La violenta requisitoria di Radek a Berlino contro i traditori del proletariato
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Nessuna condizione pregiudiziale e fronte unico per l’azione
(Resoconto stenografico del discorso pronunziato nella prima seduta della Conferenza di Berlino)
RADEK – Nella nostra dichiarazione noi non abbiamo posto nessuna condizione per la convocazione della Conferenza internazionale. Ci siamo posti sul terreno dell’invito fatto dalla Internazionale due e mezzo, cioè che si tratti di una Conferenza convocata per l’azione, ci siamo posti sopra il terreno che l’Internazionale di Vienna, a quanto pare, ha deciso di abbandonare. Abbiamo acconsentito a non fare recriminazioni per il passato, non già perché ci piaccia il tacere ciò che sarebbe necessario dire, ma per il semplice motivo che ci preoccupiamo della necessità dell’ora, e teniamo presente la condizione generale del proletariato mondiale e quindi ci siamo detti: – non vale la pena, in questo momento, di incominciare con le recriminazioni: è necessario pensare a ciò che vogliamo fare.
Il rappresentante della seconda Internazionale, Vandervelde, ha ritenuto da parte sua necessario presentare una specie di bilancio. Egli ha fatto ciò con la stessa voce, con gli stessi gesti, che gli abbiamo visto usare a Basilea (approvazione dei delegati comunisti), quando egli, come capo dell’Internazionale, faceva giuramento di guidarci nella lotta contro la guerra. La impressionante forza della sua voce ci ha per un istante richiamato a quei tempi in cui noi prestavamo fede al calore di essa, e per un istante ci siamo dimenticati che quella voce è stata coperta dal rombo dei cannoni. Se piace a Vandervelde, noi lo possiamo fare il bilancio di questi otto anni – un bilancio che forse farà andare all’aria questa Conferenza e che certo non tornerà gradito alle orecchie di questo ex-ministro reale del Belgio. Egli ha dimenticato il mare di sangue, egli ha dimenticato le montagne di cadaveri, egli ha dimenticato l’angoscia tutta del mondo. Questa parte del bilancio per lui non esiste. Dopo essere passato sopra a questa parte egli viene a noi e ci dice: – Su, un po’ di fiducia, un minimo di fiducia, una mezza oncia di fiducia; se di questa fiducia non mi volete far credito non abbiamo nulla da dirci!
Ebbene, al borghese Vandervelde noi rispondiamo sulla faccia:
La colpa di aver avuto fiducia in voi noi la scontiamo oggi col fatto di essere qui come nemici a sforzarci di trovare una via per una reciproca comprensione e quando voi venite a noi con le vostre dolci invocazioni alla fiducia vi rispondiamo seccamente: – No. Per cosa dobbiamo avere fiducia? Per la guerra? Per che cosa la fiducia? Per la pace di Versailles, che voi avete firmato come ministro del Belgio? Per che cosa, per chi la fiducia? Voi parlate in nome di una organizzazione, ma in questa organizzazione non vi è solamente il Belgio. Volete la fiducia per l’occupazione inglese contro la quale il Labour Party ha lottato solo a parole? Fiducia per tutti i vostri delitti, di cui, per cui i rappresentanti della seconda Internazionale qui non hanno parlato? Il socialista-rivoluzionario Ciaikin ha mostrati i documenti da cui risulta che la polizia inglese ha fatto uccidere 26 capi del proletariato del Caucaso. I nomi degli assassini sono stati resi pubblici. Forse che il borghese Tom Shaw ha chiesto al Parlamento: «Che ne è degli assassini, del generale Maleson, del generale Thomson?». E voi ora di chiedete fiducia?
A nostra volta allora vi chiediamo:
– Dove è il tribunale comune delle tre internazionali che ha giudicato gli assassini di Rosa Luxemburg e gli assassini di Carlo Liebknecht? (Vive approvazioni dei delegati comunisti)
Rosa Luxemburg e Carlo Liebknecht sono stati condannati dal tribunale eccezionale della Divisione della Guardia di Berlino, e se voi avete il coraggio di parlare dei tribunali russi allora noi vi diciamo: – Via le mani, prima che non vi siate lavati le mani del sangue di Rosa Luxemburg e di Liebknecht. (Applauso entusiastico della Delegazione comunista) e anche del sangue di Levinè, il quale non è stato ucciso dai banditi sulla strada, ma per una sentenza della vostra giustizia (rivolto ai delegati socialdemocratici tedeschi), quando voi eravate al potere per la fiducia concessavi dal proletariato, fiducia che voi avete tradito.
Ma se le cose stanno così – voi ribattete – che cosa volete con questa Conferenza, che significato ha la manovra tattica che voi fate? Ed io vi dirò chiaro e forte sulla faccia quello che noi vogliamo. Voi siete venuti a questa Conferenza, perché avete dovuto venirci. Voi eravate lo strumento della reazione mondiale ed ora, lo vogliate o no, dovete diventare uno strumento della lotta del proletariato. Noi ci sediamo ad uno stesso tavolo con voi, noi vogliamo lottare insieme con voi, e la lotta deciderà se si tratta – come dite voi – di una manovra nell’interesse dell’Internazionale comunista o di una ondata che deve riunire tutta la classe operaia. Quello che voi farete deciderà del significato della nostra azione. Se voi lottate insieme con noi, insieme con il proletariato di tutti i paesi – e non lotterete per la dittatura, ve lo assicuriamo –, se lotterete per il pezzo di pane e contro la estensione dello sfacelo mondiale, allora il proletariato stringerà le sue file e allora noi non vi giudicheremo più in base al passato spaventoso, ma in base ai nuovi fatti. Fino a che questi fatti nuovi non siano avvenuti, noi procederemo freddamente in queste trattative e giungeremo all’azione comune con la più profonda sfiducia e con la convinzione che dieci volte durante la lotta voi verrete meno.
Noi vogliamo però provare a lottare assieme, non per far piacere a voi, ma per l’inesprimibile necessità dell’ora, che spinge noi, e che induce voi stessi a venire a trattative qui in questa sala con quei comunisti che avete trattato come dei malfattori.
Ed ora passiamo alle altre condizioni del borghese Vandervelde.
Ciò che voi avete tentato di fare qui, è stato, da parte della seconda Internazionale, un brusco attacco per intimidirci e l’Internazionale di Vienna ha, volente o nolente, aggiunto un poco di accompagnamento. Parlo delle condizioni che ci pongono i signori della seconda Internazionale e credo ……… (lacuna)
Condizioni! Il borghese Vandervelde ha esclamato: – Voi parlate della pace di Versailles! Ed ha aggiunto di temere che parlando di questo argomento si possa recare aiuto a Stinnes. Gli operai tedeschi non si possono comprare una camicia, ma il borghese Vandervelde non si preoccupa del fatto che il capitale internazionale si ingrassi a spese del popolo tedesco. Egli teme che Stinnes voglia diventare troppo ricco, quello Stinnes il quale, come tutti sanno, patteggia con la Russia dei Soviet e forse finanzia l’Internazionale comunista (Ilarità dei delegati comunisti). Il signor Vandervelde non si è espresso in modo chiaro. Non ha detto se egli, come Poincarè, vuole che si parli della ricostruzione del mondo senza toccare il trattato di Versailles, e non ha nemmeno chiarito il significato del suo accenno a Stinnes, o non sono ancora diventato tanto diplomatico da comprenderlo (Viva ilarità).
Voci – Lo avete provato.
RADEK – Verissimo. Ne ho dato la prova. E allora chiedo: vuole la seconda Internazionale che la questione della pace di Versailles sia posta all’ordine del giorno della Conferenza oppure no? Sarà una cosa molto interessante il vedere la socialdemocrazia tedesca, membro della seconda Internazionale, occuparsi a che la Conferenza internazionale esamini la questione di Versailles, senza dubbio nella speranza che la pace di Versailles venga riveduta da Lloyd George.
Ma vengo alle altre condizioni che ci sono state poste. Con il grande amore per i popoli piccoli ed oppressi di cui egli dà prova sempre, anche quando essi vivono nel Congo, Vandervelde ci chiede con quale viso noi ci presentiamo alla Conferenza, dove gli spiriti della Georgia e dell’Ucraina assassinate sorgeranno a chiederci: – Caino, perché ci hai tu ucciso?
Io dirò chiaro al borghese Vandervelde perché noi abbiamo ucciso questi Bianchi. Per ciò che riguarda l’Ucraina, essa non è affatto stata uccisa, essa vive, essa è molto forte, essa lotta, e quella che turba i sonni di Vandervelde è soltanto l’ombra del governo di Petliura, mantenuta in una vita apparente dalle iniezioni d’oro dello Stato Maggiore polacco mendicante altri barlumi di vita a Parigi e presso la seconda Internazionale. Vandervelde può star tranquillo: l’Ucraina vive, è sana, anche se ha fame, e non diventerà uno Stato limitrofo della Russia, ma lotterà con noi, come parte della Federazione soviettista, per la ricostruzione della Russia e per il risanamento del popolo russo e di quello ucraino.
Quanto alla questione della Georgia, ai rappresentanti della seconda Internazionale, e in prima linea ai delegati inglesi dico: – Via le mani dalla Georgia! Voi non avete protestato quando il Governo della Georgia sotto la protezione dei cannoni inglesi massacrava gli operai e i contadini georgiani (Proteste e commenti). I nostri cekisti non sono letterati pieni di ingegno. I georgiani invece, nella persona del signor Cinghali, capo delle loro Guardie nazionali, erano così poco previdenti da lasciare dietro a sé un libro nel quale la democrazia georgiana viene dipinta in un modo tale che noi vi porteremo questo libro alla prossima Conferenza perché possiate apprendere che anche lo Stato georgiano era stato edificato col sangue e col ferro. E se voi ci chiedete perché abbiamo dato aiuto all’abbattimento del Governo georgiano – e vi diciamo chiaro che l’abbiamo fatto –, noi vi risponderemo sulla base dei documenti che lo stesso Governo georgiano è stato così poco previdente da far stampare. Il rapporto che il Ministro degli esteri della Georgia Shegheckori mandò ad Alexiev diceva:
«Noi abbiamo aiutato i bianchi. Noi non abbiamo solo perseguitato i bolscevichi, ma abbiamo mantenuto i vostri ufficiali bianchi e li abbiamo mandati a voi».
Se la Conferenza desidera incaricare una piccola Commissione di esaminare l’autenticità di questo documento, noi lo sottoporremo ben volentieri al suo esame.
Da ultimo viene il passaggio più patetico: – Come avrete il coraggio di venire alla Conferenza senza che vi siano i socialrivoluzionari, come farete a presentarvi se non vi saranno quei buoni internazionalisti, che non fanno parte né della seconda Internazionale né quella di Vienna, ma sono sotto la protezione della seconda e chiedono l’ammissione nella seconda e mezzo?
Noi abbiamo l’onore di veder presente in questa riunione l’ex presidente della Costituente russa Cernov, in qualità di giornalista ed io credo che, se avrete piacere di discutere con noi dei socialrivoluzionari, vi sarà un numero sufficiente di loro rappresentanti, senza che vi sia bisogno di scegliere per questa Conferenza coloro che cercano con il revolver alla mano di assassinare i capi della Rivoluzione russa.
Ma permettetemi di lasciare il campo della polemica e di porre la questione nei suoi termini reali e cioè in questo modo: – abbiamo deciso, d’accordo con la Internazionale di Vienna, di convocare una Conferenza per una estensione dell’azione. Ci siamo detti che per agire non è necessario discutere del metodo e delle questioni controverse. Se i contrasti potranno essere in qualche modo appianati, ciò potrà avvenire solo con la lotta comune, che servirà a gettare ponti tra le diverse parti del proletariato. Se voi volete sabotare questa Conferenza internazionale di discussione, noi vi diciamo che voi date al proletariato sassi invece di pane. Noi non siamo però abituati a rifiutare una discussione. Noi faremo dunque tavola pulita a questa Conferenza, noi vi presentiamo il bilancio di otto anni e cercheremo la vostra discussione. Ai socialdemocratici tedeschi che ci dicono: – Via le mani dai socialrivoluzionari, noi ricorderemo che nelle carceri della Baviera giacciono da tre anni i combattenti della Repubblica dei Consigli, e che nelle case di pena tedesche giacciono gli operai arrestati per l’azione di marzo. Chiederemo loro conto degli uccisori di Dato, che il Governo tedesco – nel quale sono i rappresentanti della socialdemocrazia – ha mandato alle galere spagnuole per mezzo milione di pesetas date alla polizia tedesca, a capo della quela è un socialdemocratico. Allora vi chiederemo: – Chi ha assassinato 15 mila proletari tedeschi? E allora vedremo che cosa ci risponderete.
WELS (tedesco) – Chiedetelo a Eberlein!
RADEK – Non è stato Eberlein che ha ucciso 15 mila proletari, è stato Noske; tutti lo sanno.
Ma presenteremo il conto per ogni paese perché se è vero che noi abbiamo commesso degli errori, è vero d’altra parte, egregi signori, che voi siete i rappresentanti di una dozzina di partiti le colpe dei quali sono superiori a tutto ciò che si possa pensare.
Noi vi diciamo dunque, riassumendo: – Vi proponiamo di riunire una Conferenza per l’azione, cioè una Conferenza la quale debba prendere delle decisioni. Che cosa dobbiamo fare nel momento in cui il capitale raduna le sue forze non per ricostruire il mondo, ma per mandarlo tutto in isfacelo, nel momento in cui i capitalisti cercano attraverso a questo sfacelo di rassodare il loro potere assoluto? Che cosa vogliamo fare per combattere la disoccupazione e per opporci all’ondata di serrate? Questo è il tema che noi ci proponiamo. Se voi volete che si discuta su questi punti siamo pronti a discutere con voi. Per soddisfare poi l’animo gentile di Vandervelde, il quale ancor oggi tiene in galera gli autonomisti valloni, e per dare una soddisfazione anche al tenero Wels per quanto riguarda il destino dei socialrivoluzionari da noi accusati, vi invitiamo a dimostrare che voi siete uomini migliori di noi e vi proponiamo uno scambio dei terroristi russi che tanto vi stanno a cuore, con i combattenti della Repubblica dei Consigli bavaresi e con i combattenti dell’azione di marzo.
Voci – Bluff! Bluff!
RADEK – chi parla di bluff è un uomo senza cervello ed io gli risponderò in modo da fargli rimangiare la parola (Commenti). Se si procede a questo modo io vi chiedo se avete l’intenzione di far andare all’aria la Conferenza e di portarne la responsabilità.
In conclusione se voi volete un Congresso il quale decida per un’azione, siamo pronti. Se volete invece che si tenga un Congresso ove si faccia in pari tempo un dibattito intorno ai metodi della lotta proletaria, anche per questo noi siamo pronti. Siamo pronti a venire alla Conferenza in qualsiasi forma: ma una cosa sola non siamo disposti a tollerare, ed è che si pongano a noi delle condizioni da parte di gente alla quale noi non abbiamo posto nessuna condizione, benchè o nove decimi del proletariato nutra per essi la più grande sfiducia.
Se ci ponete delle condizioni alle quali si debba sottostare prima che si venga alla Conferenza, noi vi rispondiamo che respingeremo queste condizioni. Se dovremo condurre una lotta in comune, deriveranno da essa certe conseguenze che non si possono discutere ora, perché solo attraverso la lotta esse si riveleranno, ed appunto per questo noi siamo favorevoli alla lotta comune.
Ancora una volta vi ripeto che noi abbiamo aderito all’iniziativa della Internazionale due e mezzo e che ora siamo noi che poniamo a voi questa domanda:
– Mantenete la proposta che ci avete fatta nell’appello di gennaio, oppure vi ritirate per porre delle nuove condizioni? Se fate ciò si crea per noi una situazione nuova intorno alla quale ci riserviamo di deliberare in quanto siamo venuti qui sulla base dell’appello che ci avete rivolto (Applausi calorosi ed approvazioni vivaci della delegazione comunista).