Il discorso di Trotzki sul fronte unico
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MOSCA, 8.
Trotzki riguardo al fronte unico disse che in tutti i partiti comunisti gli elementi più forti e quelli più deboli, cioè i due forti estremi, mostrano poco interesse per il fronte unico.
Tuttavia la lotta delle masse operaie per l’esistenza non può attendere che noi abbiamo acquistato la maggioranza del proletariato. Le masse senza partito non comprendono il nostro invito per il dopodomani. Per loro non esiste che l’oggi.
Noi arrischiamo di apparire ai loro occhi come dei settari se ci rifiutiamo di sostenere le loro rivendicazioni immediate.
È assolutamente comprensibile e, risulta indiscutibile la ripugnanza del partito comunista francese di assidersi allo stesso tavolo con Jean Longuet, che i comunisti hanno combattuto aspramente fino a poco tempo fa. Ma le masse non si preoccupano di queste delicatezze. Noi dobbiamo pigliare l’iniziativa della lotta per il pane, altrimenti la massa non verrà con noi.
Un compagno della Humanitè ha accennato che è per loro insopportabile l’idea di prendere contatto col partito che ha sulla coscienza l’assassinio di Rosa Luxemburg e Carlo Leibknecht.
Ma se questo non è un ostacolo per i compagni tedeschi, come ha detto Thalheimer, questo costituisce tanto meno un argomento che possa essere invocato dai compagni francesi.
L’oratore passa quindi ad esaminare altri argomenti che sono stati sollevati contro il fronte unico.
Si crede che questa tattica sia stata dettata dagli interessi della Russia dei Soviety, e che sia biasimevole. Allora si dovrà mettere forse un paragrafo nello statuto del Comintern nel quale sia detto che se un paese viene a trovarsi in questa sfortunata posizione, deve essere automaticamente radiato dall’Internazionale.
Evidentemente questo è assurdo, come è assurda l’asserzione del compagno francese che la tattica del fronte unico significa il ritorno alla situazione di prima del Congresso di Tours. Si è detto che abbiamo quasi la maggioranza dei sindacati. Che significa quasi la maggioranza?
In lingua povera, questo vuol dire avere la minoranza. Noi dobbiamo assicurarci il nostro avvenire. Il nostro metodo deve essere pratico e non retorico. Noi dobbiamo conquistare le masse che non vengono ancora con noi coi metodi di cui si sono serviti sinora i partiti comunisti.
Zinoviev nel suo discorso di chiusura disse che è intenzione di molti compagni russi, allorquando ci incontreremo coi rappresentanti dell’Internazionale due e mezzo e con quelli di Amsterdam di fare i conti coi traditori, coi fautori della guerra mondiale imperialista. Cosa dobbiamo rispondere loro? Malgrado tutti i delitti di Vandervelde e dei suoi compagni, questi capi godono ancora la fiducia degli strati conservatori delle classi operaie, perciò noi dobbiamo accettare ad ogni costo questa condizione.
È comprensibile l’irritazione che regna in seno a certi partiti comunisti come ad esempio quello francese e quello italiano, contro la tattica del fronte unico, ma la situazione generale di oggi è diversa da quella del ’19 quando ci rifiutammo di prendere parte alla conferenza internazionale di Berna. La situazione di oggi è che dobbiamo discutere le rivendicazioni immediate essenziali del proletariato, ed è perciò necessario dar modo ai capi delle altre associazioni internazionali di discuterne con noi.
Venne poi approvato il noto ordine del giorno in cui udita la discussione sul fronte unico e dissipati tutti i malintesi, constatato che la tattica del fronte unico come viene proposta dall’Esecutivo non coincide affatto con il riformismo, ma corrisponde alla tattica del Comintern, si delibera che la tattica del fronte unico deve corrispondere alle condizioni di ogni singolo paese.
Inoltre l’ordine del giorno si pronuncia in favore della partecipazione alla conferenza comune delle tre Internazionali, alla quale dovranno possibilmente intervenire tutte le associazioni internazionali sindacali.
Alla fine della riunione fu votata una risoluzione contro lo sfruttamento della gioventù operaia, una protesta contro il terrore bianco ed una risoluzione per il proseguimento del lavoro di soccorso.
Si passò quindi alla nomina del Presidio.
Furono eletti: Bucharin, Radek RUSSIA), Brandler (Germania), Terracini (Italia), Kreibich (Cecoslovacchia), Souvarine (Francia), Karr (America). Supplenti: Waletzki (Estonia) e Kuusinen (Finlandia).