Partito Comunista Internazionale

Il fronte unico in Francia Pt.6

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31. E del pari noi possiamo usare non senza successo lo stesso metodo nell’azione parlamentare o comunale. Noi diciamo alle masse: «i dissidenti hanno scisso il partito operaio, perché non volevano la rivoluzione. Sarebbe follia far calcolo su di essi per la collaborazione all’opera rivoluzionaria del proletariato. Ma noi siam pronti a concludere con essi taluni accordi in Parlamento come fuori del Parlamento, ogni volta che, dovendo scegliere tra gli interessi particolari della borghesia e gli interessi del proletariato, essi ci daranno delle serie garanzie di optare per queste ultime. I dissidenti non possono fare ciò senza rinunciare all’alleanza con i partiti borghesi, senza rinunciare al blocco delle sinistre e senza entrare nel blocco del proletariato». Se i dissidenti fossero capaci di accettare queste condizioni, gli elementi operai che li seguono sarebbero ben presto assorbiti dal Partito comunista. Ma, precisamente per questa ragione, essi non accetteranno queste condizioni. In altri termini, trovandosi di fronte alle nostre domande poste nettamente e chiaramente, costretti a pronunziarsi per il blocco con la borghesia o per il blocco con la classe operaia – in condizioni concrete e chiarissime della lotta delle grandi masse lavoratrici – essi saranno costretti a rispondere che preferiscono il blocco con la borghesia.

Una tale risposta non potrebbe non avere per essi dannose conseguenze tra quelle stesse masse sul cui appoggio essi contano.

5. – Le questioni interne del Partito Comunista

32. La politica che noi stiamo esponendo presuppone senza dubbio una completa indipendenza organizzativa, una perfetta chiarezza teorica, ed una grande fermezza rivoluzionaria del Partito Comunista.

Così, ad esempio, non si può seguire con successo completo una politica che tenda a discreditare l’idea del blocco delle sinistre tra la classe operaia, se nei quadri del nostro stesso partito si trovino degli uomini che osino difendere apertamente il programma attuale della borghesia. L’esclusione incondizionata ed inflessibile di tutti coloro che sono per il blocco delle sinistre, diviene uno dei doveri elementari del Partito comunista. Ciò eliminerà dal nostro Partito gli elementi deleteri, ed attirerà l’attenzione degli operai più coscienti sulla importanza della questione del blocco delle sinistre e dimostrerà che il Partito comunista si occupa seriamente di tutte le questioni che minacciano la unità rivoluzionaria delle azioni del proletariato contro la borghesia.

33. Coloro che tentano di servirsi dell’idea del fronte unico per tornare alla unità con i riformisti e con i dissidenti, debbono essere inesorabilmente esclusi dal nostro partito perché essi sono fra noi gli agenti dei dissidenti ed ingannano gli operai sui veri autori della scissione e sulle sue cause. Costoro, invece di porre con precisione la questione della possibilità di questa o quell’azione pratica da intraprendersi d’accordo coi dissidenti, nonostante il loro carattere piccolo borghese, chieggono al nostro partito stesso di rinunziare al suo programma pratico ed ai metodi rivoluzionari. L’esclusione inflessibile di questi elementi mostrerà meglio d’ogni altra cosa che la tattica del fronte unico non ha nulla che rassomigli ad una capitolazione od alla pace coi riformisti. La tattica del fronte unico impone al Parlamento una completa libertà di manovra, agilità e decisione. Questo non è possibile se il Partito non proclama sempre chiaramente e nettamente tutto ciò che vuole, lo scopo verso cui tende, e se esso non commenta apertamente dinanzi alle masse le sue azioni ed i suoi propositi.

34. È dunque assolutamente inammissibile che taluni membri del Partito pubblichino di propria iniziativa organi politici, nei quali oppongono le loro parole d’ordine ed i loro metodi alle tesi, ai metodi d’azione, ed ai propositi del Partito.

Questi membri diffondono quotidianamente, sotto l’egida del Partito comunista, nel centro della sua attività, cioè a dire tra noi stessi, delle idee che ci sono ostili; cioè essi seminano confusione e scetticismo, con che ci fanno più male delle ideologie nettamente a noi ostili. Gli organi che hanno questa funzione, in una coi loro compilatori, debbono esser messi una volta per sempre fuori del Partito, e denunziati a tutta la Francia operaia affinché questa condanni severamente i contrabbandieri piccolo borghesi operanti sotto la bandiera del Comunismo.

35. È del pari inammissibile che appaiano sugli organi del nostro Partito, accanto agli articoli che difendono le tesi fondamentali del Comunismo, articoli che discutono queste tesi medesime, o addirittura le neghino. È assolutamente inammissibile, anzi mostruoso, che si perpetui nel Partito un regime di stampa che dia alla massa dei lettori operai, a guisa di articoli di fondo, negli organi sottoposti ad una direzione comunista, articoli nei quali si tenti di farci tornare alle posizioni del pacifismo più deplorevole, e che di fronte alla violenza trionfante della borghesia predichino agli operai il deprimente odio di ogni violenza. Sotto il pretesto dell’antimilitarismo, si lotta contro le idee rivoluzionarie e di insurrezione. Se dopo l’esperienza della guerra e degli avvenimenti che l’han seguita soprattutto in Russia ed in Germania, sopravvivono ancora, nel Partito comunista, i pregiudizi del pacifismo umanitario, e se il Comitato direttivo crede utile, in vista della liquidazione definitiva di questi pregiudizi, di aprire una discussione su questo argomento, non è tuttavia ammissibile che i pacifisti possano in questa discussione apparire coi loro pregiudizi come una tendenza ammessa nel partito: essi debbono essere invece severamente biasimati dalla voce autorizzata del partito nella persona del Comitato direttivo.

Quando il Comitato direttivo giudicherà chiusa la discussione, i tentativi di propaganda delle idee deprimenti del tolstoismo o di ogni altra forma di pacifismo, dovranno provocare l’espulsione dal partito.

36. Si può obiettare, è vero, che finché l’epurazione del Partito dai pregiudizi del passato e il suo consolidamento interno non saranno condotti a termine, sarà pericoloso porre il Partito in situazioni in cui esso sia costretto ad entrare in lotta coi riformisti e con i socialpatrioti. Questa obiezione è erronea. Non è possibile negare, invero, il fatto che il passaggio da un lavoro di semplice propaganda alla partecipazione diretta al movimento delle masse non presenti in se stesso delle nuove difficoltà e, quindi, dei nuovi pericoli per il Partito comunista, ma sarebbe assolutamente erroneo credere che il partito possa prepararsi a tutte le prove senza questa partecipazione diretta alla lotta e senza entrare in contatto coi nemici. Al contrario è proprio per questa via che una vera revisione interna ed un vero consolidamento del partito potranno essere raggiunti. Può darsi benissimo che taluni elementi, la burocrazia del partito o dei sindacati, si sentano più vicini ai riformisti, dai quali si son separati accidentalmente, e che non a noi. La perdita di questi compagni non sarà un male, ma sarà al contrario ricompensata ad usura dall’affluenza nel Partito degli operai e delle operaie che seguono ancora i riformisti. Il risultato sarà una maggiore omogeneità del Partito che diventerà più energico e più proletario.