La giornata del Primo Maggio a Trieste
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L’attacco al comizio e il tradimento dell’Alleanza del Lavoro
TRIESTE, 2 (rit.)
La forza dell’imperial r. governatore Mosconi ha dato lunedì una prova del regime coloniale cui sono sottoposte le terre «fortunatamente liberate» dalla borghesia monarchica d’Italia. E la lezione dovrebbe essere stata utile per i lavoratori e per i loro dirigenti in quanto deve avere insegnato agli uni che nessuna libertà ormai possono attendersi dallo pseudo-democratico governo d’Italia se sappiamo conquistarcelo con le armi.
Il comizio convocato dall’Alleanza del Lavoro, doveva svolgersi alle 10.30 nella sala grande della Camera Confederale.
Nelle adiacenze, un vistoso spiegamento di truppe.
Nella sala maggiore della Camera del Lavoro, i rappresentanti delle organizzazioni triestine, vista l’incapacità del locale a contenere l’immensa folla di lavoratori accorsa, decidono di raccogliere l’invito insistente che da essa viene per tenere il comizio all’aperto. Tutt’attorno alla C.d.L. le vie sono gremite, via Madonnina presenta un colpo d’occhio magnifico.
Notiamo un insolito movimento di forza. Una compagnia di guardie regie si pone in colonna in coda alla folla dal lato di piazza Garibaldi e sulla stessa piazza, all’imbocco di via Madonnina sta in colonna uno squadrone di guardie regie a cavallo. Tutti gli sbocchi delle vie circostanti vengono bloccati dalla forza pubblica. I liberatori preparano silenziosamente l’agguato.
Insistentemente chiamati dalla folla, gli oratori si affacciano al balcone prospiciente via Madonnina.
Il ferroviere Bottai, a nome dell’Alleanza del Lavoro sta per aprire il comizio, ma non ha finito la prima frase che tre squilli secchi, senza interruzioni, avvertono che la grande azione poliziesca ha inizio.
Il secondo non è ancora cessato che dal fondo di via Madonnina la colonna di cavalleria sale al galoppo. Le guardie regie a piedi aprono il varco scoprendo la folla. I lavoratori guardano sorpresi l’inattesa irruzione poi una violenta protesta di urla e fi fischi si eleva. La folla resiste fin quando è quasi a contatto coi cavalli che galoppano furiosamente, poi si apre e si sbanda lungo le vie laterali.
Un vecchio ed un bambino vengono travolti dalla cavalleria fortunatamente senza gravi conseguenze.
Parecchie centinaia di persone tentano di riparare alla C.d.L., le guardie regie, iniziano una nuova bestiale offensiva.
Mentre sulla strada continuano le colluttazioni, giunge la notizia ai repubblicani che comiziano in piazza Garibaldi, delle violenze consumate dalla polizia al comizio dell’Alleanza. Immediatamente sospendono il comizio in segno di protesta ed i loro rappresentanti si portano alla Camera del lavoro.
Qui, tra gli operai rifugiatisi e che riempiono tutte le sale, il fermento è enorme.
Fra i rappresentanti delle varie organizzazioni che avevano aderito al comizio indetto dall’Alleanza del Lavoro ed i repubblicani organizzatori dell’altro comizio avviene un rapido scambio di idee. Si conviene subito che non è il caso di tenere il comizio alla piccola frazione dei dimostranti che ha potuto raccogliersi nell’insufficiente locale, dopo l’atto di solidarietà dei repubblicani che hanno rinunciato al proprio comizio.
Si decide anche unanimemente che il proletariato triestino debba rispondere alla grave provocazione con una manifestazione di protesta le cui modalità saranno fissate d’accordo tra il comitato dell’Alleanza del Lavoro ed i repubblicani organizzatori dell’altro comizio, e che si trova opportuno inquadrare nella proposta di sciopero generale nazionale già partita dai lavoratori di Milano e Torino.
Queste proposte vengono accettate immediatamente e per acclamazione dalla intera massa dei convenuti, e i lavoratori sfollanno lentamente al canto degli inni rivoluzionari.
Le guardie regie, non ancora stanche di usare violenze, affrontano anche questi operai provocandoli con ogni mezzo.
All’angolo di via Molin a Vapore e dell’Olmo qualcuna si diverte anche a scaricare i moschetti procedendo poi a sette arresti.
Il resto della giornata trascorse tranquillamente coll’astensione completa dal lavoro.
L’Alleanza del Lavoro accoglie l’invito della borghesia
TRIESTE, 3.
In seguito alla deliberazione presa dalla massa operaia nel comizio tenutosi dopo l’agguato poliziesco del primo maggio, si è riunito ieri sera il Comitato dell’Alleanza del Lavoro, presenti i rappresentanti della Camera del Lavoro, del Sindacato Ferrovieri, dei Lavoratori del mare, del Partito repubblicano e del Partito socialista.
Il rappresentante della Camera del Lavoro ha presentato il seguente ordine del giorno che venne respinto da tutti gli altri rappresentanti:
«I rappresentanti delle organizzazioni operaie triestine aderenti all’Alleanza del Lavoro ed alle iniziative dei comizi del primo Maggio;
considerando che i fatti svoltisi presso la Camera del Lavoro ed il contegno della polizia costituiscono una grave provocazione verso gli operai di Trieste di cui si è calpestato il diritto alla tradizionale manifestazione di primo Maggio;
considerato che in altri centri d’Italia le stesse sopraffazioni si sono verificate con divieto di cortei e comizi e con brutali assalti contro proletari adunati e che per questi motivi sono state già formulate da Milano e da Torino proposte per la proclamazione dello sciopero generale nazionale in giorno lavorativo;
deliberano d’inviare immediatamente al Comitato Nazionale dell’Alleanza del Lavoro la proposta telegrafica di sciopero nazionale per il 4 maggio;
e nel caso che per ragioni quali che siano detto Comitato decida di soprassedere alla manifestazione, fin d’ora stabiliscono che in seguito ai fatti di ieri si effettui il giorno 4 maggio lo sciopero generale a Trieste in segno di protesta e di rivendicazione del diritto di riunione proletaria».
L’atteggiamento tenuto in questa riunione dai rappresentanti di tutte le organizzazioni proletarie all’infuori della sola Camera del Lavoro diretta dai comunisti, ci muoverebbe alle più aspre rampogne se non ritenessimo più opportuno lasciare nella penna le parole forti per prospettare agli occhi di tutti i lavoratori la stridente contraddizione tra quanto gli stessi organismi e si può dire gli stessi uomini, avevano accettato ieri e quanto hanno fatto oggi.
La proposta di sospendere il comizio non avrebbe avuto alcun senso se non integrata dalla decisione di preparare una adeguata manifestazione di protesta. La proposta venne dal Biffi dei lavoratori del mare; fu accettata da tutti gli altri dopo che i comunisti la completarono ricordando che andava logicamente ad inquadrarsi con la proposta milanese e torinese per lo sciopero generale nazionale.
Presi rapidamente questi accordi si dette mandato al compagno nostro Bordiga di esporli brevemente alla massa. Bordiga lo fece con chiarezza e non a nome proprio o del Partito comunista, ma dichiarando di parlare a nome di tutti. Nessuno mosse obiezioni alle comuni dichiarazioni esposte da Bordiga e ratificate dall’unanime entusiasta consenso della massa. A poche ore di distanza gli impegni presi, le stesse proposte avanzate, tutto viene rimangiato calpestando la volontà dei lavoratori.
I comunisti che si sono dichiarati disciplinati all’Alleanza del Lavoro, ora che l’ordine del giorno della Camera Confederale è stato respinto, subiscono tale deliberato, ma hanno il diritto ed il dovere di denunciare ai lavoratori il contegno degli altri rappresentanti e l’aperta violazione della propria parola di cui essi si sono resi responsabili.
A costoro si deve se la prepotenza subita lunedì e l’impedimento della dimostrazione proletaria di primo Maggio resteranno senza una degna ed adeguata risposta da parte delle masse triestine.
Il documento del tradimento
TRIESTE, 9.
Il Comitato Direttivo dell’Alleanza del Lavoro, ci ha trasmesso all’ultim’ora il seguente comunicato:
«Ieri sera nella sede del Sindacato Ferrovieri Italiani ebbe luogo una riunione dei rappresentanti delle organizzazioni che costituiscono l’Alleanza del Lavoro, alla quale hanno partecipato anche i rappresentanti dei Partiti politici.
Si doveva discutere della forma più idonea a protestare per l’aggressione subita il primo Maggio dal proletariato triestino per parte della poliziottaglia locale.
Dopo esauriente e vivace discussione è stato deliberato di lanciare un manifesto ai lavoratori e indire al più presto un comizio contro la brigantesca aggressione, al quale vorranno partecipare tutti gli organismi economici e politici».