L’equivoco dei Confederalisti a Livorno
Il Congresso della Confederazione Generale del lavoro si è chiuso, dopo vari giorni di lunghe discussioni piene di pettegolezzi, senza venire ad una conclusione concreta, senza prendere una decisione netta e sincera su ciò che sarà il suo programma; in una parola ha perpetuato l’equivoco che da vario tempo la travagliava, anzi ha aumentato questo equivoco. La C.G.d.L. aderiva sempre alla Internazionale gialla di Amsterdam, alla 2° Internazionale sindacale cioè, figlia genuina di quella politica, che tanti traditori ha dato alla causa proletaria. Aderiva a quella internazionale, che col suo Ufficio del Lavoro, è il braccio destro della Lega delle Nazioni, il baluardo potente della politica della borghesia Francese e Inglese. La classe lavoratrice italiana, che ha seguito sempre e segue con amore e con occhio vigile tutto ciò che la Russia rivoluzionaria ha fatto e fa, aveva fino da molto tempo dimostrato il desiderio di fare uscire il suo massimo organismo dalla internazionale gialla dei traditori, e farlo aderire a quella rossa di Mosca. E questo desiderio era stato espresso chiaramente e nelle assemblee di leghe e di sindacati, e sui giornali politici ed economici di classe, e nelle pubbliche conversazioni e conferenze, e la maggior parte degli organizzatori, che fino a poco tempo indietro facevano capo all’allora unito Partito socialista, si erano fatti interpreti di questo desiderio delle masse. Ma avvenuta col congresso di Livorno la scissione del Partito Socialista e costituitosi il Partito Comunista Italiano, unica sezione italiana della Internazionale di Mosca, ci fu subito un cambiamento di tattica in quegli organizzatori che rimasero aderenti al vecchio Partito. Molti di essi, fino ad ora massimalisti accaniti, hanno formato un’unione sacra coi capi confederali, tutti riformisti, e ciò allo scopo esclusivo di formare il fronte unico anti-comunista.
Lo spettro del nascente Partito Comunista ha fatto sbollire dagli animi degli organizzatori parolai, ogni fanatismo rivoluzionario e li ha fatti divenire i difensori della condotta dei D’Aragona, Baldesi e compagni, condotta che fino ad ieri avevano combattuto.
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A Livorno, giunti alla discussione circa la permanenza della Confederazione del Lavoro ad Amsterdam, o la sua adesione a Mosca, abbiamo assistito ad uno spettacolo miserevole da parte dei Confederalisti e della maggior parte degli organizzatori. Buozzi, Baldesi hanno parlato lungamente, ma specie quest’ultimo, secondo il suo solito, ambiguamente. Nei loro discorsi essi hanno mostrato il desiderio vivo di rimanere ad Amsterdam, per seguire il loro intimo impulso, e contemporaneamente, per contentare la massa e per non venire meno alle loro promesse, quello di avvicinarsi a Mosca.
Dopo il discorso del rappresentante di Amsterdam, in cui egli chiaramente diceva, che se i lavoratori italiano avessero abbandonato l’internazionale gialla, questa li avrebbe considerati come nemici, i confederalisti virarono di bordo. Non più adesione a Mosca, ad ogni costo, come prima era stato detto, ma la sola partecipazione al prossimo Congresso, e frattanto la permanenza ai sindacati internazionali gialli. Questa decisione così ambigua, tanto ambigua, che lo stesso on. Mazzoni dovette dire al suo amico Baldesi: «ma noi non possiamo stare con Mosca e con Amsterdam; nello stesso tempo», lasciò quieti, contenti e impassibili la maggior parte dei congressisti. Soli, fra tutti i comunisti protestarono contro questo atto d’insincerità e si affermarono sulla propria mozione per l’adesione incondizionata a Mosca della C.G.d.L. e al Partito Comunista. Essi sapevano di essere minoranza, tuttavia vollero parlare chiaramente e mostrare così al proletariato, che se la maggior parte degli organizzatori si burlavano di lui, i comunisti, rimaneva interpreti e soli difensori del suo volere.
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La votazione avvenne, e come era prevedibile la maggioranza rimase ai confederalisti.
Così il proletariato d’Italia continuerà in parte ad aderire all’internazionale gialla, salvo poi i suoi dirigenti a rappresentarlo al Congresso di Mosca.
Ciò servirà a perpetuare il giuoco equivoco dei riformisti italiani, e il proletariato continuerà ad essere ingannato, perché, qualunque cosa affermino i confederalisti, la massa lavoratrice è profondamente rivoluzionaria e di conseguenza attratta a Mosca.
Ma ciò servirà altresì a dimostrare alla massa, che solo il Partito Comunista è il suo vero partito, che solo questo può guidarla nelle lotte prossime per il suo trionfo.
L.P.