Partito Comunista Internazionale

Verso il Congresso Nazionale

Categorie: CGL, PCd'I, SFI, Union Question

La questione sindacale

In confronto alla questione sindacale, il Partito Comunista ha due meriti: 1° di aver segnato un punto d’arresto nel tradizionale processo di formazione del movimento sindacale italiano per il quale ogni corrente ideologica, proletaria si costituiva una propria organizzazione sindacale; 2° di aver dato questo movimento la massima importanza ed attività, così da ottenere il risanamento di una buona parte e la costituzione di un saldo organismo dentro la C. G. del L. ed al S.F.I.

L’organizzazione sindacale è l’embrione di uno stato operaio entro lo stato borghese. Aperta ai lavoratori di tutte le tendenze (la C. G. del L. domanda semplicemente l’accettazione del principio della lotta di classe) essa è l’organizzazione rudimentale del proletariato, nella quale esso cerca la sua difesa contro il potere padronale ed i mezzi di elevarsi e di emanciparsi.

La classe capitalista subisce il sindacato ed approfitta di ogni occasione per abbatterlo. Per la stessa larga massa che raccoglie, l’organismo sindacale non può che difficilmente resistere alla bufera reazionaria ed alle lunghe ed estenuanti crisi economiche che sono purtroppo tanto frequenti, insite anzi, al regime capitalista.

Il partito politico deve assolutamente intervenire nella vita del Sindacato, a mezzo dei suoi iscritti i quali portano nelle assemblee il programma del proprio partito e lo mettono in discussione di fronte alla massa, la quale può o no accettarlo; impegnando i suoi iscritti, quando la massa abbia accettato i postulati stessi, a continuare nella via logica tracciata dal partito ed accettata dagli operai. L’intervento del partito comunista, oltre a segnare una linea rivoluzionaria per le organizzazioni, varrà a purgarlo dei detriti piccolo borghesi che da un pezzo attossicano tutto il movimento, varrà a combattere il funzionarismo che ha dilagato tra una gran parte di organizzatori, ex operai, i quali si sono impigriti e pervertiti a contatto con una vita più comoda e perché arbitri assoluti della situazione. Il controllo del P.C. impedirà le deviazioni dei singoli e dei gruppi o le colpirà alle radici.

I rapporti tra sindacato e partito sono tenuti dai gruppi sindacali. Il gruppo – ben formato e ben guidato – si è dimostrato un fattore di primo ordine per la vita dell’organizzazione. Esso significa un più attivo interessamento da parte degli operai raggruppati alla vita del sindacato ed un più vigile controllo su l’organizzatore. I gruppi devono funzionare continuamente, anche se l’organizzazione è diretta da compagni. In questo caso, pur tenendosi in stretto contatto con i dirigenti, devono vivere di vita libera e propria, per mantenere sempre la loro efficienza.

Il P.C. tende alla unificazione del movimento sindacale e indica la Confederazione Generale del Lavoro come la base di questa unità, che dovrebbe raccogliere il sindacato ferrovieri, la gente di mare, l’U.S.I. e, man mano, quelli organismi che accettino il principio della lotta di classe. L’interesse comune e la comune aspirazione ad uno Stato operaio renderanno inevitabile questa unificazione che il P.C.I. mette tra i suoi capisaldi programmatici. Come si propone ancora: Il distacco da Amsterdam e l’adesione all’Internazionale dei Sindacati Rossi; il passaggio dal terreno della resistenza a quello della conquista; il fronte unico proletario contro l’offensiva borghese; il controllo operaio (ben diverso da quello proposto dalla C. G. del L. che si riduce ad una inchiesta permanente sulle industrie); la difesa dei disoccupati.

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Ho riassunto questi principi generali, sul movimento sindacale del partito, seguendo le tesi preparate per il Congresso dai compagni Gramsci e Tasca.

In poco più di un anno di vita non possiamo lamentarci dei risultati ottenuti nel campo sindacale. Molto si è fatto con pochi mezzi e, conviene pure dirlo, con uomini poco preparati al grave compito. L’avvenire del partito e del movimento rivoluzionario, sta nella maggiore o minore penetrazione che riusciremo a fare tra le masse organizzate ed è qui che devono convergere buona parte dei nostri sforzi.

I gruppi vanno curati e così il collegamento tra le diverse organizzazioni, tra città e provincia, tra regione e centro. Per mancanza di mezzi, certamente, poco si è fatto in questo campo e solo l’Esecutivo Sindacale ha funzionato come meglio ha potuto.

Da un maggiore collegamento e da un migliore funzionamento dipenderanno anche i mezzi per lavorare. Ed il lavoro deve essere organico, continuo, ed abbracciare anche il movimento cooperativo e di mutualità.

E questo bisogna dirsi chiaramente: Così come spesso è impostato oggi, la lotta contro i riformisti nei Sindacati stanca la massa – esaurita da lunghi sforzi e dal cadere di molte illusioni – e le fa abbandonare le file. Ai riformisti ed ai funzionari non si deve dare tregua, ma bisogna che i compagni sappiano trovare la forma ed il momento opportuno e tenendo nel debito conto le abitudini e la neutralità della massa.

Noi non ci facciamo illusioni. C’è ancora moltissimo da fare ed incontreremo gravi difficoltà, sia per la reazione borghese che colpisce a preferenza i nostri compagni che maggiormente lavorano nell’organizzazione, sia per la reazione dei funzionari, i quali di tutto approfittano per danneggiarci.

Bisogna intensificare la lotta.

Per l’aspra via arriveremo alla vittoria.

P.S.