Vivaci polemiche e contrasti alla Conferenza di Berlino
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“Via le mani dai tribunali russi, finchè non avrete la coscienza pulita dell’assassinio di Rosa Luxemburg e Carlo Liebknecht”
BERLINO, 4.
Vi abbiamo già dato notizia del discorso polemico fatto dal compagno Radek contro Vandervelde, in seguito alla richiesta, fatta dal ministro dell’Intesa, di esercitare un controllo sui tribunali russi. Radek è stato aspro e violento. Si sono avuti, mentre egli parlava, dei momenti di grande drammaticità. Egli ha rinfacciato a Vandervelde di essere uno dei firmatari di quel trattato di Versailles nel quale si gettavano le basi della lotta contro la Russia dei Soviet.
Radek contro Vandervelde
Oggi – ha detto Radek – questo ministro dell’Intesa vuole esercitare un controllo sul modo come la Russia degli operai e dei contadini si difende dai suoi nemici. Ebbene, noi chiediamo l’istituzione di un tribunale internazionale per giudicare gli assassini di Rosa Luxemburg e Carlo Liebknecht.
«Via le mani dai tribunali russi, finchè i socialisti di destra non avranno la coscienza pulita dell’assassinio di Rosa Luxemburg e di Carlo Liebknecht!».
Ci si chiede di mettere in libertà i socialisti rivoluzionari che sono nelle nostre carceri. Essi sono coloro che hanno perseguitato con le rivoltelle alla mano i capi della Rivoluzione russa. Se voi chiedete la loro scarcerazione noi vi chiediamo allora: dove si trovano i capi e gli operai che lottarono nell’azione di marzo, e che parteciparono alla Repubblica dei Consigli di Monaco? Essi furono uccisi oppure languono nelle carceri di un Governo al quale collaborano i socialisti di destra.
Radek ha proposto che si faccia uno scambio dei rivoluzionari tedeschi nelle carceri di Germania, con i controrivoluzionari russi, che sono in carcere a Mosca.
Sulla questione della Georgia Radek ha detto chiaramente che il Governo russo ha contribuito volontariamente a far cadere lo Stato menscevico della Georgia, perché i documenti provavano che esso sosteneva le guardie bianche nei loro intrighi e nella loro lotta contro lo Stato degli operai e dei contadini russi. I documenti relativi potranno essere esaminati da una Commissione che Radek propone al Congresso di nominare.
Svolta questa vivace parte polemica in risposta alle accuse mosse ai comunisti dai precedenti oratori, Radek ricorda che dalla Internazionale di Vienna la Conferenza di Berlino è stata convocata con un ordine del giorno dal quale erano escluse le recriminazioni per il passato. Bisogna sapere se a questo ordine del giorno ci si vuole attenere oppure se si ha intenzione di porre delle pregiudiziali e di far così andare a monte la Conferenza. Se così fosse la terza Internazionale declinerebbe ogni responsabilità.
Le condizioni della “Seconda”
La seduta odierna è stata presieduta da Clara Zetkin la quale rende edotti i congressisti che nelle riunioni degli uffici si è deliberato di continuare nelle discussioni.
Questa decisione è stata presa in seguito ad una lettera rimessa dai rappresentanti dell’Internazionale comunista a quelli delle altre Internazionali. In questa lettera si dichiarava che i rappresentanti l’Esecutivo di Mosca non credevano possibile condurre a buon termine i lavori della Conferenza se fossero proceduti come il giorno prima e si chiedeva apertamente se la seconda Internazionale e quella di Vienna hanno intenzione che il Congresso continui oppure se intendono prendere altre decisioni.
Aperta la seduta la parola è concessa a Mac Donald (Inghilterra, seconda Internazionale).
Egli dice che le sue speranze in un buon esito dei lavori della Conferenza sono diminuite dopo le dichiarazioni fatte da Radek. Da queste dichiarazioni è apparso che la terza Internazionale partecipa alla Conferenza più che altro a scopo di polemica e per accrescere la sfiducia delle masse nelle altre Internazionali. Ogni discussione è inutile se la terza Internazionale non fa delle esplicite dichiarazioni sopra i suoi propositi reali. Vuole essa continuare ad applicare la sua tattica di costituzione di nuclei per la conquista delle altre organizzazioni? Se così è, è inutile fare una Conferenza comune per poi doversi combattere più aspramente di prima.
Parlando del problema della Georgia, Mac Donald afferma che i bolscevichi hanno usato contro la Georgia gli stessi mezzi che l’imperialismo inglese usa nell’Egitto e nelle Indie, e contro la Russia dei Soviet. La Russia non può impiegare dei mezzi di oppressione e rappresentare nel contempo il socialismo internazionale.
Mac Donaldo reclama ancora spiegazioni intorno alle accuse mosse contro i social-rivoluzionari e si duole che Radek invece di rispondere alla domanda concreta abbia preferito sollevare dei dibattiti sui nomi di Carlo Liebknecht e di Rosa Luxemburg. Noi conosciamo benissimo la corresponsabilità degli organi del Governo tedesco nell’assassinio di essi, ma perché i bolscevichi vorrebbero agire come fecero questi organi?
L’oratore propone di permettere a Vandervelde di entrare in Russia per assumere la difesa nel processo dei social-rivoluzionari. La proposta di Radek – egli dice – di scambiare i detenuti, non è seria, perché si sa troppo bene che i detenuti dell’Europa centrale non sono in potere dei Partiti della seconda Internazionale. Egli respinge anche l’idea di uno scambio dei prigionieri, perché il problema dei detenuti non è un problema di commercio, bensì un problema di giustizia.
Egli chiede infine se il discorso di Radek è l’ultima parola della terza Internazionale e legge la seguente dichiarazione dell’Esecutivo della seconda Internazionale:
«Ci dichiariamo d’accordo sulle basi della Conferenza generale per il raggiungimento di scopi limitati, e con l’ordine del giorno proposto dalla U.I.P.S. di Vienna.
Noi dichiariamo però che la terza Internazionale deve pronunziarsi esplicitamente d’accordo sulle seguenti condizioni:
1. rinunzia alla tattica di istituire delle frazioni;
2. nomina di una Commissione delle tre Internazionali per riesaminare la situazione in Georgia, e nei paesi nelle stesse condizioni, allo scopo di raggiungere un’intesa fra i partiti socialisti;
3. liberazione dei prigionieri politici e svolgimento di un processo contro i detenuti per reato di un delitto davanti ad una Corte, accordando il diritto di difesa e di controllo al socialismo internazionale».
Parla Serrati
Chiede poi la parola Serrati, rappresentante il Partito socialista italiano non aderente a nessuna Internazionale.
Noi non siamo venuti qui per accusare l’uno contro l’altro – dice Serrati. Può darsi che siano stati fatti degli sbagli, ma forse gli accusatori hanno fatto più errori degli accusati. Gli errori degli accusati furono errori in servizio della rivoluzione, gli altri invece errarono al servizio della borghesia. Malgrado tutto ciò noi non dobbiamo rinunziare al pensiero dell’unità. L’inasprirsi dello sfruttamento del proletariato rende l’unità assolutamente necessaria. Adempiere a questo compito non è un problema morale, ma politico, che deve essere risolto dal punto di vista della necessità storica. Se fossimo stati nelle condizioni dei comunisti russi avremmo forse fatto lo stesso di loro. Se la Russia fosse forte sarebbe forse giusto porre delle condizioni alla terza Internazionale. Oggi invece la Russia si trova nel periodo terribile della penetrazione «pacifica» dei capitalisti europei. È nostro dovere difendere la Rivoluzione russa ed occorrendo anche contro gli stessi bolscevichi. Verrà il momento in cui i bolscevichi dovranno difendere, insieme con i menscevichi e con i social-rivoluzionari, la Rivoluzione russa, ma non servirebbe a nulla porre ora condizioni che aggraverebbero ancora la situazione.
Il diritto dei popoli a disporre di sé stessi Serrati non lo ritiene una rivendicazione socialista. Questa rivendicazione è stata formulata dall’Intesa per ridurre le piccole nazioni a strumenti del capitalismo intesista. Se si parla della Georgia, bisogna parlare anche della Serbia o del Montenegro, della Romania, della Algeria, del Congo belga, ecc. Il diritto dei popoli di disporre di sé stessi è il problema di un secolo, e non può risolversi in quindici giorni. Esso fa parte dei compiti del proletariato internazionale che dovranno essere fissati da questa Conferenza.
Venendo a parlare della paura che si ha dei bolscevichi Serrati si chiede: «Forse che i bolscevichi vogliono avvelenarci?». E perché dovremmo aver paura di un veleno bolscevico? I socialisti belgi sono forse difesi durante la guerra contro il veleno dell’«Union sacrèe»?
I bolscevichi comprendono che oggi abbiamo una situazione diversa da quella di un anno fa, perché oggi l’unione è necessaria per salvare la Rivoluzione russa. Se la Conferenza pan socialista avrà luogo, il proletariato deve trovarvi la sua redenzione. Se non avverrà, ciò significherà una vittoria della borghesia sul proletariato. Ma se la borghesia non è riuscita finora a strangolare il socialismo internazionale, dovrebbe riuscire a farlo oggi? La situazione dei bolscevichi e dei social maggioritari della Germania di fronte al capitalismo è la stessa, perciò noi dobbiamo fare il nostro possibile per rendere attuabile una Conferenza pansocialista.
Le vicende della Conferenza offrono l’occasione a polemiche vivaci anche sui quotidiani di Berlino. Il Vorwarts si scaglia soprattutto contro Radek che accusa di essere venuto a Berlino a lanciare un guanto di sfida a tutti i partiti operai.
La Rote Fahne invece attacca con violenza Vandervelde e Mac Donald i quali hanno dimostrato di condividere, a proposito della politica europea, le parole d’ordine dell’imperialismo, l’uno opponendosi alla discussione del problema delle riparazioni, l’altro sostenendo il punto di vista della borghesia inglese nei confronti con la Russia.