Dopo il congresso dell’USI
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Confusionismo secessionista
Per il dovere che abbiamo di spiegare ai lavoratori le ragioni delle aspre polemiche tra comunisti ed anarchici, che si acuiscono a proposito del recente Congresso della U.S.I., dobbiamo semplicemente dichiarare che esse hanno la loro origine nella totale incomprensione dei capi anarchici italiani sul Partito comunista e sulla terza Internazionale e nella violenta campagna da essi guidata contro la Russia soviettista. Noi non abbiamo preteso che gli anarchici divenissero comunisti, non abbiamo mai preteso che gli anarchici italiani accettassero in blocco la rivoluzione russa quale essa è, quale si è svolta, guidata e personificata nel Partito comunista russo, ma se riconosciamo il diritto di critica e di opposizione degli anarchici ai metodi comunisti non possiamo tollerare la diffamazione preconcetta e sistematica contro la rivoluzione russa, che è rivoluzione – sia stabilito ben chiaro – essenzialmente comunista.
Ora gli anarchici italiani solidarizzino pure con gli anarchici di Russia – altrettanto faremmo noi al loro posto – ma si rendano conto con l’esame coscienzioso di elementi sicuri e possibilmente recandosi in Russia di quella che è l’opera svolta dai loro compagni nei momenti più tragici attraversati dalla Repubblica soviettista assaltata dalla controrivoluzione interna ed internazionale, si sforzino di rendersi conto delle speciali condizioni storiche, geografiche, economiche di quel Paese, facciano una divisione tra anarchici e pseudoanarchici, tra coloro che si sono mantenuti in una opposizione programmatica e verbale verso lo Stato soviettista e gli altri che hanno preso le armi contro alleandosi direttamente od indirettamente con grossi proprietari terrieri, borghesi spodestati e rifiuti antisociali. Vi è una differenza tra Victor Serge, Goldmann, Berkman e Machno. Gli uni che hanno fatto una onesta opposizione di principi all’attuale regime sono in piena libertà, l’ultimo dopo inutili tentativi di accordo ha dovuto essere combattuto militarmente. Gli anarchici italiani dovrebbero insegnarci che non è sufficiente definirsi anarchici per essere tali.
Ma gli anarchici italiani per dei fini, che non possiamo non qualificare settari, hanno organizzato una campagna a fondo contro la Russia comunista senza nessun senso di misura e di responsabilità, nessun tentativo di basarla su dati controllati, senza alcuna considerazione alle condizioni nelle quali si dibatte il proletariato russo, italiano ed internazionale.
Fino a che questa campagna è stata condotta in mezzo a ristretti gruppi di affiliati e simpatizzanti, quantunque dolorosa per i risultati che avrebbe potuto portare, poteva da noi essere considerata con tolleranza. Non lo è più il giorno in cui agli anarchici scoprono le loro batterie, avvincendo strettamente l’U.S.I. la quale per le sue stesse ragioni di origine e di esistenza è e deve restare apolitica, se ne fanno un campo di azione monopolizzato, se ne servono come un loro particolare strumento nazionale ed internazionale per la loro politica anticomunista, come uno strumento per diffondere in mezzo alle masse organizzate la sfiducia e la rivolta contro il potere comunista in Russia. Questo non può essere supinamente tollerato dai comunisti e chiediamo agli anarchici se essi si sono resi conto degli enormi danni che essi possono arrecare seguendo la strada iniziata alla rivoluzione russa, italiana ed internazionale.
Abbiamo assistito con simpatia e con passione al Congresso dell’U.S.I. I comunisti avevano sempre considerato l’Unione Sindacale come una sorella prediletta, che essi guardavano con nostalgia. L’apoliticità stessa dell’U.S. in confronto della Confederazione, il suo passato rivoluzionario ci erano particolarmente cari. L’avvenire sindacale del proletariato italiano, possibilità da noi previste nei riguardi della permanenza dei comunisti nella Confederazione non escludevano un affasciamento di forze rivoluzionarie nel futuro.
Anarchici e sindacalisti non dovrebbero ignorare che una delle caratteristiche della tattica del nostro Partito è la estrema agilità nel prendere e nel mutare di atteggiamento. Questo ci è consentito da quella disciplina, che non è altro che ordine in un organismo creato come tipo perfezionato per la lotta antiborghese, caratteristica del Partito comunista e che dà tante preoccupazioni agli … indisciplinatissimi libertari.
È vero o non è vero che il Partito comunista italiano, aveva fatto un trattamento di favore verso l’U.S.I. non creandovi una opposizione interna, non sottoponendola alla penetrazione comunista, come è sua norma costante in tutti gli organismi sindacali?
Questo era stato fatto perché i comunisti non perseguono scopi partigiani nella loro tattica verso gli organismi di resistenza, ma soltanto lo scopo di assicurare le direttive ed il funzionamento rivoluzionario contro le deviazioni del socialriformismo e dell’opportunismo parlamentare. L’U. Sindacale per la sua tradizione rivoluzionaria, per il suo carattere apolitico, non partigiano, non settario, ma classista di azione diretta, per la sua adesione ai Sindacati Rossi sembrava offrirci sufficienti garanzie. Credevamo di avere le spalle sicure da quel lato. Sembra che ci siamo sbagliati. Credevamo di poter dirigere tutti i nostri colpi contro la ibrida combutta mandarinesca parlamentare del Partito socialista e della Confederazione per trascinare le masse narcotizzate dall’oppio riformista sul terreno della lotta rivoluzionaria. Per che ci siamo sbagliati. In odio ai comunisti, in odio alla Russia comunista, Borghi si è alleato con Serrati. La catena che da Serrati va a Turati, da Turati a Nitti e don Sturzo ha acquistato un altro anello, Borghi, passando dietro la schiena del Partito comunista. Questa catena è la catena della collaborazione, è la catena di difesa della cassaforte capitalista, ecco tutto. Borghi si è prestato al giuoco degli avversari per scoprire le spalle del partito comunista.
Gli anarchici italiani per ragioni di psicologia, di mancanza di metodo di osservazione dei fatti politici, per rancori di setta ed interessi di bottega non hanno voluto comprendere che tutta la sostanza del programma comunista consiste in questo: coalizione delle forze rivoluzionarie anti-parlamentari, antiriformiste.
Gli anarchici italiani hanno raggiunto il loro scopo, di sottoporre al predominio del loro partito l’U.S.I. Per raggiungere questo essi hanno fatto a cuor leggero una scissione internazionale, ritirando l’adesione alla Internazionale Rossa, hanno preparato i germi di una nuova scissione dell’U.S. e nel proletariato italiano. Sono dunque essi che moltiplicano le scissioni in dispregio della volontà unitaria del proletariato. Chi è che manovra il grimaldello secessionista? Il Partito comunista il quale per ragioni indispensabili ha fatto una scissione politica dai socialopportunisti e che ha messo tutta la sua opera per l’unità sindacale, oppure gli anarchici i quali spezzano per finalità politiche e settarie l’Internazionale dei Sindacati Rossi?
È nell’interesse del proletariato italiano e del Partito comunista di avere una forte U.S. Ma noi ripetiamo che i metodi anarchici assottiglieranno le file dell’Unione Sindacale, riducendola ad una esigua associazione di piccole striminzite leghe locali.
Il distacco dai Sindacati Rossi ed il vilipendio contro la Russia che impressione faranno tra i non molti organizzati nell’U.S.?
Borghi, che al Congresso non ha parlato come sindacalista, ma come anarchico con ben altra linea di pensiero di Giovannetti e di altri, ha detto tali enormità anticomuniste che non possono essere neppure oggetto di polemica. L’insulto premeditato e la cosciente falsificazione dei fatti rendono impossibile ogni scambio di punto di vista.
Quando gli anarchici borghiani dichiarano di sentirsi più vicini ai socialisti che ai comunisti, quando essi sostengono che il regime comunista vale il regime borghese, concentrano la Russia soviettista nella Ce-ka, sostengono che l’Internazionale comunista è uno strumento dello Stato russo, che Lenin è uno czar rosso, che bisogna combattere i comunisti con le armi alla mano, che i Sindacati Rossi non esistono che sulla carta, quando dichiarano che i comunisti russi sono d’accordo con i gialli di Amsterdam, non è possibile fare altro, comprimendo lo sdegno, che invitarli almeno … a leggere i giornali comunisti.
Noi ci chiediamo semplicemente se questa è opera sindacalista, se questo può essere utile per la vita dell’U.S.I. Queste domande rivolgiamo ai sindacalisti dell’U.S.I.
Ed allora poiché Borghi ha detto a proposito di stretti legami che dovrebbero essere rafforzati tra i Sindacati Rossi e l’Unione Sindacale: «Taglia la corda! Taglia la corda!», noi rispondiamo: «Tagliamo la corda!».
Per l’amore alla Rivoluzione russa, per la fede nella rivoluzione italiana, per la dignità del nostro Partito e nostra.