Partito Comunista Internazionale

Il congresso dell’Unione Sindacale Italiana

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Conquista di setta

Possiamo dire che il Congresso dell’Unione Sindacale ha segnato la fine del sindacalismo italiano. Le tradizioni di indipendenza del sindacalismo rivoluzionario dalla soggezione ai vari partiti politici, il suo passato di lotte aspre e generose e di puro idealismo classista non settario, le ragioni stesse della sua origine e della sua vita per cui sorse come libera organizzazione di masse organizzate, le quali ritrovavano nel Sindacato lo strumento unico e sufficiente per la loro emancipazione dalla schiavitù borghese, sono stati calpestati dalla libidine di un gruppo politico il quale voleva scagliare il suo odio impotente contro la Russia dei Soviet servendosi degli operai organizzati nell’U.S. Il partito anarchico ha compiuto il suo rozzo e irresponsabile gesto di vendetta contro il partito comunista russo, ha creduto di riaffermare con l’atteggiamento tenuto nel Congresso la sua solidarietà con quei sedicenti anarchici di Russia, i quali sono stati colpiti dalla necessaria giustizia dello Stato proletario per essere stati colti con le armi alla mano organizzatori di rivolte di grossi proprietari ucraini affamatori degli operai russi, o di attentati briganteschi contro le casse della collettività e contro i capi gloriosi della rivoluzione. Gli anarchici italiani hanno compiuto il loro folle gesto di vendetta servendosi del corpo dell’U.S. come di un cieco e spregevole strumento, leggermente utilizzabile per i loro bassi fini. Essi sono stati settari. Settati come gli ignoranti e come coloro ai quali non si può chiedere conto delle loro azioni. Nel momento in cui il proletariato italiano vacilla sotto i colpi della violenza borghese, nel momento in cui più urge il bisogno dell’unione leale delle forze rivoluzionarie di qualunque tendenza esse siano per guidare il prossimo risveglio delle masse e salvarle dal pericolo del socialcapitalismo di Nitti, Turati e don Sturzo, quando i lavoratori sono sotto l’incubo pauroso del tradimento dei socialisti e dubitanti per le continue scissioni, gli anarchici aizzano nuove lotte fratricide, fomentano nuove scissioni, preparano nuovo confusionismo, si assumono il compito di un orribile inganno.

Questione di setta, conseguenza del loro spirito, della loro mentalità antisociale, antiproletaria. Noi non riconosciamo come artefici della nuova società degli uomini liberi del lavoro, coloro i quali giungono con la loro opera settaria alla effettiva, reale negazione della classe. Non è ammissibile, per una incapacità e non volontà di osservare le cose realisticamente, che in questo periodo in cui la Russia è minacciata più che mai dalla coalizione capitalistica mondiale, in conseguenza della mancata rivoluzione nell’occidente, un gruppo di uomini per i loro fini settari si unisca ai vari Pascazi del Piccolo Giornale d’Italia, si unisca ai controrivoluzionari borghesi e socialdemocratici ripetendo i loro argomenti – e meno bene – per portare la devastazione nel patrimonio ideale del proletariato italiano e mondiale, per insultare la Russia soviettista.

Il vilipendio della Rivoluzione russa è oggi, nelle attuali situazioni in cui si trova il popolo di Russia, moralmente e politicamente paragonabile a quello di prendere le armi contro la sua esistenza. Mentre milioni di uomini, donne e fanciulli sono in agonia nelle regioni del Volga sacrificate in olocausto per la rivoluzione mondiale, hanno diritto i menestrelli anarchici da Congresso, hanno diritto coloro che firmano i concordati di lavoro nei gabinetti ministeriali e prefettizi di lanciare fango e veleno contro la Russia ed il Partito comunista?

Poiché infine la rivoluzione russa è stata comunista, è stata guidata, diretta, realizzata dal Partito comunista con cui si identifica e non si può demolire questo senza demolire quella. Questione di setta e questione di bottega. I falsi pastori dell’ideale libertario hanno parlato contro il supposto predominio del Partito comunista, contro la sua invadenza, contro il suo autoritarismo, contro i suoi supposti tentativi di asservire l’Unione Sindacale. Ma come hanno essi difeso l’indipendenza dell’Unione Sindacale? Assoggettandola alla setta anarchica, muovendo in aspra lotta contro la tendenza del sindacalismo puro, garantendosi il seggio pontificale con una offensiva abilmente preparata contro gli avversari sindacalisti, facente capo a Vecchi, Di Vittorio, Negro, preparando un Congresso ammaestrato in cui la voce e la volontà della vera maggioranza sarebbe stata sopraffatta dalla pastetta degli … antiautoritari dittatori. La maggioranza piegata sotto il dispotismo di Borghi e della cricca dei mandarini anarchici, che belano ai piedi del suo trono, ecco il risultato del Congresso.

Le principali organizzazioni, le più numerose come masse di organizzati – anzi le uniche che si possano veramente considerare tali – sono oggi virtualmente tagliate fuori dalla possibilità di farsi valere dentro l’U.S.I.

La setta anarchica ha la dittatura dell’U.S. Consiste in questo l’indipendenza politica dell’U.S.? questa tattica – a parte certi sistemi di pastetta congressuale che riabiliterebbero perfino D’Aragona – potrebbe benissimo essere una brutta copia della tattica comunista. Tant’è: tutte le volte che gli anarchici cercano di fare qualche cosa di concreto a loro non resta altro che di fare le scimmie male ammaestrate dai comunisti.

La setta anarchica italiana si propone lo scopo, in conseguenza dell’ordine del giorno Sbrana Giovannetti e del significato datogli dai presentatori, attuato il distacco dai Sindacati Rossi di creare una nuova Internazionale Sindacalista Rivoluzionaria, che dovrebbe essere in realtà lo strumento e la massa di manovra e di penetrazione dell’Internazionale delle sette politiche anarchiche. I dirigenti anarchici tengono al coperto il loro piano. Ma il giuoco è ormai svelato. Lo stesso discorso di Malatesta dall’altra sera in cui affermava esplicitamente che il Sindacato non può essere l’unico mezzo dell’emancipazione proletaria e che deve essere integrato dalle forze politiche lo dimostra.

Quale atteggiamento prenderanno i sindacalisti italiani di fronte a questo asservimento dei Sindacati da parte di un partito politico come l’anarchico?

La nuova scissione nel campo internazionale con la fuoriuscita dai Sindacati Rossi e la costituzione di una Internazionale Nera come sarà considerata dai sindacalisti, i quali non possono non preoccuparsi del crescente frazionamento sindacale delle masse operaie e dell’asservimento delle organizzazioni sindacaliste ad un partito politico, che ha tutti i danni e gli inconvenienti dei partiti, senza i vantaggi?

Vecchi ha sostenuto brillantemente il punto di vista sindacalista rivoluzionario, riconfermando la solidarietà della Russia soviettista e l’adesione ai Sindacati Rossi e sostenendo una tesi, che è l’unica la quale potrebbe mantenere l’U.S. sulla strada tracciata dalle sue tradizioni e che porti all’affasciamento del proletariato nel sindacato contro la socialdemocrazia, l’opportunismo parlamentare e la borghesia.

Mentre che la tesi di Vecchi, Di Vittorio e di altri mantiene effettivamente l’autonomia dell’U.S.I. coordinandola nell’Internazionale dei Sindacati Rossi ed aprendole un magnifico sviluppo di convergenza di forze proletarie nell’avvenire, il piano che perseguono gli anarchici borghiani è tale che ridurrà ad una quantità trascurabile l’efficienza numerica dell’U.S., la isolerà internazionalmente o l’aggiogherà al carro sgangherato del partito politico anarchico.

ARTURO CAPPA

La seduta di sabato

Il Congresso dell’Unione Sindacale ha dedicato le sue sedute del pomeriggio di sabato e di domenica alla discussione sull’unità proletaria e sui rapporti internazionali.

Primo oratore fu Armando Borghi. Egli ricorda dapprima lungamente e minutamente la storia e le vicende della prima e della seconda internazionale, esaminandone le lotte di tendenze, che le divise. Viene quindi al periodo bellico ed afferma che l’U.S. si mantenne coerente ai suoi principi.

Passando a discutere della rivoluzione russa ne fa la cronistoria. I sindacalisti italiani diedero tutto il loro entusiasmo alla rivoluzione di ottobre che distruggeva lo Stato e poneva il Soviet alla base della ricostruzione.

In seguito sorse l’iniziativa della terza internazionale sindacale.

Quando la III Internazionale propose in Italia il blocco delle forze rivoluzionarie di sinistra, l’oratore convocò il Consiglio nazionale, ed in seguito alla discussione, si decise l’adesione dell’U.S. alla III Internazionale il 20, 21 luglio del 1919. Dopo questo voto non si ricevette nessuna risposta dalla Russia.

Al Congresso generale di Parma del ’19 si votò poi un ordine del giorno per i Consigli di fabbrica in cui si difendono i Soviety contro la sovrapposizione statale, dannosa allo sviluppo della rivoluzione.

Nel luglio del ’20, all’improvviso, quando già la delegazione socialista era in Russia giunse l’invito all’oratore di andare a Mosca. Borghi vi giunse senza nessuna istruzione, in un periodo in cui ancora poco si conosceva della Russia. Salvo Rosmer, tutti i sindacalisti che incontrò a Mosca gli parlarono sfavorevolmente dal punto di vista dei comunisti.

Le sue osservazioni lo portarono alla conclusione che il partito politico è il centro dirigente dello Stato russo e che i sindacati non sono altro che gli strumenti dello Stato.

L’oratore ebbe l’impressione che il Partito comunista aveva compresso i Soviety, danneggiando la rivoluzione. I suoi contatti con i sindacalisti, con gli anarchici e con l’opposizione comunista lo convinsero degli errori del regime bolscevico.

Riferisce alcuni colloqui avuti a Mosca e fa le critiche al programma attuato dai comunisti russi. Quando Borghi ebbe occasione di parlare davanti al Bureau dell’Internazionale, gli fu chiesto se aveva intenzione di mantenere o di rifiutare l’adesione alla III Internazionale. Egli credette che non aveva l’autorità di far questo poiché vi era un voto di congresso che aveva già impegnato l’U.S.I. Trovandosi poi con Bucharin, egli insieme con lui, tentò inutilmente di fare un appello ai lavoratori italiani.

Dopo questi dissensi non si può onestamente parlare di adesione alla III Internazionale da parte di Borghi. Dimostra come i bolscevichi spostino verso destra.

Viene poi a parlare delle pratiche per l’adesione sindacale all’Internazionale rossa. Borghi rifiutò di mettere la sua firma a fianco di quella di D’Aragona ed influì in questo senso sui sindacalisti presenti in Russia. Si decise infine di dare l’adesione, ma Borghi presentò contemporaneamente una lettera di protesta.

Pochi giorni prima di partire, gli si presenta un documento a firma Rosmer e Pestana, in cui tra l’altro si diceva che i dirigenti delle organizzazioni debbono o essere comunisti, oppure avere l’approvazione dell’Esecutivo comunista. Borghi rifiutò di firmare il documento.

Tornato in Italia durante l’occupazione delle fabbriche, l’U.S. rifiutò di accodarsi alla Confederazione nell’ordine di evacuazione delle fabbriche occupate.

A coloro che gli chiedevano la sua opinione sull’Internazionale rossa comunicò la sua opinione che i comunisti cercavano di aggiogare le forze sindacali al servizio della Russia.

Durante l’anno in corso ci fu uno spostamento di tutte le forze proletarie in Italia del Partito socialista, della Confederazione del Lavoro e dell’U.S.I.

Le organizzazioni sindacaliste di tutto il mondo si sono poste in antagonismo con la Russia.

Qui in Italia si sono aumentate le distanze tra l’U.S.I. ed il Partito comunista, non certo per un caso, ma perché il più partito di tutti i partiti è il partito comunista.

L’antagonismo attuale è l’antagonismo della prima e della seconda internazionale.

Conclude ricordando che non si può dimenticare il passato di una organizzazione che ha un decennio di lotte. «Poiché l’Internazionale sindacale rossa è lo strumento di un partito politico appoggiate quanto io vi ho oggi detto per la continuazione della vita dell’U.S.».

Gli applausi di gran parte dei congressisti salutano la fine del discorso, che è durato 3 ore e mezza e col quale la seduta è tolta.

La giornata di domenica

Il discorso Vecchi

Riprendendo il congresso i suoi lavori verso le ore 10, dopo una breve discussione sulla distribuzione dei mandati, ha subito la parola Nicola Vecchi, rappresentante della Camera del lavoro sindacale di Verona. Egli afferma anzitutto che la relazione Borghi non è affatto chiara perché la tesi di Borghi dovrebbe sboccare nella proposta di costituire una Internazionale Sindacalista mentre la mozione Giovannetti sembra sia per un’adesione incondizionata alla Internazionale dei Sindacati rossi.

L’oratore ricorda che l’U.S. aderì alla Terza Internazionale, con una organizzazione cioè politica e si chiede per quali ragioni si debba ora ritirare l’adesione alla Internazionale economica. Secondo gli avversari le cause sarebbero due: 1° la subordinazione della I.S.R. al Partito Comunista; 2° l’orientamento a destra della terza internazionale.

Circa il primo punto anche l’oratore ha sempre sostenuto che l’adesione a Mosca non doveva ledere l’autonomia dell’U.S.I. Gli avversari si fanno forti della disposizione che prescrive lo scambio dei rappresentanti negli Esecutivi delle due Internazionali. Ma non è affatto obbligatorio che questo avvenga nazionalmente. È naturale poi che i partiti comunisti siano per così dire i prediletti dall’I.S.R. perché questa è sorta per iniziativa dell’Internazionale Comunista, ma ciò non impedisce affatto ai sindacalisti di intervenire e di sostenere le proprie idee.

Esaminando la situazione russa l’oratore osserva che Borghi ha denunciato la svalutazione che in Russia sarebbe avvenuta dei Sindacati. Occorre però notare che i sindacati russi affrettatamente dopo la rivoluzione Kerenski non potevano formare la base adatta alla ricostruzione economica. Tutte le loro difficoltà che la rivoluzione aveva dovuto e deve superare possono aver obbligato i dirigenti ad un ripiegamento, ma di esso la colpa, se colpa vi è, non è del Partito Comunista Russo ma di tutti i proletariati che non hanno fatto la rivoluzione. E se quello è un ripiegamento anche in Italia lo si sta compiendo partecipando all’Alleanza del Lavoro, accordandosi con D’Aragona e Serrati, relegando all’ultimo posto lo sciopero generale.

Gli avversari hanno una grande paura dell’influenza del governo russo, ma essi dimenticano che l’I.S.R. è diretta da un comitato proprio nel quale erano stati offerti ai sindacalisti quattro posti su sette. Tutti i partiti politici tentano d’influire sui sindacati. E gli anarchici non sono da meno degli altri, com’è dimostrato da tutta l’opera svolta per avere la preponderanza nell’Unione Sindacale.

Ma vi è un problema che dovrebbe essere superiore a tutti: quello dell’unità proletaria. Il momento rivoluzionario non è passato ed il dovere massimo è quello di costituire un organismo potente, nazionalmente ed internazionalmente, per effettuare la rivoluzione sociale e impedire che essa si riduca alla conquista del potere politico per opera di un partito. Inoltre è probabile che come è avvenuto in Francia anche in Italia i comunisti siano cacciati dalla Confederazione Generale del Lavoro e che quindi debbano entrare nell’Unione Sindacale a preferenza di costituire una organizzazione propria. Questo sarà facilitato se l’U.S. sarà la centrale italiana dell’I.S.R. Quali sono le proposte di Mosca? Consistono soprattutto nella costituente proletaria. Ma questa era già stata proposta da Borghi. Se essa fosse attuata o il tentativo dell’unità proletaria avrebbe buon esito e le tendenze rivoluzionarie avrebbero notevole influenza in seno alla Confederazione, o i dirigenti di questa lo farebbero fallire ed allora l’unità proletaria rivoluzionaria diventerebbe quasi un fatto compiuto. Sembra che Borghi tema l’allargamento delle basi dell’U.S. verso i comunisti. Ma siamo noi una setta o vogliamo diventare la maggioranza del proletariato?

I sindacalisti italiani seguano quindi l’esempio di quelli francesi i quali sono pronti ad aderire a Mosca purché sia eliminata anche ogni apparenza di subordinazione al partito politico. L’oratore conclude inneggiando all’unione rivoluzionaria delle sinistre proletarie.

Il discorso Giovannetti

Replica a Vecchi, Giovannetti con un lungo discorso nel quale spiattella ai convenuti tutte le sciocchezze e tutte le menzogne che i vari Piccolo e tutti gli altri giornali borghesi da parecchio tempo lanciano contro la rivoluzione russa. Egli naturalmente si professa grande ammiratore della rivoluzione russa ma di quella che non c’è, di quella che dovrebbe essere fatta secondo il suo gusto. Per la rivoluzione che combatte e che si attua di giorno in giorno, l’oratore non ha che parole di disprezzo e di condanna. Venendo al concreto della questione, Giovannetti sostiene che l’Unione Sindacale Rossa non è che uno instrumento del Governo di dittatori e di assassini che oggi è al potere in Russia e che quindi ad essa i «purissimi» anarchici italiani non possono aderire. Ma poiché questa tesi sembra troppo azzardata l’oratore propone che vi si aderisca ponendo delle condizioni che egli dice non potranno essere accettate e che permetteranno quindi all’U.S. di sostenere che è stata l’Internazionale che non l’ha voluta.

Il discorso Di Vittorio

La seduta pomeridiana riprende alle ore 15 con un discorso dell’on. Di Vittorio. Egli sostiene fondamentalmente questa tesi: che la creazione di una internazionale sindacalista sarebbe un errore in quanto si verrebbe a costituire un organismo assai debole ed inefficiente. È quindi preferibile riunire tutte le forze proletarie rivoluzionarie nell’Internazionale dei sindacati rossi che ha già con sé forze notevoli, e nella quale si potrà sempre impedire ogni tentativo di dittatura di un partito politico.

Contrari all’adesione I.S.R. si pronunciano Nencini e De Dominicis.

Toty, rappresentante delle organizzazioni economiche francesi, spiega che nell’attuale statuto della I.S.R. non vi è che lo scambio dei rappresentanti fra gli esecutivi internazionali. Per le organizzazioni nazionali nulla è stabilito: tanto è vero che in Francia sia il Partito Socialista che il Partito Comunista hanno riconosciuto l’autonomia dei sindacati. Questa forma di collegamento avviene in quasi tutti i paesi invece tra i partiti socialdemocratici e le organizzazioni economiche. Egli ripete ancora che la sua opinione è favorevole alla convocazione di una conferenza internazionale sindacalista per prendere una decisione. In questa la C.G. francese sosterrà che tutta la corrente e tutte le forze sindacaliste entrino nell’I.S.R.

Parlando ancora Sacconi, Bonazzi, Broggi ed altri contro la tendenza Vecchi.

Controreplica per ultimo l’on. Di Vittorio il quale sostiene vivacemente che la opposizione alla I.S.R. è fatta soprattutto dagli anarchici per ragioni di partito. Questa affermazione provoca qualche incidente.

Finalmente verso le ore 20 la seduta è tolta con l’intesa di riprendere i lavori due ore dopo.

La replica di Borghi

Nella seduta serale ha anzitutto la parola Armando Borghi il quale si dichiara contrario all’entrata nella C.G.d.L. e egualmente contrario ad ogni rapporto col Partito Comunista verso il quale l’oratore dimostra di avere una vera fobia. Nei confronti dell’I.S.R. si dichiara contrario all’adesione pur accettando la proposta della conferenza internazionale sindacalista a Parigi. In questa si potrà anche discutere l’adesione all’I.S.R. per quanto Borghi sia piuttosto favorevole alla creazione di una nuova Internazionale sindacalista.

La controreplica di Vecchi

Vecchi incomincia a rilevare che il programma elaborato a Mosca tende a rendere possibile l’accordo di tutti i rivoluzionari. Noi ci siamo creati un figurino del Partito comunista e della rivoluzione russa, e quando abbiamo visto che questo figurino non rispondeva alla realtà, ci siamo buttati addosso all’uno ed all’altro, per demolirli. Noi abbiamo plaudito – egli dice – all’opera iniziale del Partito comunista contro i riformisti e quando i comunisti non hanno più fatto la scissione sindacale, che d’altra parte, non ci avevano mai promesso, ci siamo scaglianti contro di loro.

Noi li abbiamo attaccati perché essi non hanno fatto quello che noi pensavamo, ed essi naturalmente hanno risposto ai nostri attacchi. Ecco perché i comunisti hanno cambiato atteggiamento ai nostri riguardi.

Qui si accusa – dice l’oratore – di arretramento i comunisti di Russia che in fondo hanno fatto la rivoluzione. Solo chi è all’avanguardia può in certi momenti anche arretrare; questo non potranno mai fare i riformisti che sono già per se stessi indietro. Quando si accusa l’I.S.R. di trattare con Amsterdam per il fronte unico, dovremmo accusare noi stessi perché siamo andati nell’Alleanza del Lavoro ove ci sono i riformisti che non faranno mai con noi lo sciopero generale.

L’oratore afferma che una valutazione serena delle proprie forze e la critica dei propri errori, sia un dovere di ogni militante rivoluzionario, specie oggi che egli ritiene la rivoluzione più prossima del 1919. La prossimità delle lotte rivoluzionarie impone l’unificazione delle forze rivoluzionarie anche se si dovesse fare qualche piccola concessione di principio.

Uniti nella preparazione, divisi domani quando lo scopo è raggiunto, in ogni caso sempre presenti per impedire che altri abbiano a dare alla rivoluzione proletaria un indirizzo contrario ai nostri principii o ad arrestarlo prima che esso abbia raggiunto i suoi ultimi sviluppi.

Presenta infine un o.d.g. nel quale afferma il principio dell’unità proletaria; la sospensione dell’adesione all’I.S.R. che verrà ridata dopo la Conferenza sindacalista di Parigi, affermando in ogni caso il principio dell’autonomia e della indipendenza dei sindacati da ogni partito politico.

Le ultime dichiarazioni

Prima di passare ai voti si hanno ancora dichiarazioni di Giovannetti, Sbrana, Cennini, Di Vittorio, Mari, Bonazzi, Sacconim, Gervasio, ecc., e finalmente il Congresso comincia a votare tra una discreta confusione provocata da una manovra dei borghiani. Si vota dapprima il seguente ordine del giorno proposto da Cennini … per fare un piacere a Borghi e compagni:

Il quarto Congresso dell’U.S.I., chiamato a discutere ed a deliberare sulla questione dei rapporti fra l’U.S.I. e le organizzazioni internazionali;

in base alle dichiarazioni Vecchi delibera di dare la propria adesione all’Internazionale dei Sindacati Rossi.

Quest’ordine del giorno non raccoglie che il voto del proponente.

Il seguente ordine del giorno è presentato da Vecchi per la propria frazione, il quale ottiene 18 voti:

Considerato che le organizzazioni sindacaliste d’Europa e delle Americhe non possono rinunciare al loro fondamentale postulato di autonomia e di indipendenza dai partiti politici per affermare l’unità classista del proletariato all’infuori delle concezioni filosofiche e credenze religiose dei singoli lavoratori;

tenuto conto dei rapporti d’interdipendenza che attualmente corrono fra l’Internazionale S.R. con quella comunista;

delibera di sospendere l’adesione all’I.S.R. allo scopo di promuovere, d’accordo con la Confederazione del Lavoro francese, un congresso di tutte le organizzazioni sindacaliste del mondo per formulare le condizioni che garantiscono l’accennata autonomia da porre all’I.S.R. per l’adesione in massa nella detta Internazionale Sindacale.

Con l’intesa di sostenere al Congresso sindacale l’adesione a Mosca.

Vecchi – Balestrazzi – Veroni – Carpanini – Silvotti – Mari

Riporta invece 71 voti il seguente ordine del giorno Giovannetti:

Il IV Congresso dell’U.S.I.;

premesso che l’U.S.I. ha da vari anni spiegata costantemente la sua attività alla riorganizzazione internazionale di tutti i lavoratori, ispirandosi ai principii della Prima Internazionale;

constatato che la riorganizzazione internazionale rappresentante tutte le organizzazioni sindacali rivoluzionarie non si è potuta conseguire per il carattere esclusivamente di partito dato prima alla III Internazionale comunista, quindi alla Internazionale dei Sindacati Rossi;

richiamandosi ai principi ed ai metodi del sindacalismo rivoluzionario antiaccentratore e propugnatore della assoluta autonomia dei sindacati dagli aggruppamenti politici;

delibera (ponendosi sul terreno della Confederazione Generale francese), di aderire alla annunciata conferenza internazionale delle organizzazioni sindacaliste rivoluzionarie di tutto il mondo, per sostenervi i seguenti postulati fondamentali dell’U.S.I. chiaramente contenuti nel proprio statuto fin dal suo sorgere e cioè:

1) Azione diretta e rivoluzionaria di classe per l’abolizione del padronato e del salariato;

2) Esclusione assoluta di qualsiasi legame con l’Internazionale comunista e con qualunque altro partito e aggruppamento politico e completa autonomia e indipendenza sindacale da questi organismi di parte;

3) Esclusione dall’Internazionale sindacale di quei sindacati o aggruppamenti sindacali maggioritari che aderiscono alla organizzazione gialla di Amsterdam anche se per il tramite delle Federazioni professionali:

4) Limitazione dell’attività e dalla direzione dell’Internazionale sindacale ai problemi e all’azione di carattere internazionale;

5) Intese eventuali temporanee con altre organizzazioni sindacali e politiche proletarie potranno essere stabilite volta per volta per determinate azioni internazionali d’interesse della classe lavoratrice.

Tali postulati costituiscono la condizione essenziale per l’adesione alla Internazionale dei Sindacati Rossi delle forze che si riuniranno alla Conferenza di Parigi.

A questo ordine del giorno è stata approvata la seguente aggiunta proposta da Borghi, Pauselli e Bianchi:

E reclama che il prossimo Congresso della Internazionale Sindacale Rossa nel quale debbono discutersi le condizioni esposte nell’ordine del giorno Giovannetti, abbia luogo nell’occidente d’Europa e che la sede del futuro Comitato esecutivo dell’Internazionale Sindacale Rossa fuori della Russia, accettando nello stesso tempo la proposta della Confederazione Gen. del Lavoro francese, di tenere una conferenza internazionale sindacalista rivoluzionaria per intendersi su gli esposti concetti.