Partito Comunista Internazionale

Appunti sulla questione agraria

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VERSO IL NOSTRO CONGRESSO

I relatori al Congresso nazionale sulla questione agraria hanno considerato la istituzione dei campi modello nei punti 6 e 16 delle tesi e accennano all’opinione che detti campi debbano crearsi solo dove l’esistenza di aziende agrarie a tipo capitalistico concorrano a facilitarne la creazione.

Al congresso della Federazione di Messina noi esprimevamo il parere che l’opinione espressa dai compagni Sanna e Graziadei era manchevole e facevamo notare ai congressisti: come nell’Italia meridionale e insulare le aziende socializzabili mancano addirittura o quasi per ragioni inerenti al regime capitalistico il quale preferirà sempre l’impiego di capitali là dove i dividendi segnano un profitto più alto e realizzabile in minor lasso di tempi.

Del resto chi vive nel nostro ambiente, ne ha subito l’impressione, come ha subito l’intuizione che il nostro lavoro di propaganda è grandemente ostacolato – né potrebbe essere diversamente – dai nostri avversari i quali hanno alleati naturali e potenti l’ignoranza, la mancanza di comunicazioni, l’ambiente, e si arriva al segno che le masse, molte volte, non prestano fede ai nostri organizzatori (contadini e operai la più parte) perché non hanno accanto a loro e sul posto i santoni conosciuti.

Né ciò è da meravigliare se si pensi che le organizzazioni esistenti, da quasi un ventennio nel siracusano ad esempio, non hanno mai tentato la lotta veramente classista, ad eccezione dell’occupazione delle terre chiusasi così miseramente.

A ciò aggiungasi che è diffusissimo fra operai e contadini, dualismo oltremodo difficile a superare perché ogni governo, insieme alla diffusione dell’ignoranza e della conseguente cocciutaggine, ha avuto cura di iniettarlo nell’anima con ogni mezzo.

Si pensi alla possibilità che una interpretazione inconsulta del nostro programma posso condurre ad una lotta fra contadini ed operai che noi dobbiamo evitare con ogni mezzo fino a quando una diversa educazione – possibile solo in regime nostro – sradicherà ogni odio e sostituirà nell’animo il vero sentimento della solidarietà umana.

Si pensi che per le condizioni sopra espresse l’ignoranza, l’egoismo e la disorganizzazione delle masse durante l’attuale regime sarà sempre maggiore nelle nostre zone.

Si osservi che quantunque le nostre masse abbiano fame di terra, nell’Italia meridionale in genere, e in Sicilia in ispecie, si andò all’occupazione delle terre per puro spirito d’imitazione che anche nostri avversari furono costretti a secondare; che attualmente e per un lungo periodo di tempo dopo la realizzazione della dittatura, per i contadini dei paesi dell’interno della Sicilia, ad esempio, il mondo termina e terminerà con lo stretto di Messina.

Ciò che, in merito a progressi tecnici nella coltivazione della terra, è stato fato nell’Italia settentrionale e centrale, anche da organizzazioni operaie non ha influenza alcuna. Si sente parlare di macchine agricole meravigliose come di cose fantastiche, inattuabili.

Tutto ciò, e una miriade di fatti costatati de visu e che costituiscono esperienza, ci dimostrano che il «fatto» esempio destinato a convincere le nostre masse deve avvenire sotto gli occhi dell’osservatore; che se le masse meridionali capiscono facilmente il nostro programma perché lo guardano dal loro punto di vista utilitario che le indurrà, senza fallo, a seguirci e a sostenerci, potranno essere portate facilmente a sabotare il Potere proletario col monopolio dei prodotti, nel qual caso renderebbero necessaria – in momenti critici – l’adozione di provvedimenti coercitivi che diminuirebbero la simpatia delle masse per noi e impedirebbero il rapido effettuarsi degli scambi in natura che dovremo promuovere efficacemente.

Come conseguenza di quanto abbiamo detto si deduce:

1. che dopo la realizzazione della dittatura occorrerà creare i campi modello anche in quelle zone dove mancano le aziende di cui è parola nei punti 6 e 16 delle tesi, assumendo zone che potranno essere gestite dal locale soviet;

2. che bisogna formare – per mezzo di queste aziende – dei magazzini di prodotti da distribuire – dietro compenso, possibilmente in natura – agli operai che non lavorano la terra e non ricavano altrimenti i prodotti necessari ai propri bisogni.

Difficile è l’attuazione del compito che ci proponiamo e quindi le cautele non saranno un difetto né nuoceranno alla snellezza della nostra organizzazione, mentre la mancanza di una di esse potrebbe rappresentare pericolo tanto più temibile per quanto imprevisto.

LUDICELLO FRANCESCO