Partito Comunista Internazionale

Il Congresso della CGdL

Categorie: PCd'I, Union Question

Sabato u.s. a Livorno s’iniziarono i lavori del Congresso Confederale. Tre erano gli argomenti che dovevano maggiormente interessare i congressisti: la relazione morale del Consiglio Direttivo, la direttiva del movimento Sindacale e la conseguente adesione o meno al Partito Socialista, il problema internazionale.

Per ora abbiamo potuto conoscere attraverso i resoconti dei giornali la discussione sulla relazione morale del C.D.. Naturalmente per oggi non ci possiamo occupare che di questa. Inutile adesso dilungarsi a riportare quanto riferirono Rigola e D’Aragona e tanto meno commentare i concetti da essi espressi circa l’azione da loro svolta nei sette anni passati. Come appartenenti prima alla frazione rivoluzionaria del vecchio partito socialista, poi al Partito Comunista, abbiamo mostrato e spiegato agli operai, via via che gli avvenimenti si susseguivano, quale era l’indirizzo che secondo noi il movimento sindacale doveva seguire per fronteggiare le agitazioni politiche ed economiche che si presentavano sempre più gravi e grandiose.

Sarebbe un voler perdere tempo, lo stare qui a ripetersi. I compagni Tasca, Vota e Repossi, ad onor del vero, hanno saputo tener alta la nostra bandiera rivoluzionaria in mezzo a questo congresso di burocrati facendo rilevare, tra l’altro, ai comunisti, come la Confederazione del Lavoro abbia completamente dimenticato il lavoro di preparazione rivoluzionaria delle masse per il supremo cimento e come una veduta unitaria degli avvenimento sia sempre mancata ai dirigenti confederali.

La votazione, come era stato preveduto, ha dato una grande maggioranza agli attuali dirigenti confederali. A tutti del resto è noto come la nomina dei rappresentanti al congresso della C.G. del L. non rispecchi che in modo molto parziale la volontà e il pensiero degli organizzati. Per quanto poi riguarda la votazione che ottenuto il Partito Comunista a questo congresso, si riflette a quanto breve è stato il periodo di tempo di cui ha potuto disporre il nostro partito per la propaganda del proprio programma e per la sua affermazione in mezzo alle masse. Circa un milione sono stati i voti che hanno fatto abbassare il piatto della bilancia dalla parte di D’Aragona e compagni. Ma è necessario far rilevare ai lavoratori il significato del voto tenendo conto di quanta differenza vi è stata tra la totalità delle votazioni date dai rappresentanti delle Camere del Lavoro e quelle date dai rappresentanti delle Federazioni nazionali.

È noto infatti come le Camere del Lavoro siano organismi che rispecchiano più fedelmente il volere degli operai, in quanto sono più a diretto contatto con le masse delle Federazioni nazionali. Ebbene il risultato delle votazioni delle Camere del Lavoro ci ha dato oltre la metà dei voti. Invece la somma dei voti portati dalle Federazioni è stata quasi un plebiscito per i confederalisti. La Federazione dei lavoratori della terra da sola ha dato mezzo milione di voti di maggioranza ai socialisti.

Per di più i maggiori sostenitori di D’Aragona e Baldesi sono stati, nell’attuale Congresso, colo che maggiormente li avevano criticati fino ad oggi, contribuendo in tal modo a aumentare l’equivoco fra le masse a tutto danno del movimento comunista.

Dopo tutte questa constatazioni di fatto acquista molto valore la nostra affermazione di minoranza sì da renderci sicuri che gli operai non sono contro di noi come D’Aragona ha voluto affermare l’altro giorno a Livorno.

Del resto, i grandi movimenti che in questi giorni hanno sommosso l’Italia in vari punti, nelle Puglie, in Toscana e nella Venezia Giulia parlano chiaramente.

Il modo energico e risoluto con cui il proletariato di queste regioni ha risposto alla cieca, selvaggia reazione delle bande regolari e irregolari borghesi è l’indice sicuro per farci proseguire sulla strada già tracciata, concorde e cooperante con noi il proletariato tutto.