus (Inghilterra) dichiara, riguardo al problema del fronte unico della classe operaia, che esso non può avere che buoni risultati per il progresso della rivoluzione. Il partito comunista inglese si sforza di tradurre in pratica questa politica facendo propaganda per l’affiliazione al Labour Party.

L’imperialismo britannico si dissolve poco a poco. Oggi l’Australia, il Canada e le altre colonie si decidono in favore di una propria politica doganale. Un movimento comunista tendente a liberare le colonie significherebbe il dissolvimento dell’imperialismo britannico, contribuendo così potentemente alla rivoluzione mondiale. Noi non abbiamo timore di prendere contatto neppure coi capi opportunisti, e siamo disposti ad entrare nelle file del Partito laburista. Al prossimo congresso delle Trade Unions la nostra situazione sarà straordinariamente favorevole, specialmente riguardo la tattica del fronte unico. Il fronte unico avrà inoltre questo risultato positivo: costringerà il partito laburista a sostenere le colonie nella loro lotta di indipendenza, e questa lotta è uno dei fatti più importanti nella vita politica dell’Inghilterra.