Partito Comunista Internazionale

Fronte unico

Categorie: Third International, Union Question

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Nel movimento caotico di correnti, di umori e di illusioni, nel guazzabuglio di economie, di Stati, di valute e di ideologie che precipitano, una sola cosa rimane ferma: l’offensiva del capitale contro la classe operaia. È questo il fatto importante. La «pace» si è risolta in un attacco della borghesia, in una dichiarazione di guerra al proletariato che non ha saputo dichiarare esso la guerra al predominio borghese mentre durava la guerra effettiva. La gratitudine della borghesia perché il proletariato non ha fatto ciò si traduce dappertutto in un abbassamento del livello di vita del proletariato – degna ricompensa per la «fedeltà» degli schiavi del salario!

Le persone «umanitarie», le vecchie comari di ambedue i sessi gridano alla «pazzia» della loro propria classe. Non comprendono che le imprese eroiche della borghesia sfrontata, non sono che l’espressione di una ferrea necessità economica chè senza di esse il sistema capitalistico non potrebbe resistere più a lungo. In realtà non esiste più alcuna base materiale per sollevare il livello di vita delle masse. Le forze produttive nella maggior parte del nostro pianeta sono oggidì prostrate.

Gli spostamenti dei rapporti di forza economica, il tramonto dell’Occidente europeo, le rivalità irriducibili fra le grandi potenze, gli innumerevoli intralci ad un nuovo sviluppo (contribuzioni, barriere doganali, valute, lotta di classe contro la Russia dei Soviet) – tutto ciò crea condizioni le quali rendono impossibile, almeno per il prossimo avvenire, una maggior produzione. Ma la borghesia vuol tuttavia uscire dalla palude! Lo sviluppo della produzione capitalistica richiede nuovi mezzi e questi mezzi non possono oggi scaturire altro che da una unica sorgente: – da una diminuzione della parte che spetta alla classe operaia. Da ciò l’offensiva del capitale. Il significato economico di essa è dunque chiaro: Si tratta del tentativo del capitalismo di uscire dal pozzo arrampicandosi per la propria coda, e se pure i borghesi lungimiranti comprendono tutta la vanità di un simile tentativo, tutto ciò non serve a nulla. Il capitale non può fare altrimenti. In alcuni paesi, soprattutto in quelli vittoriosi, esso passa all’azione diretta dei suoi organismi economici, diminuisce i salari, aumenta la giornata lavorativa; in altri espropria una parte dei salari per mezzo della svalutazione della moneta e per mezzo di tasse. Nelle colonie pratica una economia di rapina ed esaurisce così le ultime risorse di quei paesi.

La classe lavoratrice deve pagare per la guerra! La classe lavoratrice paghi le spese delle riparazioni! Ecco la parola d’ordine della borghesia.

Il proletariato, minacciato da tutte le parti, ricorre all’arma dello sciopero. Gli scioperi giganteschi dell’Inghilterra, della Germania, della Danimarca, dell’America, del Sud Africa: ecco l’inizio della necessaria lotta di difesa del proletariato.

Ma il proletariato non riuscirà neppure a mantenere le odierne miserevoli condizioni se non entrerà in lotta con tutte le sue forze coalizzate. Oramai solo il grande peso della massa può avere un valore decisivo e ciò tanto più perché in molti casi, nell’odierno arresto della produzione, i datori di lavoro stessi potrebbero avere interesse a limitare provvisoriamente le produzioni. In tali casi gli scioperi isolati praticamente possono equivalere a delle serrate che gli operai si impongono da sé stessi.

La mobilizzazione di tutti gli operai per la difesa diventa così una necessità di vita per il proletariato.

E questa mobilizzazione è possibile!

Esiste infatti una grande differenza fra le lotte precedenti e quella odierna. Le lotte precedenti (soprattutto quelle avvenute durante la guerra) non avevano un carattere così semplice, così chiaro, così facilmente comprensibile come questa. Il processo di sfruttamento, la lotta per il profitto, la bestialità, l’odio, il tradimento, – tutte queste cose infami venivano ricoperte da una montagna di problemi: la «patria», la «civiltà», la «razza», il «benessere dell’umanità», la «collettività» e via dicendo. E questa montagna di ideologie, di finalità, di sentimenti «di una sfera superiore» tenevano allora diviso il proletariato. Sopra una grande parte di esso il feticcio del capitalismo esercita ancora tale prestigio che esso ritiene che il vero socialismo sia quello degli Scheidemann di tutti i paesi.

Molto diverse sono oggi le cose. I dati di fatto economici: – salario e profitto, profitto e salario – si mostrano nella loro bella, buona, classica nudità. Ogni operaio, che non sia un cretino nato, vede e sente, capisce e afferra che la borghesia ha già cacciato le sue mani nelle tasche degli operai. Questo dato di fatto prosaico è così semplice che tutte le parti della classe operaia sono d’accordo nell’averlo compreso. Appunto per questo l’azione comune non solo è necessaria, ma anche possibile, non solo possibile, ma anche necessaria!

La Terza Internazionale, che rappresenta l’ala rivoluzionaria marxista del movimento operaio, propone oggi alle altre organizzazioni operaie di organizzare la lotta comune. Lotta contro l’impudenza crescente della borghesia! Lotta contro le tasse! Lotta contro lo strozzamento del popolo tedesco! Lotta contro il caro-vita! Lotta contro le aggressioni alla Russia dei Soviet!

Noi proponiamo alle Internazionali seconda e seconda e mezzo di iniziare una lotta comune per gli scopi comuni, immediati e comprensibili a tutti.

Noi vogliamo unire tutti gli operai sopra questioni per le quali non vi siano differenze tra di essi. L’operaio socialdemocratico è libero di credere, con Scheidemann, che il giudizio pubblico contro i socialrivoluzionari è un atto di barbarie, mentre l’avvelenamento dei capi operai col curaro è la più bella incarnazione dell’umanità; ed è libero il tradeunionista inglese di credere che il garantire la nafta del Caucaso contro i pirati inglesi è un delitto contro la «democrazia», mentre il brutale soggiogamento dell’India è la realizzazione del diritto di autodecisione nazionale. Ma al di sopra di ciò ogni operaio inglese, francese, tedesco, americano è in grado di comprendere che la lotta contro il caro-vita, contro le riduzioni dei salari, contro le tasse, contro la politica pazzesca dei dominanti, è la necessità più elementare.

La borghesia è costretta dalla logica degli avvenimenti a fare i più disperati tentativi per riassettare in comune l’economia mondiale. Deve la classe operaia restare divisa, frazionata, senza forza? No, mille volte no!

Contro gli attacchi del capitale, il proletariato non ha altro da fare che preparare il controattacco contro la borghesia. Ed in questi gravi momenti nei quali una parte degli ideologi borghesi si trova già in preda alla paralisi intellettuale, mentre gli Stinnes di tutto il mondo stanno afferrando per la gola i proletari, ciascun operaio deve trovarsi su un unico fronte coi suoi compagni di lavoro. Nella lotta si costituirà la vera unità della classe operaia.

Noi proponiamo di creare questo fronte unico di lotta proletaria.

Noi speriamo che tutti i proletari che vedono il pericolo della situazione saranno d’accordo con noi su questo argomento.

NICOLA BUCHARIN