Dopo un Congresso
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Quale funzione ha esercitato ed esercita l’Unione Sindacale nel movimento operaio italiano? Cosa rappresenta Armando Borghi nell’Unione Sindacale? Chi ha vinto al Congresso di questa «organizzazione» che pretende di essere la depositaria per l’Italia del «vero» sindacalismo?
L’Unione Sindacale è sorta in concorrenza alla Confederazione Generale del lavoro: oggi è possibile affermare, senza esitazioni, che l’Unione Sindacale non ha svolto nessuna funzione importante nel campo proletario. La dialettica reale dello svolgimento storico vale più di tutte le affermazioni verbali e di tutte le giaculatorie sul «glorioso passato»: l’Unione Sindacale non è riuscita a sostituire la Confederazione e non si è neppure sviluppata parallelamente a questa, con lo stesso ritmo di questa. I sindacalisti sostenevano che la Confederazione non interpretava genuinamente le leggi storiche del movimento operaio in generale e di quello italiano in particolare: nel campo sociale una organizzazione che non aderisce alla realtà viva di un movimento, decade, si insterilisce, diventa una setta, altre organizzazioni sorgono in sua vece e conquistano la fiducia delle masse. La Confederazione non è decaduta, non si è isterilita, tutt’altro: è invece l’Unione Sindacale che non è mai riuscita a diventare un’organizzazione nazionale, che non è mai riuscita a conquistare la fiducia permanente delle grandi masse. Se la storia è veramente retta dalla libertà, se il processo storico è un processo di attuazione della spontaneità e della libertà, e la storia ha dato torto all’Unione Sindacale mentre ha dato ragione alla Confederazione del lavoro, cosa significava ciò se non questo, che si era resa necessaria da parte degli anarchici e dei sindacalisti una revisione completa e onesta dei loro principi direttivi e della loro tattica?
Ma l’Unione Sindacale non ha voluto adempiere neppure questa che sarebbe stata un’altissima funzione educativa e che, nella profonda crisi morale e intellettuale in cui oggi si dibatte l’intero movimento proletario italiano, sarebbe stato un non indifferente contributo al risanamento dell’ambiente e alla campagna d forzato risveglio delle energie rivoluzionarie che occorre incessantemente condurre.
Invece: il Congresso dell’Unione Sindacale è stato una giostra di discorsi tendenti a ingannare gli organizzati e a mantenere nelle mani di Armando Borghi e di Aliprando Giovannetti l’Ufficio dirigente e il giornale. La malafede di questi uomini si è mostrata in tutta la sua evidenza spudorata nella quistione degli impegni liberamente presi con la terza Internazionale e con l’Internazionale dei Sindacati Rossi. Il 24 gennaio 1919 le Isvestia pubblicarono l’appello di convocazione del primo Congresso della Internazionale comunista: l’appello fu radiotelegrafato in tutto il mondo, fu riprodotto integralmente (eccetto poche lacune dovute alla trasmissione) dai giornali borghesi d’Inghilterra e di Francia. Tradotto in italiano immediatamente e censurato nelle colonne dell’Avanti!, fu però diffuso egualmente in forma di circolare stampata. Poteva nascere «equivoco», come hanno sostenuto Borghi e Giovannetti, sul significato dell’appello e sul valore che avrebbe avuto l’adesione all’Internazionale Comunista? L’appello era firmato da Centrali di Partiti comunisti (Russia, Balcani, Lituania, Finlandia) e dai Comitati degli aggruppamenti comunisti formatisi in Russia, tra i prigionieri di guerra ungheresi, austriaci e tedeschi; non era firmato da nessuna organizzazione sindacale. L’appello si proponeva «la convocazione di un Congresso internazionale dei partiti proletari rivoluzionari» e rivolgendosi ai sindacalisti esplicitamente diceva: «È necessario procedere ad un movimento in blocco cogli elementi operai rivoluzionari i quali, se pure anteriormente non hanno aderito ai Partiti socialisti, adottano oggi in complesso il punto di vista della dittatura proletaria sotto la forma di potere soviettistico».
Il primo Congresso dell’Internazionale comunista fu tenuto dal 2 al 6 marzo 1919 e in esso furono approvate le tesi di Lenin sulla «Dittatura proletaria» diffuse largamente in Italia. Come era possibile l’equivoco? La verità è che Armando Borghi fece aderire l’Unione Sindacale alla terza Internazionale, alla Internazionale dei Partiti comunisti, perché sosteneva allora che l’Unione Sindacale era una organizzazione comunista, che accettava in complesso tutte le tesi dei compagni russi; la verità è che Armando Borghi voleva tentare di incanalare il movimento operaio italiano verso l’Unione Sindacale, sostenendo che solo questa organizzazione, in Italia, aveva il diritto di richiamarsi all’Internazionale Comunista.
L’equivoco c’era, indubbiamente, ma non era affatto obbiettivo: l’equivoco era nella torbida coscienza di Armando Borghi, nella sua sfrenata ambizione, nel suo desiderio cieco di essere «qualcuno», di fare il «Lenin d’Italia» in concorrenza a G.M. serrati. L’equivoco oggi è dissipato. Tanto meglio. La Rivoluzione russa e la Rivoluzione mondiale hanno bisogno di uomini semplici e sinceri, che non si ubriachino per i successi e non si avviliscano per i rovesci. Un uomo che di sindacalismo si intende almeno quando Armando Borghi ed Enrico Leone e ha spirito libertario almeno quanto Enrico Malatesta – Giorgio Sorel –, dopo aver riconfermato, alcuni giorni fa, la sua amicizia solidale per i «dittatori di Mosca», giustamente affermava: «Da quando l’esercito rosso ha dovuto rinunziare alla conquista di Varsavia, si è dimostrato quanta vigliaccheria esistesse tra coloro che dicevano di essere rivoluzionari e amici della Russia, solo perché speravano che il proletariato europeo si emancipasse per le baionette bolsceviche e non col proprio sacrifizio».
Del resto, Armando Borghi non ha da menare molto vanto per la sua vittoria al Congresso. Chi ha vinto? Quanti organizzati erano rappresentati da coloro che hanno votato per la mozione borghiana? Nessuna verifica dei poteri è state seguita: i delegati, senza giustificare i loro mandati, hanno votato per alzata di mano. Una cricca di funzionari e di amici personali di Borghi ha schiacciato col numero delle persone presenti i 18 rappresentanti delle organizzazioni effettive che conta l’Unione Sindacale: così si è, da questi «antidittatoriali», reso omaggio alla «libera volontà delle masse». Andiamo via, cosa c’entra il sindacalismo, cosa c’entra il «libertarismo» con queste piccole manovre di politicanti senza scrupoli e senza coscienza? Se il Congresso servirà a qualcosa, servirà solo a questo: ad accelerare, per via negativa, l’educazione politica di quei gruppi operai e contadini che ancora rimangono sotto il controllo burocratico e spirituale, dei sindacalisti anarchici. La revisione dei valori umani espressi negli ultimi vent’anni dal movimento operaio italiano continua implacabilmente: ci sono ancora dei cadaveri che occorre seppellire!